domingo, novembro 12, 2006

Capitulo 24 : Lazio

L A Z I O


POSIZIONE GEOGRAFICA

Il Lazio è una regione dell’ Italia Centrale. Confina a Nord – Ovest con la Toscana, a Nord con l’ Umbria e le Marche, a Est con l’ Abruzzo e il Molise, a Sud – Est con la Campania, a Sud e a Ovest con il Mar Tirreno.

GEOGRAFIA FISICA

La regione laziale è costituita da montagne per il 26 %, da colline per il 54 %, e da pianure che si estendono nella maggior parte tra le valli del Tevere, per il restante 20 %.
I gruppi montuosi dei Monti Reatini, Simbruini, Ernici e delle Mainarde, costituiscono l’ Appennino Abruzzese che divide il Lazio dalla regione del L’ Aquila.
All’ esterno di questa catena si forma la fascia dell’ Antiappennino laziale composto dai monti Sabatini, Albani, Cimini, Volsini, Lepini, Aurunci e Ausoni, tutti di natura vulcanica e di più modeste dimensioni.
Le due catene sono divise dalle valli del Tevere a Nord e dal fiume Sacco-Liri a Sud.
La cima maggiore è il Monte Terminillo ( 2.213 metri ) nei pressi di Rieti, sui Monti Reatini.
La costa, di oltre 250 chilometri, è bassa e sabbiosa, e contiene cinque golfi divisi da altrettanti promontori.
Tra questi quello del Circeo, di Anzio e di Gaeta.
Sempre lungo la costa si estendono delle pianure alluvionali formate dai fiumi più importanti della regione che le attraversano e scaricano le loro acque nel Mar Tirreno.
Tra le più estese va segnalata la pianura dell’ Agro Pontino, formata dal fiume Tevere e che si estende ai piedi dei Monti Lepini, un tempo occupata da stagni e paludi, oggi totalmente bonificata.
Tra i fiumi a Nord troviamo il Marta che nasce dalle acque del Lago di Bolsena e termina il suo percorso nei pressi di Civitavecchia.
Nella parte centrale della regione il Tevere, il terzo d’ Italia per lunghezza e il primo di tutta l’ Italia Centro – Meridionale, con il suo importante affluente Aniene.
Lo storico fiume di Roma nasce in Emilia –Romagna, attraversa l’ intera Umbria e il Lazio, divide in due parti la capitale italiana, sfociando nel Mar Tirreno vicino a Fiumicino.
A Sud il Garigliano che delimita il confine con la Campania ed è alimentato dal fiume Sacco-Liri, un lungo affluente che passa all’ interno della vasta regione della Ciociaria.
Numerosi sono i laghi, formatisi per lo più nei crateri di vulcani spenti : tra questi il Lago di Bolsena che è il quinto della penisola per dimensioni.
Altri bacini d’ acqua di buona importanza sono quelli di Vico, Nemi, Bracciano e Albano.

GEOGRAFIA POLITICA

La regione laziale ha una estensione territoriale di 17.227 chilometri quadrati, è la nona in Italia come grandezza.
Gli abitanti sono circa 5.200.000, raggruppati per più della metà nella Capitale Roma.
Sono distribuiti in cinque province : Roma, Viterbo, Frosinone, Latina e Rieti. Roma, capoluogo regionale e Capitale d’ Italia è la più grande città della penisola con 2.900.000 abitanti, seguono Latina ( 109.000 ), Viterbo ( 60.000 ), Frosinone ( 47.000 ) e Rieti ( 45.000 )Altre importanti località sono Civitavecchia, Frascati, Velletri, Aprilia, Fiuggi, Anagni, Tivoli, Guidonia, Albano Laziale, Fregene, Anzio, Sabaudia, Terracina, Bolsena, Formia, Gaeta, Ostia e Tarquinia.
Nella città di Roma si estende un minuscolo Stato sovrano, la Città del Vaticano, sede della Chiesa cattolica.
Il Vaticano, che è il più piccolo Stato indipendente del mondo, copre una superficie di appena 44 ettari su una collina dominante buona parte di Roma.
Alla regione Lazio appartengono amministrativamente anche le Isole Ponziane e l’ isola di Giannutri.
È una delle regioni più frequentate dal turismo di tutto il mondo, per questo il Lazio è ben organizzato con vari e importanti raccordi autostradali e ferroviari, tutti aventi ovviamente come riferimento Roma.
La A – 1 è l’ Autostrada più importante, lega Roma al Sud e al Nord d’ Italia, la A – 12 che da Roma va verso Civitavecchia, il maggior porto del Lazio, la A – 24 ( Roma – L’ Aquila – Teramo ) e la A – 25 ( Roma – Pescara ).
Una storica provinciale, inoltre, lega la Capitale d’ Italia all’ Umbria, al litorale marchigiano e alla costa romagnola.

CLIMA

Il clima della regione è mediterraneo lungo la costa. Gli inverni sono abbastanza piovosi e rigidi, specialmente nei rilievi appenninici, dove si verificano annualmente anche delle forti precipitazioni nevose.
Le estati sono relativamente calde e asciutte nel litorale, più fresche all’ interno, specie nelle prossimità dell’ Antiappennino Laziale.

STORIA DELLA REGIONE

La storia del Lazio è indiscutibilmente legata a quella ricchissima di Roma.
Della ‘‘ città eterna ’’ si è scritto di tutto e in queste poche righe appariranno appena delle notizie basiche di una storia incredibile, irripetibile ; una storia quasi millenaria che vide Roma come padrona assoluta di tutto il mondo allora conosciuto, padrona di perlomeno un quarto della popolazione del pianeta.
Nella regione laziale ritrovamenti di utensili e armi testimoniano che la presenza umana risale fin dall’ età del bronzo.
Nell’ VIII º secolo a. C. apparsero le prime popolazioni civili ( Etruschi, Volsci e Sabini ) che si spartirono, anche con aspri combattimenti, queste zone.
Nel 753 a. C., la possibile data di nascita di Roma, dei pacifici contadini e pastori si spinsero in una zona del Lazio composta da sette colline dove si insediarono, ne costruirono dei piccoli villaggi e li fortificarono con delle imponenti cinta murarie, proteggendoli così dagli Etruschi.
Con questa costituzione la città cominciò a svilupparsi e arricchirsi in breve tempo.
Tra il 753 e il 510 a. C. venne costituito un periodo monarchico, passando poi al periodo repubblicano ( 510 – 46 a. C. ) dove Roma allargò i suoi possedimenti all’ intera penisola, per poi passare di nuovo a un breve periodo monarchico ( 46 – 30 a. C. ) e, infine, al periodo imperiale ( 30 a. C. – 476 d. C. ) dove Roma si affermò come unica potenza mondiale.
Tra il 264 e il 146 a. C. avvennero le storiche tre Guerre Puniche contro Cartagine e il suo esercito guidato da Annibale prima e Asdrubale poi ; la prima durò 23 anni, la seconda sei e la terza tre anni.
Nel periodo del suo massimo splendore Roma vide l’ avvento di grandi personaggi della storia che la guidarono all’ estensione dei suoi possedimenti : Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, Tiberio, Caracalla, Caligola, Nerone, Vespasiano, Tito, Domiziano, Traiano, Adriano, Diocleziano, Costantino, alcuni tra questi,
Questo grande ciclo si concluse con Romolo Augusto, l’ ultimo Imperatore dell’ Impero Romano.
Con la scissione dei territori colonizzati in Impero Romano d’ Occidente e d’ Oriente, Roma decadde e fu soggetta per vari secoli a continue e numerose razzie barbare.
Nel 1432 sotto il Pontificato di Eugenio VI, Roma diventò uno dei maggiori centri rinascimentali e principale centro della cristianità mondiale.
Nel 1506 cominciò la costruzione della Basilica di San Pietro che terminò un secolo dopo.
Quando fu invasa dagli Spagnoli di Carlo V nel 1527, Roma fu terribilmente saccheggiata e risprofondò nuovamente in un grave periodo di decadenza.
Nel 1744 l’ esercito spagnolo guidato da Don Carlos di Borbone respinse il tentativo di invasione da parte degli Austriaci.
Tra il 1798 e il 1799 la città fu occupata dai Francesi che fecero di Roma la capitale della ‘‘ Repubblica Romana ’’.
Subito dopo passò ancora ai Borbone che vennero sconfitti nel 1849 a Velletri dall’ esercito italiano guidato da Giuseppe Garibaldi.
Nel 1849 Roma venne nuovamente amministrata dai Francesi.
Nel 1870, dopo che erano falliti i tentativi di Garibaldi e dei suoi volontari per conquistare la città, Roma fu occupata dalle truppe regolari del generale Cadorna attraverso la ‘‘ Breccia di Porta Pia ’’.
Sempre dallo stesso anno, le cerimonie papali cominciarono a celebrarsi in San Pietro.
Dal 1871 Roma è la capitale d’ Italia. Per quello che riguarda il resto della regione, va detto che dopo l’ XI º secolo vennero creati alcuni liberi comuni ma che ben presto vennero assorbiti dallo Stato Pontificio, seguendone così le sorti politiche fino all’ unificazione italiana.

