quarta-feira, novembro 01, 2006

Capitulo 32 : Puglia


P U G L I A



POSIZIONE GEOGRAFICA

La Puglia è una regione dell’ Italia Meridionale.
La sua posizione è facilmente identificabile ( il tacco dello stivale ) perché è la regione d’ Italia maggiormente esposta a Oriente. Confina a Nord e a Est con il Mar Adriatico, a Sud con il Mar Ionio, a Sud – Ovest con la Basilicata, e a Ovest con il Molise e la Campania.


GEOGRAFIA FISICA

È la regione che contiene la maggiore estensione pianeggiante della penisola in quanto occupa il 53,2 % del territorio ( circa 10.300 chilometri quadrati ).
Le colline ( 45,3 % ) sono situate prevalentemente nel Sud della regione, mentre i pochi tratti montagnosi ( 1,5 % ) svettano nel promontorio del Gargano e al confine con la Campania, con la cima più alta della regione che è rappresentata dai monti della Daunia ( 1.151 metri ).
Geograficamente la Puglia può essere distinta in quattro regioni naturali : da Nord a Sud il promontorio del Gargano, il Tavoliere, le Murge e il Salento.
Il Gargano è una zona principalmente montuosa con vette che raggiungono i 1.000 metri ; queste terminano bruscamente a ridosso dell’ Adriatico formando un litorale alto e roccioso, unica eccezione il litorale Nord del promontorio dove sono presenti dei tratti bassi e sabbiosi.
Scendendo incontriamo la regione del Tavoliere che è la zona più piatta della regione ed è formata da una grande pianura alluvionale.
Seguendo sempre a Sud, nella parte centrale della Puglia, incontriamo le Murge, che sono delle pianure collinari leggermente ondulate, con una altitudine che va dai 500 ai 600 metri, costituite da rocce calcaree e un suolo molto arido, di scarsa irrigazione idrica.
Nella parte finale del ‘‘ tacco ’’ c’ è la penisola Salentina con una costituzione molto simile alle Murge, una idrografia di tipo carsico e con forti problemi di carenza d’ acqua. In queste due ultime zone della Puglia, le acque delle piogge ( scarse peraltro ) sono velocemente assorbite e penetrano, perdendosi, in grotte e caverne del sottosuolo.
A questo si è sopperito in parte con la creazione di grandi acquedotti, che convogliano l’ acqua dal lontano Appennino e viene utilizzata per irrigazioni agricole.
I maggiori fiumi della regione sono tutti collocati nel Tavoliere, hanno un regime irregolare con una portata d’ acqua che rasenta la sufficienza : i più importanti sono il Cervaro, l’ Ofanto e il Fortore.
I due laghi naturali di particolare importanza della Puglia sono situati entrambi nelle prossimità del litorale Nord del Gargano e sono quelli di Varano e Lesina.



GEOGRAFIA POLITICA

Le ragguardevoli dimensioni di 19.362 chilometri quadrati, collocano la Puglia al 7 º posto tra le regioni d’ Italia.
La popolazione di circa 4.100.000 abitanti è divisa in cinque province : il capoluogo regionale Bari, Foggia, Taranto, Lecce e Brindisi.
Bari è la città più popolata ( 345.000 ), segue Taranto ( 244.000 ), Foggia ( 160.000 ), Lecce ( 102.000 ) e Brindisi ( 93.000 ).
Oltre ai capoluoghi di provincia sono presenti numerosi centri di buon interesse demografico sparsi in tutta la regione, ne ricordo alcuni : San Severo, Manfredonia, Lucera, Cerignola, Barletta, Trani, Otranto, Vieste, Polignano a Mare, Gallipoli, Canosa, Andria, Molfetta, Altamura, Bitonto, Monopoli, Martina Franca, Francavilla e Nardò.
Alla regione pugliese, più esattamente alla provincia di Foggia, appartengono anche il gruppo delle Isole Tremiti, situate a poco più di 20 chilometri a Nord del promontorio del Gargano e composte dalle isole di San Domino, San Nicola e Caprara.
Le due direttrici principali che passano nella Puglia sono la A – 14 ( Bologna – Taranto ) che attraversa la regione da Nord a Sud, e la A – 16 ( Napoli – Bari ) che facilita i collegamenti tra la Puglia e le regioni tirreniche del Lazio e della Campania.
Meno sviluppate invece le comunicazioni stradali e ferroviarie con la Basilicata, regione d’ accesso per chi vuole dirigersi verso la Calabria e la Sicilia.


CLIMA

L’ assenza di rilievi montuosi e la lunghissima fascia costiera ( circa 700 chilometri ) caratterizzano il clima della Puglia che è tipicamente mediterraneo, con temperature miti nei mesi invernali e aride in quelle estive.
Le escursioni termiche tra il giorno e la notte sono quasi sempre molto elevate.
Le stagioni calde sono caratterizzati da lunghi periodi di siccità, gli inverni godono di alcune modeste precipitazioni, che però non risolvono la scarsità di acque, il grande problema della regione.


STORIA DELLA REGIONE

Abitata fin dall’ era paleolitica, le prime tracce di insediamenti civili le si devono alle antichissime popolazioni italiche dei Messapi, che si installarono nella penisola salentina intorno al X º sec. a. C. .
Successivamente la Puglia fu una importante colonia greca prima e romana poi.
Quest’ ultimi colonizzarono la regione a partire dal III º secolo a. C., sviluppando coltivazioni, creando degli importanti porti militari e commerciali e delle grandiose opere pubbliche come la storica ‘‘ Via Appia ’’ che termina nei dintorni di Brindisi.
Nei secoli seguenti alla fine dell’ Impero Romano, la Puglia seguì un periodo di invasioni comune a tutte le regioni dell’ Italia Meridionale.
Nell’ VIII º secolo arrivarono i Bizantini, poi i Normanni e gli Svevi, i quali furono gli artefici di un ottimo sviluppo economico, uno forse tra i migliori di tutta la storia pugliese.
Seguirono gli Angioini, gli Aragonesi e la Spagna, che tra il XVI e il XVII º secolo portò la regione a una forte decadenza politica, culturale e commerciale.
Annessa al Regno delle Due Sicilie dei Borboni, la Puglia visse nuovamente una crescita di immagine, dove le produzioni agricole ripresero a gran ritmo e rifiorirono commerci con l’ Est europeo.
Annessa al regno d’ Italia nel 1860, la Puglia seguì le sorti politiche della penisola, ma non riuscì a rivivere la floridezza dei secoli migliori.
Dal 1869 con l’ apertura del Canale di Suez, il porto di Brindisi divenne un importante punto di riferimento come scalo preferenziale per le navi che facevano rotta verso e dall’ Asia Orientale.


ATTIVITÀ ECONOMICHE

Malgrado la regione non abbia suoli particolarmente fertili e vive in costante povertà di acqua, l’ agricoltura è ancora una delle attività più sviluppate. Le principali coltivazioni sono quelle di cereali, ortaggi, frutta, uve da vini, tabacco, barbabietole da zucchero e olive, dove la Puglia produce gran parte dell’ olio nazionale.
L’ allevamento non è molto praticato, quello ovino è il più diffuso.
La pesca invece è molto intensa in vari porti, nei laghi del Gargano è praticato anche un fiorente allevamento ittico.
L’ industria opera nei settori siderurgico, automobilistico, chimico, meccanico ( macchine agricole ),
elettrotecnico, poligrafico, alimentare, estrattivo ( gas naturale e bauxite ) e costruzioni navali ( porto di Taranto ).
La Fiera del Levante di Bari è una delle rassegne fieristiche più importanti di tutto il Mediterraneo.
Le attività turistiche sono concentrate nelle località balneari ( Vieste, Manfredonia, Peschici, Gallipoli, Isole Tremiti, etc…), nelle località storiche o in quelle caratteristiche ( Alberobello ).



