quarta-feira, novembro 01, 2006

Capitulo 33 : Vino e salute


VINO E SALUTE


Il vino, prescindendo dai danni che possono essere causati dall’ alcool in esso contenuto, è uno degli alimenti più complessi.
Infatti se in tutti gli altri ( latte, farina, carne, pesce, etc. ) i costituenti si limitano a qualche decina, nel vino se ne trovano varie centinaia, per cui – a parte le caratteristiche gustative e olfattive – i suoi effetti sul metabolismo umano sono assai vari e molteplici.

Fino a non molti anni fa l’ alcool era condannato all’ unaminità e anche un modesto bevitore di vino era catalogato frettolosamente come un alcolatra.
È fuori discussione che il vino come una qualsiasi altra bevanda alcolica o superalcolica, è da considerare come uno stimolante a causa dello stato euforico indotto dalle abbondanti libagioni, ma in realtà esso, per il suo contenuto alcolico, ha effetto deprimente sul sistema nervoso centrale e, quando consumato in eccesso, diventa dannoso per vari organi principalmente fegato e cervello.
Tuttavia il vino bevuto in quantità moderata da soggetti adulti ha vari effetti positivi per l’ organismo umano.
Questo lo sapevano già gli antichi popoli della terra dove, ed è la storia che lo racconta, malattie come la malaria, anemie, peste, ma anche ferite, venivano curate con infusi o tinture a base di vino.
Furono i Romani che, oltre a diffondere la coltivazione della vite in tutto l’ Impero, scoprirono già da allora gli effetti positivi del vino sul sistema cardiocircolatorio.

Oggi la medicina non si limita più solamente a condannare i danni creati dall’ abuso di vino, ma al contrario comincia a esaltarne gli effetti positivi che questa bevanda, quando consumata correttamente, può avere nel corpo umano.
Il vino stimola l’ appetito, favorisce la digestione, offre un apporto considerevole di vitamine, in particolare quelle del gruppo B, riduce il rischio di arteriosclerosi, diminuisce l’ aggregazione piastrinica nel sangue abbassando così il tasso di colesterolo e favorendo il sistema circolatorio e, grazie a due componenti ( quercitina e resveratrolo ) funge anche da anti cancerogeno.

Il vino non va ingerito a digiuno.

Lo stomaco che lo riceve, in presenza di alimenti lo assorbe in modo diverso.
Infatti il vino non segue nell’ organismo le abituali tappe della digestione come gli altri alimenti, dato che l’ alcool viene assorbito per diffusione a livello della prima porzione del tubo digerente ( stomaco e intestino tenue ) in maniera rapidissima, tanto è vero che solo dopo cinque minuti lo ritroviamo già nel sangue, soprattutto quando lo stomaco è vuoto.
Questa rapida diffusione porta l’ alcool a distribuirsi in tutti i liquidi e tessuti, acculumandosi in prevalenza nel tessuto nervoso ed è per questo che gli effetti più evidenti si svolgerebbero a livello cerebrale.
La presenza del cibo nello stomaco attenua notevolmente gli effetti dell’ alcool ritardandone l’ assorbimento.
L’ ossidazione, cioè il processo in base al quale l’ alcool viene scisso cessando così i suoi effetti, si svolge principalmente nel fegato e solo il due per cento circa della quantità ingerita sfugge a questo processo, venendo però regolarmente eliminato successivamente dai polmoni e dai reni.
Nel fegato esistono degli enzimi particolari che hanno la capacità di trasformare l’ alcool in aldeide acetica, la quale viene poi ancora trasformata per ulteriore ossidazione a livello di altri organi in anidride carbonica e acqua, facilmente eliminabili.
Nelle reazioni di ossidazione si producono le calorie.
Il valore calorico di un litro di vino può variare da circa 300 calorie ( vini secchi e di bassa gradazione alcolica ) fino a raggiungere un massimo di 1.400 ( vini dolci o liquorosi ).
Se consideriamo l’ apporto calorico che il corpo umano necessita quotidiniamente in base all’ individuo – in linea di massima tra le 2.000 / 2.200 e 2.800 / 3.000 calorie – vanno tratte le debite conclusioni sul consumo di vino giornaliero allo scopo di non introdurre calorie in eccesso che, oltre a provocare un aumento di peso, possono danneggiare il sistema cardiocircolatorio.
Il mio consiglio personale su questo è di limitarsi a un massimo di mezzo litro al giorno per i soggetti sedentari o anziani, e di 750 ml. per gli individui giovani, attivi e robusti.
Tornando al fegato la quantità di alcool che gli enzimi presenti in questo organo possono scindere in un giorno non supera i 60 – 70 grammi, corrispondenti a un litro di vino e che è da considerare pertanto come limite massimo giornaliero.
Quando l’ alcool è ingerito a digiuno o in quantità eccessive, il fegato non riesce a smaltirlo e lo trasforma in grassi che si depositano definitivamente nell’ organo.
Con il proseguire di abbondanti bevute si va a creare un pericoloso quadro clinico conosciuto come cerrosi epatica, malattia questa, molto grave e tipica dei soggetti alcolico-dipendenti.
Va però anche detto che l’ alcool non ha solamente effetti negativi per il nostro organismo, perché quando assimilato in corretta misura, esso lo utilizza come fonte d’ energia per i processi respiratori.
Gli altri effetti come sollievo all’ insonnia, agli stati depressivi e al dolore fisico, sono tutti transitori e non rivestono nessuna importanza per la soluzione del problema.
Come ho già evidenziato e non mi stancherò di ripeterlo, un uso corretto del vino prevede rigorosamente l’ associazione con il cibo.
Quando viene bevuto durante il pasto, il vino segue la fase digestiva degli alimenti e ne facilita la digestione stimolando la secrezione dei succhi gastrici dello stomaco.
In questo caso il vino viene assorbito lentamente ( da una a tre ore ) e la concentrazione dell’ alcool nel sangue sparisce molto rapidamente nelle quattro ore successive al pasto.
Quando occorre favorire i processi digestivi, specie nell’ età avanzata, quando, per l’ ipotrofia delle strutture ghiandolari, è diminuito il valore enzimatico dei succhi gastrici, bere vino stimola la secrezione di acido cloridrico nello stomaco e pertanto può riuscire utile nelle gastriti iposecretive.
Per lo stesso motivo, la sua somministrazione a piccole dosi prima dei pasti riesce a stimolare l’ appetito nei soggetti che soffrono di inappetenza e negli stati di convalescenza.

