
POSIZIONE GEOGRAFICA
L’ Umbria è una regione dell’ Italia Centrale.
È l’ unica di tutta l’ Italia Centro – Meridionale a non avere sbocchi sul mare. Confina a Ovest e Nord – Ovest con la Toscana, a Nord e a Est con le Marche, a Sud con il Lazio.
Prevalentemente collinare ( 69,3 % ) e montuosa ( 29,4 % ), l’ Umbria ha pochissime aree pianeggianti ( 1,3 % ) che si estendono lungo la Valle del Tevere e nella conca occupata dal Lago Trasimeno.
Nella catena degli Appennini Umbro - Marchigiano svetta con i suoi 2.476 metri, la montagna più alta della regione che è il Monte Vettore. Questa catena è il confine naturale tra l’ Umbria e le Marche ed è interrotta da alcuni passi, come la Bocca Trabaria, il Passo Cornello, la Bocca Serriola e Scheggia, che mettono in comunicazione i due versanti della penisola italiana. Ad Ovest del Tevere l’ Umbria è quasi interamente collinare, con degli sporadici rilievi montuosi che non superano i 1.000 metri di altezza.
Nei pressi del confine con la Toscana si estende il Lago Trasimeno che con i suoi 128 chilometri quadrati rappresenta il più grande lago dell’ Italia Centrale e Meridionale e il quarto di tutta la penisola.
Ha una forma tondeggiante, le acque sono poco profonde ( massimo 6 metri ), è un lago particolarmente pescoso, comunica con il Tevere mediante un canale artificiale ed ha tre piccole isole molto caratteristiche.
Oltre al Lago Trasimeno, nella regione sono presenti il piccolo ma molto pittoresco Lago di Piediluco e il Lago di Corbara, lago artificiale che nasce dal fiume Tevere, ricco di fauna ittica e produttore di energia elettrica. Il fiume più grande è il Tevere ( terzo per lunghezza in Italia) che attraversa la regione completamente da Nord a Sud, tutti gli altri sono degli affluenti che contribuiscono alla buona portata d’ acqua del fiume principale.
Tra questi affluenti laterali del Tevere vale la pena citare il Chiascio, il Topino e il Nera.
Nei pressi di Terni, le acque del fiume Velino si gettano in quelle del Nera, formando la Cascata delle Marmore, che con i suoi 160 metri di altezza è la più alta d’ Europa.
Anche l’ Umbria come la maggior parte delle regioni italiane, è una zona dell’ Italia con elevata intensità sismica, come dimostra l’ ultimo terremoto del settembre 1997, che ha danneggiato gravemente Assisi e la Basilica Superiore di San Francesco, Foligno e la zona appenninica.
CLIMA
Il clima umbro è per lo più mite, rigido appena nei rilievi maggiori. Gli inverni sono caratterizzati da temperature che si aggirano tra gli 0 e i 10 gradi, le precipitazioni sono scarse nelle valli interne, più abbondanti nelle altitudini, frequenti le precipitazioni nevose, in alcuni casi anche abbondanti.
Le estati raggiungono temperature medie di circa 28 – 30 gradi, sono generalmente secche e con scarse precipitazioni.
STORIA DELLA REGIONE
Nei pressi di Terni, il ritrovamento di una necropoli e di numerosi utensili risalenti all’ età del ferro, rivelò che l’ Umbria fu un antico insediamento preistorico fin dal X – VIII º sec. a. C..
A partire dal XI º secolo nell’ Umbria vennero istituiti comuni indipendenti ( Perugia, Foligno, Gubbio, alcuni tra questi ) e potenti ducati come quello di Spoleto, che dominarono la regione fin quasi tutto il XIV º secolo.
In questa epoca nell’ Umbria nacquero famosi personaggi consacrati dalla religione cattolica : San Francesco di Assisi, Santa Chiara di Assisi, Santa Rita da Cascia, San Benedetto da Norcia, Santa Scolastica da Norcia, Sant’ Ubaldo di Gubbio e San Valentino di Terni.
Questa regione inoltre diede i natali anche al grande Pietro Vannucci, conosciuto anche come il ‘‘ Perugino ’’ , grande pittore e maestro artistico di Raffaello Sanzio.
ATTIVITÀ ECONOMICHE
Emarginata da secoli dalle grandi vie di comunicazione, l’ Umbria ne ha profondamente risentito per il suo sviluppo economico.
L’ agricoltura è ancora tra le principali attività, anche se ha visto un progressivo abbandono negli ultimi decenni.
Le coltivazioni più diffuse sono quelle riservate al grano e al mais, ai foraggi, ortaggi, frutta, olive, uve da vino e tabacco.
Tra le industrie si distaccano quelle siderurgiche, meccaniche e chimiche della provincia di Terni, e quelle alimentari, dolciarie, dell’ abbigliamento, del tessile e dell’ editoriale nella provincia di Perugia.
Attivo è l’ artigianato, specialmente nella località di Deruta, dove le sue ceramiche artistiche vengono esportate in tutto il mondo.
LA VOSTRA VACANZA
La mia regione è piccola ma ricca, molto ricca, di monumenti, di arte, di bellezze della natura, di succulenta cucina e di gente, forse un poco timida e chiusa, ma cordiale e ospitale nei momenti giusti.
Entrando da Nord dalla vecchia provinciale che unisce la costa romagnola a Roma, poco dopo essere entrati nella regione fermatevi a Città di Castello.
La vecchia ‘‘ Augusta Perusia ’’ ha origini pre-romane, come lo confermano le mura di cinta, l’ Arco Etrusco e l’ Ipogeo dei Volumni.