LA VOSTRA VACANZA

Visitare dettagliatamente la storica regione della Puglia per coloro che hanno pochi giorni di tempo, è cosa abbastanza improba. Ai numerosi punti turistici sparsi dal Gargano fino a Capo Santa Maria di Leuca, in varie occasioni con notevole distanza fra di loro, se ci aggiungiamo anche il fatto che la regione ha una estensione in lunghezza di oltre 350 chilometri, ci fa capire che dovremo necessariamente dedicargli come minimo una intensissima decina di giorni.
Due fine settimana consecutivi, senza intervalli, che pressapoco ve li riassumo così.
Entrando dal Molise la prima tappa obbligatoria è una visita al promontorio del Gargano con possibilmente, perché ne vale la pena, una escursione nelle isole Tremiti, famoso luogo turistico, ricche di vegetazione, grotte ( come la meravigliosa ‘‘ delle Viole ’’ ), belle scogliere e alcune fortificazioni risalenti ai secoli XIV e XV. Fate il giro del litorale garganese, uno dei migliori stabilimenti balneari dell’ Italia Meridionale, passando per le pittoresche località balneari di Peschici, Vieste ( nucleo medioevale con Cattedrale dell’ VIII º secolo e castello svevo del XVI º secolo ), e Manfredonia.
Spostatevi ora nell’ entroterra fin verso Lucera, distante poco più di 50 chilometri e visitate i bei resti dell’ Anfiteatro Romano e la Cattedrale gotica del Trecento, poi proseguite per il capoluogo di provincia Foggia, lontana meno di 20 chilometri.
Nella bella città visitate l’ interessante Museo Civico con reperti archeologici, la Pinacoteca, la Cattedrale del 1172, in stile barocco, costruita su delle fondamenta romaniche e riformata nel XVIII º.
Proseguite per una settantina di chilometri, fermatevi a Barletta dove potrete ammirare una affascinante Cattedrale romanica, per poi continuare altri 10 chilometri fino ad Andria dove è presente un bel castello in stile medioevale.
A Sud, distante 14 – 15 chilometri, troverete Castel del Monte, il maggiore esempio di costruzione normanna di tutta Italia.
Costruito da Federico II tra il 1194 e il 1290, questo gigantesco castello che ha un disegno ottagonale voluto come sembra proprio dall’ Imperatore svevo, nel corso dei secoli è stato utlizzato sia come abitazione principesca, sia come prigione, che come covo di bande di malfattori.
Dal 1876 appartiene al Governo Italiano, e per la sua posizione dominante e splendido panorama, è anche conosciuto come il ‘‘ Belvedere ’’ o ‘‘ Spia delle Puglie ’’.
Da Castel del Monte andando verso il litorale fermatevi a Ruvo di Puglia, piccola località celebre per la sua Cattedrale del XIII º secolo e il suo Museo contenente antichi vasi che risalgono al V º - III º secolo a. C. .
Da Ruvo di Puglia organizzate i vostri prossimi spostamenti passando per le città di Trani, Molfetta e Bitonto, tutte località di buon interesse turistico con una distanza complessiva che non raggiunge i 50 chilometri.
Da Bitonto ora scendete fino al capoluogo regionale Bari.
L’ antico centro romano ‘‘ Barium ’’, fondata dai Bizantini nell’ VIII º secolo a. C. , sorge su un promontorio che separa il porto vecchio da quello nuovo, la città moderna invece si è estesa in pianura.
Visitate l’ imponente Basilica romana di San Nicola, il patrono della città, il Castello di Federico II rifatto nel XVI º, il Duomo ricostruito nel XIII º e il Museo con interessanti e vari reperti archelogici risalenti fin dalla colonizzazione greca.
Da Bari ora recatevi nella pittoresca cittadina di stile medioevale Polignano a Mare, dove potrete visitare la barocca Chiesa di Sant’ Antonio, la Chiesa Matrice rifatta nel fine Rinascimento contenente il monumentale ‘‘ Presepio di Pietra ’’.
Scendendo in direzione Sud, seguendo il litorale, dopo aver superato la città di Monopoli, entrate verso l’ interno e raggiungete Alberobello, cittadina fondata nel XV º secolo.
Qui non perdete di ammirare da vicino uno dei simboli della regione, i ‘‘ Trulli ’’, originali abitazioni in pietra e di forma conica, molto comuni nella campagna alberobellese, una forma di architettura unica in tutto il mondo.
Tornando verso il litorale, per poi proseguire sempre in direzione Sud per approssimativamente 60 chilometri, raggiungerete il terzo capoluogo regionale del vostro viaggio, Brindisi.
La storica ‘‘ Brundisium ’’ai tempi di Roma divenne il maggior porto italiano dell’ età Imperiale.
La conferma dell’ importanza è data ancora dalla presenza, nei pressi del porto attuale, dei resti di due colonne romane che simboleggiavano la fine della mitica ‘‘ Via Appia ’’.
Ma Brindisi non è appena questo, visitate inoltre : il Duomo del XVIII º secolo con pavimenti a mosaico e la sua bella piazza, la Loggia Balsamo del Trecento, la chiesa romanica di San Giovanni al Sepolcro edificata tra l’ XI º e il XII º secolo, contenente bei affreschi del Trecento, la Chiesa di San Benedetto del 1090, la Chiesa di Santa Maria del Casale del XIV º secolo, il Castello di Federico II, il Palazzo barocco del Seminario costruito nel Settecento e l’ importante Museo Archeologico Provinciale con reperti importanti risalenti fin dall’ età del bronzo.
Spostatevi ora da una bellezza all’ altra : Lecce, 39 chilometri da Brindisi, sempre direzione Sud.
La splendida città, sede di una antica Università, è praticamente edificata nella sua parte storica quasi interamente in uno stile barocco denominato ‘‘ leccese ’’ con della pietra tipicamente locale, friabile e molto facile da lavorare.
Numerosi sono i monumenti romani e rinascimentali di Lecce : la Piazza di Sant’ Oronzo con la colonna a lui dedicata, dominata dal grande Anfiteatro Romano del II º secolo d. C., uno dei meglio conservati in Italia, con una capienza che raggiungeva anche 25.000 persone, la Piazza del Duomo con il Duomo rifatto nel 1670 e un imponente campanile di una dozzina di anni dopo, sempre nella piazza il Palazzo del Seminario ( 1694 – 1709 ) e il Palazzo Vescovile del 1632, Palazzo Argento sempre del Settecento, la Chiesa del Rosario con facciata barocca, la splendida Basilica di Santa Croce edificata tra la metà del Cinquecento e la metà del Seicento, massima espressione del ‘‘ barocco leccese ’’, e la Chiesa di Sant’ Irene.
Da Lecce prendetevi il piacere di scendere fino a Capo di Santa Maria di Leuca, estremità Sud della regione : potrete ammirare la meravigliosa Grotta Treporte.
Risalendo ora il litorale ionico ( o del Golfo di Taranto ) percorrete circa 50 chilometri e fermatevi a Gallipoli, interessante città collegata con un ponte a una isoletta che si protrae per tre chilometri nel mare ; in quest’ isola è presente la parte vecchia della città, antico borgo medioevale, dove potrete ammirare il Castello Angioino rifatto nel ‘500 e la Cattedrale del Seicento.
Ultima tappa e ultimo capoluogo regionale del vostro viaggio, Taranto, distante un centinaio di chilometri, sempre pecorrendo il litorale in direzione Nord.
Non perdete il Duomo del XII º secolo, la Chiesa di San Domenico Maggiore del XIII º secolo, il Museo Archeologico con importanti reperti relativi alla colonizzazione greca, alcuni resti romani e il porto con il suo caratteristico ponte girevole.
Il porto di Taranto, insieme a quello di La Spezia e Livorno, è uno degli orgogli della Marina Militare Italiana.
Vi è presente una importante Accademia Navale, relativo Museo, e belle manifestazioni annuali con delle imbarcazioni militari, storiche e contemporanee.
Il vostro intenso viaggio pugliese termina qui, a poca distanza dal confine con la Basilicata, dove vi do appuntamento nel Cap. 34.


