
BASILICATA
POSIZIONE GEOGRAFICA
La Basilicata è situata nel Sud Italia ; confina a Nord con la Puglia, a Est con il Mar Ionio o Golfo di Taranto, a Sud con la Calabria, a Ovest con la Campania e per un breve tratto di circa un ventina di chilometri con il Mar Tirreno.
GEOGRAFIA FISICA
Il territorio della regione è composto per il 47% dalle montagne dell’ Appennino Lucano, con la cima più alta che è rappresentata dal Monte Pollino ( 2.248 metri ), per il 45% è collinare mentre il restante 8%, esattamente nelle due fasce costiere, è pianeggiante.
La Basilicata è caratterizzata prevalentemente da terreni di natura argillosa e calcarea, determinando così una forte scarsità d’ acqua, a danno principalmente dell’ agricoltura.
I fiumi più importanti, peraltro a regime torrentizio, sono il Bradano, il Basento, il Sinni e l’ Agri ; entrambi sfociano nel Mar Ionio.
Esistono anche dei piccoli laghi, alcuni formatisi lungo il corso dei fiumi, altri occupano crateri spenti di antichi vulcani, tra questi i laghi di Monticchio, immersi in un suggestivo paesaggio di boschi e situati nei pressi del Massiccio del Vulture.
La difficile situazione territoriale della Basilicata oltre alla bassa fertilità, è appesantita dall’ alta sismicità di questi luoghi, dove spesso si sono verificati dei gravissimi terremoti.
La Basilicata è caratterizzata prevalentemente da terreni di natura argillosa e calcarea, determinando così una forte scarsità d’ acqua, a danno principalmente dell’ agricoltura.
I fiumi più importanti, peraltro a regime torrentizio, sono il Bradano, il Basento, il Sinni e l’ Agri ; entrambi sfociano nel Mar Ionio.
Esistono anche dei piccoli laghi, alcuni formatisi lungo il corso dei fiumi, altri occupano crateri spenti di antichi vulcani, tra questi i laghi di Monticchio, immersi in un suggestivo paesaggio di boschi e situati nei pressi del Massiccio del Vulture.
La difficile situazione territoriale della Basilicata oltre alla bassa fertilità, è appesantita dall’ alta sismicità di questi luoghi, dove spesso si sono verificati dei gravissimi terremoti.
GEOGRAFIA POLITICA
La Basilicata ha una estensione territoriale di 9.992 chilometri quadrati ed è la 14º come dimensione tra le regioni italiane.
Nonostante sia maggiore di regioni come il Friuli Venezia Giulia, Liguria e Marche, gli abitanti sono appena 600.000, distribuiti nelle due province di Potenza e Matera.
La scarsa fertilità dei suoli e un processo di forte emigrazione, hanno impedito lo sviluppo demografico della regione ; basti pensare alla Liguria, che è circa la metà della Basilicata come dimensione, ha un numero di abitanti tre volte maggiore. Potenza, che è anche il capoluogo di regione, è la città con maggiore densità di popolazione ( 65.000 abitanti ), la seconda è Matera ( 55.000 ).
Altre località di buon interesse demografico sono Melfi, Venosa, Policoro, Maratea, Avigliano e Montalbano Ionico.
Le vie di comunicazione non sono ancora all’ altezza di altre regioni, in quanto la Basilicata non ha goduto per molto tempo di forti attenzioni commerciali.
La più importante è l’ Autostrada che collega Potenza a Salerno ( A – 3 ) per un tratto di poco superiore ai 100 chilometri.
CLIMA
Caratterizzata da due zone territoriali ben distinte, la pianeggiante nel litorale Ovest e montuosa – collinare nel restante con gli Appennini che la attraversano da Nord a Sud, la Basilicata ha condizioni climatiche che si differenziano a seconda delle zone.
Nei mesi più freddi, sulla fascia costiera, gli inverni sono contraddistinti da temperature abbastanza fredde e umide, mentre all’ interno scendono molte volte al di sotto dello zero, caratterizzate anche da abbondanti nevicate.
In estate, invece, il clima è ben temperato sulla costa del Mar Ionio e molto gradevole nella fascia appenninica.
Nei mesi più freddi, sulla fascia costiera, gli inverni sono contraddistinti da temperature abbastanza fredde e umide, mentre all’ interno scendono molte volte al di sotto dello zero, caratterizzate anche da abbondanti nevicate.
In estate, invece, il clima è ben temperato sulla costa del Mar Ionio e molto gradevole nella fascia appenninica.
