sábado, novembro 04, 2006

Capitulo 31 : Come acquistare un vino


COME ACQUISTARE UN VINO

Acquistare un vino è un piacere indiscutibile per chi come noi ne siamo appassionati.
Ma anche per coloro che nutrono un interesse minore, comprare una bottiglia di “ nettare dell’ uva “ può rappresentare un raro momento di concentrazione e di relax, che allontana dal tran-tran quotidiano.
Rosso o bianco ?

Secco o amabile ?
Qual’ è l’ azienda che mi da maggiori garanzie sulla qualità?
E qual’ è l’ annata ideale nella scelta di questo o quel vino ?
Sono tutte domande che passano velocemente quando, non essendo aiutati da una specifica occasione, ci piace comprare una bottiglia per incrementare la nostra collezione.
Ma quali sono i luoghi migliori da prendere in considerazione per acquistare del vino ?
Il produttore, senza dubbio, al primo posto, ma anche una enoteca, un piccolo mercato o un ipermercato sono tutti punti commerciali sempre di più all’ avanguardia e ben organizzati.
Per chi ha la fortuna di averne qualcuno vicino o di poter viaggiare, visitare la zona vinicola di un produttore significa penetrare in uno dei luoghi in cui nasce il vino.
Significa cioè scoprire un territorio, la sua storia, i suoi vigneti, ma soprattutto conoscere i viticoltori e i loro prodotti.
Assaggiare un vino nella cantina di una piccola, media e, quando possibile, di una grande azienda, la nostra degustazione guadagnerà in fascino e cultura.
La degustazione proposta dal viticoltore segue una intelligente e ragionata progressione sottoposta a una unica regola: il vino nuovo non deve mai far rimpiangere il precedente.
Ovviamente il produttore conosce bene i propri vini e non si sbaglia.
Questa progressione conduce inevitabilmente al vino migliore, ma anche certamente al più caro.
Nonostante l’ atmosfera che vivremo sarà senz’ altro simpatica e accogliente, nella nostra degustazione dovremo saper resistere.
Non farci influenzare e soprattutto essere convinti del vino che stiamo assaggiando, saranno le nostre regole principali.
Anche se si ama abbinare vini e prodotti del territorio, sarà bene evitare di mangiucchiare ciò che talvolta viene proposto, come le noci per esempio.
Infatti questi frutti, con la loro astringenza naturale hanno la facoltà di cancellare o almeno coprire gli eventuali difetti del vino.
I prezzi praticati direttamente dal produttore sono in linea di massima interessanti, in quanto si evitano gli intermediari.

La regola ha tuttavia delle eccezioni.
Quando i vini sono venduti anche dalla grande distribuzione, può capitare di pagarli più cari proprio presso lo stesso produttore.
In alcuni casi, per non danneggiare i rivenditori locali, loro principali clienti, i produttori applicano un prezzo superiore a quello finale di mercato.
Un certo numero di produttori di gran marca, infine, non vende direttamente ai privati.
In determinati casi, al contrario di vini già imbottigliati, può risultare interessante l’ acquisto diretto dal produttore di una certa quantità di vino “ sfuso “.
Va detto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di vini destinati a consumo corrente, di qualità media, ma non è escluso trovarne alcuni pregiati.
Per lo più sono vini da bere in breve tempo; d’ altra parte nulla ci impedisce di provvedere personalmente al loro imbottigliamento, per poi conservarli in cantina.