LA STORIA VINICOLA

La Puglia è una delle regioni mondiali con maggiore vocazione alla vinicoltura.
Le viti furono allevate da coloni fenici e greci a partire dal XIX – VIII º secolo a. C. e costituirono la principale coltura agricola per lunghissimo tempo. Essendo una regione dove le montagne sono quasi inesistenti e le coltivazioni coprono l’ 80 % del territorio, la vite si è ramificata in tutta la sua estensione.
Nelle cantine pugliesi passarono tutti : Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Musulmani, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli, Borboni e Francesi.
Ognuno di questi popoli lasciò un segnale concreto nei costumi e nelle tradizioni vinicole di questa meravigliosa regione.
Nei primi del ‘900 il ‘‘ Tacco dello stivale ’’ conobbe la devastazione della fillossera.
La ricostruzione vinicola diede spazio a uve e sistemi di coltivazione più adatti alla produzione di vini corposi e alcolici.
Questa scelta diede luogo alla produzione di vini ‘‘ da taglio ’’ destinati all’ esportazione nel Nord Italia e ad altri paesi europei, dove venivano impiegati per rafforzare i vini locali.
Ma se da un lato queste massicce esportazioni facevano la fortuna di alcuni produttori, dall’ altro le produzioni che erano più indirizzate alla quantità che alla qualità finirono per danneggiare pesantemente l’ immagine dell’ intera enologia pugliese.
Negli ultimi decenni però si sta affermando una contro tendenza, dove alle gigantesche produzioni di vino ordinario si affiancarono sempre di più aziende con l’ obiettivo di creare vini di alta qualità, modificando sia le tecniche di coltivazione dei vigneti che le vinificazioni.
E i risultati non tardarono ad arrivare, grazie anche all’ enorme potenziale che la regione offre.
Nella Puglia attuale si possono incontrare eleganti vigneti alternandosi a oliveti ( l’ olio è un’ altra grande produzione agricola regionale ) che movimentano un paesaggio naturale un poco monotono, e che ricorda in vari tratti quello degli stati dell’ Africa Settentrionale.
Oggi nella regione vengono prodotti degli ottimi rossi, eleganti bianchi e numerosi rosati di qualità.
Fuori dalle medie italiane, la Puglia è la maggior produttrice nazionale di rosato, un vino ancora non pienamente apprezzato in quanto giudicato ( frettolosamente e ingiustamente aggiungo io ) un vino di seconda categoria, perchè appena un derivato delle uve destinate ai vini rossi.
In questa opinione generalizzata, la Puglia costituisce una eccezione, visto che gli aromi e i sapori degli eleganti rosati locali sono molte volte preferiti ai bianchi nei classici accompagnamenti con il pesce, e ai rossi in abbinamento a carni delicate.
La Puglia è la maggior produttrice italiana di vino con quasi 10.000.000 di ettolitri annui.
Nel caso dei vini D.O.C. però la situazione cambia e di molto, infatti la regione occupa ‘‘ appena ’’ la 12 ª posizione in quanto ancora solamente il 2 % dell’ intero patrimonio vinicolo viene riconosciuto con delle denominazioni ufficiali.
Le uve a bacca bianca più coltivate sono : Pampanuto, Trebbiano Toscano, Malvasia, Moscato, Chardonnay, Verdeca e Bianco d’ Alessano.
Quelle a bacca nera invece sono : l’ Uva di Troia, Sangiovese, Montepulciano, Aglianico, Pinot nero, Bombino nero, Negro Amaro, Malvasia nera, Primitivo e Malbech.
I vini a denominazione più famosi della Puglia sono quelli di Castel del Monte, di Gioia del Colle, di Nardò, di Lizzano, di Salice Salentino, di Orta Nova, di Ostuni, di San Severo, di Squinzano, di Copertino, di Brindisi, di Alezio, di Leverano.
Tutti questi che ho appena elencato vengono prodotti ognuno in varie tipologie.
Aggiungo inoltre, per finire, l’ Aleatico di Puglia, il Cacc’ è Mmitte di Lucera, il Gravina, il Locorotondo, il Martina Franca, il Matino, il Moscato di Trani, il Primitivo di Manduria e i rossi di Cerignola, Barletta e Canosa.


