
A B R U Z Z O
POSIZIONE GEOGRAFICA
L’ Abruzzo è una regione dell’ Italia Centrale. Confina a Nord con le Marche, a Est è bagnata dal Mar Adriatico, a Sud confina con il Molise e il Lazio, e a Ovest sempre con il Lazio.
GEOGRAFIA FISICA
La regione è costituita in prevalenza dalle montagne dell’ Appennino Abruzzese ( 63 % ) che diradano in una ampia fascia collinare ( 33 % ) verso la costa, dove si incontrano strette zone pianeggianti ( 4 % ).
La zona montuosa è divisa in tre fasce : a Ovest, confinante con il Lazio, i rilievi sono più bassi con cime intorno ai 2.000 metri, al centro le altitudini raggiungono anche i 2.500 metri, mentre la fascia più interna è caratterizzata dalla presenza dei due grandi sistemi montuosi della Maiella e del Gran Sasso, con vette ancora più alte, tra le quali si distacca il Corno Grande ( 2.912 metri ), la maggior montagna dell’ intera catena appenninica italiana.
Il territorio è prevalentemente roccioso e argilloso.
L’ esposizione collinare a Est, godendo della protezione delle grandi montagne alle spalle, è favorevole per alcune attività agricole.
Immerse tra i rilievi, si aprono alcune vallate denominate “ Conche aquilane “, dove in alcune di queste passano i fiumi più importanti della regione, di breve tratto ma di discreta portata : Pescara, Vomano, Sangro, Trigno e Aterno ( quest’ ultimo affluente del Pescara ).
Non sono presenti laghi importanti : questi, di piccole dimensioni, sono situati in strette pianure all’ interno delle fasce montagnose.
Anche l’ Abruzzo ha tristi esperienze legate all’ intensa attività sismica della penisola : pesanti terremoti che avvennero nel 1646 e nel 1703 distrussero varie località tra cui il capoluogo regionale.
GEOGRAFIA POLITICA
L’ Abruzzo ha una estensione territoriale di 10.795 chilometri quadrati, è la 13 º regione italiana in ordine di grandezza.
Gli abitanti sono 1.250.000 divisi nelle quattro province di Teramo, Chieti, Pescara e L’ Aquila.
L’ Aquila è il capoluogo di regione.
Fino al 1963 l’ Abruzzo incorporava nei propri confini regionali anche il piccolo Molise con relativo controllo amministrativo.
La città più intensamente popolata è Pescara con 128.000 abitanti, segue il capoluogo regionale L’ Aquila ( 64.000 abitanti ), Chieti ( 56.000 ) e Teramo ( 52.000 ).
Altre città importanti dal punto di vista demografico, ma non solo, sono Giulianova, Ortona, Lanciano, Francavilla al Mare, Vasto, Avezzano e Sulmona.
Nonostante le difficili condizioni territoriali, buone sono le vie di comunicazione, che tra l’ altro hanno favorito una ottima crescita turistica e commerciale dell’ intera regione. Oltre alla Bologna – Taranto ( A – 14 ) che costeggia l’ intero litorale abruzzese, esistono anche altre due Autostrade che collegano la regione con il Lazio : la Roma –Pescara ( A – 25 ) e la Roma – L’ Aquila – Teramo ( A – 24 ).
CLIMA
L’ elevata catena montuosa che attraversa il centro della regione, taglia l’ Abruzzo in due distante zone climatiche.
La fascia costiera dove il clima è mite, è caratterizzato da inverni tiepidi ed estati calde ma ben ventilate.
All’ interno i Massicci della Maiella e del Gran Sasso fanno da parete all’ influenza marina.
Pertanto le estati sono relativamente calde e gli inverni lunghi e freddi con abbondanti precipitazioni nevose.
Le temperature invernali dell’ Abruzzo nelle zone montagnose, sono tra le più basse ( insieme alla Basilicata ) di tutta l’ Italia Centro-Meridionale.
STORIA DELLA REGIONE
L’ Abruzzo fu sede di antichissimi e numerosi popoli italici, tra i quali i Vestini, i Peligni, i Pretuzi, i Marsi e i Sanniti.
Conquistato dai Romani nel II º sec. a. C. e con la conseguente annessione all’ Impero Romano, l’ Abruzzo godette di una buona crescita commerciale e culturale.
Ovidio, celebre poeta latino, nacque proprio in questa regione.
Alla fine di Roma, l’ Abruzzo fu devastato da varie invasioni barbare.
Risorse tra il X º e l’ XI º secolo sotto i Normanni e successivamente gli Svevi.