Sempre nella città vale la pena inoltre visitare il Palazzo Gallenga Stuart, di fronte all’ Arco Etrusco sede dell’ Università per Stranieri, la Chiesa di San Costanzo del XII º secolo, quella di San Domenico in un bellissimo stile romanico e con annesso il Museo Archeologico dell’ Umbria con importanti reperti etruschi e romani, San Pietro del 1475 in stile romanico – gotico, quella paleocristiana di Sant’ Angelo edificata tra il V º e l’ VIII º secolo, il rinascimentale Oratorio di San Bernardino ( 1457 – 1461 ), la Rocca Paolina, abitazione fortezza delle Signorie che governarono la città, dove all’ interno vi è una elegante scala mobile che vi condurrà fino al centralissimo Corso Vannucci.
Sempre nel Corso potrete ammirare tra i più bei negozi della città, visitate il Collegio del Cambio dove sono presenti degli importanti affreschi del Cinquecento, ed entrate nella porta laterale del Palazzo dei Priori per visitare la Galleria Nazionale dell’ Umbria contenente grandi opere pittoriche del ‘‘ Perugino ’’ e di altri artisti dal ‘200 al ‘700.
Proseguite verso Deruta e visitate i numerosi negozi di ceramiche artigianali, famose in tutto il mondo.
Indirizzatevi ora verso Assisi, una delle mete di pellegrinaggio religioso più frequentate del mondo.
Di origini romane, Assisi è zeppa di luoghi turistici, raggruppati tutti in una breve distanza : l’ Anfiteatro Romano, il Tempio di Minerva edificato sempre nel periodo Imperiale, l’ Oratorio di San Damiano del 1205, la Chiesa di Santa Chiara, grande esempio gotico – romanico del XIII º secolo contenente il corpo della Santa, l’ Eremo delle Carceri con la grotta dove San Francesco pregava e una Chiesa del XIV º secolo, la Rocca, imponente costruzione medioevale e distrutta dalle guerre tra Perugia e Assisi, dominante la cittadina e con un panorama meraviglioso della Valle del Tevere, il Duomo di San Rufino edificato tra il IX º e il XIII º secolo con facciata scandita da tre piani orizzontali e verticali e tre portali e, per concludere in bellezza, la Basilica di San Francesco, di stile gotico – romanica, edificata tra il XII º e il XIII º secolo.
Il piccolo borgo medioevale è adagiato sopra una collina in una splendida posizione ; tutto il nucleo storico, composto da vecchi edifici e vie particolarmente strette, è racchiuso tra mura e porta romane.
Lasciata l’ incantevole Spello proseguite sino a Foligno, distante meno di 10 chilometri, dove potrete visitare la chiesa romanica di Santa Maria Infraportas, la Chiesa di San Nicolò e quella di San Giovanni Profiamma, la Chiesa della Nunziatella edificata nel 1494 in stile rinascimentale e contenente quadri del Perugino, Palazzo Deli una delle più belle opere rinascimentali di Foligno, Palazzo Trinci con la sua Pinacoteca e Museo Comunale e il Palazzo Comunale con la sua Torre gravemente danneggiata nel terremoto del 1997.
Da Foligno dirigetevi assolutamente verso Montefalco, denominata anche ‘‘ La terrazza dell‘ Umbria ’’ per i suoi meravigliosi panorami, e visitate il Palazzo Comunale del 1270, la Chiesa di San Francesco del 1300 ora Pinacoteca, la Chiesa di Sant’ Agostino del 1285, e le mura e porte del ‘300 che circondano il nucleo cittadino.
Tornate di nuovo sulla provinciale e andate in direzione di Spoleto, ma prima godetevi la celebre e suggestiva località delle Fonti del Clitumno, piccola oasi di laghetti poco profondi con numerose piante che li circondano ; vi è presente un tempietto romano perché nel periodo Imperiale le Fonti del Clitumno erano frequentate sia come centro termale che come luogo di culto.
Sempre nella antica ‘‘ Nursia ’’ non mancate di assaporare il tartufo nero locale e le specialità gastronomiche a base di carne di maiale, dove Norcia ne è famosa in tutto il mondo.
Percorrete 20 chilometri e andate a Cascia, dominata dal gigantesco Santuario dedicato a Santa Rita, dove è conservato il corpo della ritenuta Santa dei casi impossibili, conosciuta e venerata in tutta Europa e altri angoli del pianeta.
Da Terni ora salite verso Orvieto, stupenda città edificata su una montagna di roccia tufacea.
Qui visitateci il Duomo del XIII – XIV º secolo, una delle più belle espressioni gotiche italiane, contenente importanti affreschi del Signorelli, del Beato Angelico, del Pinturicchio e di altri grandi artisti dell’ epoca, il Palazzo Papale, il Palazzo dei Capitani del Popolo in stile gotico del XIII º secolo, la necropoli etrusca, la Chiesa di Sant’ Andrea, e il mitico Pozzo di San Patrizio, fatto scavare dal Papa Clemente VII dietro al progetto dell’ architetto Sangallo per abbeverare gli animali da trasporto.
Questa è la mia regione, forse emarginata dalle grandi vie di comunicazione, ma estremamente bella, intima e tranquilla ; un viaggio del genere è una vacanza che rilassa l’ anima e la mente, e vi assicuro, ci tengo a dirlo, che non è demagogia.
STORIA VINICOLA
Le grandi tradizioni storiche e culturali di questa regione, unite alle numerose bellezze paesaggistiche che gli hanno attribuito la denominazione di “ Cuore verde d’ Italia “, donano grande fama a questa “ terra di santi “, patria di San Francesco di Assisi, Santa Rita da Cascia, San Benedetto di Norcia, Santa Chiara di Assisi e Sant’ Ubaldo di Gubbio.
Pochi però sanno che l’ Umbria è anche una terra di vini, forse perché l’ immagine tradizionale è maggiormente legata all’ arte, alla religione e alle bellezze naturali come il Lago Trasimeno e la Cascata delle Marmore ad esempio.