APPUNTI DI VIAGGIO

È giunto il momento di ricollegarmi al Cap. 28 – Molise, dove, in quella vacanza che organizzai insieme ad altri 11 amici, ci siamo lasciati all’ entrata in Puglia.
Intorno alle 17,00 di quel mercoledì di luglio ci trovavamo già in piena provincia di Foggia, il tempo era favorevole e il traffico abbastanza scorrevole.
Non erano le 18,00 che già raggiungemmo Vieste, la prima tappa pugliese, con lo ‘‘ sficato ’’ Gianfranco alla guida, sficato perché, ve lo ricordo, fu colui che dopo un sorteggio, perse la degustazione di vino molisano e indotto al volante.
La bella località di Vieste è situata all’ estremità Est del Promontorio del Gargano, in una posizione balneare meravigliosa.
Ma la stanchezza era dominante nella grande maggioranza del gruppo e per questo il primo scopo fu appena quello di ‘‘ rimediare ’’ un albergo dove riposarci e rinviare ai due giorni successivi, la permanenza prevista, una ampia visita alla città e ai suoi intrattenimenti.
Incontrammo l’ albergo giusto dove avremmo pernottato tre notti, ma subito dopo aver sistemato le nostre valigie ed esserci ‘‘ ricondizionati ’’ con un salutare bagno, una piccola minoranza formata da Fabrizio, Luigi e Massimo, si manifestò e schiacciò ‘‘ prepotentemente ’’ tutto il resto della compagnia.
Luigi – Forza gente, usciamo !
Michele – Che ?! Ma non sei minimamente stanco ?
Luigi – Andiamo, andiamo. Ci riposiamo quando torniamo in casa.
Massimo – Ha ragione il Conte ( appellativo di Luigi ), vediamo di sfruttare ogni minuto della nostra vacanza.
Gianfranco e Giuseppe – Ci siamo ‘‘ sorbiti ’’ centinaia di chilometri alla guida ’’, non ce la sentiamo molto di uscire.
Stefano – O tutti o nessuno.
Fabrizio, Luigi e Massimo quasi in coro – Appena una cenetta a base di pesce e rientriamo velocemente.
Seguirono altre resistenze ed altre insistenze, quest’ ultime vinsero.
Alle 10,00 di sera tra visi entusiasti, svogliati e alcuni pieni di stanchezza, noi dodici uscimmo dall’ albergo alla ricerca di un ristorante, peraltro senza la minima difficoltà perché Vieste, con l’ ottima organizzazione che si ritrova, offre varie alternative.
La scelta cadde su un locale con una grande sala rivestita da delle vetrate e un ampio spazio esterno coperto da una pensilina e circondato da dei rettangolari vasi di cemento ognuno ospitanti dei bei e profumatissimi fiori.
Era quasi completamente pieno e al nostro desiderio di sederci all’ aperto, il cameriere che all’ arrivo si diresse nella nostra direzione, ebbe non poche difficoltà per creare lo spazio necessario, accostare dei tavoli e formare una unica tavolata capace di ospitare tutti i nuovi dodici clienti.
Il ristorante – pizzeria era situato a poche decine di metri dal mare, era possibile di tanto in tanto anche sentire lo sciacquettio delle onde, oltre quel profumino ‘‘ mezzo salato ’’ tipico delle cittadine balneari, che favoriscono e di molto lo sviluppo dei succhi gastrici.
L’ ambiente gradevole fece dimenticare a quella vecchia e sconfitta maggioranza, le precedenti più o meno 10 ore di viaggio.
E allora, ne sta valendo la pena essere usciti invece che andarcene a dormire ? – disse Fabrizio con aria di ‘‘ dominatore ’’.
I commenti che seguirono furono unanimi, quella vacanza doveva essere ‘‘ sfruttata ’’ fino in fondo.
A quelle opinioni seguirono le varie e diversificate portate della cena.
Alcuni si orientarono a una tradizionale pizza serale dove prevalsero quelle con crostacei o molluschi, altri si indirizzarono a una cena vera e propria con antipasti leggeri di mare, spaghetti alle vongole e fritture miste sempre di nobili prodotti ittici.
La inevitabile scelta di un accompagnamento liquido cadde sul Castel del Monte.
È uno dei grandi vini di Puglia – dissi – specialmente il Rosato, visto che questa regione, statisticamente provato, è una delle più grandi consumatrici di vino rosé d’ Italia.
A Castel del Monte c’ è un castello normanno ? – chiese Stefano.
‘‘ Esatto, il più famoso, ma non è l’ unico tra quelli fatti edificare da Federico II, signore assoluto dell’ Italia Meridionale tra la fine del Duecento e l’ inizio del Trecento.
In Gioia del Colle, nella provincia di Bari, dove si producono altri ottimi vini di Puglia, ne esiste uno fatto costruire nel 1230 su volere del Re, circondato da una leggenda particolare.
In uno dei sotterranei della torre sono presenti due rigonfiamenti che a detta di questa storia rappresenterebbero i seni di Bianca Lancia, sfortunata amante di Federico II, seni che si sarebbe tagliati per inviarli al suo signore come gesto di disperazione, dopo essere stata ingiustamente sospettata di averlo tradito. ’’
‘‘ Se succedesse ancora oggi, io avrei una collezione di almeno una dozzina di petti femminili ’’.
Alla dichiarazione di Luigi seguì una intensa risata di gruppo.
L’ approvazione al vino presente in tavola fu alta come dimostrava la richiesta che stava viaggiando allo stesso ritmo delle bottiglie di acqua minerale.
‘‘ Calma ragazzi, evitiamo antipatiche sbronze ! Ricordiamoci che già ci siamo somministrati altro vino nel pomeriggio ’’.
Per fortuna la ragione vinse sul piacere e la serata terminò ‘‘ appena ’’ con l’ apprezzatissimo Rosato ( cinque bottiglie ) e il Bianco ( tre ) dei grandi vini di Castel del Monte.
*
Nelle colline delle Murge, tra le città di Foggia e Bari, esiste una piccola località nota non solamente per la vocazione enologica, ma anche per l’ imponente castello fatto costruire da Federico II di Svevia tra il 1194 e il 1290.
La costruzione, posta su una collina che domina la città di Andria, ha una pianta di forma ottagonale con incorporate agli otto spigoli altrettante torri anch’ esse ottagonali.
Nell’ interno si trovano, disposte su due piani, otto sale trapezoidali che circondano un cortile ottagonale.
All’ originale progetto dell’ Imperatore svevo, una delle migliori opere architettoniche di quell’ epoca di tutta l’ Italia Meridionale, vennero fatte varie considerazioni sull’ idea, come il riferimento all’ ottagono del corso zodiacale del sole o alla forma della corona ( che il castello da, visto da una certa distanza ) che è l’ emblema della potenza.
Sotto la dominazione sveva, la Puglia intera godette di un periodo prospero sia dal punto di vista artistico e commerciale che da quello agricolo.
Infatti le terre di questa regione già in quell’ epoca venivano intensamente coltivate con olivi, mandorli, e naturalmente con le nostre preziose viti.
Nella zona di Castel del Monte il clima gode di ottime escursioni termiche tra il giorno e la notte, favorite anche dalla presenza del mare vicino ; il suolo tufaceo – calcareo dove oltre i 300 metri sul livello del mare diventa roccioso, garantisce un ideale drenaggio delle acque.
Tutto questo favorisce una eccellente caratterizzazione delle uve e di conseguenza dei vini qua prodotti.
Tra questi il più celebre è il Castel del Monte Rosato, che si colloca nelle posizioni di vertice tra i vini italiani della sua categoria.
Il ‘‘ Rosé ’’ di Castel del Monte è ottenuto dalla vinificazione di uva Bombino Nero, Aglianico e Uva di Troia che costituiscono il 65 % della vinificazione, il restante 35 % è suddiviso tra i vitigni Montepulciano e Pinot Nero.
L’ origine del nome del vitigno Bombino, che è quello che partecipa nella quantità più rilevante alla produzione del Castel del Monte Rosato, nasce dalla forma piramidale del grappolo che ispira la visione di un bambino con braccia distese : da questo appunto il nome di ‘‘ Bambino ’’ poi trasformato in ‘‘ Bombino ’’.
Altre versioni dei vini di Castel del Monte sono :
- il Bianco con gradazione alcolica di 11 gradi ( con il vitigno Pampanuto al 65 % più altri vitigni a bacca bianca autorizzati per la zona ) che la leggenda narra fosse il vino preferito da Federico II ;
- il Rosso prodotto con Uva di Troia ( 65 % ), Sangiovese, Montepulciano e Aglianico ( massimo 35 % ), che raggiunge un gradazione alcolica di 12 gradi ;
- il Rosso Riserva ( stessi uvaggi del Rosso ) che prevede un invecchiamento di almeno 3 anni e che presenta una gradazione alcolica di 12,5 gradi.
Il Castel del Monte Rosato ha un profumo delicatamente vinoso, caratteristico, fruttato quando giovane ; il sapore è armonico, asciutto e gradevole.
Accompagna perfettamente le zuppe di pesce, carni bianche con salse poco saporite, ed è un ottimo vino da tutto pasto nelle afose serate estive.