ATTIVITÀ ECONOMICHE


Nella regione laziale circa i ¾ della popolazione attiva svolge il suo lavoro nelle attività terziarie come servizi pubblici, amministrazioni, banche, avvocature, assicurazioni, etc… .
Questo è dovuto alla presenza della Capitale della Repubblica e centro religioso della cristianità, nella quale sono insediati importanti centri culturali, Università, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’ ONU, la FAO, la RAI ( Radiotelevisione italiana ), numerose ambasciate straniere, e tutto quello che riguarda il Governo italiano come la sede della Presidenza della Repubblica, la Camera, il Senato e tutti i vari ministeri.
Discretamente sviluppato l’ allevamento del bestiame, in prevalenza bovino, suino e ovino.
Buona l’ agricoltura con olive, cereali, ortaggi, frutta, tabacco, barbabietole da zucchero e uve da vino, come coltivazioni principali. Particolarmente attiva è la pesca con i porti di Civitavecchia, Gaeta, Formia, Anzio e Terracina. Civitavecchia inoltre è uno dei porti commerciali e per passeggeri più importanti del Mediterraneo.
L’ industria ha visto un buon sviluppo solamente negli ultimi anni : radicata tra Roma e il confine campano opera nei settori siderurgico, meccanico, cartario, cinematografico ( con l’ imponente Cinecittà di Roma, un tempo la Hollywood europea ), alimentare, abbigliamento, tessile, edilizia e chimica ( produzione di farmaceutici ). Altra ricchezza economica di grande importanza sono le varie attività che lega il popolo laziale al turismo. Roma è ovviamente il punto principale di riferimento.
Essendo un monumento intero a cielo aperto e sede mondiale del cattolicesimo, la ‘‘ Città eterna ’’ è uno dei luoghi più visitati al mondo.
Ma la regione offre anche altre numerose città storiche o località ricche di attrattive : Viterbo e Tarquinia con i loro monumenti etruschi, il Monte Terminillo nei pressi di Rieti con la struttura per gli sport invernali, Fiuggi con le sue famose Terme, Frascati, Velletri e Tivoli con i loro importanti resti romani, i laghi di Bolsena e Bracciano, e varie località balneari come Ostia, Formia, Fregene.