È piuttosto raro che vini di grande qualità siano venduti sfusi.
Comprare vino sfuso può significare soprattutto di economizzare anche fino al 30 %, ma anche di degustare il vino ancora nei fusti, prima di compiere la scelta.
È spesso possibile inoltre, visitare gli impianti e i vigneti, il che consente di farsi un’ idea delle condizioni della proprietà, delle uve e delle cure che vengono prestate ai vini durante la loro elaborazione.
I periodi migliori per l’ acquisto di vino nei luoghi di produzione sono due: all’ inizio della primavera e verso la fine dell’ autunno.
Tra la fine di febbraio e i primi di aprile, durante l’ inizio del ciclo lavorativo delle piante, sono disponibili i vini della vendemmia precedente.
Il produttore in questo periodo ha bisogno di realizzare e pratica prezzi generalmente assai più convenienti.
In autunno, dopo la vendemmia, la cantina è ben rifornita, a volte anche troppo; è quindi nell’ interesse del produttore alleggerirla.
Anche se non si tratta di acquistare vini di prestigio, è indispensabile adottare alcune cautele.
Se il produttore ha un solo vino da proporvi, degustatelo con attenzione prima di prendere una decisione.
Conviene ricordarsi che raramente il vino che un produttore vende sfuso è identico a quello che commercializza in bottiglia.

Com’ è logico, il vinicoltore seleziona sempre i vini meglio riusciti per destinarli all’ imbottigliamento.
Poiché non vi farà assaggiare quest’ ultimi, resterete privi di elementi di paragone.
Se invece l’ azienda vinicola dispone di varie tipologie di prodotto, non esitate a provare tutti i vini che propone sfusi.

Potrete fare la vostra scelta con cognizione di causa.
Se il vino verrà collocato in taniche di plastica dal contenuto di venti litri, al momento che sarà giunto a destinazione, cioè nella vostra cantina, sarà opportuno, anzi obbligatorio, travasarlo il più velocemente possibile.
Infatti non bisogna far sostare troppo a lungo in cantina o in un ripostiglio le taniche piene di vino: se il vino in contenitori di vetro non subisce alterazioni, a contatto con materiali plastici, che hanno sempre un più o meno accentuato odore resinoso e catramoso, può prendere dei gusti estranei ai suoi originari.
Allora addio profumi e sapori del nettare acquistato sul luogo di produzione e portato a casa con tanto amore.
Quando invece il vino verrà collocato in damigiane ( generalmente di 25 o 50 litri ), potremo conservarlo in questi contenitori per alcune settimane ( 2 – 3 ma anche di più ), dando così al vino un periodo di riposo necessario per depositare eventuali sedimenti sul fondo della damigiana.
Ricordiamoci di collocare la damigiana nel medesimo ambiente in cui avverrà l’ imbottigliamento ( la cantina stessa, se è abbastanza spaziosa ) evitando così ogni ulteriore spostamento, e verifichiamo sempre che il contenitore sia chiuso ermeticamente.
Se vi sorge il dubbio che la tenuta del tappo non sia perfetta ponete nella damigiana, sulla superficie del vino, un dischetto di “ flor-stop “che proteggerà il liquido dai rischi di “ fioretta “ ( membrana biancastra che tende a sbriciolarsi e che nasce in presenza di aria ) e di altre malattie.
Si tratta di un dischetto di paraffina che galleggia sulla superficie del vino e rilascia una minima dose di una sostanza naturale estratta dalla senape, che protegge il vino senza lasciare alcuna traccia, né di odore né di gusto.
Non comprate il vino sfuso se non avete la possibilità e l’ intenzione di imbottigliarlo: vi sembrerà forse un consiglio banale, ma non è così ; troppo spesso infatti, capita di acquistare più vino di quanto non si riesca poi a imbottigliare o senza poterlo imbottigliare al meglio.
Quando si decide di effettuare il travaso ( in una giornata di bel tempo, meglio se con la luna piena o crescente ), bisogna farlo in maniera completa, in modo da non lasciare la damigiana scolma o vuota a metà o per tre quarti.
È un errore spillare dalla damigiana il vino che volta per volta si decide di consumare, poiché si agevola sempre di più la formazione della fioretta e un conseguente inizio di acetificazione.
In ogni caso il trattamento e la conservazione del vino sfuso vanno affrontati solo da coloro che hanno una certa preparazione e sono dotati di molta costanza e pazienza.
I recipienti scelti per il travaso ( bottiglie, bottiglioni o fiaschi ) vanno lavati accuratamente e lasciati ben scolare, fino a quando non siano perfettamente asciutti, dopo di che vanno “ avvinati “ sciacquandoli con piccole quantità di vino, infine si procede al riempimento.
Se rimangono piccoli quantitativi d’ acqua nelle bottiglie o altri contenitori da voi prescelti, il pericolo di una alterazione si riallaccia.
L’ inconveniente più comune in questo caso è ancora la solita fioretta, fastidiosa a vedersi anche se sostanzialmente innocua.
Però da l’ impressione di un vino avariato, mentre non ci sono pericoli di tossicità, salvo il seccante sentore di aceto.