STORIA DELLA REGIONE
Furono i Lucani prima ( X º sec. a. C. ) e i Greci successivamente ( XVIII º sec. a. C. ) i primi colonizzatori della Basilicata.
Le rovine di antiche città risalenti alla civiltà greca come ‘‘ Heraclea ’’ ( V º sec. a. C. ) e ‘‘ Siris ’’ ( VII º sec. a. C. ) testimoniano una grande importanza di queste terre per i popoli di quell’ epoca.
Caverne scavate nella roccia presenti a Matera, testimoniano però che la Basilicata fu soggetta a insediamenti umani fin dalla preistoria.
Nel II º sec. a. C. fu annessa all’ Impero Romano e divenne importante centro di collegamento tra la Puglia e la Calabria.
Con la fine di Roma, la Basilicata seguì le sorti politiche dell’ Italia Meridionale e fu soggetta a numerose invasioni, saccheggiamenti e distruzioni.
Durante il Medioevo, quando la regione divenne una contea degli Svevi, Federico II, nel castello normanno di Melfi, promulgò nel 1231 le famose ‘‘ Costituzioni Melfitane ’’.
Questo stesso castello divenne anche la residenza estiva del famoso regnante dell’ epoca, allora padrone assoluto di gran parte del Sud Italia.
Al termine della feudalità, la Basilicata fu annessa al Regno di Napoli dei Borboni fino all’ unificazione d’ Italia del 1860.
L’ elevata sismicità, la forte presenza di terreni paludosi ( ora bonificati ), secoli di disboscamenti e la povertà del terreno, sono stati tutti fattori che hanno retrocesso la Basilicata tra le regioni meno sviluppate d’ Italia, se non addirittura la più povera, nel corso del XX º.
Oggi però questa regione sta prepotentemente rialzando la testa grazie all’ appoggio dello Stato, all’ insediamento di industrie di livello mondiale e a coraggiose e spericolate iniziative di privati locali.
La sua immagine dunque, che merita ancora molto di più, si sta rivitalizzando, facendo si che l’ interesse per la ‘‘ Lucania ’’ è sempre crescente sia dal punto di vista agricolo e vinicolo, che da quello turistico e industriale.
ATTIVITÀ ECONOMICHE
In forte crescita dal punto di vista economico, la Basilicata vede nel turismo una attività in continua espansione.
Nonostante i chilometri di coste siano abbastanza ridotti, la regione ha in Policoro sul Mar Ionio e Maratea sul Mar Tirreno due attivissime e ben organizzate località balneari.
A queste rispondono con altrettanto successo, nell’ entroterra, la bella zona boschiva del Massiccio del Vulture e il Parco Naturale del Monte Pollino, situato al confine con la Calabria.
L’ agricoltura produce cereali, ortaggi, foraggi, tabacco, ulivi, agrumi, barbabietole da zucchero e uve da vino.
Ben sviluppato è l’ allevamento del bestiame, specialmente ovino, che si distribuisce sugli ampi terreni incolti o scarsamente produttivi.
L’ industria ha nel settore automobilistico il suo punto di forza ; a questo si affiancano nuove realtà chimiche, estrattive ( petrolio e gas metano ) e alimentari.
Nonostante i chilometri di coste siano abbastanza ridotti, la regione ha in Policoro sul Mar Ionio e Maratea sul Mar Tirreno due attivissime e ben organizzate località balneari.
A queste rispondono con altrettanto successo, nell’ entroterra, la bella zona boschiva del Massiccio del Vulture e il Parco Naturale del Monte Pollino, situato al confine con la Calabria.
L’ agricoltura produce cereali, ortaggi, foraggi, tabacco, ulivi, agrumi, barbabietole da zucchero e uve da vino.
Ben sviluppato è l’ allevamento del bestiame, specialmente ovino, che si distribuisce sugli ampi terreni incolti o scarsamente produttivi.
L’ industria ha nel settore automobilistico il suo punto di forza ; a questo si affiancano nuove realtà chimiche, estrattive ( petrolio e gas metano ) e alimentari.
LA VOSTRA VACANZA
Potenza, il capoluogo regionale, prima di tutto.
Situata in una altura non comune per le città capoluogo di provincia italiane ( 820 metri sul livello del mare ), Potenza fu un antico e ricco centro romano.
Nel II º sec. a. C. ‘‘ Potentia ’’ ( suo antico nome latino ) era conosciuta come importante e strategico nodo stradale.
