quarta-feira, novembro 15, 2006

Capitulo 22 : Marche


M A R C H E


POSIZIONE GEOGRAFICA


La regione delle Marche è situata nell’ Italia Centrale.
Confina a Nord con l’ Emilia – Romagna e la Repubblica di San Marino, a Est con il Mar Adriatico, a Sud con l’ Abruzzo e il Lazio, a Ovest con l’ Umbria e la Toscana.



GEOGRAFIA FISICA

La regione delle Marche ha una costituzione territoriale ben definita.
Nella fascia Ovest che delimita i confini con la Toscana, l’ Umbria e più a Sud il Lazio, la regione è attraversata dall’ Appennino Umbro-Marchigiano, con la punta massima che è il Monte Vettore ( 2.476 metri ) situato nei Monti Sibillini. L’ intera fascia montagnosa è tagliata da ampie vallate che favoriscono le comunicazioni con le tre regioni circostanti.
Questa catena montuosa dirada dolcemente in una ampia fascia collinare che termina solo nei pressi della costa.
Il terreno che costituisce la vasta zona di bassi rilievi è di natura calcarea – argilloso – sabbiosa, e in molti tratti ricco di ferro e magnesio ; tutte qualità interessanti per la coltura di vari prodotti agricoli.
In base a questa costituzione territoriale potremo quindi dire che la regione è prevalentemente collinare ( 67 % ) e montagnosa ( 31 % ) ; la ristretta zona pianeggiante, che va lungo tutta la costa per circa 160 chilometri, copre appena il 2 % del territorio.
Il litorale è interrotto appena da un rilievo montagnoso affacciato al mare che è il Monte Conero ( alto circa 600 metri ) nei pressi di Ancona.
I numerosi fiumi, brevi e irregolari, nascono dalla fascia appenninica dirigendosi verso il Mar Adriatico, e contribuiscono rilevantemente alle varie coltivazioni agricole ; i più importanti sono il Tronto, il Potenza, il Foglia, l’ Esino, il Metauro, il Musone e il Chienti. Non sono presenti laghi naturali di particolare importanza.


GEOGRAFIA POLITICA

La regione marchigiana ha una estensione territoriale di 9.693 chilometri quadrati e occupa la 15 º posizione, come dimensione, tra le regioni italiane. La popolazione è di circa 1.450.000 abitanti.
Le province che la compongono sono quattro : il capoluogo regionale Ancona, Pesaro e Urbino, Ascoli Piceno, e Macerata.
La maggior città è Ancona con 104.000 abitanti, seguono Pesaro ( 89.000 ), Ascoli Piceno ( 53.000 ), Macerata ( 43.000 ).
Di buon interesse demografico sono anche le città di Urbino, Fano, Fabriano, San Benedetto del Tronto, Iesi, Fermo, Senigallia, Civitanova Marche e Loreto.
La via di comunicazione più importante è l’ Autostrada A – 14 ( Bologna – Taranto ) che attraversa la regione lungo tutto il litorale, il collegamento principale che lega le Marche all’ interno della penisola è la vecchia Superstrada Civitanova Marche – Roma, che unisce la regione all’ Umbria e al Lazio. Meno agevoli le direzioni verso la Toscana.


CLIMA

Anche se totalmente affacciata al mare, il clima delle Marche varia sensibilmente a seconda dell’ altitudine.
Gli inverni sono particolarmente rigidi e piovosi nelle zone interne e montagnose, mentre la fascia costiera è generalmente mite tutto l’ anno, raggiungendo anche temperature molto elevate durante le estati.



STORIA DELLA REGIONE


Tra il VI º e il V º sec. a. C., nella parte Settentrionale delle Marche, si stanziarono le popolazioni celtiche dei Galli Senoni, i quali fondarono l’ attuale città di Senigallia facendone la capitale del loro territorio.
La parte appenninica era dominata dagli Umbri mentre le restanti zone centro-meridionali vennero occupate dai Piceni e dai Faleri. Nel IV º sec. a. C. gruppi greci provenienti da Siracusa, colonizzarono il litorale fondando l’ attuale capoluogo regionale Ancona trasformandolo in breve tempo in un attivo porto commerciale.
Nel II º sec. a. C. la regione marchigiana divenne colonia romana e si sviluppò così notevolmente dal punto di vista agricolo che fu considerata una delle zone più importanti di tutta l’ Italia Centrale nella produzione di vino, olio e grano.
Nei secoli successivi alla fine dell’ Impero Romano, la regione fu attraversata da varie civiltà : i Visigoti di Alarico, i Bizantini, i Longobardi e i Franchi di Carlo Magno.
Quest’ ultimo donò alla Chiesa nel 1502 vasti territori conquistati tra i quali gran parte della regione marchigiana.
Le Marche quindi entravano a far parte dello Stato Pontificio e ne seguirono le sorti politiche fino al 1860, anno in cui la regione venne annessa al nuovo Regno d’ Italia.
Però l’ ingresso nell’ unificazione della penisola comportò un ridimensionamento sia strategico che economico delle Marche, in quanto i collegamenti tirrenici tra il Nord e il Sud oscurarono quelli adriatici, tagliando fuori la regione dalle importanti contrattazioni commerciali dell’ epoca.
La regione, pur trovandosi più isolata, conservò una buona ricchezza, al punto che, quando cominciarono le prime emigrazioni alla fine del XIX º secolo, le Marche ebbero un numero molto contenuto di emigranti.
Il progresso più evidente lo si registra nell’ immediato dopoguerra, dove la regione sviluppò prepotentemente il suo imponente potenziale turistico-balneare e valorizzò centri storici e prodotti agricoli sino ad allora rimasti in ombra.
Le Marche di oggi oltre ad essere una terra dove si incontrano spiagge famose, tra le regioni italiane è quella che registra una migliore tassa di longevità nella popolazione, così come una migliore qualità di vita.


ATTIVITÀ ECONOMICHE

Le Marche sono una regione particolarmente attiva dal punto di vista economico-commerciale.
Numerose le attività che operano in vari e, alcuni, caratteristici settori.
In primo luogo l’ agricoltura che produce cereali, uve da vino, olive, barbabietole da zucchero, ortaggi e frutta.
Ben sviluppato l’ allevamento del bestiame, specialmente ovino e bovino, con buone produzioni di latticini e formaggi.
L’ industria ittica colloca la regione tra le prime tre per il pescato totale di tutta la penisola italiana.
Al raggiungimento di questo importante risultato collaborano i conosciuti porti pescherecci di Ancona, Ascoli Piceno, San Benedetto del Tronto, Fano, Civitanova Marche e Porto San Giorgio.
L’ industria, che occupa circa il 40 – 45 % della forza lavoro, opera in molteplici e differenziati settori.
I più importanti sono quelli del cartario ( Tolentino e Fabriano ), del petrolchimico e delle costruzioni navali ( Ancona e Falconara Marittima ), degli elettrodomestici, dell’ abbigliamento, del calzaturiero, del chimico, dell’ estrazione di gas naturale ( San Benedetto del Tronto ), della raffinazione dello zucchero, degli strumenti musicali ( Castelfidardo ), del mobile, del vetro e delle ceramiche artistiche.
Attivissimo il turismo dove alle città d’ arte si affiancano numerose località balneari diffuse lungo tutta la costa : Cattolica, Senigallia, Fano, Cupra Marittima, Gabicce, Porto Recanati, San Benedetto del Tronto, alcune tra queste.