È chiaro a questo punto che le bottiglie, i fiaschi, i bottiglioni così riempiti, vanno poi a loro volta sigillati con tappi sempre di ottima qualità, possibilmente paraffinati o sterili.
La tradizione vuole che l’ epoca migliore per l’ imbottigliamento sia indiscutibilmente il mese di marzo, e ciò per una serie di motivi.
Qualsiasi vino, giovane o vecchio, rosso o bianco che sia, durante il periodo invernale deposita sul fondo del recipiente la maggior parte delle sostanze tenute in sospensione per cui, finito questo ciclo, alla fine dell’ inverno è maturo per passare in bottiglia.
La regola dell’ imbottigliamento marzolino quindi vale non soltanto per il vino nuovo, ma anche per vini di vendemmie precedenti destinati a passare dalla botte alla bottiglia.
Va considerato che nel periodo primaverile la temperatura è ancora fresca, per cui non c’ è il pericolo che le sostanze depositate ritornino in soluzione nel liquido sovrastante.
Tra l’ altro nel mese di marzo è facile imbattersi in belle giornate primaverili, tiepide, luminose, serene e senza vento, adatte all’ imbottigliamento.
Ricordo che il vino non è una cosa inerte, bensì una sostanza liquida viva, che si muove secondo particolari cicli.
Analizziamo ora l’ imbottigliamento per alcune tra le più classiche tipologie di vini.

- VINI BIANCHI :

Specie i bianchi secchi non sopportano l’ invecchiamento prolungato, perché la loro caratteristica principale è la freschezza.
Vanno pertanto imbottigliati, salvo eccezioni, proprio nel mese di marzo successivo alla vendemmia, a meno che non si tratti di vini bianchi di particolare pregio e struttura, che stanno in botte per affinarsi un anno in più.

- VINI BIANCHI DOLCI O AMABILI :

Bisogna fare attenzione perché la presenza di zuccheri in abbondanza costituisce motivo di scarsa stabilità.
Lo zucchero può fermentare e il vino sarà soggetto a intorpidirsi.
In questo caso occorre effettuare una o più filtrazioni, operazione questa che è meglio lasciar fare al produttore del vino.
Il cantiniere invece avrà cura di controllare che questi tipi di vini siano effettivamente pronti all’ imbottigliamento.

- VINI ROSSI :