LA VOSTRA VACANZA

Passare una vacanza vinicola – turistica in Italia, vede il Lazio una speciale tappa d’ obbligo.
Questo non solamente perché è stata la regione nucleo di più o meno un quarto dei secoli civili della storia dell’ uomo, ma anche per il fatto che il Lazio offre dei prodotti mondialmente conosciuti.
Come il Frascati ad esempio, anche se ho sentito dire in qualche frettolosa e non ponderata opinione : ‘‘ È un buon vino, ma credo che buona parte della sua notorietà lo si deve al fatto che quando si parla del Frascati, viene spontaneo nella mente la grandezza di Roma ’’.
Nossignore, rispondo io ; attribuire in parte o tutte, le qualità del Frascati alla conquiste dei ‘‘ Caesar ’’ romani è ingiusto.
Il vino di Roma è appena un merito del lavoro dell’ uomo ; un gigantesco sforzo, abbinato alle condizioni climatiche – territoriali, di elevazione delle qualità di un prodotto che con pieno orgoglio oggi può definirsi come un meraviglioso ‘‘ vino imperiale ’’.
Ma veniamo a quello che più ci interessa in questo paragrafo, cioè una vacanza laziale ; il Frascati e i vini del Lazio li rianalizzeremo più dettagliatamente nei miei ‘‘ Appunti di viaggio ’’.
La regione non è solo la capitale, offre molti altri spunti di interesse turistico ad alti livelli, ma il punto di partenza, necessariamente, è da dove ……… ‘‘ tutte le strade portano a ………’’Roma.
La ‘‘ Caput Mundi ’’, la ‘‘ città eterna ’’, la ‘‘ padrona del mondo ’’, la ‘‘ città dei Papi ’’, queste ed altre definizioni secolari si aggirano nelle vie di Roma, un autentico monumento a cielo aperto.
Siamo dentro un libro di vini italiani, ma come posso evitare :
- il Colosseo eretto da Tito e Vespasiano e inaugurato nell’ 82 d. C. , gli archi di Tito, Settimio Severo, Costantino, le Terme di Caracalla del III º secolo d. C. , il Pantheon, l’ incredibile Foro Traiano, il cuore commerciale e politico dell’ antica Roma e il Circo Massimo ;
- la medioevale Chiesa di San Giovanni in Laterano, quella di San Clemente, la Piazza Navona con i suoi palazzi e le sue fantastiche fontane ;
- le opere rinascimentali della Piazza del Campidoglio, Palazzo della Cancelleria, Palazzo Pamphili, Palazzo Farnese, la Piazza San Pietro con pianta a croce latina e i suoi portici, la Basilica di San Pietro costruita tra l’ inizio del ‘500 e il XVII º secolo con Michelangelo Buonarrotti architetto responsabile dal 1546 fino alla sua morte avvenuta nel 1564, gli incredibili Musei Vaticani, la Cappella Sistina ( 1508 – 1512 ) ;
- la barocca Fontana di Trevi, la più bella tra tutte le fontane del mondo, l’ elegante Trinità dei Monti ;
- Villa Borghese ed altre meravigliose residenze patrizie del XVI º - XVIII º secolo ;
- gli infiniti Musei e Gallerie.
Tutto questo è un ‘‘ poco ’’ di Roma, appena una rapida selezione tra i suoi capolavori.
L’ importante di Roma non è solo leggerla, ma viverla, anche per un istante.
Dalla capitale spostatevi ora verso il litorale e visitate alcuni dei principali stabilimenti balneari della regione : verso Nord nell’ ordine, Ostia, Fregene, Ladispoli e Santa Marinella.
Raggiungete la bella Civitavecchia, una dei più attivi porti italiani, e da qui dirigetevi verso il Lago di Bolsena passando per le storiche città etrusche di Tarquinia e Tuscania.
Prima di fermarvi nei pressi del maggiore lago vulcanico d’ Italia, proseguite sino ad Acquapendente, vicino ai confini con l’ Umbria e la Toscana ; merita assolutamente una visita.
Ora riscendete verso Sud e fermatevi a Bolsena.
La piccola cittadina, centro agricolo e peschereccio, è nota per il miracolo di Bolsena, raffigurato da Raffaello Sanzio nelle Stanze Vaticane.
Si narra che proprio a Bolsena un sacerdote boemo, scettico sul fatto che l’ eucarestia fosse realmente il corpo di Cristo, mentre celebrava la Messa vide sprizzare da un’ ostia alcune gocce di sangue che gli macchiarono l’ abito sacerdotale. A seguito di questo accaduto, Papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini.
Seguendo il litorale del lago, arrivate fino a Montefiascone, distante pochi chilometri.
Oltre a degustare i suoi famosi vini, potrete ammirare la chiesa romanica di San Flaviano del XII º secolo, e godetevi la splendida vista sul lago. Da Montefiascone ora spostatevi a Viterbo, lontana 16 chilometri.
Il capoluogo, antico centro etrusco e sede papale dal 1257 al 1281, conserva un bello aspetto medioevale ; visitate la Cattedrale del XII º secolo con campanile del ‘300 e non perdete l’ imponente Palazzo dei Papi, costruito in stile gotico tra il 1255 e il 1267.
Da un capoluogo all’ altro, Rieti, la capitale dell’ antico popolo italico dei Sabini, dove potrete visitare la Chiesa di San Francesco, il Duomo, il Palazzo Vescovile, la Chiesa di Sant’ Agostino e l’ Arco del Vescovo, tutti costruiti tra l’ XI º e il XIII º secolo. Dal capoluogo reatino ora dirigetevi nuovamente verso la capitale d’ Italia e fermatevi a Tivoli. Nell’ antica ‘‘ Tibur ’’, che sorge nelle prossimità del luogo in cui il fiume Aniene precipita in una serie di cascate, visitate i bellissimi resti della ‘‘ Villa Adriana ’’, il Tempio di Vesta e quello della Sibilla, e Villa d’ Este del Cinquecento. Da Tivoli avvicinatevi un altro poco a Roma e fermatevi a Frascati.
I dintorni di ‘‘ Frascata ’’ erano uno dei luoghi di villeggiatura preferiti dai nobili dell’ Impero, come dimostrano i resti dell’ antica e gloriosa città romana ‘‘ Tusculum ’’, poco fuori dalla città.
Anche nei secoli successivi Frascati ha vissuto grande notorietà come luogo di riposo, testimonianza le grandi ville patrizie costruite tra il Cinquecento e il Seicento.
A quelle di Torlonia, Falconieri, Piccolomini e Mondragone si affianca la monumentale Villa Aldobrandini, con giardini in stile barocco e il ‘‘ Teatro delle Acque ’’.
Prima di andarvene, non dimenticate una bottiglia di vino locale da mostrare e degustare insieme agli amici.
Dirigetevi ora verso la nota località termale di Fiuggi, dove potrete godere di un meritato riposo, sfruttando l’ ampia e ben strutturata organizzazione turistica.
A circa 10 chilometri da Fiuggi si trova Anagni, linda cittadina di aspetto trecentesco e residenza papale nel Trecento ; qui visitateci il Duomo romanico.
Da Anagni dirigetevi quindi a Ovest verso Velletri, l’ antichissima ‘‘ Velitrae ’’ fondata dagli Etruschi, occupata dai Volsci nel VI º secolo a. C., poi colonia romana dal 494 a. C. . Qui potrete visitare la Cattedrale medioevale rifatta nel XVII º secolo, la romanica – gotica Torre del Trivio del 1353 e il Palazzo Comunale del XVI º secolo.
Pochi chilometri dopo, in direzione Sud vi troverete nel quarto capoluogo regionale del vostro viaggio.
Littoria, oggi Latina, sorge in un territorio dove fino all’ inizio degli anni ’30 del secolo scorso era una immensa palude. A seguito di una grande bonificazione operata dal governo di quel periodo, nacque una città di prevalente stile moderno, con la Piazza del Quadrato ornata di statue di tufo posti negli edifici circostanti, al centro della piazza una fontana, simbolo della palude bonificata. Sempre in Latina visitate inoltre la Piazza del Popolo con il Municipio e la bella Torre. Da Latina ora dirigetevi di nuovo verso il litorale e raggiungete Anzio.
Costeggiate ora la costa laziale scendendo verso la Campania partendo appunto da Anzio, Nettuno, Sabaudia, Terracina, Gaeta e Formia, simpatiche località balneari situate sul Golfo di Gaeta, di fronte alle isole Ponziane.
Ultima tappa del vostro viaggio, rimanendo in prossimità del confine campano, Frosinone, distante approssimativamente 50 chilometri da Formia, capitale della Ciociaria, tipica zona della regione laziale.
Distrutta quasi totalmente durante la II ª Guerra Mondiale, la città di oggi ha un aspetto moderno essendo stata totalmente ricostruita ; visitate comunque le rovine dell’ Anfiteatro e le vecchie mura romane.
Il vostro viaggio nella storia termina qui, a pochi passi da quella che sarà una ulteriore esperienza memorabile : Napoli e la Campania.


LA STORIA VINICOLA

Grazie alla propizia composizione dei terreni, ai dolci rilievi e a un clima mite quasi tutto l’ anno, il Lazio ha saputo diventare la prima regione dell’ Italia Centrale come produttrice di vini.
Di origini millenarie, furono gli Etruschi a sviluppare energicamente la coltivazione delle viti, con la tecnica da loro prediletta che era quella di abbinarle ad alberi ; una tecnica peraltro che la si ritrovava fino alla metà del secolo scorso.
Cuore dell’ evoluzione dell’ Impero Romano, la regione del Lazio era uno dei principali fornitori di vino ( specialmente con quelli di Frascati ) per i numerosi e celebri banchetti dell’ Urbe.
Però nel periodo del massimo splendore di Roma, gli Imperatori e i nobili dell’ epoca preferivano molto di più i vini della Campania, come il Falernum ad esempio, che quelli locali.
Questo forse perché tra gli antichi agricoltori di questa regione era persistente il mal costume di non potare le piante e i vini non risultavano quasi mai d buona qualità.
Nel I º secolo d. C. Numa Pompilio impose ai suoi agricoltori una regolare potatura, migliorando così in pochissimo tempo la qualità del suo vino preferito che era l’ Albano.
Nacque così, in qualche modo, la prima legge della storia relativa alla produzione vinicola.
Le terrificanti invasioni barbariche, che videro in Roma e il Lazio l’ obiettivo principale, devastarono quasi irrimediabilmente i vigneti.
Grazie ai monaci benedettini, che continuarono la coltivazione per le loro ritualità liturgiche, la vite fu salvata dall’ estinzione.
Dal XV º secolo in avanti lo Stato Pontificio, tra alti e bassi, rivitalizzò la produzione di vino.
Intorno alla metà del Novecento, degli agricoltori italiani di origini venete e provenienti dalla Tunisia, si insediarono nelle prossimità di Aprilia, dove effettuarono delle bonificazioni e installarono vitigni tipicamente del Nord come il Trebbiano, il Merlot e il Sangiovese.
Come già accennato all’ inizio, il Lazio con 3.300.000 ettolitri di vini annui è il maggior produttore di vini dell’ Italia Centrale, 6 º nella penisola intera, posizione che scende all’ ottava nei vini D.O.C. in quanto il 16 % della intera produzione vinicola è riconosciuta con denominazioni ufficiali.
I vitigni a bacca bianca prevalentemente coltivati sono : il Trebbiano Toscano, il Trebbiano giallo, la Malvasia bianca di Candia, la Malvasia Toscana, la Malvasia del Lazio, il Bombino bianco, il Bellone.
Quelli a bacca nera sono : il Cesanese, il Sangiovese, il Montepulciano, il Barbera, il Merlot, il Bombino nero, il Nero Buono di Cori, il Cabernet, l’ Aleatico.
I vini D.O.C. più rappresentativi della regione sono l’ Aleatico di Gradoli, il Bianco Capena, il Frascati, i Colli Albani, i Colli Lanuvini, il Rosso di Olevano Romano, l’ Est ! Est !! Est !!!, il Marino, lo Zagarolo, il Vignanello, il Cesanese di Affile, il Monte Compatri – Colonna, i vini di Cerveteri, di Cori, di Velletri e di Aprilia.