Conteso duramente tra gli Angioini e gli Aragonesi, intorno alla metà del Quattrocento fu annesso al Regno di Napoli. Nel XVI º sec. passò al regime spagnolo di Carlo V º, vivendo un periodo di ulteriore decadenza.
Insorse contro i Francesi nel 1799 e da quel momento seguì le sorti politiche del Regno di Napoli comandato dai Borboni fino alla unificazione d’ Italia, alla quale l’ Abruzzo venne annesso nel 1860.
ATTIVITÀ ECONOMICHE
L’ Abruzzo ha diversificate e ben sviluppate attività economiche.
La più importante e la più antica è l’ agricoltura.
La regione produce ortaggi, olive e olio, uve da vino, frumento, tabacco e barbabietole da zucchero.
Prodotti tipici della regione sono le coltivazioni della liquirizia sul litorale, e dello zafferano nell’ interno.
Molto attiva è la pesca con gli importanti porti di Francavilla al Mare e Ortona.
L’ allevamento del bestiame, specialmente ovino, anche se ancora praticato è in decadenza.
L’ industria occupa circa un terzo della popolazione attiva e opera in vari settori : alimentare, abbigliamento, elettronico, elettrochimico, metalmeccanico, estrattivo ( bauxite e gas naturale ) tra i più importanti.
Di buon interesse sono le produzioni artigianali di ceramica, merletti, rame, ferro battuto e oro.
Il turismo è molto sviluppato sia nelle zone montane che in quelle marittime.
Il Parco Nazionale d’ Abruzzo, prima di tutto, il più antico e uno dei più grandi e curati d’ Italia, ricco di boschi e di fauna selvatica con alcune specie di animali molto rare, come per esempio il lupo e l’ orso marsicano.
In crescita continua il turismo invernale con nuovi impianti che si affiancano a quelli già affermatissimi di Roccaraso, Rocca di Mezzo e del Gran Sasso.
Molto conosciuta è la costa dove esistono attivissime e belle località balneari : Pescara, Vasto, Pineto degli Abruzzi, Silvi Marina, Ortona, Roseto degli Abruzzi e Francavilla al Mare.
LA VOSTRA VACANZA
Per cominciare visitate Teramo situato nel Nord della regione, a breve distanza dal confine marchigiano.
Antica capitale dei Petruzi, Teramo conserva i resti della vecchia città romana di “ Amiternum “, la Chiesa di Sant’ Antonio costruita tra i secoli XIII e XIV, e il Duomo con una imponente facciata medioevale, costruito tra la metà del XII º e il XV º secolo.
Dal capoluogo di provincia dirigetevi a Est verso la costa.
Qui non mancate di visitare le note località balneari di Giulianova, Roseto e Pineto degli Abruzzi.
Ora scendete verso Pescara, il maggior centro abitato della regione e uno dei luoghi balneari più frequentati della regione e del medio Adriatico.
Questa attivissima città portuale, di antichissime origini romane, fu soggetta a forti interessi politici nel periodo medioevale.
Angioini, Aragonesi e Spagnoli comandati da Carlo V º, conquistarono e fortificarono a più riprese questo centro abruzzese.
La città di oggi, di grande interesse culturale, conserva l’ Università Gabriele d’ Annunzio, il Teatro Monumentale sempre dedicato al celebre poeta abruzzese, e il Museo delle Genti d’ Abruzzo, dove sono conservate numerose testimonianze che raccontano la vita dei vari popoli della regione, dal Paleolitico fino ai giorni nostri.
Uscendo da Pescara dirigetevi verso Chieti, nell’ entroterra, distante meno di venti chilometri.
L’ antica “ Theate “ ospita un Museo Archeologico che contiene alcuni interessanti reperti di origine romana, una antica Cattedrale edificata nel X º sec. e più volte ricostruita, con a fianco un campanile di imponenti dimensioni del XV º sec., la Chiesa di San Giustino e il vecchio Palazzo del Municipio in stile medioevale.
Da Chieti riprendete la via del mare e arrivate a Ortona, altra famosa località balneare, nonché attivo porto peschereccio. Il gigantesco Castello Aragonese del XV º sec. merita assolutamente una visita.
Da Ortona abbandonate nuovamente la bella costa abruzzese e recatevi verso Sulmona, lontana circa 80 chilometri.
Famosa per i suoi confetti, la cittadina in provincia dell’ Aquila conserva una bella Cattedrale del XIII º secolo di stile romanico-gotico, il Palazzo Civico del Rinascimento, e il Convento di San Celestino.
Antica capitale dei Peligni, Sulmona diede i natali al grande poeta latino Ovidio.