Specie i grandi vini rossi secchi hanno bisogno di un lungo invecchiamento in botte prima di essere posti in bottiglia: generalmente questo periodo non è mai inferiore ai 18 mesi e va fino a quattro o cinque anni.
Durante questo periodo il vino acquista, per complessi fenomeni chimici, fisici e biologici, caratteristiche che prima non aveva e che non acquisirebbe se fosse posto in bottiglia anticipatamente.
Il vino rosso invecchiato va imbottigliato al momento giusto, non solo, ma va mantenuto in bottiglia almeno un anno, poiché durante questa permanenza affina maggiormente i caratteri acquisiti in botte.
Da un anno in avanti la bottiglia è pronta per essere stappata, per cui l’ abile cantiniere deve vagliare l’ opportunità di consumare le bottiglie più vecchie prima che si concluda il periodo di attesa delle “ maturande “.
Per i vini rossi dolci o amabili vale lo stesso discorso fatto per i vini bianchi dolci: bisogna cioè portarli a casa maturi per l’ imbottigliamento, per non rischiare intorbidamenti o altri difetti.
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Le bottiglie destinate a rimanere per un tempo lungo in cantina debbono contenere in ogni caso vini di gran corpo e di buona gradazione alcolica.
Dovranno avere anche un trattamento di tappatura perfetto, da eseguire subito.
Per ogni tipo di vino, al momento dell’ imbottigliatura, il riempimento va fatto in modo che, a tappatura ultimata, non rimangano meno di due centimetri di vuoto tra il livello superiore del liquido e la base inferiore del tappo.
Occorre sempre lasciare nel collo della bottiglia una giusta quantità d’ aria ed è un grave errore riempirla fino all’ orlo.
Questa precauzione importante ci cautelerà contro i fenomeni di natura ossido-riduttiva, assai nocivi al vino, durante il suo soggiorno che può essere considerato “ periodo di riposo “.
A questo aggiungo che anche il vino, come tutti gli esseri viventi, necessita di ossigeno ( una piccola parte ), importantissimo nella maturazione delle sue qualità.
Una bella serie di bottiglie imbottigliate in casa con le proprie mani, costituisce sempre un motivo d’ orgoglio per l’ appassionato cantiniere.
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Prima di avventurarci nell’ acquisto di un vino presso una enoteca o un supermercato, ritengo opportuno darvi alcune delucidazioni su due dettagli di assoluta importanza: saper leggere l’ etichetta di una bottiglia e conoscerne il millesimo.
Ogni buon vino deve essere accompagnato da una etichetta comprensibile e veritiera, riassumendo l’ esatto curriculum della bevanda e rappresentando contemporaneamente il biglietto da visita del vino stesso.
Per essere buoni conoscitori di vini occorre, oltre a un palato esercitato, anche la capacità di saper leggere e interpretare l’ etichetta.
Questo documento incollato sul dorso della bottiglia, in carta quasi sempre a più colori, più o meno finemente litografata, anche metallizzata, tutela a vista quel consumatore che non intende comprare i suoi vini a occhi chiusi.
Specialmente oggi il vino, che rappresenta un completamento dei consumi alimentari, è una voce che incide non poco sul bilancio familiare.
Va quindi vagliato e selezionato in anticipo per non incapppare in sorprese sgradite o amare delusioni: quando la bottiglia è stata comprata e stappata non si può certo riportarla al negoziante, a meno che presenti difetti macroscopici come muffe o sentori di rancio.
L’ etichetta dei vini è stata in questi ultimi anni molto snellita rispetto al passato: non è più carica di fronzoli come un tempo.
Intanto è bene sapere che chiunque venda al pubblico vini confezionati deve apporre sui recipienti una chiusura di garanzia.
Nel caso delle bottiglie, oltre al tappo, la chiusura dovrà essere completata da un sigillo di garanzia e relativa copertura in carta stagnola.
La legge prescrive poi di annotare sull” etichetta, autentico “ passaporto del vino “, una serie di indicazioni fondamentali, e cioè :

- la natura merceologica del prodotto ( vino secco, vino amabile, vino spumante, vino liquoroso, etc. ) ;
- il contenuto minimo garantito dal recipiente ;
- il nome della Ditta e la ragione sociale, con sede della cantina o dello stabilimento ;
- in maggiore evidenza, come elemento più importante, il nome completo del vino e l’ indicazione Vino da tavola o I.G.T. o D.O.C. o D.O.C.G., quando il vino ne ha diritto.