Situata a 960 metri s.l.m., dopo la fine di Roma, potenza venne distrutta dall’ esercito dei Goti guidati dal loro Re Alarico.
Successivamente venne ricostruita a una decina di chilometri di distanza, a una altura inferiore di circa 140 metri, collocazione che è quella attuale.
Potenza conserva la chiesa di San Michele in stile romanico, la chiesa di San Francesco edificata nel XIII º sec. di stile romanico – gotico, e un interessante Museo Lucano contenente numerose testimonianze di vite passate e antichi splendori.
Matera, la seconda città più importante, fu anche lei insediamento romano di notevole importanza con il nome di ‘‘ Mateola ’’.
Di origini preistoriche, Matera ha una collocazione naturale alquanto originale.
Sorge sulle pareti di una profonda gola, dove al centro dei due nuclei urbani più recenti, si trova uno sperone di roccia che ospita la parte più antica della città, denominata ‘‘ Sassi ’’.
A testimonianza di antichissimo insediamento umano, Matera conserva numerose e pittoresche caverne scavate nel tufo ; tufo che rappresenta la naturale composizione del crepaccio dove la città è edificata.
Sempre nella città dei ‘‘ Sassi ’’ possiamo trovare inoltre monumenti di grande interesse architettonico come il Duomo del XII º sec. di stile romanico – pugliese, le chiese di Santa Maria de Idris, di San Pietro Caveoso, di San Giovanni e di San Domenico, edificate, quest’ ultime due, nel XIII º sec. e di stile romanico – gotico.
Oltre ai due capoluoghi di provincia meritano una escursione :
- Melfi e il suo imponente castello normanno del XIII º sec. con torri poligonali, che fu sede di quattro Concili Papali a partire dal XI º sec. con il Papa Urbano II .
Scelta da Federico II di Svevia come residenza estiva, Melfi ebbe grande importanza politica e amministrativa nel Sud Italia, in quanto proprio nel suo Castello vennero promulgate dal grande condottiero svevo le celebri ‘‘ Costituzioni Melfitane ’’.
Sempre nella città è da visitare il Duomo in stile romanico, ristrutturato nel XVIII º sec. con un Campanile del XII º secolo.
- Non molto distante da Melfi, Venosa, famosa per aver dato i natali al grande poeta latino Orazio.
Da visitare l’ Abbazia della SS. Trinità del XII º sec. di stile romanico, un Castello edificato nello stesso periodo e l’ Anfiteatro greco – romano.
- Policoro infine, noto centro balneare sulle rive del Mar Ionio, con il suo elegante Palazzo Baronale del XVIII º sec. ma soprattutto con i resti scavati dalle antiche città di Heraclea e Siris, entrambe appartenenti alla colonizzazione greca ( XVIII º - II sec. a. C. ).
Situata in una altura non comune per le città capoluogo di provincia italiane ( 820 metri sul livello del mare ), Potenza fu un antico e ricco centro romano.
Nel II º sec. a. C. ‘‘ Potentia ’’ ( suo antico nome latino ) era conosciuta come importante e strategico nodo stradale.
Situata a 960 metri s.l.m., dopo la fine di Roma, potenza venne distrutta dall’ esercito dei Goti guidati dal loro Re Alarico.
Successivamente venne ricostruita a una decina di chilometri di distanza, a una altura inferiore di circa 140 metri, collocazione che è quella attuale.
Potenza conserva la chiesa di San Michele in stile romanico, la chiesa di San Francesco edificata nel XIII º sec. di stile romanico – gotico, e un interessante Museo Lucano contenente numerose testimonianze di vite passate e antichi splendori.
Matera, la seconda città più importante, fu anche lei insediamento romano di notevole importanza con il nome di ‘‘ Mateola ’’.
Di origini preistoriche, Matera ha una collocazione naturale alquanto originale.
Sorge sulle pareti di una profonda gola, dove al centro dei due nuclei urbani più recenti, si trova uno sperone di roccia che ospita la parte più antica della città, denominata ‘‘ Sassi ’’.
A testimonianza di antichissimo insediamento umano, Matera conserva numerose e pittoresche caverne scavate nel tufo ; tufo che rappresenta la naturale composizione del crepaccio dove la città è edificata.
Sempre nella città dei ‘‘ Sassi ’’ possiamo trovare inoltre monumenti di grande interesse architettonico come il Duomo del XII º sec. di stile romanico – pugliese, le chiese di Santa Maria de Idris, di San Pietro Caveoso, di San Giovanni e di San Domenico, edificate, quest’ ultime due, nel XIII º sec. e di stile romanico – gotico.