I turisti italiani e stranieri dell’ Umbria che richiedono e apprezzano le specialità regionali della cucina, vogliono anche le migliori bottiglie di vino umbro, espressione dell’ ambiente e di un popolo cordiale, intelligente e tranquillo.
In questi ultimi trenta anni, dopo una vasta e coraggiosa operazione di reimpiantazione di vigneti, più adeguati all’ ambiente locale ed in grado così di migliorare la qualità dei vini, e una radicale ristrutturazione delle imprese del settore allo scopo di ottenere una vinificazione sempre migliore, i vini dell’ Umbria hanno ottenuto importanti successi in Italia ed ai turisti stranieri, sempre massicciamente presenti, offrono una rinnovata immagine della viticoltura umbra.
È proprio in questa ridente cittadina alle porte di Perugia, dove l’ Umbria ha ottenuto la prima riconoscenza ufficiale : la D.O.C. del 1968. Il “ Cuore verde “ è l’ unica regione del Centro–Sud d’ Italia a non essere bagnata dal mare, non è attraversata da grandi vie di comunicazione ed ha una estensione che la colloca al quint’ ultimo posto tra le regioni italiane.
I vitigni a bacca nera maggiormente coltivati in Umbria sono il Sangiovese, il Canaiolo nero, il Ciliegiolo, il Barbera, il Merlot, il Montepulciano, il Sagrantino, il Cabernet Sauvignon, il Gamay e il Pinot nero.
Quelli relativi alla produzione dei vini bianchi, nonché ad alcuna partecipazione nelle vinificazioni di rossi e rosati, sono : Trebbiano Toscano, Malvasia del Chianti, Verdicchio, Verdello, Grechetto, Chardonnay, Malvasia di Candia, Garganega, Pinot bianco, Pinot grigio e Drupeggio.
APPUNTI DI VIAGGIO
I Colli del Trasimeno, per quantità, sono senza dubbio i secondi tipi di vini tra quelli da me più degustati nel corso degli anni.
Questo tentativo ha avuto dei gratificanti risultati, specialmente nelle regioni del Lazio e della Campania.
Dopo l’ ultimo anno di scuola perdemmo i contatti tra di noi, ma fu Massimo che ricollegò i legami con una sorprendente visita nella mia casa insieme a Marco.
Le degustazioni dei suoi vini di cui conservo il ricordo più bello, furono senz’ altro in quelle serate festose di agosto degli anni ’90, alla festa del suo paese, dove Marco era costantemente uno degli organizzatori.
La ‘‘ Sagra ’’ era sempre impostata come l’ anno precedente, con le stesse attrazioni folcloristiche e con gli identici piatti regionali, ma sempre ospitalissima e pronta ad offrire una serata tranquilla e divertente.
Il tutto dentro un piccolissimo borgo con caratteristica impronta medioevale.
Quelle serate erano sempre divise in tre parti.
La prima era riservata alla cena con tagliatelle o gnocchi al ragù ‘‘ fatto in casa ’’, spiedini misti di maiale o pollo e coniglio arrosto o zuppa di pesce di lago o arrosto misto di pesce di lago, bagnati naturalmente con i prodotti enologici di Marco.
Non mancarono anche delle bevute esagerate con una mescolanza di vini che spaziavano in ogni colore e che portavano quasi inevitabilmente a delle allegre ‘‘ sbronze ’’.
Quelle serate calde favorivano dei bagni notturni nel Trasimeno, pertanto la persona che esagerava con il vino o altri alcolici normalmente era sottoposta a quella specie di punizione.
Il buon Marco, che rivedremo anche in alcuni capitoli seguenti, mi propose in più di una occasione di lavorare con lui ; ciò non avvenne per altri impegni, ma mai la nostra amicizia fu crinata a causa di questo.
Una amicizia che ci ha legato in numerose e indimenticabili esperienze vinicole, alcune anche prestigiose e di grande valore.
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Il Lago Trasimeno è il quarto maggiore lago italiano, orgoglio turistico e vinicolo del ‘‘ Cuore verde d’ Italia ’’.
Regione tipicamente etrusca, la vite in Umbria si insediò sin dal V º secolo a. C. e successivamente furono i Romani a svilupparla.
L’ emarginazione di questa piccola regione dale grandi vie di comunicazione medioevali ha reso piuttosto anonima la produzione di vini locali per vari secoli.
Nel Rinascimento l’ Umbria passò uno scuro periodo di storia ; in quell’ epoca in queste terre prosperavano numerosi liberi comuni ma l’ annessione allo Stato della Chiesa, che vide numerose repressioni umane ed economiche, comportò un impoverimento generale della regione comprendente anche l’ agricoltura che subì duri colpi alla produzione.
Tra questi vini si distaccano quelli dei Colli del Trasimeno, che si sviluppano in tutti i comuni circostanti il lago.
Le versioni principali sono il Bianco e il Rosso, entrambi D.O.C. dal 1972.
Il Bianco è prodotto con uve Trebbiano Toscano tra il 60 e l’ 80 % e una composizione formata da Malvasia del Chianti, Verdicchio, Verdello e Grechetto, che da sole o congiuntamente non possono superare il 40 %.
Il profumo è vinoso. piacevole, bouquet sottile e fruttato, sapore asciutto, armonico, equilibrato.
Il Rosso ha il Sangiovese come vitigno principale ( 60 – 80 % ), al quale vengono aggiunte le uve Ciliegiolo e Gamay ( massimo 40 % ) e Malvasia del Chianti e/o Trebbiano Toscano ( non oltre il 20 % ).
L’ aroma è delicato e vinoso, sapore asciutto, armonico, leggermente tannico.
Il Bianco, da buon vino di lago, accompagna numerose preparazioni a base di pesci d’ acqua dolce, non disdegna quelli di acque salate, eccellente con risotti o paste con verdure e legumi.