Una recente e importante modifica apportata alle legislazioni vinicole è stata l’ aggiunta accanto alle denominazioni D.O.C. e D.O.C.G. della “ Sigla europea “ V.Q.P.R.D. ( vini di qualità prodotti in regioni determinate ).
Anche nel caso dei vini comuni da pasto le indicazioni debbono essere fatte in modo da individuare la zona geografica di produzione, più o meno estesa ma ben determinata.
Non sono più possibili infatti, come accadeva frequentemente in passato, denominazioni generiche e superficiali come “ Vino bianco da pesce “ o “ Rosso da pasto “.
Anche il solo nome del vitigno ( Barbera, Sangiovese, Grignolino, etc. ) non è oggi più consentito se non con relative specificazioni.
Sono del pari vietate le denominazioni di fantasia tipo “ Vino del contadino “, a meno che non siano stati riconosciuti come marchi, come nel caso del “ Rosatello “ toscano ( vanno però aggiunte in etichetta quelle indicazioni geografiche atte a localizzare la provenienza del vino ).
L’ etichetta, per chi la legge attentamente, rivela anche altri particolari, oltre alle indicazioni principali.
La maggior garanzia, almeno sulla carta, è fornita da questa dichiarazione scritta: “ Vino imbottigliato all’ origine dal produttore “.
Se invece troviamo “ Vino imbottigliato nella zona di produzione “ la cosa comincia a essere diversa.
La distinzione è chiara : in questo ultimo caso non è il produttore delle uve che imbottiglia ma una persona o azienda diversa, presente però sempre entro i limiti della zona prevista dal disciplinare di produzione del vino in questione.
Se l’ imbottigliatore è serio ci si può comunque fidare.
L’ etichetta insomma deve essere lo specchio fedele del vino contenuto nella bottiglia : sapendola
leggere giustamente si può avere l’ esatta anticipazione di quello che si berrà dopo.

Per quello che riguarda il millesimo va detto innanzitutto che questa definizione non è altro che l’ annata del vino.
La qualità di un vino dipende essenzialmente da due fattori : favorevoli condizioni atmosferiche e buone tecniche di vinificazione da parte del produttore.
Quando si parte da buoni vitigni e ideali condizioni climatiche, il produttore non avrà molte difficoltà nel creare un ottimo vino.
Acquistando quindi un millesimo molto noto, i rischi che si corrono sono quasi inesistenti.
C’ è da aggiungere però che qualche buon produttore riesce a ottenere dei grandi vini anche in annate considerate mediocri.
In questo caso conviene informarci sui nomi delle aziende vinicole particolarmente qualificate e specializzate nella produzione di quello specifico tipo di vino.
La qualità in un vino però deve essere presente fin dalla vinificazione.
Non esiste nessun vinificatore al mondo che riesce a trasformare un giovane vino mediocre in un grande vino dopo averlo sottoposto a un perfetto invecchiamento.

Il fattore chiave di un vino è rappresentato dalla sua costituzione originaria :
- i grandi millesimi con uve perfettamente mature hanno una struttura ricca e complessa e migliorano regolarmente nell’ arco di – a seconda dei vini – uno, due, tre, cinque, dieci o anche venti anni ;
- i millesimi di buona qualità dopo l’ imbottigliamento si “ chiudono “ per mesi o anni, prima di riaprirsi per esprimersi nuovamente ;
- i millesimi più modesti vanno bevuti negli anni che seguono il loro imbottigliamento, in questa fase sono ancora dominati dagli aromi delle uve e offrono il massimo delle loro qualità.

Non ha senso pertanto invecchiarli per molto tempo in cantina in quanto il loro apogeo risulterà essere più vicino rispetto a stessi vini ma di millesimi di grande qualità.