Oltre ai due capoluoghi di provincia meritano una escursione :
- Melfi e il suo imponente castello normanno del XIII º sec. con torri poligonali, che fu sede di quattro Concili Papali a partire dal XI º sec. con il Papa Urbano II .
Scelta da Federico II di Svevia come residenza estiva, Melfi ebbe grande importanza politica e amministrativa nel Sud Italia, in quanto proprio nel suo Castello vennero promulgate dal grande condottiero svevo le celebri ‘‘ Costituzioni Melfitane ’’.
Sempre nella città è da visitare il Duomo in stile romanico, ristrutturato nel XVIII º sec. con un Campanile del XII º secolo.
- Non molto distante da Melfi, Venosa, famosa per aver dato i natali al grande poeta latino Orazio.
Da visitare l’ Abbazia della SS. Trinità del XII º sec. di stile romanico, un Castello edificato nello stesso periodo e l’ Anfiteatro greco – romano.
- Policoro infine, noto centro balneare sulle rive del Mar Ionio, con il suo elegante Palazzo Baronale del XVIII º sec. ma soprattutto con i resti scavati dalle antiche città di Heraclea e Siris, entrambe appartenenti alla colonizzazione greca ( XVIII º - II sec. a. C. ).
LA STORIA VINICOLA
Il celebre poeta latino Orazio, originario di Venosa, scrisse canti bellissimi sulle uve, i vini, le olive e i cereali della sua terra che ci ricordano l’ alta qualità dei prodotti di questa regione, povera ma generosa.
La Basilicata, il cui nome sembra provenire dall’ antico navigante bizantino ‘‘ Basilikos ’’, fu denominata Lucania per vari secoli in considerazione all’ antico popolo dei Lucani, presenti in queste terre sin dal X º sec. a. C. .
Furono i Greci però, nell’ VIII º sec. a. C., a importare la vite, facendo si che la storia vinicola della Basilicata sia in molti versi simile a quella della Calabria.
In molti siti archeologici, come il Tempio di Dionisio, possiamo incontrare ancora oggi epigrafi dove sono scritte opinioni sulla coltivazione della vite.
La parte della Basilicata di maggiore vocazione vinicola è la zona che circonda il Monte Vulture, un vulcano inattivo situato nel Nord – Ovest della regione.
Qui, godendo dei terreni vulcanici, ha origine il vino più importante lucano che è l’ Aglianico del Vulture.
In alcuni luoghi viene ancora chiamato con la denominazione di ‘‘ Gesualdo ’’, un famoso sommelier dell’ epoca, celebre per la sua appassionata e accanita divulgazione nelle altre regioni d’ Italia di questo vino.
Per molti decenni questo grande prodotto enologico, come d’ altronde molti altri della regione, ritenuto grezzo ed eccessivamente alcolico, fu considerato ‘‘ semplicemente ’’ come uno dei tanti ‘‘ vini da taglio ’’ del Sud Italia, destinato quindi al rafforzamento di vini del Nord della penisola e di altri paesi europei.
Una esportazione massiccia che ha coinvolto tutto il Mezzogiorno italiano e che ha sempre offuscato le produzioni locali.
Però negli ultimi tempi alcuni produttori lucani con una non comune abilità e grande volontà di uscire allo scoperto, hanno puntato alla produzione sempre maggiore di vini non più destinati alle fortune di altri, ma da abbinare a un pasto vero e proprio, corredandoli di maggiore armonia e minore tasso alcolico, raggiungendo in un tempo relativamente breve l’ obiettivo tanto sognato, e cioè quello di collocare la Basilicata tra le regioni di forte interesse enologico.
Tra i vitigni a bacca nera spicca senza dubbio l’ Aglianico, ma vengono coltivati con ottimi risultati anche l’ Aleatico, il Bombino nero, il Ciliegiolo, la Malvasia Nera di Basilicata, il Montepulciano e il Sangiovese.
Nelle produzioni dei vini bianchi locali vanno ricordati i vitigni Asprinio bianco, Bombino bianco, Fiano, Malvasia bianca di Basilicata e Trebbiano Toscano.
La produzione vinicola si aggira ai 500.000 ettolitri annui, collocando la regione al 17 º posto, posizione che rimane identica anche nella quantità di vini D.O.C., che rappresentano circa il 2,5 % dell’ intero patrimonio vinicolo.