CARATTERISTICHE DEL CASTEL DEL MONTE ROSATO

GRADAZIONE ALCOLICA - 11 gradi

COLORE - rosato più o meno intenso con tonalità rubino in alcune produzioni

TEMPERATURA DI SERVIZIO - 14 gradi
*
A quella serata seguirono due caldissime giornate viestane, zeppe di sole, di carnagioni rossicce o bruciacchiate che comportarono anche l’ acquisto di creme per alliviare le scottature ( Mirko ne sa qualcosa su questo ) e pesce in quantità.
L’ euforia che esisteva intorno ai vini del primo giorno di vacanza, si attenuò e quelle due giornate le bagnammo quasi esclusivamente con delle bibite o della birra.
Solamente la sera del giovedì, in una piccola discoteca di Vieste, con la simpatica presenza di un gruppo di giovani universitarie di Verona, optammo per delle bevande decisamente più alcoliche.
Tra i vari cocktails fu la ‘‘ caipiroska ’’ che predominò.
Dignitosa fuori dubbio, ma quei gustosissimi limoni gialli non riuscirono ad avvicinarla a quella rifinita dai piccoli verdi brasiliani.
La serata fu altamente positiva e divertente, specialmente per il ‘‘ piccolo ’’ Giuliano e il ‘‘ timido ’’ Michele che riuscirono ad ottenere un nuovo incontro per la serata successiva con due ragazze di quel nutrito gruppo di Verona.
E Luigi e Fabrizio ?
Sempre in coppia la quasi totalità del tempo trascorso in discoteca, con innumerevoli tentativi, anche con delle ragazze del posto, ma non era la loro serata migliore per un romanzo sentimentale.
Tornammo quasi all’ alba del venerdì e solo una metà di noi formata dal sottoscritto, Massimo, Dario, Giuseppe, Gianfranco e Mirko, si recò nel pomeriggio in spiaggia per un ulteriore bagno di sole.
Con il restante, che preferì riposarsi in albergo più a lungo, ci dammo appuntamento per quella sera stessa alle 20,00 in un’ altra pizzeria situata di fianco a quella discoteca della caipiroska.
Michele e Giuliano non avrebbero partecipato perché proprio a quell’ ora sarebbe avvenuto l’ incontro con le due veronesi.
Il sabato mattina ci alzammo di buon orario, ricomponemmo i nostri bagagli e ci incamminammo verso la nostra seconda tappa, Alberobello, distante quasi 200 chilometri.
In nostra compagnia, chiaro, anche i due assonnatissimi Michele e Giuliano, rientrati da poche ore, dopo, a detta di loro, una deliziosa serata.
Il ‘‘ condannato ’’ unanime alla guida fu il buon ‘‘ Menca ’’ ( Fabrizio ), colpevole del fatto di aver rappresentato una profonda delusione per il gruppo, visto che fino ad allora non era riuscito a conquistare nessun cuore femminile.
Luigi, accusato tanto quanto Fabrizio, se la cavò con danni minori ma fu ammonito e indiziato come prossimo autista.
L’ accanimento amichevole contro loro due da parte di tutti gli altri, era dovuto semplicemente alla loro simpatica ‘‘ arroganza, presunzione e convinzione ’’ di sfrenati strappacuori.
Anche quella giornata di sabato fu impietosa nei nostri confronti. L’ alta temperatura di circa 35 gradi, difficoltò a nostra discesa a Sud, in un pulmino, per giunta, senza condizionatore.
La presenza di bottiglie di acqua fresca in una speciale borsa termica, comunque confortò il nostro viaggio.
Arrivammo a Monopoli intorno alle 14,00, nessuno era interessato al pranzo dopo l’ abbondante colazione nell’ albergo di Vieste.
Il programma prevedeva di trascorrere il fine settimana in piena regione delle Murge, visitando le località di Locorotondo, Martina Franca e la capitale dei tipici Trulli, Alberobello.
Il sabato rimanemmo tutto il pomeriggio a Monopoli e la sera ci spostammo nella non distante Locorotondo.
Il tempo di trovare una sistemazione per la notte, un bagno riposante e via alla ricerca di un ristorante.
Dopo tanto pesce, la richiesta di una cena a base di carne divenne insistente.
A quel punto intervenni.
‘‘ Ah no ragazzi !!! Ci tengo che tutti noi questa sera degustiamo secondo me il miglior vino bianco della regione, visto che siamo addirittura nel suo luogo d’ origine.
Pertanto almeno per un’ altra sera ci facciamo un’ altra ‘‘ abbuffata ’’ di pesce, il Locorotondo non ammette altre portate al suo fianco ’’.
Ma perché fino ad ora non abbiamo sperimentato neanche uno dei tanti famosi vini rossi pugliesi ? – chiese Giuseppe con una mezza aria di indignazione.
‘‘ Tranquillo, ci rifaremo nei prossimi giorni quando scenderemo nel Salento, considerate un pò questa vacanza come se fosse divisa in due dal punto di vista enologico, la prima parte eleganti vini bianchi o rosati, la seconda solamente potenti rossi ’’.
Ristabilita la calma, verso le 22,00 arrivammo nel ristorante suggeritoci dal proprietario della pensioncina dove avevamo lasciato i nostri bagagli.
In pieno centro storico, il piccolo locale in quel momento non aveva posti disponibili per il nostro nutrito gruppo, per questo il titolare ci fece accomodare in una elegante saletta, pregandoci di aspettare una mezz’ ora circa, il tempo necessario per poterci servire.
All’ interno della sala, comodamente seduti su dei accoglienti divani, Mirko stava osservando un quadro raffigurante una sfida medioevale.