L’ età giusta per iniziare a bere del vino è a quindici anni ; è bene infatti attendere il completo sviluppo del fegato che permetta una regolare metabolizzazione dell’ alcool.
Un semplice assaggio comunque, a qualsiasi età, non può essere considerato nocivo.
In una donna l’ uso quotidiano deve aggirarsi tra i 250 e i 400/500 ml., dose minore rispetto all’ uomo, in quanto, per motivi ormonali, gli enzimi che effettuano la scissione dell’ alcool sono prodotti in misura inferiore.
Il vino non è consigliabile alle donne durante la gravidanza e l’ allattamento.
Per quello che riguarda gli anziani, chi ha sempre bevuto vino può continuare a farlo anche in età abbastanza avanzata, quotidiniamente perché no, purché in dosi moderate.
Per tutti gli altri è sufficiente una quantità che va dai 500 ai 750 millilitri alla settimana.
Una persiona anziana che consuma vino con attenzione e sapienza, oltre a favorire l’ apparato cardiocircolatorio, riduce, da recenti studi, anche il rischio del Morbo di Alzheimer.

È dunque il vino ( il rosso in particolare ) che con le sue componenti, attenua e di molto il rischio di varie malattie legate al sangue come il colesterolo, fenomeni embolici o arteriosclerosi.
Il vino infatti riduce la viscosità del sangue, impedisce la formazione di grassi nelle arterie, effettuando allo stesso tempo sia un controllo dei capillari assicurandogli elasticità, che una azione vasodilatatrice.
Delle ricerche più che attendibili hanno provato che il rischio di mortalità cardiovascolare è minore per chi beve vino che per chi beve birra o altre bevande alcoliche.
Addirittura chi è totalmente astemio può correre gli stessi rischi di chi è un grande bevitore : esempio questo che coinvolge esclusivamente chi soffre di malattie circolatorie.
Il vino consumato nelle forme corrette e nelle giuste misure non può nuocere alla salute.
Berlo correttamente e moderatamente tutti i giorni è una forma di prevenzione contro numerose malattie dei giorni nostri ed è un errore grossolano e frettoloso – dal mio punto di vista – evidenziare e sottolineare in forma generica o superficiale l’ azione negativa del consumo di alcool, coinvolgendo in questo anche il “ nettare dell’ uva “.

A conclusione riaffermo che il vino è uno degli alimenti più complessi, con un numero di componenti decisamente maggiore rispetto a ogni altro cibo o bevanda, capaci da un lato di attenuare gli effetti negativi della gradazione alcolica e dall’ altro di fornire all’ organismo apporti vitaminici, energetici, proteici e farmacologici.

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