La Basilicata, il cui nome sembra provenire dall’ antico navigante bizantino ‘‘ Basilikos ’’, fu denominata Lucania per vari secoli in considerazione all’ antico popolo dei Lucani, presenti in queste terre sin dal X º sec. a. C. .
Furono i Greci però, nell’ VIII º sec. a. C., a importare la vite, facendo si che la storia vinicola della Basilicata sia in molti versi simile a quella della Calabria.
In molti siti archeologici, come il Tempio di Dionisio, possiamo incontrare ancora oggi epigrafi dove sono scritte opinioni sulla coltivazione della vite.
La parte della Basilicata di maggiore vocazione vinicola è la zona che circonda il Monte Vulture, un vulcano inattivo situato nel Nord – Ovest della regione.
Qui, godendo dei terreni vulcanici, ha origine il vino più importante lucano che è l’ Aglianico del Vulture.
In alcuni luoghi viene ancora chiamato con la denominazione di ‘‘ Gesualdo ’’, un famoso sommelier dell’ epoca, celebre per la sua appassionata e accanita divulgazione nelle altre regioni d’ Italia di questo vino.
Per molti decenni questo grande prodotto enologico, come d’ altronde molti altri della regione, ritenuto grezzo ed eccessivamente alcolico, fu considerato ‘‘ semplicemente ’’ come uno dei tanti ‘‘ vini da taglio ’’ del Sud Italia, destinato quindi al rafforzamento di vini del Nord della penisola e di altri paesi europei.
Una esportazione massiccia che ha coinvolto tutto il Mezzogiorno italiano e che ha sempre offuscato le produzioni locali.
Però negli ultimi tempi alcuni produttori lucani con una non comune abilità e grande volontà di uscire allo scoperto, hanno puntato alla produzione sempre maggiore di vini non più destinati alle fortune di altri, ma da abbinare a un pasto vero e proprio, corredandoli di maggiore armonia e minore tasso alcolico, raggiungendo in un tempo relativamente breve l’ obiettivo tanto sognato, e cioè quello di collocare la Basilicata tra le regioni di forte interesse enologico.
Tra i vitigni a bacca nera spicca senza dubbio l’ Aglianico, ma vengono coltivati con ottimi risultati anche l’ Aleatico, il Bombino nero, il Ciliegiolo, la Malvasia Nera di Basilicata, il Montepulciano e il Sangiovese.
Nelle produzioni dei vini bianchi locali vanno ricordati i vitigni Asprinio bianco, Bombino bianco, Fiano, Malvasia bianca di Basilicata e Trebbiano Toscano.
La produzione vinicola si aggira ai 500.000 ettolitri annui, collocando la regione al 17 º posto, posizione che rimane identica anche nella quantità di vini D.O.C., che rappresentano circa il 2,5 % dell’ intero patrimonio vinicolo.
APPUNTI DI VIAGGIO
Fino al momento in cui sto scrivendo questo libro non ho avuto l’ opportunità di visitare la Basilicata con la dovuta calma.
Nelle due occasioni che sono sceso nel profondo Sud italiano ( Calabria e Sicilia ) ho sempre attraversato con fastidiosa fretta piccoli tratti della regione.
Chiedo scusa al popolo lucano, è stato essenzialmente per disponibilità di tempo, non per mancanza di interesse.
Me ne rammarico perché ho sempre giudicato la Basilicata un pò l’ Umbria dell’ Italia Meridionale.
Disegno della regione pressapoco simile, dimensioni territoriali non molto differenti, due province, collocazione all’ interno di regioni importanti, isolata dalle grandi vie di comunicazione, ridotto numero della popolazione.
La differenza più evidente il mare, che la mia regione non ha.
Non mancai però di prestare la massima attenzione, nella prima occasione capitatami, al vino emblematico della regione : l’ Aglianico del Vulture.
Una domenica mattina di aprile del 1999, organizzai con mio padre, cognato e nipote, una trasferta in Verona per assistere a ‘‘ Vinitaly ’’, già precedentemente visitata per lavoro da me, ma totale situazione inedita per gli altri compagni di viaggio.
È la rassegna fieristica di vini più importante d’ Italia, una delle prime al mondo.
Si svolge ogni anno nella città veneta, ogni regione italiana è degnamente rappresentata e gli espositori, oltre duemila, provengono da ogni continente.
Arrivammo intorno alle 10,30 in una giornata particolarmente calda e ricca di sole.
I presupposti per una bella e ‘‘ degustosa ’’ domenica di vini, c’ erano tutti.