Varie e interessanti le rovine risalenti all’ epoca romana.
Da Sulmona scendete fin quasi al confine laziale e dedicatevi un poco di riposo in uno dei parchi naturali più belli d’ Italia : il Parco Nazionale d’ Abruzzo.
Da qui salite in direzione del capoluogo regionale, ma prima permettetevi una sosta nella bella località di Celano, che conserva un imponente castello medioevale situato in un colle dominante l’ intera cittadina.
L’ Aquila, ultima tappa di questo viaggio, fu un antico e ricco comune medioevale.
Da secoli attivo centro commerciale, il capoluogo abruzzese conserva vari monumenti di notevole interesse : in primo piano, che è anche il simbolo della città, la bellissima Chiesa di Santa Maria di Collemaggio di stile rinascimentale, costruita alla fine del Trecento, con facciata risalente al XV º sec. e che ospita tre rosoni ( il centrale con diametro maggiore ) collocati sopra ad altrettanti ingressi, tra i quali il centrale che è il più imponente.
In questa Chiesa nel 1294 fu eletto Papa Celestino V º.
L’ Aquila ospita inoltre il Duomo del XIII º sec., un castello costruito tra la fine del XV º e l’ inizio del XVI º sec., la Chiesa di San Bernardino di stile rinascimentale edificata tra il XIV º e il XV º sec., contenente il Mausoleo del Santo ( che morì proprio all’ Aquila nel 1444 ), e le curiose 99 cannelle, nel cuore della città, risalenti sempre all’ epoca feudataria.
LA STORIA VINICOLA
Il poeta Ovidio, nativo di Sulmona, nella sua opera prima “ Le Metamorfosi “, descrive i vigneti della Valle Peligna, glorificandone la sua bellezza e la sua importanza.
In questa regione il condottiero cartaginese Annibale, implacabile avversario di Roma, riuscì a curare i suoi cavalli con la pelle malata lavandoli, si narra, con il vino prodotto dalle popolazioni locali.
Recuperate le forze, la fortissima cavalleria di Annibale proseguì nella missione e si impose nella tremenda battaglia di Canne, in Puglia, nel 216 a. C..
Per vari secoli l’ Abruzzo vide un forte progresso commerciale.
Tra il ricco comune dell’ Aquila e l’ attivo porto di Pescara, la regione avviò intensi e floridi scambi con varie regioni d’ Italia e alcuni paesi europei ; il nucleo di questi scambi era composto anche dall’ ottimo vino locale.
Dal XVI º sec. la regione decadde come immagine e i suoi vini furono usati come “ migliorativi “ di altre produzioni lontane.
Negli ultimi decenni però, dopo tanto tempo di anonimato, cioè di vendita di vini sfusi, l’ Abruzzo ha ripreso la sua fisionomia caratteristica e i suoi vini vengono venduti ed esportati con la loro legittima denominazione.
L’ Abruzzo di oggi produce oltre 2.500.000 di ettolitri di vino all’ anno, collocandosi in una ottima ottava posizione tra le regioni italiane ; posizione che scende alla nona nella produzione dei vini D.O.C. che rappresentano l’ 11 % di tutto il patrimonio enologico regionale.
I vitigni a bacca bianca principalmente coltivati sono il Bombino bianco, il Trebbiano Toscano, il Cococciola, il Malvasia Toscano, il Pinot Bianco e Grigio, il Pecorino e il Moscato.
Tra quelli a bacca nera Montepulciano e Sangiovese innanzitutto, ma anche Pinot Nero e Ciliegiolo.
I vini più rappresentativi della regione sono il Montepulciano d’ Abruzzo, il Cerasuolo d’ Abruzzo ( stesse uve del Montepulciano ma vinificate in presenza delle bucce per un limitato periodo di fermentazione ) e il Trebbiano d’ Abruzzo.
APPUNTI DI VIAGGIO
Settembre ’81 – Agosto ’82, Bologna l’ anno del militare.
In teoria l’ uscita dal mondo adolescente e l’ entrata nella realtà degli uomini.
La logica dice che quell’ anno rappresenta per i giovani uno scuotimento dai dolci anni scolastici, con un risveglio nel mondo più severo del lavoro.
Ma non per tutti, aggiungo purtroppo, la logica si trasforma nella pratica, perlomeno in tempi ragionevoli.
In quell’ anno, nel bel mezzo di giornate che mai volevano terminare, le fievoli amicizie nascevano una dietro l’ altra.
Nella realtà, al termine del servizio, i “ colleghi di lavoro “ di un anno, vuoi per motivi di distanza o per cammini di vita troppo differenti, non si sentono più e molte volte i loro nomi vengono dimenticati.