APPUNTI DI VIAGGIO

Era il lontano 1975, stava nascendo quel vigneto di mio padre che, anni dopo, mutò radicalmente la mia vita.
Avevo 14 anni e i ricordi di quei tempi vennero spesso regolarmente ‘‘ rispolverati ’’ dal mio ‘‘ vecchio ’’.
Da appassionato di vino bianco, mio padre mi diceva quanto era forte la sua indecisione nella scelta dei vitigni da impiantare.
Un suo amico proprietario di una serra di ‘‘ barbatelle ’’ gli propose quelli regolati dal Disciplinare della zona sulla produzione dei Colli Perugini.
‘‘ Ma perché il Verdicchio e non il Canaiolo ? ’’.
‘‘ E solamente Trebbiano Toscano o Malvasia, non sarebbe migliore ? ’’.
‘‘ Con il terreno che ho a disposizione, aumento la percentuale di questo o di quel vitigno ? ’’.
Questi alcuni dei quesiti che mio padre pose a quel ‘‘ vivaista ’’.
‘‘ Ricordati Peppe che per ora il tuo è appena un ‘‘ hobby ’’, ma in futuro se vorrai una denominazione ufficiale, non potrai presentarti con dei vitigni e con delle quantità ben lontane da quello che la legge vinicola stabilisce, corri il rischio di dover cambiare mezzo vigneto. Il Disciplinare ha ancora pochi anni di vita ma secondo me è sul cammino giusto e fra pochi anni non ci sarà molta più credibilità su chi impianta un vigneto come vuole e con i vitigni che preferisce. Lo sai come un mio cliente si convinse ad impiantare quei vitigni che ti ho suggerito ? ’’.
‘‘ Come ? ’’.
‘‘ Era un appassionato di Est ! Est !! Est !!! di Montefiascone, quel meraviglioso bianco se ancora non lo conosci ha pressapoco gli stessi vitigni che stiamo questionando, magari con delle percentuali differenti, ma senza il Verdicchio che per me è quello che differenzia sostanzialmente il nostro ‘‘ Perugino ’’.

Bene, tornando a quel cliente si fece un viaggetto verso il Lago di Bolsena, studiò il vino visitando le cantine della zona e fece un mucchio di amici tra i viticoltori locali commentando il suo desiderio di impiantare un vigneto di vino bianco. Quando tornò, le sue idee erano molto più chiare e il suo vigneto lo costruì nel seguente modo : Trebbiano Toscano 75 %, Malvasia Toscana 10 %, Malvasia Bianca15 % e Verdicchio 5 % ’’.
Quell’ uomo diede anche l’ indirizzo di quel vigneto umbro a mio padre e gli consigliò di andarlo a trovare.
‘‘ Solo Peppe che ancora per il suo vino è troppo presto, perché questo vigneto ha appena un anno di vita, comunque conversando con lui potrà aiutarti a schiarire le idee ’’.
Mio padre fece molto di più e una domenica organizzò con me un viaggio a Montefiascone.
Quando ultrapassammo Viterbo si presentò ai nostri occhi una piccola zona di produzione vinicola, assolutamente incantevole dal punto di vista naturalistico.
Colline dolcemente ondulate, boschi di colore smeraldo, vigneti e altre piantagioni perfettamente allineati, il tutto condito da un panorama mozzafiato sul secondo maggior lago dell’ Italia peninsulare.
Come scoprimmo poco dopo, in questa ristretta fascia vinicola - paradisiaca, viene prodotto l’ Aleatico di Gradoli nella versione ‘‘ Tranquillo ’’ e ‘‘ Liquoroso ’’ ( gradazione alcolica minima di 17,5 º ).
Approfittammo per mangiare del buon pesce di lago a Bolsena e nel primo pomeriggio ci dirigimmo verso la bella cittadina medioevale di Montefiascone.
La conferma che il vino là è una cosa molto seria continuò davanti alla nostra vista.
Vigneti eleganti, puliti, nessuna pianta con un ramo fuori ordine, in città numerose enoteche e osterie, molta, anzi moltissima gente che adora parlare di vino, soprattutto naturalmente quando trattasi del loro orgoglio, arricchendosi con una storia sulle origini dell’ Est ! Est !! Est !!! ben radicata e molto diffusa.
Forse una delle più belle e attendibili tra quelle che girano intorno ai vini italiani.
Quando entrammo in uno di quei locali dove si vendeva dell’ Est ! Est !! Est !!!, il proprietario, nonché produttore, si dimostrò uno tra i più fanatici tifosi di un vino che conobbi nella mia vita.
‘‘ I vitigni dell’ Est ! Est !! Est !!! sono i migliori a bacca bianca del mondo. – disse –