Il Rosso è un buon vino per paste con ragù saporiti, carni bianche con salse colorite e carni rosse in preparazioni non molto elaborate.
CARATTERISTICHE DEI COLLI DEL TRASIMENO
GRADAZIONE ALCOLICA - Bianco 11 gradi Rosso 11,5
COLORE - Bianco - giallo paglierino più o meno intenso Rosso – rosso granato più o meno intenso
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Bianco 8 – 10 gradi Rosso 16 – 18
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Enorme fu il piacere e la soddisfazione che mi diede quella e-mail ricevuta nel gennaio del 1999 da parte di Alfonso, uno dei miei migliori amici di San Paolo.
Lo conobbi quando lui lavorava in un ristorante dell’ Avenida Paulista, nelle vicinanze del ‘‘ Bistrot ’’ di Donaldo, quel simpatico ‘‘ grassoccio ’’ che già ne ho parlato nel Capitolo dedicato all’ Emilia – Romagna e che rivedremo anche in quello del Lazio.
In quella lettera elettronica mi comunicò che tra circa una quindicina di giorni si sarebbe recato a Napoli per lavoro, dove da lì poi si sarebbe spostato verso il Nord Italia, con inclusa una breve ‘‘ scorreria ’’ in Austria, il tutto per una decina di giorni.
Ricevuta quella lettera mi affrettai a rispondergli chiedendogli che al momento che sarebbe uscito dalla Campania doveva ‘‘ obbligatoriamente ’’ passare nella mia regione, perlomeno per passare una giornata insieme, prima di dirigersi verso Milano.
Lasciò il suo numero dell’ albergo dove era ospitato a mia madre, così al mio ritorno lo chiamai.
‘‘ Grande Alfonso ( la mia forma di chiamarlo sia per il suo simpatico carisma che per quei ‘‘ chiletti ’’ di troppo che vorrebbe, ma che non riesce a liberarsene ) benvenuto in Italia ’’ .
‘‘ Grazie Giovanni, como estai ? ’’.
Quel miscuglio italo – portoghese era sempre lo stesso, inequivocabile.
‘‘ Benissimo Alfonso, adesso anche meglio che ho il piacere di risentirti, quanto ti fermi là in Napoli ? ’’.
‘‘ Fino venerdì sera, dormo aqui e sabato mattina prendo il treno para Milano ’’.
‘‘ No aspetta, fai una cosa, domani cerca di avere informazioni su come arrivare a Chiusi, prendi il biglietto solamente fino a lì dove sabato sarò là ad aspettarti ’’.
‘‘ Va bene Giovanni, ma Chiusi onde è ? ’’.
‘‘ È al confine tra l’ Umbria e la Toscana, non ti sarà difficile raggiungerlo perchè è la stazione di una importante linea ferroviaria, poi la sera o la mattina successiva ti riaccompagno nuovamente nella stessa stazione dove potrai continuare il tuo viaggio fino a Milano ’’.
Il giorno dopo mi telefonò nuovamente, la sera questa volta, e mi disse che sarebbe arrivato nella piccola località toscana alle 10,10 di sabato mattina.
Ci recammo immediatamente nel bar situato proprio di fronte alla stazione, mio vecchio punto di riferimento serale di sedici – diciasette anni prima per le tante attese del treno che mi avrebbe portato fino a Bologna, durante il servizio militare.
La prima cosa fu quella di rimediare un albergo per Alfonso per la notte di sabato e subito dopo comprare il biglietto del treno per il giorno dopo.
Via verso Cascia quindi, passando rapidamente nelle prossimità del Lago Trasimeno, con successiva vista panoramica di Perugia e Assisi, solamente però da lontano.
‘‘ Alfonso che ne pensi di dare uno strappo alla tua dieta e di mangiare delle specialità indescrivibili ? ’’.
L’ amico alzò le spalle fin quasi le orecchie e si racchiuse in una rammaricante espressione : ‘‘ Não posso infelicemente, gli ultimos esami não sono dos megliori, è meglio che non interrompo a mia meticolosità, poderia tornare ai ritmi anterori ’’.
Decisi a malincuore, quindi, di evitare gli appetitosi piatti norcini e prendemmo la direzione di Orvieto, scelta da lui fra le possibilità che gli proposi.
‘‘ Giovanni, io não sono come te um grande estimatore di vinhos, porém gostaria de portare uma bottiglia della tua regione a um amigo de São Paulo ! ’’
‘‘ Nessun problema grande Alfonso, proprio qui potrai approfittare di uno dei migliori bianchi dell’ Umbria, un vino ricco di storia e di grande qualità ’’.
‘‘ Allora raccontami qualche coisa così quando la consegnerò farei una impressione ainda maggiore ’’.
Il tempo di un leggero spuntino, di acquistare quella bottiglia di Orvieto e un breve racconto sul suo acquisto che io e Alfonso ci incamminammo nuovamente verso Chiusi.
Verso le 19,30 eravamo nei paraggi di Passignano sul Trasimeno e per chiudere la nostra intensa ma corta giornata dissi ad Alfonso : ‘‘ In una qualsiasi dieta che io sappia, è previsto mangiare del pesce, lasciami allora offrirti una cena ’’.
‘‘ Ta bom Giovanni, immagino che anche tu como io estai morendo di fome ! ’’. ‘‘ Con certezza ! ’’.
Il mio ristorante di pesce preferito dell’ Umbria, anche quella sera come tutti i sabato era pieno di gente, comunque un tavolo libero con due posti ci fu rapidamente assegnato.
Quel ristorante è formato da due ampie sale interne più una esterna, che per dimensioni ha una capienza di persone uguale alla altre due messe insieme.