Non è successo questo tra me e Lino, un abruzzese di Ortona, conosciuto appunto in quel periodo.
Lui arrivò in Bologna nei primi giorni di aprile dopo quasi due mesi di servizio prestato nel centro Italia ; gli mancavano ancora 10 mesi.
Nel mio caso avevo superato la metà del percorso, ma la mia “ stecca “ doveva essere completata ancora con cinque mesi, interminabili in quell’ epoca.
Che strano il militare : il tempo scorre lentissimo e la nostalgia di casa è a getto continuo, praticamente 1.440 minuti al giorno.
Il mondo del lavoro, che tra l’ altro può anche avere delle caratteristiche stile esercito, ha delle giornate che sembrano scorrere più velocemente e il desiderio di immersione nella tranquillità familiare è soffocato dai numerosi impegni e nodi da sciogliere che quella attività comporta.
Ma torniamo a Bologna nei primi mesi del 1982.
La città è un incanto, le genti uniche.
Mi stavo avvicinando al vino, e la presenza di una enoteca a “ quattro passi “ dall’ Ospedale Militare dove prestai servizio, stimolò il mio interesse fin dalle prime settimane che arrivai nel capoluogo emiliano.
Nella vasta scelta di vini, soprattutto centro-settentrionali, alcuni era possibile berli anche solo un bicchiere.
Il mio pericoloso entusiasmo di quell’ epoca fu per fortuna bilanciato dalla cronica mancanza di “ grana “.
Per cui uno - due bicchieri alla settimana e rigorosamente dopo cena ; di più non potevo permettermi.
Ancora mi ricordo perfettamente con quali grandi vini entrai in contatto per la prima volta : Valpolicella, Sangiovese, Lambrusco, Bardolino, Barbera, Frascati, Chianti, Torgiano ( un umbro ), alcuni di loro.
Da solo, con i miei amici o con l’ aiuto del “ grassottello “ enotecario, già provavo a differenziarli e a stilare delle “ fantascientifiche “ conclusioni.
Purtroppo la mia animosità enologica non era molto corrisposta dai miei fedeli compagni di tante serate bolognesi, Angelo e Paolo, i quali preferivano al vino un cinema, una partita a Bowling, una sala giochi o più semplicemente una passeggiata nella Piazza Maggiore ammirando le bellezze locali.
Ammetto che a quest’ ultima alternativa mai mi opposi : sono così affascinanti che considero le " bolognesi " un pò le “ brasiliane d’ Italia “, senza però nulla togliere a tutte le altre mie belle connazionali.
Verso la metà della primavera di quell’ anno arrivò la “ spina “ Lino nel mio stesso reparto.
L’ interesse comune per i vini ci tornò rapidamente amici.
Una sera che entrammo in quella fornitissima enoteca Lino chiese al “ grassottello “ una bottiglia di Montepulciano d’ Abruzzo.
In onore della tua regione ? – chiesi al nuovo “ collega di lavoro “.
“ Non solamente, mio zio è un produttore di questo vino e per questo ne conosco vita, morte e miracoli “.
“ Allora raccontami qualche cosa ! “.
In teoria l’ uscita dal mondo adolescente e l’ entrata nella realtà degli uomini.
La logica dice che quell’ anno rappresenta per i giovani uno scuotimento dai dolci anni scolastici, con un risveglio nel mondo più severo del lavoro.
Ma non per tutti, aggiungo purtroppo, la logica si trasforma nella pratica, perlomeno in tempi ragionevoli.
In quell’ anno, nel bel mezzo di giornate che mai volevano terminare, le fievoli amicizie nascevano una dietro l’ altra.
Nella realtà, al termine del servizio, i “ colleghi di lavoro “ di un anno, vuoi per motivi di distanza o per cammini di vita troppo differenti, non si sentono più e molte volte i loro nomi vengono dimenticati.
Non è successo questo tra me e Lino, un abruzzese di Ortona, conosciuto appunto in quel periodo.
Lui arrivò in Bologna nei primi giorni di aprile dopo quasi due mesi di servizio prestato nel centro Italia ; gli mancavano ancora 10 mesi.
Nel mio caso avevo superato la metà del percorso, ma la mia “ stecca “ doveva essere completata ancora con cinque mesi, interminabili in quell’ epoca.
Che strano il militare : il tempo scorre lentissimo e la nostalgia di casa è a getto continuo, praticamente 1.440 minuti al giorno.
Il mondo del lavoro, che tra l’ altro può anche avere delle caratteristiche stile esercito, ha delle giornate che sembrano scorrere più velocemente e il desiderio di immersione nella tranquillità familiare è soffocato dai numerosi impegni e nodi da sciogliere che quella attività comporta.