LA VOSTRA VACANZA


Visitando la regione marchigiana occorre dare ampio spazio al litorale, in quanto è proprio sulla costa o nelle sue prossimità che si trovano un maggiore sviluppo demografico e numerose attrattive turistiche.
Ma le Marche celano nel loro interno diverse località di indiscusso valore storico ed è per questo che se il vostro viaggio da Nord a Sud o viceversa percorrerà l’ intera strada costiera, saranno obbligatorie alcune interruzioni per recarvi nell’ entroterra alla scoperta di luoghi decisamente interessanti.
Entrando a Nord dall’ Emilia – Romagna la prima cittadina sulle rive del Mar Adriatico che si incontra è Cattolica, famosa località balneare dell’ Italia Centrale, vivacissima e ricca di intrattenimenti turistici.
Da qui proseguite per Pesaro.
La città, che diede i natali al grande compositore Gioacchino Rossini, conserva vari monumenti come la Cattedrale del XIII º sec., il Palazzo Ducale edificato nel XV º sec., la Rocca Costanza costruita alla fine del XV º sec., il Museo Civico che contiene una ricca collezione di maioliche e la Biblioteca Oliveriana che fu aperta nel 1795. Interessanti sono inoltre il Centro di Studi Rossiniani, e il Conservatorio interamente finanziato dal musicista. Da Pesaro spostatevi ora verso Fano, distante una decina di chilometri.
L’ Arco di Augusto è il monumento principale, ma non perdete l’ occasione per una salutare e riposante passeggiata sul Lungomare. Da Fano ora recatevi verso Urbino, nell’ entroterra, a circa quaranta chilometri.
La cittadina che compone dal punto di vista amministrativo la provincia di Pesaro e Urbino, fu uno dei più importanti centri di cultura e dell’ arte del Rinascimento.
Urbino, che sorge su di un colle ed è circondato da una imponente cerchia di mura, è un famosissimo centro turistico, il suo principale monumento è il gigantesco Palazzo Ducale costruito nel 1444, che contiene tra l’ altro la notevole Galleria Nazionale.
Ma Urbino non è solo questo : visitate anche la bella chiesa gotica di San Domenico del XIV º sec., la Chiesa di San Francesco sempre dello stesso periodo, e la casa dove alloggiò il grande pittore Raffaello Sanzio.
Urbino è inoltre sede di una delle più antiche e importanti Università d’ Italia, fondata nel 1506.
Recatevi ora nuovamente verso il litorale e raggiungete, dopo quasi un’ ora di cammino d’ auto, Senigallia.
Oltre ad ammirare una delle perle balneari delle Marche potrete visitare la grande Rocca Roverasca, edificata nel XVI º sec. dalla famiglia dei Della Rovere, allora signori della città.
Sempre a Senigallia visitate inoltre la Piazza del Duca e il bel Palazzo Baviera.
Da Senigallia ora ripartite in direzione di Iesi, nell’ entroterra, e visitate il Palazzo della Signoria del XV º sec., il Palazzo Panetti del XVIII º sec., e le grandi mura medioevali che circondano il nucleo storico.
Imperdibile sempre a Iesi ( o Jesi ) la degustazione di uno dei migliori vini bianchi da pesce mondialmente conosciuto : il Verdicchio dei Castelli.
Da Iesi ritornate verso il mare e fermatevi ad Ancona, il capoluogo regionale e maggior città delle Marche.
Qui visitate la Piazza del Plebiscito con la Chiesa di San Domenico costruita nella fine del Settecento, l’ Arco Ferretti e il Palazzo del Governo con una grande torre del Cinquecento.
Da vedere inoltre l’ Arco di Traiano eretto nel 115 d. C., l’ Anfiteatro Romano risalente all’ epoca in cui dominò l’ Imperatore Augusto, i resti dell’ Acropoli greca scoperta dopo la II º Guerra Mondiale e il Palazzo Ferretti del XVI º sec. che ospita il Museo Archeologico Nazionale delle Marche contenente, tra vari reperti, numerosi pavimenti a mosaico rinvenuti nell’ Acropoli ellenica.
Da non perdere inoltre sempre ad Ancona la Loggia dei Mercanti del 1459, il Duomo eretto nel XII º sec. su una Basilica del IV º sec., e la Chiesa di San Francesco delle Scale con un imponente portale di stile gotico – veneziano.
Salite quindi fino alla cima del colle Guasco, raggiungibile anche con una scalinata, dove potrete ammirare un sensazionale panorama dell’ intera città.
Poco fuori il capoluogo vale assolutamente la pena visitare anche la grandiosa Fortezza di San Leo e il Duomo in bello stile romanico.
Uscendo da Ancona recatevi a Sud raggiungendo, dopo un breve tratto sulla costa, Numana dove potrete ammirare l’ Antiquarium con importante materiale archeologico.
Da Numana ora spostatevi verso Loreto, importante centro di pellegrinaggio religioso.
Qui visitate la bellissima Piazza della Madonna con la Fontana centrale del 1604, il Palazzo Apostolico e il Santuario della Madonna, sorto intorno alla Santa Casa e circondato da mura e bastioni che ne fanno una delle maggiori fortezze del Rinascimento.
Da Loreto, situato a poca distanza dal mare, scendete lungo il litorale e attraversate le belle cittadine marine di Porto Recanati e Civitanova Marche.
Da qui recatevi nuovamente verso l’ interno della regione e raggiungete il capoluogo di provincia Macerata.
Il nucleo storico ha origini medioevali.
La città infatti sorse nel XIII º sec. dall’ unione dei borghi di San Giuliano e Castello.
Importante centro culturale fin dal Medioevo e sede di una antichissima Università fondata nel 1290 e specializzata in studi giuridici, Macerata conserva un bel Duomo del XVI º sec., la Loggia dei Mercanti del XVI º sec., il Palazzo del Governo costruito sempre nel Cinquecento, la Piazza della Libertà e il Palazzo del Comune risalente al XVII º sec. . Da Macerata riportatevi ora verso Civitanova Marche e scendete sempre a Sud attraversando i centri di Porto Sant’ Elpidio e Porto San Giorgio.
Spostatevi ancora una volta verso l’ interno e raggiungete la cittadina di Fermo.
Qui potrete ammirare il Duomo costruito nel Duecento con facciata romanico – gotica.
L’ interno, rinnovato nel Settecento, conserva dei resti bizantini dell’ XI º sec. e davanti al Presbitero potrete notare i resti di un mosaico pavimentale del V º sec. .
Da Fermo recatevi a San Benedetto del Tronto, importante porto peschereccio e centro balneare.
Presso il Mercato del pesce si trova il Museo Ittico con interessanti fossili marini e l’ Acquario.
Da San Benedetto del Tronto spostatevi ad Ascoli Piceno, ultimo capoluogo di provincia che si incontra in direzione Sud.
La città è molto interessante e vari sono i punti da visitare : il Ponte Romano di Solestà, il Teatro Romano del I º sec. a. C., la Porta Gemina sempre risalente all’ epoca Imperiale, il Palazzo dei Capitani del Popolo con cortile interno a portici e logge edificato nel XIII º sec., la Chiesa di San Francesco eretta nel 1258 con facciata in stile gotico – veneziana, la Loggia dei Mercanti di stile rinascimentale costruita nel XVI º sec., la Piazza Arringo dove si affaccia il Battistero del XII º sec. e la facciata cinquecentesca del Duomo costruito, quest’ ultimo, tra i secoli VIII e XII sui resti di una basilica romana.
Da visitare inoltre il Palazzo Malaspina del XVI º sec., la Fortezza Pia costruita da Papa Pio IV º nel 1564, la chiesa romanica di San Gregorio edificata nel XII º sec. contenente i resti di un Tempio romano del I º sec. a. C., e la Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio costruita tra l’ XI º e il XIV º sec. con portale gotico che si apre su una facciata di stile romanico.
Il vostro viaggio marchigiano è teoricamente completato, ma per chi ha qualche giorno in più a disposizione vale la pena, senz' altro, recarsi anche in altre località balneari come Gabicce Mare e Cupra Marittima, o meravigliose cittadine dell’ interno come Castelfidardo, Osimo, Fabriano, Cagli, Camerino, Tolentino e Fossombrone.
Per finire, nelle parte centrale della regione, in piena fascia appenninica, nelle prossimità dei confini con l’ Umbria, le Marche conservano un patrimonio naturale molto rinomato : le bellissime Grotte di Frasassi.
Ricche di mille colori ed enormemente affascinanti, queste grotte naturali sono una autentica esclusività in Italia e un centro di pellegrinaggio turistico continuo quasi tutto l’ anno ( nel periodo invernale sono chiuse al pubblico ) da parte di migliaia di visitatori che qui arrivano da ogni parte d’ Europa.