Tra uno stand e un altro, tra una leggera degustazione e un’ altra e dopo un breve spuntino, arrivammo al Padiglione che conteneva, tra gli altri, l’ esposizione dei vini lucani.
In uno di questi conobbi Marcello, un ragazzo molto giovane ( avrà avuto si e no 25 anni ) che gestiva in quel momento lo stand di una Cooperativa di Potenza.
L’ accoglienza riservatami fu molto calorosa, sia io che mio nipote Mirko ci trovammo rapidamente a nostro agio.
Per cominciare allegramente la nostra ‘‘ chiacchierata ’’, Marcello ci servì un calice di Aglianico nella sua versione base, accompagnato da deliziosi cubetti di provolone, altra produzione della stessa Cooperativa.
Quel vino aveva uno splendido colore rosso rubino, profumo ampio e delicato, deliziosamente vinoso, il sapore, asciutto, armonico e sapido, era corredato da una giusta forza tannica e da un meraviglioso vellutato che accarezzava la lingua e stimolava il palato.
Impressionante – affermai – la qualità dei vini cha anche il Sud Italia sta raggiungendo.
È proprio così Giovanni – rispose Marcello – sembra che da quando il Meridione non è più o quasi oggetto di razzie vinicole, la fantasia creativa stia galoppando a mille, evidenziando dopo secoli di clausuria che anche la parte più povera del Paese godeva di un forte, ma nascosto potenziale.
Di tanto in tanto il nostro simpatico scambio di opinioni veniva interrotto giustamente da altri visitatori.
Tra questi un gruppo di tedeschi di Colonia che sembravano molto interessati nella costruzione di un rapporto commerciale.
Come logico, lasciammo libero Marcello e dedicammo attenzione al depliant illustrativo riguardante le produzioni di quella Cooperativa.
Insieme a Mirko lo lessi completamente e con calma, approfittando anche del fatto che mio padre e mio cognato Giampiero, erano tutti intenti a tenere compagnia a Stefano dell’ Azienda umbra Goretti.
Quel depliant narrava sinteticamente la storia di uno dei migliori vini rossi dell’ Italia Meridionale.
*
L’ Aglianico, di origini millenarie, è un vitigno molto diffuso in Basilicata e Campania.
Probabilmente giunse in Italia da coloni greci nell’ VIII º sec. a. C. e nel periodo romano, si narra, che il vino prodotto da questo vitigno concorreva in parte alla produzione del celebre Falernum, l’ ambito vino campano dai nobili dell’ Impero.
Nel 216 a. C., durante la Seconda Guerra Punica, l’ esercito di Cartagine, comandato da Annibale, sconfisse a Canne l’ imponente esercito romano.
Questa battaglia però costò ai cartaginesi un forte tributo di morti e feriti.
Annibale quindi decise di ritirare le sue truppe dalla Puglia, per recarsi proprio in Basilicata e concedere un poco di riposo ai soldati stremati.
Durante questa sosta i cartaginesi approfittarono anche per curare i feriti.
Una leggenda racconta che il rimedio principale utilizzato per le piaghe fosse lo stesso Aglianico.
Tra gli appassionati di questo vino, da ricordare il Papa Paolo III Farnese e Ferdinando di Borbone, ultimo Re di Napoli.
Considerato per moltissimo tempo, come quasi tutti gli altri vini forti e robusti del Sud Italia, adatto a elevare il grado alcolico e la struttura di quelli del Nord della penisola e di altri Stati europei, rimase per questo un vino grezzo e dotato di una alcolicità particolarmente eccessiva.
Qualità, queste, non molto apprezzate dal mercato dei consumatori.
Negli ultimi decenni però lo sforzo, la passione e la competenza di varie aziende locali, hanno portato alla produzione di non più di un vino rustico da esportare senza beneficiarne minimamente delle caratteristiche, ma di un ottimo vino da pasto, con un nome, un territorio, una provenienza, delle specifiche tecniche di produzione, un vino che regala, con infinito merito, il premio per un lavoro egregiamente svolto.
Tutto questo è il caso dell’ Aglianico del Vulture ( il Vulture è un vulcano inattivo dalla fine del XIX º secolo ), che ha oramai raggiunto livelli qualitativi di assoluta competitività e di grande interesse.
Dal 1971 è D.O.C. e il disciplinare prevede che debba essere prodotto esclusivamente dall’ omonimo vitigno e che deve essere invecchiato minimo un anno prima della collocazione in commercio.