È la famosa ‘‘ Disfida di Barletta ’’ – disse Massimo.
E com’ è la storia ? – chiese mio nipote.
Il preparatissimo amico di storia italiana ci aiutò a passare una decina di minuti in quella attesa che si stava rivelando un poco fastidiosa, visto l’ abbondanza di profumi che provenivano dalla cucina.
‘‘ Avvenne all’ inizio del XVI º secolo, esattamente nel febbraio del 1503 e vide protagonisti 13 cavalieri italiani contro 13 francesi. Non sarebbe mai avvenuta se una sera Monsignor de La Motta non avesse cenato in una osteria di Barletta dove si serviva dell’ ottimo vino.
Secondo un manoscritto rinvenuto negli archivi di casa Colonna, di proprietà di Don Prospero Colonna, membro dell’ esercito di Consalvo, Gran Capitano che difendeva Barletta e che nella Disfida fu il giudice di campo per gli italiani, quella sera il La Motta bevve molto vino al punto che non riuscì a controllarsi più sulle sue parole e si lasciò andare a grossolani insulti contro l’ Italia e i suoi soldati.
Una imprudenza che si rivelò determinante.
La Disfida infatti fu vinta dai cavalieri italiani, e i soldati francesi furono obbligati ad uscire dalla città ’’.
A quel punto io aggiunsi : ‘‘ Tutto esatto e in onore di quel vino che fu il pomo della discordia, nei secoli successivi nacque il Rosso di Barletta, e in ricordo di questi eventi storici e per soddisfare le esigenze dei turisti, è stata ricomposta nel centro medioevale della città di Barletta la ‘‘ Cantina della Disfida ’’, con arredamento dell’ epoca ’’.
In quel momento il titolare giunse nuovamente nella sala :
” Ancora pochi minuti ragazzi, nel frattempo vi posso offrire un aperitivo ? ’’.
Certo – risposi – ma solamente se si tratta di un Locorotondo ben fresco.
In pochi istanti un cameriere ci servì una bella bottiglia di quel delizioso vino che aprì ulteriormente i nostri stomaci già prontissimi a ricevere le future portate di tortelloni di erbette con burro fuso, ravioli di spinaci al ragù di mare, penne con gamberi e rosmarino, sogliola fritta, orata al cartoccio, branzino al forno e altre specialità che non ricordo più, il tutto per un costo così basso, che diede volontà ogni volta che ne riparlai con i miei amici, di prendere un altro pulmino e tornarci nuovamente.
Se non fosse per la distanza da Perugia, la dose si sarebbe ripetuta più di una volta ; sicuramente.
Ah dimenticavo ! Insieme a tutte quelle delizie sparirono anche una mezza dozzina di bottiglie di Locorotondo.
Durante gli ultimi 10 minuti di attesa i miei compagni, ammaliati dal profumo e dal sapore di quella opera d’ arte enologica pugliese, assorbirono con tranquillità tutto quello che era in mio possesso sul quel grande bianco pugliese.
*
Dal borgo di Locorotondo situato su una piccola collina si gode un panorama unico al mondo :
la valle sottostante è disseminata da Trulli ( le tipiche abitazioni di forma conica di Alberobello ) inframezzati dal verde dei vigneti.
In questa valle nasce il più celebre dei bianchi pugliesi, che circondato dai potenti vini rossi locali, si distacca per la sua delicatezza ed eleganza.
L’ origine del nome Locorotondo sembra provenga dal vecchio nucleo storico della cittadina, di pianta circolare.
All’ inizio del ‘900 la fillossera distrusse i vigneti pugliesi e nella ricostruzione vinicola della regione, furono privilegiate le uve ad alto tasso alcolico.
Questa scelta diede vita ad una grande esportazione di ‘‘ vini da taglio ’’, atti a rafforzare i vini del Nord Italia e di alcuni paesi europei, ma danneggiò allo stesso tempo l’ immagine della produzione vinicola pugliese.
L’ enorme potenziale che la regione offre con il suolo e le ottime condizioni climatiche favorite dai mari Adriatico e Ionio, convinsero le autorità locali ad investire nei vigneti più per le produzioni di vini di qualità, armoniosi ed eleganti, che in poderosi vini alcolici di difficile, se non impossibile, collocazione individuale nel mercato.
A questi sforzi e a queste convinzioni di aver intrapreso il cammino giusto, seguirono dei grandi risultati e oggi l’ immagine della Puglia come regione produttrice di vini di qualità e non semplicemente da ‘‘ rinforzo ’’, è ben consolidata.
Il Locorotondo è sicuramente tra i più rappresentativi vini pugliesi di queste nuove produzioni.
La sua vinificazione prevede le uve Verdeca o ‘‘ Verdicchio femmina ’’ per un apporto che va dal 50 al 65 %, il Bianco d’ Alessano tra il 35 e il 50 %, e le uve Fiano, Bombino bianco e Malvasia bianca in un massimo complessivo del 5 %.
Il vitigno Verdeca si presume che sia autoctono, mentre il Bianco d’ Alessano è certo che è originario del Salento.
Il Locorotondo, D.O.C. dal 1969, è prodotto anche nella versione Spumante.
Ha un aroma vinoso, delicato e molto gradevole, l’ aristocratico sapore è asciutto e delicato.
È un vino signorile da tutto pasto, specialmente indicato con gli antipasti di frutti di mare, pesci cotti al forno, le carni bianche e le minestre asciutte.
Lo Spumante è ottimo come aperitivo e si può anche servire da tutto pasto elegante, oppure con delle fritture di pesce o di verdure.