LA STORIA VINICOLA

I Piceni, antica popolazione Italica del gruppo umbro, quando arrivarono alle coste marchigiane scesero fino alla valle del fiume Tronto e là si installarono.
Una leggenda racconta che questi impetuosi agricoltori, artigiani e pescatori, che Roma dominò con grandi difficoltà giustiziando i loro personaggi più rappresentativi e mandando in esilio buona parte degli abitanti, erano guidati dal volo di un picchio e avevano giurato fedeltà alla Dea “ Sacra Primavera “.
Questa modesta popolazione soffrì continue invasioni nel corso dei secoli, prima da parte dei Romani e successivamente da altri eserciti.
Furono proprio i Piceni e i Faleri ( un ceppo piceno ) che svilupparono, in base alle già famose scuole etrusche e greche, l’ impiantazione della vite.
Sembra che un tipo di vite che i Piceni allevavano nella parte Meridionale della regione, chiamata da Plinio “ Picena “, venne trapiantata dai Romani nel Nord della Francia.
A tal proposito studi effettuati alla fine dell’ Ottocento identificarono questo tipo di uva con il Pinot bianco della “ Bourgogne “.
Alarico, il Re dei Visigoti, per prepararsi spiritualmente al “ Saccheggio di Roma ” del 410 d. C. , rubò enormi quantità di Verdicchio per se stesso e per il suo esercito.
Come in pratica tutte le regioni italiane, anche le Marche con i loro vini vantano grandi ricordi storici, fin dai tempi di Carlo Magno e del feudalesimo.
Nel periodo di appartenenza allo Stato Pontificio, la regione era considerata, dal punto di vista vinicolo, una delle più attive e ricche d’ Italia.
La realtà vitivinicola marchigiana si è però profondamente trasformata solo negli ultimi decenni con un miglioramento generale delle colture e dei sistemi di vinificazione, favorendo, come stabiliscono nuove regole di mercato, più la qualità che non la quantità.
Sia il sopracitato Verdicchio che come gli altri vini in generale di questa dinamica regione, sono beneficiati da terreni favorevoli e da un clima particolarmente propizio dovuto al mare e alla presenza di graziose colline.
Tra i suoi vini, la regione Marche si orgoglia di possedere la Vernaccia di Serrapetrona, uno dei primi vini spumanti rossi ad essere prodotto in Italia.
Essendo delimitata a Ovest dalla catena degli Appennini e a Est dal Mar Adriatico, mentre a Nord e a Sud non esistono barriere naturali, le Marche hanno proprio con l’ Emilia – Romagna ( Nord ) e l’ Abruzzo ( Sud ) i dialoghi più intensi, perlomeno in tema enologico.
Non è un caso infatti che due tra i vitigni più diffusi nella regione sono il Sangiovese romagnolo e il Montepulciano d’ Abruzzo, entrambi importati dalle regioni d’ origine.
Nonostante le dimensioni territoriali siano abbastanza contenute, la produzione vinicola raggiunge la ragguardevole quantità di due milioni di ettolitri annui, collocando le Marche in un ottimo 10 º posto tra le venti regioni italiane.
La posizione rimane immutata anche nella produzione di vini D.O.C., in quanto rappresentano il 16 % di tutta l’ annata vinicola.
I vitigni a bacca bianca maggiormente diffusi sono : il Verdicchio, il Bianchello, il Trebbiano Toscano, la Malvasia, il Pecorino, la Passerina, il Pinot bianco e il Maceratino.
Quelli a bacca nera invece sono il Montepulciano abruzzese, il Sangiovese romagnolo, il Lacrima, il Ciliegiolo e il Vernaccia di Serrapetrona.
I vini più rappresentativi della regione sono il Bianchello del Metauro, i Colli Maceratesi, i vini di Esino, i vini dei Colli Pesaresi tra i quali il noto Sangiovese, il Falerio dei Colli Ascolani, il Rosso Piceno, il Rosso Conero, il Lacrima di Morro d’ Alba, la Vernaccia di Serrapetrona, il Verdicchio di Matelica, il Verdicchio dei Castelli di Iesi.


APPUNTI DI VIAGGIO


Marche + un vino = Verdicchio.
Ah !........ Verdicchio, quante degustazioni sublimi, quanti pranzi e soprattutto quante serate con amici, immerse in raffinati e profumatissimi piatti di pesce e bagnati da deliziose bottiglie di quel vino meraviglioso.
Vorrei sottolineare che fin dall’ inizio di questi miei “ Appunti di viaggio “ non sto cercando di collocare in secondo piano altri capolavori enologici marchigiani, assolutamente no !
D’ altronde seguiranno mie successive esperienze che lasciano buon risalto ad altri grandi vini di quella bella regione. Ma il Verdicchio per me personalmente merita un distacco a parte.
Esso raggruppa in un bel colore giallo paglierino doti difficilmente eguagliabili dagli altri vini bianchi secchi.
Incantevole nel suo profumo intenso, superbo nel suo armonioso sapore asciutto, profondamente carismatico nella sua quiete presenza in tavola, un grande amico che mai ti delude e ti offre sempre il meglio di se, instancabile e perfetto accompagnatore di tante ( forse tutte ) portate ittiche.
Nella mia Umbria, eccellente produttrice di eleganti vini bianchi, la fama del Verdicchio della regione limitrofa, è diffusa da molto tempo.
Ero un adolescente quando il mio compianto zio Sergio portò nella mia casa una curiosa bottiglia ad anfora contenente proprio quel vino.
Per il nostro pranzo ho scelto questo vino perché ho sentito dire che è ottimo con le trote – disse.
Lo zio aveva veramente ragione trent’ anni fa, come in tutta la sua vita peraltro.
Ora lui non è più con noi ma che Dio lo benedica e lo protegga in qualsiasi posto si trovi, per tutti gli insegnamenti di vita donatimi e per il grande appoggio morale e materiale concessomi in un triste periodo di salute della mia vita.
Grazie zio Sergio, mai ti dimenticherò.