L’ Umbria pur essendo una regione non lambita dal mare ha una forte tradizione peschereccia grazie ai numerosi laghi e laghetti presenti nel suo territorio, dove abbondano pesci di acqua dolce come capitoni, tinche, anguille, trote, carpe, lucci, etc… .
Alla fine della cena comprai anche un Colli del Trasimeno rosso, sempre del mio vecchio amico di Monte San Savino e lo offrì ad Alfonso : ‘‘ Non puoi uscire dall’ Umbria appena con uno squisito bianco, per questo te lo faccio bilanciare con un altrettanto delizioso ‘‘ tinto ’’ ’’.
Poco prima delle 23,00 riaccompagnai il buon amico italo – paulistano nel suo albergo di Chiusi.
‘‘ Grande Alfonso, è stato tutto molto rapido, un altro giorno o due e avresti conosciuto altre cose meravigliose della mia regione ’’.
‘‘ Tutto bene Giovanni, serà para a prossima volta, ma para restituirti la tua ospitalità ci rivediamo a fim do ano em São Paulo. Certo ?! ’’. ‘‘ Certo Alfonso, in settembre sarò là e presto ci rivedremo ! ’’.
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La bella città medioevale di Orvieto è centro di una delle zone vitivinicole più interessanti dell’ Umbria.
Gli Etruschi, che fondarono la città nell’ epoca preromana, ottenevano un vino già particolarmente prelibato, visto che alcuni ritrovamenti storici testimoniano una forte commercializzazione del prodotto anche con altre regioni limitrofe.
Nei secoli successivi, la città era descritta come un giardino dove metà dello spazio era riservato alla vite.
Si racconta che il noto pittore Signorelli, che dipinse l’ interno del Duomo, venne pagato con mille litri di vino all’ anno per lungo tempo. Papa Gregorio XVI ordinò nel testamento di essere lavato con il vino di Orvieto prima di essere sepolto e il poeta Gabriele d’ Annunzio lo definì ‘‘ sole d’ Italia in bottiglia ’’, per la fragranza, la forza e il colore.
È prodotto anche nella varietà Classico, quando proviene dalle zone di origine più antiche circostanti la città, e una speciale versione Botriticinata, cioè prodotto con uve colpite dalla ‘‘ Botrytis Cinerea ’’, molto speciale e ottimo vino da meditazione, ma di difficile reperibilità a causa della bassa quantità.
il profumo è delicato e gradevole, il sapore è asciutto con piacevole retrogusto amarognolo, oppure abboccato, fine e delicato. Accompagna preparazioni non sofisticate a base di verdure o pesci, sia di acqua dolce che salata, risotti con legumi e primi piatti con sughi leggeri.
CARATTERISTICHE DELL’ ORVIETO
GRADAZIONE ALCOLICA - 11,5 gradi
COLORE - bianco paglierino più o meno carico
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 8 – 10 gradi
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Il ricordo più significativo alle mie varie degustazioni di Sagrantino di Montefalco, fu senza dubbio in una domenica di settembre del 1995, al compleanno di un simpatico personaggio assisano : il mio amico Massimiliano, conosciuto soprattutto come ‘‘ Max ’’.
Era esattamente il giorno seguente di un altro compleanno, quello di Lino di Ortona, dove partecipai fino a notte inoltrata e che mi comportò un ritorno in casa ‘‘ semplicemente ’’ alle 05,00 della mattina.
Poche ore di sonno e via a prepararmi per raggiungere la festa di Massimiliano che si sarebbe tenuta in piena Piazza del Duomo a Spoleto.
Mezzo assonnato a causa di ‘‘ appena ’’ quattro ore di sonno, arrivai comunque puntualmente in quel locale situato nelle vicinanze della grande scalinata che si erge proprio di fronte alla splendida chiesa spoletina.
Riabbracciai la simpatica famiglia di ‘‘ Max ’’, educati e ospitali proprietari di una attività commerciale in Santa Maria degli Angeli, poco distante da Assisi.
Il locale prescelto per lo svolgimento della festa, aveva l’ aspetto più di un bello e organizzato bar che di un vero e proprio ristorante.
Non passò molto tempo che scoprì con immenso piacere ( avevo ancora dentro di me l’ abbondante cena precedente, sia nella mente che nel corpo ) che quello che Max organizzò non era la solita ‘‘ abbuffata ’’ di specialità umbre, ma una serie di assaggi a ripetizione di piccole porzioni.
Giovanni ho scelto per te un vino tipicamente di Spoleto, il Sagrantino, anche nella sua versione Passito, spero che non ti deluderà – disse Max.
‘‘ Chiaro che no, la D.O.C.G. di Spoleto è uno dei miei vini umbri preferiti, non potevi scegliere di meglio, anche se il compleanno è tuo, mi hai fatto un grande regalo e con questo contraccambio ’’.
Dopo aver offerto il mio regalo di compleanno a Massimiliano, ci accomodammo tutti quanti al bordo di quella tavola.
Seguirono bruschette al pomodoro con origano, bruschette al tartufo, crostini di interiora di pollo, crostini con pasta di olive, crostini alla mozzarella e prosciutto crudo, crostini di cavolfiore, torta al testo con coppa o prosciutto crudo o salame, e schiacciata con cipolle o con salvia e rosmarino.
La torta al testo e la schiacciata sono due specialità gastronomiche di quasi esclusività della mia regione.
Le ‘‘ schiacce ’’ erano delle lastre di pietra levigate, spesse circa 3 centimetri e di varia larghezza.
Erano utilizzate fino alla fine del XIX º secolo e permettevano, alle famiglie che non avevano un forno, di cuocere le svariate qualità di impasti di farina di grano sopra il fuoco del camino.