CARATTERISTICHE DEL LOCOROTONDO

GRADAZIONE ALCOLICA - 11 gradi

COLORE - giallo paglierino con riflessi verdi

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 8 – 10 gradi Spumante 6 – 8
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La domenica seguente lasciammo i nostri bagagli nella pensione di Locorotondo e ci spostammo verso Alberobello.
Il nostro obiettivo era, oltre a vedere da vicino queste curiose abitazioni coniche, magari anche quello di conoscere una delle famiglie e visitarne l’ interno.
Se ci riuscimmo fu grazie a un simpatico anziano signore, proprietario di un piccolo bar che venne semplicemente ‘‘ razziato ’’ da dodici umbri affamati.
Chiaro che quel signore in poco più di mezz’ ora realizzò una vendita che si avvicinava a quella di un giorno intero, però l’ interesse che dimostrò nel toglierci quella soddisfazione andò ben oltre alle sue obbligazioni di commerciante.
Chiese a un suo amico di un negozio di abbigliamento, proprio di fianco al bar, il numero di telefono di un certo Pietro e lo chiamò.
Dopo le prime presentazioni gli chiese : ‘‘ Ascolta Pietro ho qui un simpatico gruppo di amici di Perugia che vorrebbero portarsi come ricordo in Umbria la visita di un trullo ………alloggiano a Locorotondo……… se ne vanno ……… quando andate via ? ’’
Questa sera – rispose Massimo.
‘‘ Nel tardo pomeriggio …… alle 15,00 ?
…… va bene Pietro …… ti ringrazio …… ti aspetto per un caffè ! ’’.
Il simpatico barista dopo aver riagganciato la cornetta si rivolse nuovamente a noi :
‘‘ Bene ragazzi, l’ orario l’ avete sentito, Pietro vi aspetta per farvi visitare la sua casa ’’.
A quel punto solo il tempo per sapere l’ indirizzo preciso e comprare un regalino per il pensionato che, tanto per cambiare, si indirizzò all’ acquisto di un vino.
Dopo il successo della sera precedente, la scelta cadde nuovamente sul Locorotondo.
Puntualmente quel pomeriggio ci recammo fino al trullo di Pietro.
L’ alto numero del nostro gruppo, per giunta tutti degli sconosciuti, non permise all’ anziano di organizzare un caldo e accogliente ricevimento.
Ma furono sufficienti pochi minuti di presentazioni e di battute simpatiche per accendergli l’ ospitalità.
A questo se ci aggiungiamo la bottiglia regalata a un appassionato di Locorotondo, tirò tutti i timori.
La non eccessiva dimensione esterna di un trullo in realtà all’ interno si trasforma in un ambiente ben più spazioso.
Pietro abitava lì da oltre vent’ anni, ora da solo, vedovo e con due figli ma che lavoravano e risiedevano in città lontane da Alberobello.
Nonostante questo riusciva a tenere il suo trullo in perfette condizioni, pulito e dignitosamente arredato.
All’ interno di quelle curiose pareti circolari, Pietro vi aveva collocato delle false pareti creando così una camera da letto e una sala con angolo cucina incorporato.
Il piccolo bagno era l’ unico spazio del trullo chiuso da pareti di mattoni.
Se all’ inizio l’ arzillo pensionato di più o meno 65 anni si rivelò chiuso e di non molte parole, in seguito scoprimmo in realtà che era un gran ‘‘ chiacchierone ’’.
Ci chiese della nostra vacanza dei primi giorni e dei prossimi, ci raccontò gran parte della sua vita, e volle sapere le varie attività di ognuno di noi.
Tra un biscotto e un sorso di Vin Santo che ci vennero offerti, Pietro sfiorò per pochi minuti anche l’ argomento più elettrizzante, soprattutto per me, naturalmente.
Originario di Brindisi, con il petto gonfio di orgoglio, Pietro ci raccontò di una storia popolare riguardante l’ origine del nome della città e dei suoi vini.
‘‘ I navigatori dell’ antica Roma che scendevano dalla Via Appia, al momento di imbarcarsi alla volta della Grecia o di paesi del Medio Oriente, amavano alzare dei calici colmi di vino locale, in un grande brindisi di augurio per il viaggio.
I vini della Puglia sono stati sempre presenti sulle tavole imbandite di Roma Imperiale e Plinio il Vecchio, Orazio e Tibullo, nei loro testi hanno dato ampi dettagli sui processi di coltivazione e vinificazione delle uve pugliesi.
Plinio citava molto spesso i vini di ‘‘ Brundisium ’’ e Orazio li esaltava nella sua opera ‘‘ Merum Tarentinum ’’.
Il termine ‘‘ Merum ’’ veniva usato dai Romani per distinguere il vino pugliese, puro e corposo, dal tipo più leggero che chiamavano invece ‘‘ Vinum ’’.
Nel dialetto pugliese attuale ‘‘ Merum ’’ riadattatato in ‘‘ Mejre ’’, lo troviamo ancora, senza il quale ogni pranzo viene considerato incompleto e disarmonico ’’.
Erano quasi le 19,00 di quel pomeriggio e giunse il momento di commiatarci dal buon Pietro.
Volle regalarci come ricordo tre bottiglioni di due litri ciascuno di olio extra vergine di oliva da lui prodotto ; a una nostra timida reazione Pietro rispose con determinata ed elegante insistenza :
‘‘ Un olio come questo non lo trovate in nessun posto al mondo ! ’’.
Lo salutammo e rientrammo a Locorotondo.
Il giorno seguente, ben riposati e dopo una rapida passata a Martina Franca, ci dirigemmo verso Lecce, nostra prossima tappa.
Luigi fu ‘‘ graziato ’’ e alla guida tornò Giuseppe.
Dopo più o meno 150 chilometri arrivammo nella capitale del Salento.
Piuttosto facilmente trovammo una sistemazione che prevedeva due notti ( ma che invece raddoppiarono ) e subito dopo ci indirizzammo in uno dei vari ristoranti del vecchio nucleo storico, visto che, la fame imperava su tutti noi.
Come promesso agli altri, dopo pesce per vari giorni, il resto della vacanza la dedicammo a piatti più comuni per chi, come noi, vive in pieno entroterra.
Erano passati molti anni da quando degustai per la prima e unica volta fino ad allora, un meraviglioso Salice Salentino rosso ; con quei piatti di pasta colmi di ragù, filetti alla parmigiana o al pepe verde, bistecche e altre portate sempre di carne, l’ occasione di bere nuovamente uno dei migliori rossi dell’ Italia Meridionale non era assolutamente da perdere.
Come naturalmente anche quella di esaltare ai miei amici e compagni di vacanza, quel capolavoro dell’ enologia pugliese.
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La Penisola Salentina è un’ area che produce i vini pugliesi più interessanti e di conseguenza più commercializzati.
Prodotto proprio nel cuore di questa zona ad alta vocazione vinicola, il Salice Salentino ha origini millenarie come la gran parte dei vini circostanti.
Furono i Greci a importare la vite nell’ VIII º secolo a. C., successivamente sviluppata dai Romani.
Le numerose dominazioni che si susseguirono nei secoli successivi alla fine dell’ Impero Romano d’ Occidente ( musulmana, longobarda, sveva, angioina, aragonese e borbona ) prestarono sempre una buona attenzione alla coltura della vite, in quanto già da quei secoli la Puglia era considerata terra di grande interesse enologico.
Infatti il Salento, oltre alla felice collocazione tra due mari, è caratterizzato nel periodo primaverile ed estivo da forti escursioni termiche ; la brusca diminuizione della temperatura nelle ore notturne rallenta la maturazione dei chicchi, contribuendo all’ arricchimento aromatico.
Inoltre il terreno è composto da una base permeabile calcareo – tufacea, sopra la quale vi si posa uno strato roccioso calcareo – argilloso particolarmente ricco di ferro, che influisce in maniera determinante sulla quantità delle uve e naturalmente del vino.
Al Salice Salentino Rosso ( che prende il nome dalla città omonima e D.O.C. dal 1976 ), Rosso Riserva e Rosato, esperimenti nella zona di coltura di vitigni inediti per il Salento, hanno portato a delle eccellenti nuove versioni come lo Chardonnay e il Pinot Bianco.
Da ricordare nell’ ampia gamma D.O.C. del Salice Salentino anche l’ Aleatico, prodotto nelle versioni Dolce, Liquoroso e Riserva.
Il Rosso, primogenito dei vini del Salento, è composto dal Negro Amaro ( il re dei vitigni della Penisola Salentina ) per l’ 80 % e dai vitigni Malvasia Nera di Lecce o Malvasia Nera di Brindisi al massimo per il 20 %.
Ha un aroma leggermente vinoso, intenso e caratteristico, il sapore è asciutto, caldo, armonico, robusto ma ben scorrevole.
Prodotto anche nella versione Riserva ( invecchiato per almeno 26 mesi ), il Salice Salentino Rosso è un pregevole vino da arrosti di carni grigliate sia bianche che rosse ; il tipo Riserva è adatto invece alla cacciagione e alla selvaggina anche in salmì, carni rosse stufate, e formaggi piccanti.
Il Rosato, composto con gli stessi uvaggi del Rosso ma con fermentazione nelle bucce limitata, accompagna pesci saporiti, specialmente in umido, e carni delicate.
Il suo aroma leggermente vinoso, è fruttato e persistente, il sapore è asciutto, vellutato, caratteristico, con un gradevole e leggero retrogusto amarognolo.
Esiste anche una versione Rosato Spumante.
I bianchi salentini come lo Chardonnay ( vitigno omonimo al 70 % e altri a bacca bianca raccomandati per la zona per un massimo del 30 % ) e il Pinot ( vitigno Pinot Bianco al 70 % e altri a bacca bianca raccomandati per la zona per un massimo del 30 % ) sono generalmente vini da pesce.
Essi hanno generalmente un aroma delicato, fruttato quando giovani, con possibili note di mela e di vaniglia, il sapore è asciutto, caratteristico dei vitigni prevalenti, sapido ed elegantemente vellutato.