*
Ho degustato così tante volte vino Verdicchio nella mia regione natia, che in tutte le volte che sono entrato in terra marchigiana, quando ho avuto occasione di bere del buon vino di là, ho sempre preferito dar spazio a produzioni da me meno conosciute.
Non mi stancherò mai di ripetere che bere del vino nella sua terra di origine regala delle sensazioni differenti a chi lo assaggia, quasi fosse una esaltazione massima di quel liquido con tutte le sue qualità, portando inevitabilmente il degustatore ad apprezzare e ricordare i luoghi in cui si trova.
Ma su questa opera d’ arte enologica marchigiana ogni cosa che ho scoperto l’ ho sempre esaminata così attentamente al punto che lo ritengo un vino anche delle mie zone.
Ho letto e riletto articoli di giornali, libri specializzati o delle più semplici riviste settimanali o mensili : tutto quello che mi è passato davanti anche con un breve accenno al Verdicchio, non mi è sfuggito nemmeno un istante.
Ed ogni volta – o perlomeno nella maggior parte dei casi – che l’ ho degustato in un pasto con frutti di mare, con dell’ orata, con il dentice, o perché no, anche accompagnato da carni bianche o del roast-beef tonnato, ho scaricato tutte le mie conoscenze ai componenti della tavola, con l’ obiettivo unico, preciso e disinteressato, di impreziosire più possibile la presenza di uno dei migliori vini bianchi del mondo.
Informazioni che, come per scelta questo libro mi impone, non mi asterrò dal “ rovesciarle “ ancora una volta.
Con orgoglio, come il “ celestiale “ italiano Verdicchio marchigiano merita.
*
Il Verdicchio dei Castelli di Iesi ( o Jesi ) oltre ad essere il vino D.O.C. più famoso e storicamente conosciuto delle Marche, è considerato il miglior vino bianco da pesce.
I filari di Verdicchio, antichissimo vitigno originario di queste terre ed emigrato successivamente in Friuli – Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Veneto e Campania, si distendono sulle colline che fiancheggiano il fiume Esino dove vanno ricercate le origini della cultura della vite nelle Marche.
Al centro di questa storica zona viticola, chiamata appunto “ dei Castelli di Iesi “, sorge la città che da il nome al vino, l’ antica “ Aesis “, colonia romana di probabile origine umbra.
La storia di Iesi si intreccia con quella dei suoi Castelli medioevali, di cui oramai rimangono soltanto i ruderi, che hanno dato il nome alle località di Castelbellino, Castelplanio, Maiolati, Monte Roberto e Cupramontana.
In quest’ ultima cittadina, dove l’ Imperatore romano Adriano, nel 217 d. C., fece restaurare un Tempio eretto in onore della Dea Cupra, venivano organizzati periodicamente sempre dallo stesso Imperatore riti propriziatori con grandi bevute di un vino probabile antenato del Verdicchio di oggi, in onore appunto di Cupra, la Dea della ricchezza.
Dagli antichi Romani la fama del Verdicchio arrivò sino ai Barbari, tanto che Alarico, re dei Visigoti, nel 410 d. C., quando attraversò le Marche per stringere d’ assedio Roma, si racconta che caricò 40 muli con barili di Verdicchio, considerandolo come migliore cosa al mondo per mantenere la salute e stimolare la forza dei suoi soldati.
Il Verdicchio ha ricevuto infinite citazioni poetiche nel corso dei secoli, come quelle di Pietro Aretino, famoso poeta toscano del Cinquecento che, nonostante la fama di critico negativo di tutto e di tutti, per il Verdicchio utilizzò “ appena “ soavi parole per esaltarne le virtù dietetiche e gustative.
Durante il periodo che le Marche vennero annesse allo Stato Pontificio, furono introdotte delle leggi dove vennero aumentate il numero dei vitigni e di conseguenza le produzioni del Verdicchio.
Però è solamente negli anni ’50 del secolo passato che, grazie a una famosa azienda della regione che lo commercializzò in bottiglie a forma di anfora, questo vino si creò una immagine sia in Italia che in Europa.
Il vitigno Verdicchio partecipa all’ 80 % per la composizione del vino, il restante 20 % è costituito da Trebbiano Toscano e Malvasia Toscana.
È curioso come il vitigno se collocato in altri territori fuori da questa regione, non riesca a dare gli stessi eccellenti risultati qualitativi quando vinificato in purezza o quasi.
La nascita di altre piccole aziende locali negli anni Settanta e Ottanta, dedicando la massima attenzione nella qualità, contribuì a fornire al Verdicchio una sempre più convincente immagine di vino serio e affidabile.
Il Verdicchio presenta un profumo delicato e allo stesso tempo intenso, persistente, caratteristico e, in genere, fruttato e floreale; il sapore è asciutto, armonico, retrogusto gradevolmente amarognolo, con sentori di frutta e miele.
Viene prodotto anche nella versione Classico ( qualora il vino venga vinificato nella zona di produzione più antica ).
Per donargli maggiore corposità, alcune produzioni vengono affinate in barriques, e i risultati ottenuti, eccellenti, dimostrano che il Verdicchio è un vino particolarmente versatile.
Viene prodotto infine anche nelle versioni Spumante Charmat e Champenoise.
Come già accennato è indicato per accompagnare portate ittiche, ma anche piatti a base di verdure.
Nella sua versione tradizionale il Verdicchio è ottimo con antipasti di frutti di mare crudi, salse tonnate, crostacei cotti al vapore, carpacci di pesce, risotti alla marinara, paste con ragù di pesce, orata al cartoccio, spiedini di gamberi, trota al forno, verdure gratinate anche ripiene di carne bianca macinata, come petto di pollo o fesa di tacchino, o insalate di legumi in generale.
Le versioni maturate in botti o barriques, dotate di maggior corpo, si abbinano egregiamente a preparazioni di pesce più saporite come quelle in umido, carni bianche come il coniglio cucinato al vino bianco, pollo e vitello con salse tonnate e terrine di cacciagione.
Le versioni Spumante sono adatte a pietanze fritte come crostacei, sogliole, triglie, melanzane, fiori di zucca, zucchine e patate.