Il saper leggere un’ etichetta e conoscere il millesimo di alcuni tra i vini ai quali siamo interessati, ci potrà aiutare e di molto quando decidiamo di comprare del vino in un supermercato.
Essendo diventata in questi ultimi anni un’ abitudine diffusa l’ acquisto di vino in grandi catene di distribuzione, i supermercati o gli ipermercati dedicano sempre più maggior spazio alle bottiglie delle aziende vinicole.
Oggi inoltre alcuni grandi magazzini cominciano a migliorare il reparto destinato ai vini, collocando le bottiglie coricate, lontano da rumori e odori, luce bassa, in rare occasioni addirittura con impianto di condizionamento aria e dipendente specializzato in appoggio alla clientela.
Nelle catene delle grandi distribuzioni si incontrano molte volte prezzi vantaggiosi ( non di raro alcune bottiglie sono più economiche che dal produttore stesso ) specialmente nell’ ambito dei vini ordinari dove la scelta è ampia.
Tuttavia nei grandi supermercati è difficile reperire vini eccezionali e se consideriamo il fatto che molte bottiglie ( specie quelle frontali ) vengono mosse dai clienti decine di volte ogni giorno e sottoposte alla luce per molte ore, in vari casi anche ventiquattro al giorno, non tutti vedono l’ acquisto di una bottiglia di vino in un grande magazzino un buon affare.
Va però detto a questo proposito che la rapidità della rotazione di questi punti vendita è così grande che il contenuto delle bottiglie raramente risulta deteriorato dalla precarietà della presentazione.
Ricordiamoci che in mercati di grandi dimensioni, di fronte a centinaia di bottiglie, difficilmente avremo l’ aiuto di uno specialista nella scelta di un vino.
Dovremo quindi affidarci a noi stessi usando intelligenza nel valutare le autentiche “ occasioni “ che a volte possiamo incontrare.

Il discorso cambia quando ci rivolgiamo a una enoteca.
Intenditore e appassionato ricercatore di vini, l’ enotecario ha un assortimento di svariate centinaia di piccole, medie e grandi aziende produttrici, tutte esplorate personalmente.
Da amante del vino e profondo conoscitore dell’ argomento, l’ enotecario ci saprà guidare sia nell’ abbinamento tra vini e cibi che nell’ allestimento della nostra cantina.
Entrare in una enoteca “ qualificata “ rappresenta la miglior occasione per scoprire vini nuovi, prodotti per la maggior parte da piccole realtà sconosciute; vini generalmente di qualità che ci aspettano per uscire dalle nostre bottiglie abituali.
Ma che sia veramente qualificata però la nostra enoteca.
Non bisogna confonderla infatti con quelle che si accontentano di vendere i vini più famosi dei soliti nomi ( peccando di fantasia e originalità ) o la succursale di una grande catena di distribuzione, dove il gerente è obbligato a proporre solo dei determinati tipi di vino, alcuni dei quali, talvolta, né personalmente testati.
Stabilire un rapporto di fiducia con una enoteca qualificata e di conseguenza con il suo enotecario, significa trovare un vino giusto per ogni nostra esigenza.

Un’ altra possibilità, più rara, per comprare del vino è rappresentata dalle aste.
L’ antiquariato vinicolo è molto diffuso nei paesi anglosassoni e in Francia, meno in Italia.
A Londra Christie’s organizza non meno di venti aste all’ anno per vini da collezione.
Questo amore per il vino antico non si traduce però in esborsi clamorosi : accanto ai più pregiati pezzi da museo vengono venduti vini invecchiati delle migliori annate a prezzi abbordabili per soddisfare l’ amatore e non certo per “ rovinarlo “.
Non bisogna credere che il fatto di possedere una bottiglia antica offra la possibilità di realizzare una certa cifra.
Bisogna trovare prima di tutto l’ occasione di vendita e poi l’ amatore, il che non è facile, perché di veri collezionisti che per giunta ripongono in noi anche totale fiducia nel come abbiamo conservato quella bottiglia speciale, non se ne trovano tutti i giorni.
Oggi però con l’ enorme diffusione dei computer e di Internet, le possibilità di vendita di oggetti da collezione e di valore si sono decuplicate.
Spesso queste bottiglie di antiquariato vengono collegate a fatti memorabili.
Quando il Generale De Gaulle andò in Italia nella sua storica visita del 1959 portò in dono al Presidente della Repubblica, in quell’ epoca Giovanni Gronchi, una magnifica bottiglia di Bordeaux del 1859.
Quel cimelio vinicolo celebrava, simbolicamente, il centenario della battaglia di San Martino e Solferino che concluse la Guerra d’ Indipendenza.
La bottiglia fu stappata durante il pranzo d’ onore e chi bevve in quella occasione un poco di quel vino assicura che era ancora valido per il palato.
Questo episodio può soddisfare, in parte, la domanda di coloro che sono curiosi di sapere se un vino centenario è ancora bevibile: dipende molto dalla struttura del vino stesso e da come è stato conservato.
Lo stesso dicasi anche per vini di minore veneranda età, ma che abbiano al loro attivo più di venti anni.
Fino a questa età infatti una bottiglia di vino da lungo invecchiamento, conservata nei giusti modi, tiene di solito abbastanza bene.