Alla produzione della varietà base o ‘‘ Tranquillo ’ se ne affiancano altre tre :
- ‘‘ Vecchio ’’ con un invecchiamento minimo di almeno 3 anni, di cui 2 in botti di legno ;
- ‘‘ Riserva ’’ con un invecchiamento minimo di almeno 5 anni, di cui 2 sempre in botti di legno ;
- ‘‘ Spumante ’’ con un invecchiamento non inferiore ai 12 mesi.
L’ Aglianico del Vulture in tutte le sue versioni è un vino rosso dotato di eccellente struttura.
È un vino inoltre che, a seconda dell’ invecchiamento, presenta una buona, ottima o grande corposità.
Per questo è ideale accompagnarlo con piatti di carne particolarmente saporiti come brasati di manzo, salsicce suine, costolette di agnello, arrosti e salmì di cacciagione, feijoadas, formaggi saporiti e stagionati come il caciocavallo e il provolone.
Nella varietà ‘‘ Riserva ’’ è ottimo anche come vino da meditazione, da bere a fine serata con gli amici, senza nessuna portata.
Nelle due occasioni che sono sceso nel profondo Sud italiano ( Calabria e Sicilia ) ho sempre attraversato con fastidiosa fretta piccoli tratti della regione.
Chiedo scusa al popolo lucano, è stato essenzialmente per disponibilità di tempo, non per mancanza di interesse.
Me ne rammarico perché ho sempre giudicato la Basilicata un pò l’ Umbria dell’ Italia Meridionale.
Disegno della regione pressapoco simile, dimensioni territoriali non molto differenti, due province, collocazione all’ interno di regioni importanti, isolata dalle grandi vie di comunicazione, ridotto numero della popolazione.
La differenza più evidente il mare, che la mia regione non ha.
Non mancai però di prestare la massima attenzione, nella prima occasione capitatami, al vino emblematico della regione : l’ Aglianico del Vulture.
Una domenica mattina di aprile del 1999, organizzai con mio padre, cognato e nipote, una trasferta in Verona per assistere a ‘‘ Vinitaly ’’, già precedentemente visitata per lavoro da me, ma totale situazione inedita per gli altri compagni di viaggio.
È la rassegna fieristica di vini più importante d’ Italia, una delle prime al mondo.
Si svolge ogni anno nella città veneta, ogni regione italiana è degnamente rappresentata e gli espositori, oltre duemila, provengono da ogni continente.
Arrivammo intorno alle 10,30 in una giornata particolarmente calda e ricca di sole.
I presupposti per una bella e ‘‘ degustosa ’’ domenica di vini, c’ erano tutti.
Tra uno stand e un altro, tra una leggera degustazione e un’ altra e dopo un breve spuntino, arrivammo al Padiglione che conteneva, tra gli altri, l’ esposizione dei vini lucani.
In uno di questi conobbi Marcello, un ragazzo molto giovane ( avrà avuto si e no 25 anni ) che gestiva in quel momento lo stand di una Cooperativa di Potenza.
L’ accoglienza riservatami fu molto calorosa, sia io che mio nipote Mirko ci trovammo rapidamente a nostro agio.
Per cominciare allegramente la nostra ‘‘ chiacchierata ’’, Marcello ci servì un calice di Aglianico nella sua versione base, accompagnato da deliziosi cubetti di provolone, altra produzione della stessa Cooperativa.
Quel vino aveva uno splendido colore rosso rubino, profumo ampio e delicato, deliziosamente vinoso, il sapore, asciutto, armonico e sapido, era corredato da una giusta forza tannica e da un meraviglioso vellutato che accarezzava la lingua e stimolava il palato.
Impressionante – affermai – la qualità dei vini cha anche il Sud Italia sta raggiungendo.
È proprio così Giovanni – rispose Marcello – sembra che da quando il Meridione non è più o quasi oggetto di razzie vinicole, la fantasia creativa stia galoppando a mille, evidenziando dopo secoli di clausuria che anche la parte più povera del Paese godeva di un forte, ma nascosto potenziale.
Di tanto in tanto il nostro simpatico scambio di opinioni veniva interrotto giustamente da altri visitatori.
Tra questi un gruppo di tedeschi di Colonia che sembravano molto interessati nella costruzione di un rapporto commerciale.
Come logico, lasciammo libero Marcello e dedicammo attenzione al depliant illustrativo riguardante le produzioni di quella Cooperativa.
Insieme a Mirko lo lessi completamente e con calma, approfittando anche del fatto che mio padre e mio cognato Giampiero, erano tutti intenti a tenere compagnia a Stefano dell’ Azienda umbra Goretti.