CARATTERISTICHE DEL VERDICCHIO DEI CASTELLI DI IESI

GRADAZIONE ALCOLICA : 11,5 gradi

COLORE : giallo paglierino tenue e brillante con possibili riflessi verdognoli

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Classico 10 - 12 gradi Spumante 8 gradi
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I miei genitori sempre furono appassionati del mare, fattore peraltro abbastanza comune nella mia gente anche per il fatto che non essendo presente in Umbria, lo rende un obiettivo annuale per poter passare almeno qualche giorno ben differente dalla vita quotidiana della mia regione.
Quindi, una volta all’ anno nelle decadi ’70, ’80 e 90, per le classiche due settimane, i miei adorati ‘‘ vecchietti ’’ effettuarono delle prenotazioni con alcuni mesi in anticipo in case adibite a utilizzo turistico, normalmente sempre con gli stessi proprietari.
Questa ricerca dell’ aria e del riposo balneare con il passare degli anni e con gli ‘‘ acciacchi ’’ inevitabili, si è spenta un poco, ma mio padre, da vulcano che è non disdegna affatto la possibilità di tornare alla vitalità turistica degli anni passati.
I luoghi tradizionali frequentati dai miei genitori furono esclusivamente due : Marina di Grosseto sul Mar Tirreno e Porto Recanati sul Mar Adriatico.
Proprio da quest’ ultima località in provincia di Macerata, un pomeriggio dell’ agosto del 1983 mi telefonarono ; quell’ anno non li accompagnai per impegni di lavoro.
Giovanni, sabato prossimo Gettulio ( il nome del proprietario della casa che i ‘‘ miei ’’ avevano preso in affitto ) organizza un pranzo per il suo compleanno, mi ha chiesto di telefonarti per invitare anche te ! – disse mio padre.
In quel momento non garantì la mia partecipazione, comunque ad ogni evenienza mi feci lasciare il locale, l’ ora e l’ indirizzo dove sarebbe avvenuta la festa.
Conobbi Gettulio insieme ai ‘‘ miei ’’ quasi una decina di anni prima, con la sua simpatia e i prezzi decenti che applicava ai suoi inquilini conquistò l’ amicizia e la fiducia dei miei genitori, che gli rimasero fedeli per dodici anni fino al 1985, quando decisero di spostarsi in Toscana per provare nuove emozioni marine.
Avevo qualche giorno per decidere se sarei andato o no.
Vinse la tentazione di poter mangiare del pesce a volontà, pesce cucinato per giunta sul litorale che, come per incanto, da sempre la sensazione di avere un sapore ben più appetitoso.
Quel sabato, puntualissimo, anzi in forte anticipo, stavo là.
Rividi il simpatico marchigiano e sua moglie Vera dopo cinque anni ; erano incredibilmente gli stessi, neanche una rughina facciale, a tutto dispetto dei loro quasi sessant’ anni.
Scoprì subito dopo arrivato che la festa di compleanno di Gettulio era esattamente per la sua sessantesima estate.
Eh ! … caro marchigiano, è proprio vero che l’ aria di queste parti giova alla salute – dissi al festeggiato.
L’ accoglimento fu molto caloroso, tutto il contrario di quello che ruota nell’ aria sulle relazioni tra umbri e marchigiani.
Gli invitati erano più o meno una quarantina, tra questi anche i miei cari zii Adelmo e Aldo che, con rispettive famiglie, erano fedeli compagni di vacanza dei miei genitori.
Ma la mia speranza di fare una gigantesca ‘‘ abbuffata ’’ di prodotti ittici dell’ Adriatico, cominciò a cadere al momento in cui ci recammo nel ristorante di Recanati ( dove era prevista la festa ).
Il grande e moderno locale riservò una delle sale al buon Gettulio ; nelle tavole già accessoriate con belle posate e bicchieri cristallini, sfoggiavano delle bottiglie di acqua minerale locale e bottiglie di vino, tutti regolarmente rossi.
Che strano – pensai – del vino rosso con il pesce, non è possibile che un buon ristorante del genere mi crea un abbinamento vino – cibo anomalo.
Era tanta la mia convinzione che mi sarebbero stati serviti piatti tipicamente di mare, che già mi stavo preparando all’ idea di bere un rosso invecchiato con dei gamberi fritti. Niente di tutto questo.
Antipasti con patè di selvaggina come capriolo, cinghiale e lepre, primo piatto di penne al ragù della casa ( gustosamente piccante ), primo di piatto di fettuccine al sugo di lepre, primo piatto di lasagne con quattro formaggi, secondo piatto di pollo alla cacciatora, secondo piatto di faraona al cartoccio e secondo piatto di un incredibile agnello in fricassea, passione gastronomica di mio padre.
Non esiste nessun vino bianco al mondo, per quanto possa essere corposo, che resista all’ abbinamento di una serie continua di portate come queste.
Per questo i vini pronti ad essere degustati erano rossi, ben strutturati, mediamente corposi o corposi, alcuni invecchiati di qualche anno, esclusivamente marchigiani e con un intenso profumo vinoso che in molti casi sovrastava l’ odore delle portate.
I degni accompagnatori di quel fastoso pranzo furono il Rosso Conero e il Rosso Piceno.
La festa si prolungò fino al tardo pomeriggio, terminando con vari dessert e digestivi a non finire.
Da quel sabato pomeriggio non rividi più né Gettulio e consorte, neanche purtroppo Recanati e Porto Recanati, ma i commenti tra me e mio padre non mancarono negli anni seguenti su quel previsto pranzo a base di pesce che terminò in cibi più comuni alle ‘‘ esigenti ’’ bocche umbre.
Mai però qualcuno di noi utilizzò la parola delusione, grazie soprattutto a quel delizioso agnello che il mio ‘‘ vecchio ’’ sempre mi dice che non lo rimangerà più di quella qualità e, da parte mia, per aver scoperto altre due opere d’ arte enologiche della regione ‘‘ verdicchiana ’’.
In verità non furono solo due legate a quella occasione, perché il buon Gettulio alla fine della vacanza dei miei genitori, come in tutti gli anni passati, diede un omaggio a mio padre.
In considerazione del fatto che durante quel pranzo fu enormemente facile per lui capire il mio interesse sui vini della sua regione, quell’ anno offrì due bottiglie di Verdicchio di Matelica, regolarmente consumate da me e la mia famiglia nelle settimane successive, con delle trote umbre, vittime preferite di mio cognato Giampiero da grande appassionato di pesca come lui è.
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Se il Verdicchio marchigiano più famoso è quello dei Castelli di Jesi, ne vale la pena ricordare senza dubbio anche un altro, il bianco più caratteristico delle colline maceratesi, cioè quello di Matelica.
Si produce in una zona a ridosso della catena montagnosa appenninica, che abbraccia le province di Ancona e di Macerata, con epicentro la località che ne dona il nome.
È l’ unica area, fuori da quella dei Castelli di Jesi, dove le uve Verdicchio mantengono inalterate le loro qualità organolettiche.
Tra i suggestivi rilievi che movimentano il paesaggio di queste terre si ergono ogni tanto dei castelli medioevali, costruiti tra il 1300 e il 1500, dai quali svettano delle altissime torri in vista l’ una dall’ altra, che costituivano un efficace sistema di segnalazione lungo tutto il tratto che dal Mare Adriatico arrivo fino agli Appennini.
Al fratello minore ( ma solo nel caso di fama mondiale ) del Verdicchio dei Castelli di Jesi, si affianca una curiosa storia che narra della passione che legava il famoso musicista marchigiano Gioacchino Rossini ( 1792 – 1868 ) ai vini della sua terra, tra i quali quello di Matelica.
Le diverse cronache del tempo raccontano che in uno dei numerosi banchetti offerti dal compositore classico, venne invitato un Marchese dal curioso nome di Carlo Bevilacqua, il quale fece talmente onore ai piatti e alle bottiglie di vino servite in tavola da indurre Rossini a notare come il suo ospite avesse ‘‘ onorevolmente disonorato ’’ il proprio cognome, non avendo benché prestato la minima attenzione alle garaffe d’ acqua presenti nella mensa.
La fama di questo vino probabilmente la si deve dietro al grande successo di quello di Jesi, resta però il fatto che a tutt’ oggi il Verdicchio di Matelica è conosciuto più che altro dagli intenditori, anche se sono in molti i sostenitori che lo definiscono come il ‘‘ vero ’’ Verdicchio marchigiano.
Il Verdicchio di Matelica è ottenuto dagli stessi vitigni utilizzati nella produzione di quello di Jesi.
Le uniche differenze sono che le uve Verdicchio sono utilizzate per un minimo dell’ 85 %, completate da uve Malvasia Toscana e Trebbiano Toscano in un massimo del 15 % e che la resa per ettaro delle uve è minore rispetto a quella dei Castelli di Jesi.
Il Verdicchio di Matelica è prodotto anche nelle versioni Spumante, Riserva ( invecchiamento minimo di 18 mesi ) Passito ( 24 mesi ).
Nella sua veste tradizionale, il Verdicchio di Matelica presenta un odore delicato e caratteristico, con possibili sentori di frutta e di fiori di sottobosco, il sapore è gradevolmente asciutto, armonico, fruttato, floreale, ben strutturato, buona persistenza e retrogusto piacevolmente amarognolo.
Nelle sue varietà il Verdicchio di Matelica accompagna generalmente le stesse portate del Verdicchio di Jesi, rispettando la scala delle versioni Tranquillo, Spumante e Riserva ( affinato in barriques nel caso del Verdicchio dei Castelli di Jesi ). Il Passito invece viene servito con i dessert.