Agli inizi del secolo scorso sono state sostituite dal ‘‘ testo ’’, un utensile con le stesse caratteristiche della ‘‘ schiaccia ’’ ma realizzato con un impasto di piccole scaglie di marmo impastate e cotte con la creta, di forma circolare e alta sempre 3 centimetri.
Alla fine di quei numerosi assaggi, che risultarono abbondanti tanti quanti un ricco pranzo, ci venne servita una splendida torta di castagne e mandorle dolci, dove ci abbinai quel delizioso Passito di Sagrantino a coronamento di una differente ma gustosissima festa di compleanno.
I miei migliori complimenti per come hai impostato questo pranzo, a volte le cose più semplici concedono dei piaceri al palato allo stesso livello dei grandi piatti della cucina nazionale – dissi a Max.
‘‘ E il vino, ho scelto altrettanto bene ? ’’. ‘‘ Che posso dire Max, il Sagrantino è uno spettacolo di vino.
Non è una mia esagerazione o voluta decantazione di quel capolavoro spoletino : provarlo per crederci.
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Plinio il Vecchio raccontava di una uva denominata ‘‘ Itriola ’’, tipica dell’ Umbria e in cui qualcuno pensa di riconoscere l’ attuale Sagrantino.
Nel Rinascimento i vini prodotti in questa zona erano molto apprezzati nelle mense dei Papi e di vari Governatori, come evidenzia uno scritto di elogio dal Provveditore della Fortezza di Perugia.
Ma se le comunità religiose contribuirono ad uno sviluppo economico dell’ intera regione, lo Stato papale lo pregiudicò con pesanti repressioni per l’ annessione della regione allo Stato della Chiesa.
Nei secoli successivi, però, la fama del vino Sagrantino rimase inalterata anche se il consumo spesso era confinato al ristretto ambito locale. Ma con la D.O.C. del 1980 ed in particolare la D.O.C.G. del 1992, a questo vino si sono presentate opportunità di successo commerciale sia sul mercato italiano che su quello estero.
Per la produzione del Sagrantino di Montefalco si utilizza il vitigno omonimo in purezza e a volte un apporto di Trebbiano Toscano in misura non maggiore del 5 %.
È previsto un invecchiamento minimo di 31 mesi, dei quali almeno 12 in botte, prima della commercializzazione.
Esiste anche la versione Passito ottenuto dall’ appassimento delle uve provenienti dagli stessi vitigni del Sagrantino tradizionale.
Il Passito ha un bouquet simile alla varietà precedente, il sapore è abboccato, piacevolmente corposo.
Nella sua veste più classica il Sagrantino accompagna preparazioni di carni saporite ed elaborate, oltre a capi nobili di selvaggina e di cacciagione.
CARATTERISTICHE DEL SAGRANTINO DI MONTEFALCO
GRADAZIONE ALCOLICA : - Sagrantino 13 gradi Passito 14,5
COLORE : - rosso rubino tendente al granato con l’ invecchiamento
TEMPERATURA DI SERVIZIO : - Sagrantino 18 – 20 gradi Passito 16 – 18
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Perugia, Corso Vannucci, Bar Medioevo : uno dei posti preferiti per godermi, quando possibile, alcune ore di riposo, guardando il continuo flusso di persone che sempre movimentano la più bella passeggiata della mia città.
Un giorno stavo là in compagnia di Mario, un noto sommellier della zona, conversando sopra il vino e la recente acquisizione della D.O.C.G. del suo preferito : il Torgiano.
‘‘ Da giovane ero appassionato dell’ ‘‘ Odissea ’’ Giovanni, le avventure di Ulisse mi conquistarono, specie quella con Polifemo.
Ecco Ciclope, ora che hai mangiato la carne dell’ uomo, bevi del vino : saprai così quale bevanda stavamo nascondendo nella nave.
Se per te tutto è cominciato da quell’ anno del militare, per me tutto partì dal mio eroe preferito ’’.
‘‘ Come Mario, spiegati meglio ?! ’’.
‘‘ Ero talmente affascinato da quel romanzo che pensai : - Se Ulisse sconfisse il gigantesco Polifemo con l’ aiuto del vino, forse anche io con una bottiglia posso riuscire a conquistare quella donna che tanto mi interessava - .
Quella donna oggi è mia moglie.
Continuammo a parlare in totale apnea fino all’ imbrunire.
Tra un mese ci sarà una degustazione di Torgiano Chardonnay nel museo del vino, vuoi partecipare ? – mi chiese.
Ovviamente un mese dopo stavo là.
Sono conservate delle brocche, dei vasi ittiti, dei bronzi etruschi, delle anfore vinarie e dei vetri risalenti all’ epoca romana, che testimoniano la notevole presenza del vino nelle civiltà dei paesi del Mediterraneo.
Il museo ospita inoltre anche una grande raccolta di ceramiche sempre inerenti al vino e dei manufatti che vanno dall’ età medioevale sino ai giorni d’ oggi.
Una ricca collezione di incisioni e disegni comprendono numerose opere di autori antichi e contemporanei, come Picasso ad esempio.
Immersi in quei tesori, gli invitati già stavano degustando le varie bottiglie di Torgiano presenti in una tavola imbandita dentro una delle sale.
La mia idea del giorno precedente era quella di sperimentare ogni Torgiano presente che ancora non conoscevo, ma ricordo perfettamente che il fastidioso mal di testa di quel sabato mi tolse gran parte del piacere che provavo alla scoperta di nuovi prodotti enologici.
L’ antipatica emicrania comunque non ostacolò più di tanto di apprezzare quel profumo delicato, caratteristico, molto gradevole, meravigliosamente elegante, con un sapore asciutto, pieno e superlativamente aristocratico.
Non mancarono le occasioni in futuro per degustare altri vini di Torgiano, orgogli vinicoli della mia regione.
La brevissima distanza che separa Torgiano dal mio piccolo paese aiutò anche in questo.