Quel depliant narrava sinteticamente la storia di uno dei migliori vini rossi dell’ Italia Meridionale.
*
L’ Aglianico, di origini millenarie, è un vitigno molto diffuso in Basilicata e Campania.
Probabilmente giunse in Italia da coloni greci nell’ VIII º sec. a. C. e nel periodo romano, si narra, che il vino prodotto da questo vitigno concorreva in parte alla produzione del celebre Falernum, l’ ambito vino campano dai nobili dell’ Impero.
Nel 216 a. C., durante la Seconda Guerra Punica, l’ esercito di Cartagine, comandato da Annibale, sconfisse a Canne l’ imponente esercito romano.
Questa battaglia però costò ai cartaginesi un forte tributo di morti e feriti.
Annibale quindi decise di ritirare le sue truppe dalla Puglia, per recarsi proprio in Basilicata e concedere un poco di riposo ai soldati stremati.
Durante questa sosta i cartaginesi approfittarono anche per curare i feriti.
Una leggenda racconta che il rimedio principale utilizzato per le piaghe fosse lo stesso Aglianico.
Tra gli appassionati di questo vino, da ricordare il Papa Paolo III Farnese e Ferdinando di Borbone, ultimo Re di Napoli.
Considerato per moltissimo tempo, come quasi tutti gli altri vini forti e robusti del Sud Italia, adatto a elevare il grado alcolico e la struttura di quelli del Nord della penisola e di altri Stati europei, rimase per questo un vino grezzo e dotato di una alcolicità particolarmente eccessiva.
Qualità, queste, non molto apprezzate dal mercato dei consumatori.
Negli ultimi decenni però lo sforzo, la passione e la competenza di varie aziende locali, hanno portato alla produzione di non più di un vino rustico da esportare senza beneficiarne minimamente delle caratteristiche, ma di un ottimo vino da pasto, con un nome, un territorio, una provenienza, delle specifiche tecniche di produzione, un vino che regala, con infinito merito, il premio per un lavoro egregiamente svolto.
Tutto questo è il caso dell’ Aglianico del Vulture ( il Vulture è un vulcano inattivo dalla fine del XIX º secolo ), che ha oramai raggiunto livelli qualitativi di assoluta competitività e di grande interesse.
Dal 1971 è D.O.C. e il disciplinare prevede che debba essere prodotto esclusivamente dall’ omonimo vitigno e che deve essere invecchiato minimo un anno prima della collocazione in commercio.
Alla produzione della varietà base o ‘‘ Tranquillo ’ se ne affiancano altre tre :
- ‘‘ Vecchio ’’ con un invecchiamento minimo di almeno 3 anni, di cui 2 in botti di legno ;
- ‘‘ Riserva ’’ con un invecchiamento minimo di almeno 5 anni, di cui 2 sempre in botti di legno ;
- ‘‘ Spumante ’’ con un invecchiamento non inferiore ai 12 mesi.
L’ Aglianico del Vulture in tutte le sue versioni è un vino rosso dotato di eccellente struttura.
È un vino inoltre che, a seconda dell’ invecchiamento, presenta una buona, ottima o grande corposità.
Per questo è ideale accompagnarlo con piatti di carne particolarmente saporiti come brasati di manzo, salsicce suine, costolette di agnello, arrosti e salmì di cacciagione, feijoadas, formaggi saporiti e stagionati come il caciocavallo e il provolone.
Nella varietà ‘‘ Riserva ’’ è ottimo anche come vino da meditazione, da bere a fine serata con gli amici, senza nessuna portata.
CARATTERISTICHE DELL’ AGLIANICO DEL VULTURE
GRADAZIONE ALCOLICA - Tranquillo 11,5 gradi Vecchio 12,5 Riserva 12,5 Spumante 11,5
COLORE - da rosso rubino più o meno intenso o granato vivace a rosso rubino aranciato ( quando molto invecchiato )
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 18 gradi Vecchio 18 Riserva 18 – 20 Spumante 12 – 16
GRADAZIONE ALCOLICA - Tranquillo 11,5 gradi Vecchio 12,5 Riserva 12,5 Spumante 11,5
COLORE - da rosso rubino più o meno intenso o granato vivace a rosso rubino aranciato ( quando molto invecchiato )
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 18 gradi Vecchio 18 Riserva 18 – 20 Spumante 12 – 16
Nenhum comentário:
Postar um comentário