CARATTERISTICHE DEL VERDICCHIO DI MATELICA


GRADAZIONE ALCOLICA : Tranquillo e Spumante 11,5 gradi Riserva 12,5 Passito 15

COLORE : Tranquillo e Spumante - giallo paglierino tenue, limpido e brillante
Riserva – giallo paglierino più o meno intenso, limpido Passito – giallo paglierino carico

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Tranquillo 8 – 10 gradi Spumante 6 – 8
Riserva 10 – 12 Passito 12

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Il poeta latino Polibio racconta che Annibale, durante la sua Campagna italiana contro Roma, recuperò i propri cavalli stremati dalle fatiche, curandoli per mezzo di alcuni vini marchigiani, tra i quali un certo ‘‘ Picenum ’’ particolarmente invecchiato.
La fama del Picenum, che prendeva il nome dall’ antico popolo dei Piceni ( 600 – 500 a. C. ), era già consolidata sin dai tempi della Roma Imperiale.
Successivamente la coltivazione della vite passò un periodo di decadenza, soprattutto perché la regione delle Marche fu un territorio di passaggio per molti secoli di numerose popolazioni barbare, che avevano come obiettivo primario la distruzione di ogni cosa che ritenevano economicamente importante per le civiltà locali.
La produzione del vino riprese vigore solo con l’ annessione allo Stato Pontificio, grazie alle favorevoli leggi che riguardavano le produzioni agricole in generale.
Il Rosso Piceno attuale, D.O.C. dal 1967, è costituito dal Sangiovese al 60 %, dal Montepulciano d’ Abruzzo al 25 – 30 %, e dal Trebbiano e Passerina in misura non superiore al 15 %.
Il profumo è molto gradevole, vinoso, leggermente etereo in alcune produzioni, il sapore è asciutto, sapido e armonico.
Prodotto anche nella versione Superiore ( invecchiamento minimo per un anno ), il Rosso Piceno accompagna grandi piatti di carne e la versione invecchiata regge eccellentemente anche preparazioni di selvaggina con elaborazioni particolarmente saporite.


CARATTERISTICHE DEL ROSSO PICENO


GRADAZIONE ALCOLICA : Versione Tranquilla 11,5 gradi Superiore 12
COLORE : rosso rubino più o meno intenso tendente al granato con l’ invecchiamento

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Versione Tranquilla 16 - 18 gradi Superiore 18

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Il Rosso Conero prende nome dall’ omonimo monte situato presso Ancona, dove i due vitigni che contribuiscono alla nascita di questo vino ( Montepulciano d’ Abruzzo all’ 85 % e Sangiovese in una misura non superiore al 15 % ), godono di una buona collocazione climatica grazie al Mar Adriatico non distante.
Il primo cenno sul vino di Ancona si trova nell’ opera ‘‘ Historia Naturalis ’’ di Plinio il Vecchio, che elencando i numerosi vini italiani già esistenti durante l’ Impero Romano, ricorda anche quello situato ai piedi del Monte Conero, considerandolo tra i più importanti di tutto il versante adriatico della penisola.
Anche il figlio, Plinio il Giovane, che scrisse le ‘‘ Epistolae ’’, famosa opera letteraria che narra la vita di quell’ epoca, lo ricorda con lodevoli citazioni.
Ulteriori testimonianze avvennero nei secoli successivi, tra le quali quella del più famoso poeta marchigiano Giacomo Leopardi che scrisse alcuni pensieri sopra il vino e l’ ubriachezza, prendendo spunto sicuramente dai grandi vini della sua regione, tra cui il Rosso Conero.
Quando le Marche vennero annesse allo Stato della Chiesa, era la regione più ricca dello Stato intero, in considerazione del fatto che, essendo ricca di acque, favoriva la coltura delle coltivazioni principali dell’ epoca, cioè grano, mais, olive e naturalmente uva da vino.
Ha un profumo particolarmente intenso, vinoso, molto gradevole, il sapore è gustoso, caratteristico, mediamente corposo ma morbido al palato.
Il Rosso Conero, prodotto anche nella versione Riserva ( invecchiamento minimo di 28 mesi ), è un vino da abbinare a pasta con ragù di carne, come le lasagne, carni ovine e rosse in generale
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CARATTERISTICHE DEL ROSSO CONERO