CARATTERISTICHE DEL SALICE SALENTINO

GRADAZIONE ALCOLICA
- Rosso 12 gradi Rosso Riserva 12,5
Rosato 11,5 Chardonnay 11 Pinot Bianco 10,5


COLORE
- Rosso – rosso rubino
Rosso Riserva – rosso rubino con sfumature aranciate
Rosato – rosa più o meno intenso con sfumature coralline
Chardonnay – giallo paglierino tenue con riflessi verdolini
Pinot Bianco – giallo paglierino tenue


TEMPERATURA DI SERVIZIO -
Rosso 16 – 18 gradi Rosso Riserva 18
Rosato 12 – 14 Rosato Spumante 6 – 8 Chardonnay 8 – 10 Pinot Bianco 8

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La giornata del martedì la dedicammo interamente a una capillare visita della bella città leccese.
Il programma prevedeva il secondo pernottamento sempre in Lecce per poi dirigerci verso Capo di Santa Maria di Leuca e trascorrerci due o tre giorni.
Solo che il desiderio di ‘‘ vendetta ’’ da parte di Luigi e Fabrizio era così forte che decisero di collocare di lato l’ interesse storico – turistico e dedicarsi con molta più animosità alla conoscenza di nuove amicizie.
Dalle 11,00 della mattina li rivedemmo appena alla fine del pomeriggio in albergo con aria di grande entusiasmo.
Abbiamo conosciuto un ‘‘ gruppone ’’ di ragazze di Foggia, in vacanza qui.
Ci hanno invitato tutti quanti a recarsi questa sera in un locale all’ aperto nella periferia della città – disse Luigi con un tono di voce particolarmente alta, tipica del ‘‘ Conte ’’ quando esaltato.
La sera quindi decidemmo di recarci in quella discoteca, e la serata risultò così divertente che con decisione unanime, fu ripetuta la sera seguente come quella del giovedì.
Si interruppe solamente perché le nostre nuove amiche dovevano rientrare a Foggia il venerdì.
In quei due giorni extra di Lecce praticamente dedicammo due mattine a profonde dormite e due pomeriggi alla preparazione delle nottate che normalmente si prolungarono fino alle 4,00 – 5,00 della mattina.
Le nostre alimentazioni del mercoledì e giovedì si limitarono a una abbondante colazione e un pizza nel tardo pomeriggio ; per quello che riguarda le bevande la birra fece da padrona in quei giorni leccesi.
Si stava avvicinando la domenica che era il giorno previsto per il rientro in Umbria e, a causa del cambiamento repentino di programma, rinunciammo a una interessante escursione fino alla punta del ‘‘ tacco dello stivale ’’.
La mattina del venerdì ci spostammo pertanto a Gallipoli, distante da Lecce una quarantina di chilometri ; con l’ aiuto di splendide giornate assolate lì passammo due intere giornate.
Il sabato sera, per chiudere degnamente la nostra vacanza, ci rituffammo in un ristorante della bella località dove le alternative di portate a base di carne o di pesce erano numerose ed eccellenti.
Gli ordinativi si divisero : ci fu chi si orientò a una cena totalmente ittica e chi no.
Il vino, anzi i vini che ci tennero compagnia in quell’ ultima serata pugliese furono l’ Alezio Rosso e Rosato.
Approfitta ora Giovanni per esaltare le tue conoscenze enologiche, dopodomani si torna al lavoro e chissá quando si ripeterà una occasione del genere – disse Dario.
Il ‘‘ vecchio ’’ amico aveva proprio ragione, a distanza di anni e con le situazioni di vita che cambiano, magari anche in direzioni non sempre ben accette, il nostro ‘‘ gruppone ’’ non riuscì più a riorganizzarsi in quel progetto ‘‘ Sardegna ’’ che tanto ci interessava.
Resta comunque dentro ognuno di noi una esperienza di linda amicizia, appoggiata da una regione bella e ospitale che, quando bagnata dai suoi grandi vini, come nel nostro caso, diventa infinite volte di più ‘‘ indimenticabile ‘’.
La domenica mattina prima di entrare nella A – 14 che ci avrebbe condotto fino a Civitanova Marche, seguimmo la richiesta di Luigi nel fare una rapida visita all’ Accademia Navale dove proprio lui passò parte del servizio militare.
Con il nostro instancabile Giuseppe sempre alla guida, rientrammo nelle nostre case poco prima della mezzanotte.
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La Penisola Salentina, terra situata nell’ estremo Sud della Puglia, è zona di grandi vini.
La vite fu introdotta nel Salento dai Greci intorno all’ VIII º secolo a. C. e divenne in breve tempo, insieme all’ olivo, la coltura più importante.
Nonostante la forte colonizzazione greca, gli Japigi, una remota popolazione italica già presente dal X º secolo a. C., mantennero la propria identità culturale sino all’ arrivo dei Romani che li assorbirono.
Con la caduta dell’ Impero, la Puglia, e di conseguenza la penisola salentina, fu soggetta ad innumerevoli dominazioni.
Anticamente denominata ‘‘ Alesium ’’ la città di Alezio vanta una notevole fama, oltre che nei vini, anche in campo storico – archeologico, in quanto numerosi furono i ritrovamenti di reperti di millenni di anni fa.
Il vino di Alezio è prodotto quasi interamente dal vitigno nero Negro Amaro esistente già nel periodo della civiltà greca.
È un vitigno che quando vinificato in purezza, produce un vino molto forte e poco armonico, ma quando correttamente ‘‘ miscelato ’’ con altri vitigni meno aggressivi, il risultato diventa decisamente
apprezzabile.
Nel Salento fino a due secoli fa veniva coltivato un altro vitigno denominato ‘‘ Negro dolce ’’, dalle caratteristiche opposte a quelle del Negro Amaro.
L’ origine del nome di questo vitigno, particolarmente apprezzato nella regione, deriva dalle parole ‘‘ Niger ’’ e ‘‘ Maru ’’ che significano entrambe ‘‘ Nero ’’, rispettivamente in latino e nel greco antico.
L’ Alezio è prodotto nelle versioni Rosso, Rosso Riserva ( 24 mesi di invecchiamento nel luogo di produzione ) e Rosato.
Tutte le versioni prevedono la presenza di uve Negro Amaro all’ 80 % e dalla Malvasia Nera di Lecce, il Sangiovese e il Montepulciano per il restante 20 %.
Il Rosso ha un profumo vinoso quando giovane, etereo e ricco di bouquet quando sottoposto ad invecchiamento, il sapore è asciutto, caldo, sapido, giustamente tannico, con gradevole retrogusto amarognolo.
Il profumo del Rosato è vinoso e particolarmente persistente, il sapore è asciutto, gradevolmente vellutato, armonico, con un leggero retrogusto amarognolo.
L’ Alezio Rosso accompagna antipasti di carne, carni rosse in generale e pollame con preparazioni elaborate, il Riserva è ideale abbinarlo a portate di cacciagione o formaggi a pasta dura lungamente stagionati, il Rosato invece, anche eccellente vino da tutto pasto, lo si può affiancare a piatti di pasta non molto strutturati, pesci saporiti e carni in preparazioni delicate.


CARATTERISTICHE DELL’ ALEZIO

GRADAZIONE ALCOLICA - Rosso 12 gradi Rosso Riserva 12,5 Rosato 12

COLORE
- Rosso – rosso rubino di intensa tonalità Rosso Riserva – rosso rubino con sfumature aranciate
Rosato – rosa corallo intenso


TEMPERATURA DI SERVIZIO - Rosso 16 – 18 gradi Rosso Riserva 18 Rosato 12 – 14

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