La posizione privilegiata di Montefiascone, l’ influenza climatica del lago, i terreni vulcanici, la perfetta combinazione dei Trebbiano con la Malvasia, più una storia unica che nessun altro vino possiede, fanno si che questo bianco non abbia niente da invidiare al più conosciuto Frascati, anzi, non perché lo vendo, ma con il pesce d’ acqua dolce il vino di Montefiascone non ha eguali ’’.
Mio padre si ricorda perfettamente che quel fanatico ( enologicamente parlando ) laziale, si fece prendere dalla mano sui vini della regione e pubblicizzò ripetutamente anche altre produzioni.
‘‘ Provenendo da Viterbo, sicuramente sarete passati nella zona di produzione dell’ Aleatico di Gradoli, l’unico vino liquoroso del Lazio ed è limitato nell’ espansione commerciale in quanto il vitigno omonimo risponde totalmente solo in presenza di terreni e condizioni microclimatiche ben precise.
Ogni tentativo di allargare il vitigno alle zone circostanti si sono rivelati dispendiosi e inutili, portando alla nascita di un vino dalle caratteristiche organolettiche decisamente minori e di scarso interesse.
La bassa produzione dell’ Aleatico di Gradoli lo porta quasi sempre fuori dalla regione solo nelle occasioni di degustazioni particolari e specializzate ’’.
Quell’ uomo non si fermava più : ‘‘ Nei territori comunali di Ariccia, Albano Laziale, Pomezia, Castelgandolfo e Roma, si estendono i vigneti destinati alla produzione della D.O.C. Colli Albani.
In queste zone le viti sono coltivate da numerosi secoli. Esistono testimonianze di noti scrittori latini dell’ età Imperiale che, un vino molto apprezzato sulle mense patrizie era l’ Albano, antenato dei vini dei Castelli Romani e molto probabilmente proprio dell’ odierno Colli Albani.
Attraverso i secoli le citazioni da parte di personaggi illustri nei confronti di questo bianco non mancarono.
C’ è però un motivo che va certamente al di là delle sue indubbie qualità : la residenza estiva dei Papi è da secoli per tradizione fissata a Castelgandolfo, nel cuore della zona di produzione.
È logico pertanto, che nei momenti di riposo la sua fresca fragranza abbia potuto entusiasmare più di un Pontefice, oltre ai vari aristocratici, politici, artisti e letterati che abitualmente li frequentavano.
A quel bombardamento di curiosità sui vini laziali, mio padre comprò tre bottiglie di Est ! Est !! Est !!! da dividere tra lui e i miei zii Aldo e Adelmo, collaboratori nella creazione di quel prossimo vigneto.
A quell’ acquisto e all’interesse che offrimmo al suo ‘‘ comizio ’’ vinicolo, il proprietario del locale ci offrì una degustazione gratuita di Est ! Est !! Est !!!.
‘‘ Voglio fare un vino come questo ! ’’.
Mi ricordo molto di più queste parole di mio padre che il sapore di quella per me ancora ‘‘ innocente ’’ bevuta.
Ricordo benissimo anche l’ entusiasmo con il quale mio padre accolse i suggerimenti dati da quel tale di Montefiascone su come trattare il Trebbiano, cioè come seguirlo nei suoi primi anni di vita, la potatura, la distanza d’ impiantazione l’ uno dall’ altro, i sistemi di concimazione e molti altri consigli.
La decisione finale di mio padre fu quella di dar ampio spazio al Trebbiano Toscano ( 80 % ) più Malvasia per il 15 %, completati da Garganega e Verdicchio.
Quattro anni dopo, la prima vendemmia.
Sei mesi dopo si stava avvicinando la prima degustazione del nostro vino.
La commemorazione meritava un accessorio speciale.
Comprai un Est ! Est !! Est !!! in un vicino supermercato.
Era impossibile ed ingiusto paragonarlo al nostro primo vino, quell’ Est ! Est !! Est !!! era di un altro livello, oltre al fatto che le uve non erano uguali.
La ‘‘ paranoia ’’ di mio padre durò alcuni anni nel tentativo di ‘‘ imitare ’’ il più possibile quel grande vino laziale.
Non furono poche le modifiche applicate al vigneto nel corso degli anni per ottenere un vino più fresco, meno sapido, leggermente più amarognolo.
La situazione si stabilizzò quando io divenni il ‘‘ vivaista ’’ ufficiale del suo vigneto.
Mi indirizzai esclusivamente a ciò che prevedeva il Disciplinare nei confronti del Colli Perugini.
‘‘ Papà, dimentica quell’ Est ! Est !! Est !!!, perché a questo punto puoi permetterti di essere orgoglioso del tuo proprio vino ! ’’.
Si convinse, forse non del tutto, ma si rese conto che quel vino di Montefiascone di dieci anni prima che tanto lo sconvolse, è unico e ‘‘ inimitabile ’’.

*
Per conoscere l’ origine di questo curioso nome bisogna risalire all’ ipotesi più accreditata che nasce nel lontano 1111. In quell’ anno l’ Imperatore Enrico V si spostò verso Roma, alla testa di un grande esercito per chiarire alcune controversie con Papa Pasquale II.
A questa spedizione partecipava anche un Vescovo, Monsignor Giovanni Defuk, che da grande appassionato di vini com’ era, decise di godere del viaggio più dal punto di vista turistico – enologico che da quello politico.
Egli mandò in perlustrazione il suo servo Martino, con l’ incarico di segnalare vari locali dove veniva servito vino degno del palato esigente del Vescovo.
L’ accordo tra loro prevedeva che nell’ ingresso di ogni posto degno di nota, Martino doveva scriverci ‘‘ Est ! ’’ ( c’ è ). Quando il servo arrivò a Montefiascone, bevve un vino bianco straordinario e siccome, secondo lui il segnale non faceva giustizia della bontà di quello che aveva scoperto, decise di rafforzare l’ importanza scrivendo per tre volte quell’ Est precedentemente concordato.
Da quel giorno nacque la fama e la gloria dell’ Est ! Est !! Est !!! e dal momento in cui il Vescovo lo assaporò, rimase nella città tre giorni consecutivi.
Addirittura dopo la fine della missione Imperiale, vi tornò restandoci per tutta la vita.
Prima di morire, il Vescovo decise di lasciare tutti i suoi beni alla comunità cittadina e in cambio chiese che ogni anno gli venisse versato nella sua tomba un barile di quel vino.
Esistono altre ipotesi, ma è il Vescovo Defuk che ha la grande maggioranza di seguaci ed è per questo che ogni anno, quando a Montefiascone si organizza la ‘‘ Fiera del Vino ’’ nel mese di agosto, ne viene sempre ricordata la memoria con un Corteo.
La zona di produzione è localizzata intorno al Lago di Bolsena in un territorio vulcanico e le condizioni climatiche sono particolarmente favorevoli per la cultura della vite grazie anche al mare non particolarmente distante.
Un tempo l’ Est ! Est !! Est !!! era commercializzato in caratteristici fiaschi per soddisfare le esigenze dei turisti.
Il prodotto di quel periodo era però qualitativamente modesto, ma negli ultimi decenni, anche se la tipica bottiglia non esiste praticamente quasi più, sono susseguiti miglioramenti molto significativi a tal punto che è stato tra i primi vini italiani a raggiungere la qualifica D.O.C. alla fine degli anni Sessanta.
Nelle vinificazioni dell’ Est ! Est !! Est !!! partecipano le uve Trebbiano Toscano al 65 %, la Malvasia Toscana per il 20 % e il Trebbiano Giallo per il restante 15 %.
Il profumo è vinoso, fine, aromatico, talvolta fruttato e mandorlato ; il sapore è asciutto o abboccato a seconda delle produzioni, sapido, armonico, persistente, in alcune produzioni con leggera nota amarognola.
È consigliabile accompagnarlo con del pesce ( preferibilmente di acque dolci ), patate al forno, prosciutto crudo e verdure gratinate o ripiene.
Oltre alla versione Secco ( che è la più conosciuta ) esistono anche altre tre versioni che generalmente presentano le stesse caratteristiche di base della versione base, oltre ad essere più dolci : ‘‘ Abboccato ’’, ‘‘ Amabile ’’ e ‘‘ Spumante ’’.


CARATTERISTICHE DELL’ EST ! EST !! EST !!!