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La più piccola zona viticola D.O.C. dell’ Umbria, posta in un ristretto numero di colline nei pressi della confluenza tra i fiumi Tevere e Chiascio e nei dintorni della cittadina medioevale di Torgiano, da origine al primo vino D.O.C. della regione ( Torgiano Rosso ) ed al primo vino D.O.C.G. ( Torgiano Rosso Riserva ) della regione stessa.
La composizione del suolo, il clima favorevole e l’ ottima esposizione al sole, rendono le colline di Torgiano particolarmente vocate alla coltura della vite e alla produzione di eccellenti vini.
Le origini sono millenarie e le tecniche di coltivazione tipicamente etrusche ( viti abbinate ad alberelli ) hanno resistito in molte zone sino alla metà del secolo passato.
L’ importanza del vino ha sempre assunto dimensioni importanti nell’ economia di Torgiano, al punto che già nel Medioevo ‘‘ Gli Statuti di Torgiano ’’ prevedevano sanzioni particolarmente severe per chi danneggiava uve e vigneti.
Arrivando agli ultimi decenni, la D.O.C. del 1968 ha raddoppiato gli stimoli dell’ unica azienda vinicola di questo vino, che contribuì in modo determinante alla creazione nel 1974 del ‘‘ Museo del vino ’’ in Torgiano.
Questo museo, luogo di visita per gli appassionati del vino di tutto il mondo, presenta reperti archeologici etruschi e romani decisamente interessanti, vecchie strutture vinicole, e una serie di maioliche di età medioevale, barocca e rinascimentale, riguardanti tutte il vino che lo raffigurano nella salute, nell’ alimentazione e nella mitologia.
La consacrazione di tutta questa storia prestigiosa e a tutti gli sforzi effettuati per il raggiungimento della grande qualità del Torgiano di oggi, arrivò nel 1991 con la qualifica massima dei vini italiani : la Denominazione di Origine Controllata e Garantita alla varietà Torgiano Rosso Riserva.
La continua ricerca nelle sperimentazioni di nuovi vitigni come lo Chardonnay, il Pinot grigio, il Pinot Nero, il Riesling Italico e il Cabernet Sauvignon, ha portato oggi a Torgiano una serie di vini veramente notevole che arricchiscono sempre di più la fama di questa zona.
Il Torgiano Bianco che nasce dalle vinificazioni del Trebbiano Toscano ( tra il 50 e il 70 % ), il Grechetto ( 15 – 35 % ) e la Malvasia Toscana, Malvasia bianca di Candia e Verdello ( fino a un massimo del 15 % ).
Ha un profumo molto gradevole e vinoso, il sapore è fresco, leggermente fruttato, piacevolmente acidulo.
È un classico bianco da abbinare a preparazioni leggere di verdure o di pesce, oppure a dei formaggi freschi.
Per il Torgiano Rosso e Rosso Riserva, il Disciplinare prevede l’ utilizzo del Sangiovese ( 50 – 70 %), il Canaiolo ( 15 – 30 % ), il Trebbiano Toscano ( sino al 10 % ) ed eventualmente altri vitigni come il Ciliegiolo e Montepulciano ( per un massimo del 10 % ).
Nella versione Riserva inoltre è previsto un invecchiamento minimo di 36 mesi nei luoghi di produzione, prima della immissione nel mercato.
Ha un bouquet vinoso e delicato, intenso e penetrante quando invecchiato, il sapore è asciutto, di giusto corpo, armonico, equilibrato e strutturato.
Il Torgiano Rosso accompagna carni arrostite, pollame cotto nel forno, carni bianche con preparazioni saporite ed elaborate, e formaggi saporiti di media e lunga stagionatura.
Il Riserva dopo 5 anni diventa più armonico e avvolgente, oltre che alle stesse portate del Rosso accompagna perfettamente la selvaggina di pelo in generale.
CARATTERISTICHE DEL TORGIANO
GRADAZIONE ALCOLICA : - Bianco 11,5 gradi Rosso 12 Rosso Riserva 12,5
COLORE : - Bianco – giallo paglierino brillante Rosso – da rosso rubino brillante a rosso rubino con
sfumature aranciate quando invecchiato
TEMPERATURA DI SERVIZIO : - Bianco 10 gradi Rosso 16 – 18 Rosso Riserva 18
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Se devo rispondere alla domanda ‘‘ Qual’ è il vino che hai più volte degustato ? ’’, non avrei il minimo dubbio : il Bianco e il Rosso dei Colli Perugini.
La notizia della mezza rinuncia nel continuare ad essere un discreto produttore di vino, raggiunse velocemente anche Stefano, grande amico di mio padre, il quale proprio in quel periodo aveva bisogno di un venditore per le sue D.O.C. Colli Perugini.
‘‘ Perché no Stefano, ma non posso dedicarmi a tempo pieno alla tua azienda, visto che ho anche un’ altra attività da seguire ’‘.
Seguì una lunga discussione fino a notte inoltrata, alla fine trovammo un accordo sul periodo di tempo settimanale che io potevo dedicare a quella nuova esperienza.
Una esperienza che all’ inizio consisteva nel contattare telefonicamente eventuali nuovi clienti di ogni parte d’ Italia, comportando di tanto in tanto anche qualche viaggio verso sedi di importanti reti di supermercati o di enoteche, o anche più semplicemente verso alcune piccole realtà, soprattutto del Centro e del Nord Italia.
Questo lavoro capillare e attenzioso diede dei buoni risultati al punto che nel 1990 Stefano mi fece una proposta per occuparmi dei suoi vini a tempo pieno e non più appena qualche ora alla settimana.
Tra contabile e venditore di una concessionaria di auto, lavoro che svolgevo fin dal 1983, e venditore di vini, oltre tutto di grande qualità, optai per la seconda ed entrai ufficialmente nell’ azienda di Stefano.