GRADAZIONE ALCOLICA : Versione Tranquilla 11,5 gradi Riserva 12,5

COLORE : rosso rubino tendente al granato con l’ invecchiamento

TEMPERATURA DI SERVIZIO : Versione Tranquilla 16 gradi Riserva 18
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Una mattina di un sabato del dicembre del 1991 andai a trovare Luca, un mio vecchio amico di adolescenza con il quale, nonostante non abitavamo più uno di fronte all’ altro, avevo ancora dei periodici contatti.
In quell’ epoca lui e la moglie avevano un negozio di articoli di regalo poco fuori Perugia e con l’ avvicinarsi del Natale ebbi l’ idea di procurarlo per l’ acquisto di qualche regalino.
Nel bel mezzo del locale ero tutto assorto nella scelta di qualche oggetto, con Luca al mio fianco nel tentativo di appoggiarmi.
Mi ricordo perfettamente che mancavano ancora quasi tre settimane alla festività, questa non pressione dell’ ultimo minuto mi creò vari dubbi sugli acquisti.
Sarà che questo le piacerà ? Forse questo oggetto già lo ha in casa ! È possibile cambiarlo in caso di un qualsiasi problema ?
Più prendevo in mano delle cose, più andavo in confusione.
Luca percependo tutto questo mio imbarazzo suggerì magari di ritornarci fra qualche giorno con le idee più chiare, ma subito dopo modificò l’ opinione :
‘‘ La prossima settimana vado in una fabbrica di bomboniere, articoli da regalo e per la casa vicino ad Ancona, mi recherò là personalmente perché voglio assicurarmi dei nuovi prodotti per questo Natale.
Potrei farlo con il rappresentante di zona ma perderei del tempo prezioso, non mi sarebbe possibile neanche vedere e toccare con le mani gli oggetti illustrati nel catalogo, per questo vado a conoscere la fabbrica e le condizioni contrattuali personalmente con il proprietario.
Lunedì, massimo martedì, se non accadranno degli intoppi, farò un primo ordine in modo che per il prossimo fine settimana già avrò a disposizione dei nuovi articoli, così arricchirò la tua scelta natalizia ’’.
Accettai la suggestione, ma quando stavo per andarmene dandogli appuntamento al prossimo sabato, Luca intervenne nuovamente : ‘‘ Perché non vieni anche tu e mi tieni compagnia ? ’’
Problemi di lavoro, Luca, specialmente in queste settimane dove devo riuscire ad evadere degli ordini accumulati per il fine anno – risposi.
Ma non ti ruberò molto tempo, posso telefonare ora in fabbrica, il proprietario è senz’ altro là e gli do appuntamento per lunedì mattina alle 8,30 – 9,00, per l’ ora di pranzo siamo nuovamente qui, te lo prometto – insistette l’ amico di migliaia di dispute calcistiche.
‘‘ Telefona allora, senti se il proprietario è disponibile lunedì in quell’ orario ’’.
Luca non se lo fece ripetere una seconda volta e pochi istanti dopo mi confermò che il signor Alessandro non aveva nessun problema per quella mattina e ci avrebbe ricevuto, anche prima dell’ orario previsto se necessario.
Luca per favorire un rientro più rapido stabilì alle otto di mattina.
Quel lunedì della settimana successiva il ‘‘ vecchio ’’ amico passò nella mia casa al tenero orario delle ‘‘ sei ’’ della mattina.
Mi disse che avrebbe provveduto a quella ‘‘ levataccia ’’ con un forte sconto sugli oggetti da me scelti.
In poco più due ore arrivammo senza grosse difficoltà in quella fabbrica.
E che fabbrica.
Un gigantesco parallelepipedo disteso della lunghezza di quasi 200 metri, con una larghezza o profondità di almeno 60, alta forse una decina di metri.
La metà di sinistra, che ospitava anche l’ entrata principale, era tutta in vetri scuri che lasciavano leggermente intravedere le eleganti sale interne, mentre quella di destra era composta da pratiche lastre di cemento di colore beige.
All’ interno venimmo ricevuti dalla centralinista dell’ azienda, alloggiata in un bel chiosco rotondo di marmo scuro.
Dopo le prime presentazioni ci condusse in una elegante scala a chiocciola di colore verde che conduceva al piano superiore, esattamente all’ interno dello show – room dell’ azienda.
Pochi minuti dopo, con la simpatica centralinista che ci stava illustrando alcuni tra le centinaia di prodotti esposti, giunse nella sala Alessandro, il proprietario, un signore di bassa statura, cinquanta anni apparenti, capelli di sospetto colore grigio scuro e occhiali, accompagnato dal rappresentante della zona umbra della fabbrica stessa, che già conosceva Luca e il suo negozio.
Fu proprio Elio, il rappresentante, che facilitò i primi convenevoli.
Ci fu servita una rapida colazione nel frattempo : brioches con marmellata di frutta e cappuccino.
Mentre Luca analizzava i prodotti uno per uno per stilare il suo primo ordine con relative condizioni contrattuali, io mi tirai in disparte e diedi uno sguardo a quegli articoli.
Bomboniere di ogni tipo, di vetro satinato, di cristallo, di argento, di cristallo e argento, a forma di campanelline, di candelieri, di piattini, di quadretti, di posaceneri ; inoltre splendidi vassoi di vetro o acciaio con rifiniture d’ oro o d’ argento, vasi di vetro o porcellana di tutte le forme, portapenne, fruttiere, meravigliosi bicchieri di cristallo ( magari non da vino per la loro ricchezza di intagli ), portafoto di legno o di argento e molti, molti piccoli accessori per la cucina.
Rimasi incantato per molto tempo davanti a quelle belle creazioni, al punto che Alessandro, terminato il suo compito di responsabile dell’ azienda, notato il mio interesse si avvicinò per scambiare delle opinioni.
Luca ed Elio nel frattempo stavano rifinendo gli ultimi dettagli sulle condizioni di pagamento.
Da quanto tempo esiste questa attività ? – chiesi ad Alessandro.
‘‘ Dal 1961 quando io e mio padre eravamo ancora dei semplici artigiani, successivamente con le evoluzioni dei materiali e le innovazioni tecnologiche è divenuta una vera propria realtà industriale ’’.
‘‘ Quali erano i primi articoli da voi prodotti quaranta anni fa ? ’’
‘‘ All’ inizio erano appena dei sacchettini di ‘‘ tulle ’’ con confetti all’ interno, oggi l’ azienda rappresenta nel settore delle materie plastiche, a servizio dell’ oggettistica da regalo, un vero punto di riferimento grazie soprattutto all’ enorme flessibilità che caratterizza questo gruppo, resa possibile dal costante aggiornamento dei macchinari e da una precisa scelta aziendale ’’.
Quale ? – chiesi. Seguire attentamente le tendenze del mercato e soddisfare la domanda in modo scrupoloso e tempestivo ! – rispose con aria entusiasta.
‘‘ Questa politica aziendale ha portato in pochi anni a una ottima ramificazione italiana dei miei prodotti, oltre ad esportarli in alcuni paesi europei, del Medio Oriente, Giappone, Stati Uniti e Canada ’’.
Poco dopo Alessandro ci invitò a seguirlo all’ interno della fabbrica, e mentre ci spostavamo da un reparto all’ altro continuò il suo racconto.
‘‘ La mia azienda, che oggi si avvale della collaborazione di 10 rappresentanti, 12 persone nel lato amministrativo e circa 35 in quello produttivo, vanta la capacità di creare gli articoli totalmente all’ interno della propria organizzazione, cioè l’ idea, il disegno, la progettazione, la realizzazione dello stampo, lo stampaggio di tutti i particolari, le ultime finiture, l’ assemblaggio e il confezionamento degli articoli.
Tutto questo contrasta con orgoglio, coloro che cercano di distruggere i valori del ‘‘ Made in Italy ’’ trasformando le proprie aziende da realtà produttive a realtà esclusivamente commerciali rivolte allo sfruttamento del mercato dell’ importazione ’’.
Nel mezzo di queste dichiarazioni, che avevano il forte sapore di uno sfogo personale, il titolare ci fece conoscere ogni angolo della bella fabbrica, tutti i suoi reparti e i loro sistemi di lavorazione che confermavano pienamente le parole che stavo ascoltando.
Era quasi mezzogiorno, Luca per poter mantenere la sua parola nei miei confronti diede inizio ai commiati, ma Alessandro che probabilmente stava apprezzando la compagnia, prima di andarcene ci portò fino al suo ufficio personale.
‘‘ Solo qualche minuto ragazzi, visto che con noi abbiamo un intenditore di vini volevo approfittare per degustarne uno insieme e brindare all’ inizio di un nuovo rapporto commerciale che spero dia ottimi frutti ad entrambe le parti ’’.
Si stava avvicinando quindi inconsapevolmente un’ altra degustazione, e questa non mi lasciò dubbi : il mio lavoro arretrato lo avrei recuperato nelle ore notturne.
Poco dopo quando eravamo tutti seduti nell’ elegante ufficio, una ragazza portò un vassoio di vetro ( naturalmente una creazione dell’ azienda ) con piccoli biscotti dolci di vario tipo.
A questi dolci ci abbiniamo questo eccellente vino della mia regione – disse Alessandro mentre prendeva una bottiglia di vino rosso dal piccolo frigo posto al suo lato.
Quel vino era la Vernaccia di Serrapetrona, nella versione Dolce.
Lo lasciammo ‘‘ riscaldare ’’ un poco sopra la scrivania dell’ ufficio per portarlo alla temperatura ideale, a metà tra i 10 e i 20 gradi.
Aroma molto intenso, particolarmente vinoso, leggermente fruttato, la spuma, fine, è ricca ed elegante, il sapore dolce, è aromatico ed ha un lieve fondo mandorlato.
Questa fu la mia spontanea analisi dietro alla richiesta dei componenti della degustazione.
Il ritorno previsto massimo per le 13,00 in realtà slittò alle 15,30, praticamente avevo perduto oltre una preziosissima mezza giornata di lavoro.
Mai però portai rancore a Luca e alla sua insistenza di portarmi fino ad Ancona quel lunedì mattina ; una nuova e grande esperienza degustativa, per giunta assolutamente non prevista, e un forte sconto sugli oggetti che comprai alcuni giorni dopo nel suo negozio, furono per me una lauta ricompensa.
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La Vernaccia di Serrapetrona, considerata a pieno merito una vera e propria perla dell’ enologia marchigiana, è di origini molto antiche.
Secondo ricostruzioni storiche locali si racconta che già nel Medioevo un soldato della Polonia, facente parte di truppe mercenarie, fosse rimasto così affascinato dal vino di Borgianastri, piccolo paese vicino a Serrapetrona, da coniare un detto sulla fortuna di questi luoghi che è ancora rimasto nel dialetto locale.
Echi poetici sulla Vernaccia di Serrapetrona provengono dalla ‘‘ Divina Commedia ’’, dove Dante Alighieri fa un riferimento gastronomico nel 24 º Canto del Purgatorio.
Sono diverse anche le storie sull’ origine del nome Serrapetrona, forse derivato da ‘‘ Petronius ’’, nobile esule romano stabilitosi in queste zone, oppure più semplicemente tratto dalle molte pietre che si trovano nei dintorni della città.
Nel 1876 un documento ufficiale del Ministero dell’ Agricoltura, il ‘‘ Bollettino Ampelografico ’’, sottolineava che fin dal 1872 la Vernaccia Nera venne dichiarata la prima delle uve colorate per fornire eccellenti vini da pasto.
L’ eccellenza di questo spumante rosso naturale ( tra i primi della sua categoria ad essere prodotto in Italia ), frutto di una vendemmia particolare dove metà dell’ uva viene messa ad essiccare su graticci prima di essere spremuta, non impedì che la produzione rimanesse sempre limitata.
Nel 1893 la produzione era così bassa che il vitigno venne dichiarato estinto.
Per fortuna non successe questo, ma ancora oggi nonostante lo sviluppo produttivo dovuto all’ ottenimento della D.O.C. nel 1971, la superficie coltivata con la ‘‘Vernaccia Nera di Serrapetrona ’’ è di appena poche decine di ettari.
Se da un lato rende difficile la procura di questo vino fuori dalla regione, dall’ altro valorizza ogni possibile degustazione di questo delizioso vino.
A questo vitigno, che partecipa alle vinificazioni con un apporto minimo dell’ 85%, vengono affiancati il Sangiovese, Montepulciano e Ciliegiolo, soli o congiuntamente con un massimo del 15 %.
Il vino derivato è di colore rosso rubino o granato con spuma persistente a grana fine ; profumo vinoso e aromatico ; sapore amabile o dolce ( a seconda delle produzioni ) con fondo gradevolmente amarognolo, caratteristico.
È un tipico vino da abbinare ai dessert nelle versioni più dolci, mentre nelle altre lo si può proporre anche come eccellenti aperitivo nonché con piatti di carne non molto saporite.