GRADAZIONE ALCOLICA : 10,5 gradi

COLORE : giallo paglierino più o meno intenso

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Secco 10 gradi Abboccato 8 – 10 Amabile 8 Spumante 6 – 8
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Ricollegandomi al Cap. 16 – Emilia – Romagna, nel gennaio del 1997 ebbi modo di rivedere il simpatico Donaldo di San Paolo in una sua vacanza organizzata in Italia, prima, e in Francia, subito dopo.
Fu in una domenica mattina, a Roma, dopo alcuni anni da quel pranzo nel suo ‘‘ Bistrot ’’ dell’ Avenida Paulista, dove ebbi modo di degustare un eccellente brasiliano Cabernet Sauvignon dello Stato di Rio Grande do Sul.
Il luogo d’ incontro fu nella ‘‘ hall ’’ dell’ albergo dove era ospitato insieme a un nutrito gruppo di paulistani.
Donaldo era da solo, la moglie e le due figlie in quella occasione non lo accompagnarono, al contrario di tutti gli altri precedenti viaggi ;questo per motivi di lavoro.
Il programma della gita brasiliana per quella domenica era di una visita ai Musei Vaticani, nella Basilica di San Pietro e assistere alla Messa del Papa in piena piazza.
Subito dopo il pranzo si sarebbero recati al Colosseo, al Foro Traiano e alle Terme di Caracalla ; tutto il resto ( perlomeno tra i monumenti più importanti ) il giorno seguente.
Dopo un colloquio di circa 30 minuti, stavo per commiatarmi dal gruppo e da Donaldo quando proprio quest’ ultimo operò una vera e propria azione di convincimento.
‘‘ Resta con noi perlomeno fino al pranzo, dopo ritorni a Perugia ’’.
‘‘ Non posso Donaldo, nel pomeriggio ho degli amici in casa e non vorrei arrivare in ritardo ’’.
‘‘ Se la tua città dista circa due ore da dove siamo, riparti alle 14,30 e se arrivi poco dopo i tuoi amici, non credo che si arrabbieranno con te, tutti noi abbiamo bisogno di suggerimenti su quello che mangiare e sui vini da abbinarci. Anche se la grande maggioranza sentirà nostalgia di una ‘‘ cerveja ’’, qui in Italia abbiamo deciso di sperimentare tra i vostri migliori vini. E tu li conosci tutti ! ’’ .
Questa insistenza, alla quale di tanto in tanto partecipava anche qualche altro componente del gruppo, durò praticamente tutta la mezz’ ora di colazione che mi venne offerta.
D’ accordo Donaldo – la mia scontata risposta dietro a tanta insistenza – lasciami perlomeno fare una telefonata per avvisare di un mio leggero ritardo.
Come da richiesta del mio amico, arrivai di buon orario in quell’ albergo e alle 9,45 già ci trovavamo all’ interno degli incredibili Musei Vaticani.
Visti già precedentemente, il mio interesse si riversò soprattutto sulla Cappella Sistina, un capolavoro micidiale che incanta ogni volta e sempre lascia la sensazione di non aver visto qualche dettaglio dei dipinti, chiaro, con conseguente volontà di tornarci ancora una volta.
Alle 11,15 ci dirigemmo verso la Basilica e la percorremmo in lungo e in largo, sotterranei compresi dove sono custodite le tombe dei Papi, per circa quaranta minuti.
A mezzogiorno in punto tutti nella piazza, aspettando l’ ‘‘ Angelus ’’ di Papa Giovanni Paolo II.
Faceva un freddo molto intenso, che sa del mio lato non creava grandi imbarazzi, dalla parte dei ‘‘ violacei ’’ Donaldo e compagnia la situazione era ben differente.
La piazza non era stracolma quella domenica, chiaro sempre un gran numero di persone, però fu relativamente facile trovare una buona collocazione e più vicino possibile alla finestra da dove il Papa si sarebbe affacciato.
Puntualmente Giovanni Paolo II cominciò la sua ‘‘ Omelia ’’ che in quella occasione parlava sui valori della famiglia.
Furono decine le richieste di traduzioni simultanee sulle parole del Papa da parte dei brasiliani, ma non sempre furono esaudite da parte mia perché non riuscivo a seguire attentamente le parole del Pontefice e tradurle in portoghese a un ritmo incessante, come gli amici di Donaldo pretendevano.
Me la cavai dignitosamente comunque in quella nuova esperienza di traduttore.
Una volta terminato l’ intervento del Papa, si fermarono nella piazza ancora una quindicina di minuti, commentando tra di loro la soddisfazione di essere là e di aver potuto assistere all’ ‘‘ Angelus ’’ di Papa Giovanni Paolo II.
Alle 13,30 arrivammo nel ristorante dove l’ albergo aveva effettuato la prenotazione per tutti loro e per l’ ultimo arrivato che era il sottoscritto. Al momento del menu ricevetti un altro simpatico ‘‘ assalto ’’ collettivo.
‘‘ Che piatto è questo Giovanni ? ’’.
‘‘ Che cosa sono questi ingredienti ? ’’
‘‘ È piccante, non posso mangiare cibi molto saporiti ! ’’
‘‘ Vino bianco o rosso per questi bucatini ? ’’.
Momento di panico, tutte le domande erano indirizzate a me.
Eh… ‘‘ querido ’’ Giovanni, il pranzo te lo offriamo noi, ma ho già capito che te lo meriterai ampiamente ! – disse Donaldo con quella sua strana e simpatica risata.
Strana perché il suo modo di ridere era curioso e originale, si interrompeva ogni due secondi e riprendeva sollevando le spalle, spostando il capo verso un lato.
Per fortuna tra i camerieri presenti c’ era anche un brasiliano di Curitiba ; per lui naturalmente fu un enorme piacere collaborare con me nello spiegare e consigliare le varie portate.
Pensai di proporre a tutti quanti un unico vino, il romano più conosciuto, il Frascati, ma le portate che scelsero non tutte sarebbero state abbinabili a quel grande bianco.
Antipasti all’ italiana con insaccati di ogni tipo, prosciutto crudo, cubetti di formaggio soprattutto pecorino romano, patè di fegatini di pollo e di carne, bucatini all’ amatriciana, agnello in fricassea, coniglio alla cacciatora, e molto di più.
Al cameriere paranaense gli chiesi il primo rosso robusto che mi passò in mente : il Cesanese del Piglio.
Però, siccome molti di loro volevano assaggiare anche il Frascati, gli chiesi di servirlo per primo possibilmente con un antipasto più leggero e non con quelle deliziose ‘‘ sassate ’’ allo stomaco.
Poco dopo Gerson tornò con un ricco vassoio contenente una affascinante insalata mista stile tropicale con lattuga, pomodori freschi e secchi, mais, olive verdi, piccoli cubetti di tonno, e per la gioia di tutti loro, con il caratteristico ‘‘ palmito ’’ brasiliano.
Come abbinamento a quella gustosissima insalata, il cameriere portò anche una mezza dozzina di fresche bottiglie di Frascati Secco.
‘‘ Giovanni, ma questo vino è lo stesso che bevevano gli Imperatori ? ’’.
‘‘ Esiste solo Secco ? ’’.
‘‘ È vero che è il miglior bianco d’ Italia ’’.
‘‘ Ci aiuti a trovare un locale dopo dove possiamo comprarlo per portarcelo via ? ’’
‘‘ Lo posso abbinare anche con le mie penne all’ arrabbiata ? ’’
Queste e molte altre caratterizzarono la tempesta di domande rivoltemi intorno a quel vino.
Ma non terminò là.
Il successo continuò anche con il Cesanese e il pranzo si prolungò fino alle 16,00.
Preoccupatissimo per il mio ritardo, organizzai rapidamente con Donaldo il prossimo incontro ( Cap. 16 ), lasciai una lista di vini che valeva la pena sperimentare in Campania, loro prossima destinazione, e salutai tutti gli allegrissimi paulistani.