Furono anni determinanti per il mio affinamento al vino e per questo devo ringraziare il mio ‘‘ vecchio ’’ datore di lavoro, visto che ho avuto l’ opportunità di degustare numerosi vini d’ Italia, e partecipare a varie fiere, riunioni e presentazioni, dove ho potuto approfondire la storia e la cultura vinicola di tutte le regioni d’ Italia.
L’ ufficio di Stefano era una vera e propria biblioteca enologica e molto spesso gli chiedevo in prestito qualche libro di vinificazione, di specifiche regioni o di specifici vini.
Fu proprio con Stefano che effettuai il mio primo viaggio all’ estero per una vendita di una certa quantità di vini, nel 1991 a Marsiglia in Francia.
Coraggio Giovanni, fra qualche giorno prendi il camioncino della ditta e ti fai un viaggetto – mi disse Stefano una mattina.
Ma non costa meno procurare uno spedizionere ? – risposi sorpreso.
‘‘ La differenza maggiore sarà compensata da una premurosa consegna del vino più la possibilità di vedere con i nostri occhi la struttura di questo cliente, perlomeno la prima volta ’’.
Fu la prima consegna di un rapporto felice e duraturo.
Avevo una infinità di depliant, bottigliette di 375 millilitri di tutti i vini che Stefano produceva, un album di foto che narrava la storia totale dell’ azienda, più alcuni prodotti alimentari da omaggiare alle importatrici interessate ; oltre a tutto questo alcuni quaderni contabili da compilare per una eventuale nascita di una relazione commerciale.
L’ investimento di Stefano su quel mio viaggio ebbe un ritorno grazie a Lucio, un simpaticissimo paulistano discendente del nobile popolo giapponese, il quale si convinse sul possibile successo di quel vino umbro nei ristoranti di San Paolo.
Dopo la vendemmia del 1994 ricevetti una offerta da una rete di supermercati sempre per il settore vini, alla quale era impossibile resistergli.
Mi sentivo come se fossi stato un giocatore di calcio di Serie B ( ma non per questo considero l’ azienda di Stefano di categoria inferiore ) e improvvisamente con una proposta da una squadra di Serie A e con forti ambizioni al titolo.
Terminò quindi dopo dodici anni la relazione diretta con i vini della mia città.
Ringrazio il mio ‘‘ vecchio ’’ per quei passaggi fondamentali di padre un figlio sulle nozioni basiche della vite e del vino, ringrazio Stefano per l’ opportunità concessami di lavorare nella sua azienda, per tutte quelle degustazioni, per le tante bottiglie di Colli Perugini regalatemi, e soprattutto ringrazio tutti e due per aver fortificato quel piacere che un calice di vino già mi concedeva da tempo.
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Nelle colline dell’ Umbria centrale, a Sud di Perugia e alla destra del fiume Tevere, si estende la zona di produzione dei vini ‘‘ Colli Perugini ’’.
Qui le differenze di clima e di terreni, nonché di ottima esposizione solare, hanno creato dei favorevoli habitat sia per i classici vitigni della zona che per quelli nuovi soggetti a delle nuove sperimentazioni.
I vitigni a bacca rossa prevalenti nella zona dei Colli Perugini sono il Sangiovese, il Montepulciano, il Merlot, il Barbera e il Ciliegiolo.
Nell’ ambito dei frutti a bacca bianca al Trebbiano Toscano che è il più diffuso, si affiancano il Grechetto, il Verdicchio, il Garganega, la Malvasia del Chianti e il più recente Chardonnay.
Da un punto di vista storico e ampelografico è interessante rilevare che in queste zone sono ancora presenti, anche se in basse quantità e non molto utilizzati, dei vitigni autoctoni e secolari come il Pecorina, il Lupeccio, il Mostiola e il Tintarolo.
Per questa D.O.C. sono da considerarsi esclusi i vigneti ubicati in terreni di piano o fondovalle, e quelli ad una quota superiore i 450 metri sul livello del mare.
Le tre denominazioni D.O.C. dei Colli Perugini sono il Bianco ( Trebbiano Toscano 65 – 85 %, Verdicchio, Garganega e Malvasia del Chianti 15 – 35 %, il Malvasia non oltre il 10 % ), il Rosso ( Sangiovese 65 – 85 %, Montepulciano, Ciliegiolo, Barbera e Merlot 15 – 35 %, il Merlot non oltre il 10 % ) e il Rosato ( stessi uvaggi del Rosso ).
Il Bianco presenta un odore etereo, gradevole, molto fine, al gusto si presenta asciutto, fresco, leggermente fruttato ; si sposa alla perfezione con antipasti di mare, piatti di pesce e crostacei, indicato anche come aperitivo.
Il Rosso ha un profumo delicato, vinoso, caratteristico, il sapore è asciutto, sapido, mediamente corposo ; ideale con paste vigorose, arrosti e grigliate e selvaggina di piuma.
Il Rosato ha un bouquet fine, fruttato, delicato, vinoso, il sapore è asciutto, fresco, armonico, morbido e vellutato, invitante perché particolarmente beverino ; si associa stupendamente ad antipasti misti a base di salumi, primi piatti leggeri non speziati, e carni arrostite o grigliate, specialmente quelle di maiale.
CARATTERISTICHE DEI VINI DEI COLLI PERUGINI
GRADAZIONE ALCOLICA : Bianco 11 gradi Rosso 11,5 Rosato 11,5
COLORE : Bianco – giallo paglierino con riflessi verdognoli Rosso – rosso rubino più o meno intenso tendente al granata se invecchiato Rosato – rosa salmone più o meno intenso
TEMPERATURA DI SERVIZIO : Bianco 10 – 12 gradi Rosso 16 – 18 Rosato 12 – 14
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