Comunque il vino, per quanto prezioso e raro esso sia, ha i suoi limiti di resistenza: non può restare cosí a lungo imprigionato in un recipiente di vetro.
Anno per anno, dapprima impercettibilmente e poi in modo sempre più vistoso, comincia a decrescere di volume, cioè si spoglia e le sue strutture si smembrano, mentre in parte evapora.
Ed è per questo che, quando si trovano vecchie bottiglie dimenticate dai nonni in cantina, sono dimezzate di contenuto.
Per portare un vino a camminare nel corso dei decenni, fino a farli raggiungere una età secolare, occorrono particolari accorgimenti che solo i cantinieri delle aziende più famose sono in grado di mettere in pratica.
I cantinieri del Barone Philippe Rotschild, in Francia, per i vini che hanno sorpassato l’ età media raggiungibile e di cui interessa tenere una partita – perché magari si è trattato di un millesimo famoso – ogni cinque o sei anni provvedono a stappare le bottiglie, a fare un’ aggiunta di una piccola quantità di vino giovane e a ritapparle con un nuovo tappo di sughero : questa calcolata immissione di fresche energie nel vecchio vino ha un poco l’ effetto di un trapianto.
Un sistema sul genere francese è stato adottato anche in Italia e più esattamente nella zona di Montalcino in Toscana; il Brunello revisionato periodicamente ha superato anche i cento anni, guadagnandosi il titolo di vino più “ longevo “ d’ Italia.
Ed è con questa tecnica che sono state portate fino ai giorni nostri delle bottiglie di vino che erano state vinificate ai tempi dell’ invasione tedesca in Francia, nel corso della guerra del 1870, o negli anni successivi alla unificazione del nuovo “ Regno d’ Italia “.
Il collezionismo dell’ amatore privato è un pò difficile che possa arrivare a questi punti.
Per ornare comunque la cantina con qualche gioiello vinicolo, si può di tanto in tanto fare rifornimento presso qualche produttore che si occupi di vino per tradizione familiare.
Prima però di procedere all’ acquisto sarà bene che ogni appassionato si munisca di qualche tabella che certifichi la validità delle annate.
Prendiamo come esempio uno dei vini più citati dai collezionisti, il Barolo.
Ebbene le annate eccezionali nel dopoguerra sono poche : 1947, 1958, 1961, 1971, 1982, 1985, 1990, 1995.
Bisogna quindi sapersi regolare.
C’ è una scala di valori per i vini vecchi o vecchissimi che va seguita : non ha molto senso portare a lunghissimo invecchiamento un vino che non esca da una annata, se non eccezionale, perlomeno buona.
Prendiamo ora un altro caso : il già citato Brunello di Montalcino.
Le annate considerate eccezionali sono 1955, 1961, 1964, 1975, 1985, 1988, 1990, 1993.
I vini italiani da grande collezione sono da ricercare tra quelli da grande invecchiamento elencati nel Capitolo 15 “ La sua cantina “, paragrafo “ Divisione per regioni “, ma può essere razionalmente allargata anche ad altre voci vinicole meno o poco usate, non facilmente rintracciabili e che, appunto per questi motivi, possono diventare dei veri gioielli, come è il caso sempre più frequente dei “ Super toscani “.
Non è necessario riporre come tesori i vini che vanno bevuti nel giro di due tre o anni.
L’ importante è avere in cantina una gamma di voci plurime, che possano servire in tutte le circostanze, per accompagnare un capo di selvaggina o un’ aragosta ricevute in regalo, oppure un piccolo capolavoro eseguito per festose ricorrenze dal proprio pasticciere di fiducia.
Ultimo suggerimento : attenti ai prezzi delle bottiglie di antiquariato.
Non fatevi trascinare dal gioco se partecipate a un’ asta.
Siate prudenti : quello che non avete oggi in cantina lo potrete trovare domani magari attraverso qualche scambio con collezionisti che stanno andando in cerca proprio di quella bottiglia che potrete cedere voi, avendone in abbondanza.