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Il simbolo dei vini di Roma, famoso in tutto il mondo, il Frascati, è al centro di tutte le leggende, della letteratura e delle tradizioni popolari romane.
Questo vino ha una serie di citazioni e di lodi così grande, che qualsiasi altro vino può apparire sempre di livelli inferiori.
Ciò è dovuto principalmente al rapporto che lega il Frascati con la ‘‘ Città eterna ’’, sia con gli antichi Romani, sia con la Chiesa dove furono svariati i Papi che elogiarono quello che è uno dei più famosi bianchi d’ Italia.
Il nome probabilmente proviene dalla ‘‘ Frascata ’’ che era un cespuglio tipico del posto e i proprietari delle osterie lo utilizzavano una volta all’ anno, collocandolo sulla porta d’ entrata del locale, per avvisare i viandanti che il vino nuovo era a disposizione.
Dopo i celebri banchetti dell’ Urbe, accompagnati da grandi quantità di questo vino, con il crollo dell’ Impero Romano, i vigneti quasi sparirono.
Tornarono a prosperare nell’ epoca medioevale, prima con la costruzione dei ‘‘ Castelli ’’, le lussuose residenze estive dei nobili di Roma, successivamente con i Papi Innocenzo X e Clemente X, i quali, quando furono eletti fecero zampillare il Frascati dalle fontane della città in segno di festa.
Nel Settecento Papa Gregorio XVI ordinò alcuna imposizione che diminuì il consumo del vino, come quella di anticipare la chiusura serale delle osterie ; in seguito fu lo stesso Pontefice, divenuto un estimatore del vino stesso, anche se moderatamente, ad abrogare le sue ordinanze.
Le famose osterie che nel 1450 erno oltre mille, erano quasi tutte di proprietà dei produttori del Frascati, che le concedevano in gestione con dei contratti un poco simili a quelli del ‘‘ franchising ’’ di oggi.
Un tempo i vitigni del Frascati avevano come appoggio delle piante e i grappoli nascevano abbastanza alti dal suolo, ma negli ultimi decenni il concetto di filarizzazione mutò con le tecniche più tradizionali e attuali ( come i pali di cemento ) e l’ uva, nascendo più vicino alla terra e approfittando del calore del suolo stesso, gode di migliore maturazione e di una maggiore concentrazione zuccherina.
La D.O.C. arrivò nel 1966 e i vitigni che collaborano al vino di Roma, sono la Malvasia Bianca di Candia e/o Trebbiano Toscano al 70 %, Trebbiano Giallo e/o Malvasia del Lazio al 30 %.
È prodotto anche nelle versioni Novello, Superiore ( 11,5 gradi alcolici ), Amabile ( contenuto in zuccheri residui tra l’ 1 e il 3 % ) e Spumante Secco ( 11,5 gradi alcolici ).
Il Frascati Secco, quello più tradizionale, con un contenuto zuccherino massimo dell’ 1%, ha un profumo delicato, caratteristico e vinoso, il sapore è sapido, morbido, fine e vellutato.
Esso accompagna antipasti leggeri, piatti di pasta , secondi piatti, tutto a base di pesce.
Una citazione va data anche ad un’ altra ulteriore versione del Frascati, il Cannellino.
Questo particolare vino è prodotto con la raccolta tardiva delle uve in viti vecchie, di bassa resa e colpite dalla muffa nobile, conosciuta anche come ‘‘ Botrytis Cinerea ’’.
Questa disidrata i chicchi senza comprometterne la qualità, infatti il fungo microscopico di questa muffa fora la buccia degli acini, provoca l’ uscita di acqua, modifica l’ acidità e la struttura aromatica delle uve, donando al Cannellino come ad altri famosi vini mondiali ( Picolit del Friuli, Tokaj ungherese, Château d’ Yquem francese, etc… ) un gusto particolare e assolutamente inconfondibile.
Fino ad alcuni decenni fa, tra i filari dei vigneti era presente un’ erba chiamata ‘‘ Cannella ’’ con un aroma che ricordava la cannella e la vaniglia.
I viticoltori dell’ epoca spesso la utilizzavano, dopo averla macerata e misturata al mosto di una parte di Frascati, per conferire al futuro vino le stesse sfumature aromatiche.
Anche se questa pratica oggi non è più ammessa dal Disciplinare, probabilmente è stata quella che ha dato nome al Cannellino.
I vitigni utilizzati sono gli stessi della versione tradizionale, il profumo è intenso, ampio, fruttato, con note che ricordano il muschio di bosco, il sapore è dolce, fruttato, gradevolmente mandorlato.
Per gli abbinamenti la sua destinazione migliore è quella con i dessert come dolci a base di frutta e pasticceria farcita di creme, ma è ottimo anche con formaggi erborinati, patè di fegato, oppure come un vino da meditazione.

CARATTERISTICHE DEL FRASCATI

GRADAZIONE ALCOLICA : Frascati 11 gradi Cannellino 11

COLORE : Frascati – giallo paglierino con riflessi dorati Cannellino - giallo paglierino più o meno intenso

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Frascati 10 gradi Cannellino 8 - 10
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Il vino D.O.C. più importante della Ciociaria, una fascia del territorio laziale in provincia di Frosinone, è senza dubbio il Cesanese del Piglio.
Esistono altre due versioni del Cesanese distribuiti nella provincia di Roma, ossia il Cesanese di Affile e di Olevano Romano.
Il primo in verità non è più prodotto, il secondo è una realtà esclusivamente locale, mentre quello del Piglio rappresenta forse il miglior risultato tra i vini rossi prodotti in una regione, come il Lazio, famosissima più che altro per produzione di vini bianchi come il Frascati e l’ Est ! Est !! Est !!!.
Il Cesanese, pregiato vitigno laziale a bacca nera, oltre ad essere il principale componente negli uvaggi del vino omonimo, partecipa con quantità minori anche alle vinificazioni di altri ottimi vini rossi della regione come il Cori, il Velletri e il Cerveteri.
Una leggenda narra che l’ Imperatore Nerva, sedotto dalla qualità del vino prodotto nella zona del Piglio, fece costruire la propria dimora esattamente in questi luoghi.
Elogi al Cesanese del Piglio arrivarono nel corso dei secoli anche dai Papi Innocenzo III e Bonifacio VIII.
L’ ottima costituzione dei suoli di origine vulcanica e la collocazione in terreni scoscesi molto ben esposti al sole, fanno si che il Cesanese del Piglio, dotato anche di una ottima rete organizzativa e distribuitiva, riscuota continui riconoscimenti ufficiali.
Il Disciplinare prevede che venga utilizzato il vitigno Cesanese o il Cesanese di Affile ( che è un clone del precedente) in purezza o minimo al 90 %, con eventuali aggiunte di Sangiovese, Montepulciano, Barbera e uve a bacca bianca, per conferire maggiori profumi ed innalzare il tenore di acidità, come il Trebbiano Toscano e il Bombino bianco.
La tradizione popolare lo vuole come un vino novello, da bere giovane ; infatti nelle campagne laziali normalmente lo si abbina alle castagne arrostite di fine novembre e al rito dell’ uccisione del maiale quando si preparano prosciutti, salsicce, sanguinacci e salumi.
Va sottolineato però che questo vino quando vinificato con il vitigno Cesanese di Affile in purezza, si torna la produzione di maggior interesse e può godere tranquillamente di un invecchiamento di qualche anno, esaltando così una vigorosa struttura e una maggiore componente aromatica.
Il Cesanese del Piglio è disponibile anche nelle versioni Amabile, Dolce, Frizzante e Spumante.
Nella sua versione classica presenta un profumo delicato e caratteristico del vitigno, il sapore è morbido, secco o abboccato a seconda delle produzioni, leggermente amarognolo.
Accompagna pasti a base di carni e salse saporite, quando invecchiato anche selvaggina e il famoso pecorino romano, formaggio particolarmente piccante.