CARATTERISTICHE DELLA VERNACCIA DI SERRAPETRONA


GRADAZIONE ALCOLICA : 11,5 gradi

COLORE : dal rosso rubino al rosso granato

TEMPERATURA DI SERVIZIO : 14 – 16 gradi

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Prima di concludere il Capitolo riguardante la bella regione marchigiana, allo scopo di valorizzare ancor di più la fama vinicola di queste terre, voglio aggiungere due brevi storie riguardanti altrettanti vini delle Marche.
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Conversando anni fa con un viticoltore della provincia di Pesaro scoprì quanto fu accesa e intensa la disputa che nacque tra quella provincia e la regione dell’ Emilia – Romagna.
Il motivo di questo ‘‘ conflitto enologico ’’, che durò circa dieci anni e terminò all’ inizio degli anni ’70, fu il vino Sangiovese.
Nonostante la forte pressione dei viticoltori romagnoli che rivendicavano alla loro terra il primato indiscusso ed esclusivo di fregiare con la D.O.C. questo vino, i pesaresi con altrettanta ostinazione riuscirono a dimostrare la secolare tradizione di coltivazione del vitigno Sangiovese nelle loro zone.
Arricchendo la loro teoria con attestati di ampelografi ( tra i quali quello del Professor Molon che nel 1906 dichiarò che la vera culla del Sangiovese era la zona del Chianti ), i marchigiani convinsero gli organi predisposti che la loro regione aveva tutti i requisiti necessari per poter rivendicare, al pari dell’ Emilia – Romagna, una D.O.C. di questo vino.
Pesaro vinse la disputa e nel 1972 ottenne il riconoscimento della D.O.C. ‘‘ Sangiovese dei Colli Pesaresi ’’.

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Il Metauro è uno dei principali fiumi delle Marche e da il nome a un delicato vino bianco : la D.O.C. Bianchello del Metauro.
Questo breve corso d’ acqua dal regime non sempre regolare, è considerato un ‘‘ fiume storico ’’ perché ha dato il nome anche alla battaglia che pose fine all’ avanzata dell’ esercito cartaginese verso Roma.
Questo episodio della storia, determinante per la futura nascita dell’ Impero Romano, si riflette sul Bianchello, che contende all’ altro vino bianco delle Marche, il Verdicchio, il merito di aver salvato Roma dall’ esercito comandato da Asdrubale, fratello di Annibale, che trovò la morte proprio tra le colline del Metauro dopo la storica sconfitta subita dai soldati romani.
Sconfitta, si narra, facilitata forse dalle grandi bevute di un vino bianco delle zone da parte degli uomini di Cartagine.
Quel vino molto probabilmente era l’ antenato dell’ attuale Bianchello del Metauro.

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