In alcuni casi può rendersi necessaria una esatta valutazione commerciale di una cantina.
Stabilire il prezzo di una bottiglia, vecchia o nuova che sia, è indiscutibilmente un lavoro da esperti professionisti.
Ma in quali casi può essere necessario ricorrere a un esperto ?
In primo luogo collocherei il semplice fatto di conoscere il valore della nostra cantina.
Attenzione !
Valore creatosi naturalmente solo dopo qualche anno dalla creazione e con la presenza di vini invecchiati.
Può accadere anche di sottoscrivere un contratto di assicurazione per la cantina, in questo caso la Compagnia esige una corretta valutazione da parte di un professionista.
Quando si intende, inoltre, vendere o acquistare delle bottiglie con scambi tra privati, e non si ha la minima idea di quanto sia il prezzo.
Può succedere infine che venga ereditata una cantina e, se sono presenti più eredi, risulterà indispensabile che loro sappiano il giusto valore del lascito.
L’ esperto interpellato, reperibile presso le associazioni di sommelier, dovrà conoscere alla perfezione ogni millesimo, stabilire nella massima discrezione lo stato di ogni bottiglia, quante bottiglie sono state prodotte e quante ne circolano ancora nel mondo intero di quello specifico tipo di vino e produttore incontrato nella cantina, la serietà dell’ azienda produttrice e altre valutazioni che entrano direttamente solo nelle loro conoscenze e competenze.
Un’ avvertenza : il costo da sostenere per un servizio del genere non è basso.
È opportuno ricorrervi quindi solo quando ne vale veramente la pena.

Per concludere questo capitolo dedicato interamente all’ acquisto di un vino, voglio tornare velocemente alle etichette delle quali ho precedentemente parlato, uscendo un poco dalla continuità del discorso.
Come ciliegina sulla torta nella vostra ricca e accessoriatissima cantina ponetevi anche un bel classificatore ( tipo quello dei francobolli ) contenente varie etichette di bottiglie che sono uscite dalla vostra “ casa del vino “ per finire direttamente in tavola.
Quando possibile scriveteci vicino l’ occasione o gli amici con i quali avete consumato quella bottiglia.
Potrete anche classificarle per regioni, per Stati, per temi trattati ( animali, piante, storiche, fantasia, etc.) o più semplicemente in ordine cronologico.
Insomma potrete adottare qualsiasi criterio che rispecchi i vostri gusti.
Non ha nessun fine commerciale perché le etichette fino a oggi non sono quotate, ma può diventare un gioco appassionante.
Una passione che probabilmente vi porterà anche al chiederle ad alcuni amici che comprano vino o a procurarle personalmente in qualche visita presso un produttore.
Per staccare una etichetta dalla bottiglia vuota è sufficiente immergerla in acqua tiepida per alcuni secondi.
Non usate colla di nessun tipo per riporle nei classificatori : potrebbe danneggiare i vostri piccoli tesori.

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