CARATTERISTICHE DEL CESANESE DEL PIGLIO

GRADAZIONE ALCOLICA : 12 gradi

COLORE : da rosso rubino più o meno intenso a rosso rubino tendente al granato con l’ invecchiamento

TEMPERATURA DI SERVIZIO : 16 – 18 gradi 6 – 12 per tutte le altre versioni
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Da grande appassionato della storia d’ Italia, in particolare della prima metà del Novecento, quella cioè che abbraccia le due grandi guerre, Mario, un amico e vicino di casa, proprietario di una fabbrica tessile, decise di organizzare con la partecipazione di una ventina di amici, sottoscritto compreso, una domenica a Latina.
A questo proposito tutti noi collaborammo al noleggio di un Pullman che ci avrebbe comodamente ospitato tutti insieme.
Partimmo verso le 9,00 da una piazza di Perugia e arrivammo nella città laziale poco dopo mezzogiorno.
Latina è una città molto nuova, senza dubbio la più recente tra i capoluoghi di provincia.
Nacque su volontà di Benito Mussolini, dopo la totale bonifica operata in quei territori interamente coperti da paludi malsane e pericolose per la salute.
Il suo stile architettonico la rende particolarmente differente da qualsiasi altra città della penisola.
Uno dei componenti della gita, Ugo il più anziano del gruppo, manifestò a più riprese la sua emozione nel tornare dopo oltre cinquanta anni, nelle zone dove passò quasi due anni della sua vita.
Praticamente hai visto nascere Latina ? – chiese Mario a Ugo..
‘‘ Con molto orgoglio, l’ unione, la felicità e l’ entusiasmo della gente di quel periodo, indirizzati esclusivamente al miglioramento della vita nazionale, era una sensazione che dava un groppo alla gola e che oggi non si vive quasi più ! ’’.
Passeggiammo fin quasi le 14,00 nel centro ‘‘ storico ’’ di Latina ; proseguimmo poi verso quel ristorante dove Mario effettuò la prenotazione una settimana prima.
Egli frequentava quelle zone almeno una volta al mese, visto che aveva un cliente che regolarmente gli ordinava una certa quantità di camicie, maglie, magliette, maglioni e altro abbigliamento da lui fabbricato.
Lo spazio riservato a noi era sotto un grande ‘‘ gazebo ’’ all’ aperto, in un giardino proprio di fronte al ristorante ; quella domenica d’ estate del ’96 era calda e afosa e il fatto di pranzare fuori dal locale non disturbò assolutamente nessuno.
In quello spazio erano presenti quattro tavoli circolari.
In base all’ affinità e all’ amicizia tra i vari componenti del gruppo, ci accomodammo in gruppi di cinque – sei ogni tavolo.
I punti di riferimento comuni a tutti i partecipanti, erano Mario e Ugo, perlomeno una metà del gruppo la conobbi appena quel giorno.
Al mio tavolo Dario, Sandro, Fabrizio e una coppia di coniugi, grandi amici di Mario e conosciuti durante il viaggio.
Improvvisamente l’ organizzatore della giornata si rivolse verso di me : ‘‘ Giovanni, i vini li ho scelti io, ma chi li descriverà un poco dovrai essere te ! ’’.
Con tutte quelle pizze serali mangiate insieme a Mario, Fabrizio e altri amici, il simpatico vicino sapeva perfettamente che l’ enologia era la mia attività preferita, per questo decise improvvisamente di pormi all’ attenzione di tutti.
Se si escludono i vini laziali più famosi, sugli altri in quell’ epoca non avevo una buona preparazione, ma la sensazione che sarei stato coinvolto in qualche modo sul vino della giornata era molto forte.
Per questo decisi di prepararmi già da qualche giorno prima su tutti gli altri vini laziali, quasi per creare un’ auto – difesa alla mia ‘‘ immagine ’’ di venditore di vini.
Diedi la preferenza ai grandi vini di Aprilia, famosa località vinicola a poca distanza da Latina.
Fui fortunato : la scelta di Mario sui vini per quel pranzo cadde proprio sul Sangiovese e sul Merlot di Aprilia.
La mia preparazione risultò adeguata e soddisfacente.
Quella soddisfazione era facile leggerla in special modo negli occhi di Ugo, ancora una volta emozionato dai tanti bei ricordi della sua gioventù in Latina.
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I territori dell’ Agro Pontino, in provincia di Latina, rappresentano un caso unico nel panorama dei vini italiani.
Quest’ area laziale era invasa da paludi fino all’ inizio del XX º secolo.
Con volontà politica e un grande impiego di mezzi in poco tempo l’ area venne totalmente bonificata, e i campi presero il posto delle paludi dove imperversava la malaria.
Successivamente, intorno agli anni ’50, si insediarono in queste zone alcuni agricoltori italiani di origine veneta, che avevano precedentemente svolto la loro attività in Tunisia.
Qui cominciarono a lavorare i terreni ancora recentemente bonificati, e pur essendo non considerati a vocazione vinicola in quanto pianeggianti, vi impiantarono vitigni di Merlot, Trebbiano e Sangiovese, vitigni scelti tra quelli di maggiore affidabilità.
I risultati ottenuti furono sorprendenti.
Grazie al clima favorevole e al particolare tipo di terreno composto da sabbia, limo e argilla, le produzioni in pochi anni divennero eccezionali. Però la contrazione dei consumi interni, il rallentamento dell’ esportazione nei mercati che avevano determinato la grande espansione degli anni ’70 e, soprattutto, la crescente richiesta di vini di maggior livello qualitativo, hanno spinto i produttori della zona a ridisegnare completamente il proprio assetto produttivo e a riprogettare il modello di sviluppo delle loro aziende.
Oggi, nonostante la grande fertilità dei terreni, i produttori locali hanno scelto di lavorare con rese contenute, elevando così la qualità delle uve e di conseguenza anche quella dei vini.
In tutta la zona aleggia un fervore innovativo i cui effetti concreti possono già essere valutati assaggiando i vini delle ultime annate. La zona di Aprilia è stata riconosciuta D.O.C. nel 1966 ; nel 1979 il Disciplinare fu modificato nella ricerca di qualificare ancor di più le produzioni locali ed è a tutt’ oggi rimasto invariato.
Il Trebbiano, prodotto in purezza con l’ omonimo vitigno, o con un apporto massimo del 5 % di altri vitigni a bacca bianca raccomandati per la provincia di Latina, ha un aroma vinoso, fresco e caratteristico, il sapore è delicato, armonico, di giusta alcolicità.
I suoi abbinamenti prevedono antipasti di mare e di verdure, preparazioni delicate di pesce e formaggi freschi.
Il Merlot, eccellente quando abbinato a paste asciutte con ragù saporiti e carni rosse in generale, è prodotto con la vinificazione del vitigno omonimo al 95 % più un apporto di altri vitigni a frutto rosso in misura non superiore al 5 %.
Ha un profumo vinoso e gradevole, talvolta fruttato ed erbaceo, il sapore è pieno, armonico, morbido, di giusta corposità.
Infine il Sangiovese, prodotto con il vitigno omonimo al 95 5 e altri vitigni a frutto rosso raccomandati per la zona al massimo del 5 %. Ha un aroma caratteristico, vinoso, il sapore è asciutto, armonico, delicato e leggermente vellutato. È indicato per portate di carni bianche in generale o rosse con preparazioni poco strutturate, oltre a pesci saporiti e formaggi mediamente stagionati.

CARATTERISTICHE DEI VINI DI APRILIA

GRADAZIONE ALCOLICA : Trebbiano 11 gradi Merlot 12 Sangiovese 11,5

COLORE : Trebbiano - giallo paglierino più o meno carico
Merlot – rosso granato tendente al rosso mattone con l’ invecchiamento
Sangiovese – rosato più o meno carico con riflessi
rubino chiari o aranciati

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Trebbiano 8 – 10 gradi Merlot 16 Sangiovese 12 – 14

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