Ma torniamo a Bologna nei primi mesi del 1982.
La città è un incanto, le genti uniche.
Mi stavo avvicinando al vino, e la presenza di una enoteca a “ quattro passi “ dall’ Ospedale Militare dove prestai servizio, stimolò il mio interesse fin dalle prime settimane che arrivai nel capoluogo emiliano.
Nella vasta scelta di vini, soprattutto centro-settentrionali, alcuni era possibile berli anche solo un bicchiere.
Il mio pericoloso entusiasmo di quell’ epoca fu per fortuna bilanciato dalla cronica mancanza di “ grana “.
Per cui uno - due bicchieri alla settimana e rigorosamente dopo cena ; di più non potevo permettermi.
Ancora mi ricordo perfettamente con quali grandi vini entrai in contatto per la prima volta : Valpolicella, Sangiovese, Lambrusco, Bardolino, Barbera, Frascati, Chianti, Torgiano ( un umbro ), alcuni di loro.
Da solo, con i miei amici o con l’ aiuto del “ grassottello “ enotecario, già provavo a differenziarli e a stilare delle “ fantascientifiche “ conclusioni.
Purtroppo la mia animosità enologica non era molto corrisposta dai miei fedeli compagni di tante serate bolognesi, Angelo e Paolo, i quali preferivano al vino un cinema, una partita a Bowling, una sala giochi o più semplicemente una passeggiata nella Piazza Maggiore ammirando le bellezze locali.
Ammetto che a quest’ ultima alternativa mai mi opposi : sono così affascinanti che considero le " bolognesi " un pò le “ brasiliane d’ Italia “, senza però nulla togliere a tutte le altre mie belle connazionali.
Verso la metà della primavera di quell’ anno arrivò la “ spina “ Lino nel mio stesso reparto.
L’ interesse comune per i vini ci tornò rapidamente amici.
Una sera che entrammo in quella fornitissima enoteca Lino chiese al “ grassottello “ una bottiglia di Montepulciano d’ Abruzzo.
In onore della tua regione ? – chiesi al nuovo “ collega di lavoro “.
“ Non solamente, mio zio è un produttore di questo vino e per questo ne conosco vita, morte e miracoli “.
“ Allora raccontami qualche cosa ! “.
Lino non se lo fece ripetere due volte.
*
Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il Vino Nobile di Montepulciano, e l’ omonimia risulta quindi puramente casuale.
Mentre il vino toscano prende nome dalla città in cui viene prodotto, quello abruzzese trae origine dal nome del vitigno che ne caratterizza in maniera determinante l’ uvaggio, vitigno peraltro ben radicato in Abruzzo.
Lo storico Michele Troia scrisse nel XVIII º sec. che il vitigno Montepulciano è nativo della Valle Peligna in Abruzzo e questo rafforza ancor di più l’ assoluta neutralità del vino abruzzese con la famosa e quasi omonima D.O.C.G. toscana.
È un vitigno che nel corso di questi ultimi decenni ha praticamente conquistato l’ intera regione, salendo anche alle Marche, e si è sempre adattato bene alle differenti condizioni ambientali che l’ Abruzzo presenta nelle sue quattro province.
Il Montepulciano è composto dall’ uva omonima all’ 85 % e normalmente dal Sangiovese al 15 % .
Quando le uve vengono vinificate in presenza delle bucce per un limitato periodo di fermentazione, oppure con un periodo relativamente maggiore nelle annate di scarso colore, il vino presenta un colore rosso ciliegia e si affianca all’ altro nella produzione, con il nome di Cerasuolo d’ Abruzzo.
Non è assolutamente semplice però produrre questo vino perché è sufficiente un taglio anche con minime quantità di un altro vino o un piccolo errore di calcolo nella fermentazione per fargli perdere il suo originale colore e le caratteristiche organolettiche richieste dalla D.O.C. .
Il vino Montepulciano, al momento della commercializzazione, deve essere invecchiato per un minimo di quattro mesi e nelle versioni Riserva è previsto un invecchiamento di 26 mesi, dei quali almeno sei in botte.
Quando questa D.O.C. proviene dalla provincia di Teramo prende la denominazione Montepulciano d’ Abruzzo Colline Teramane.
In questo caso il vitigno entra fino al 90 % e il rimanente 10 % degli uvaggi è completato da altre uve a bacca nera non aromatiche e autorizzate dal Disciplinare.
L’ invecchiamento minimo di questo vino nelle cantine dei produttori è di 24 mesi, di cui almeno un anno in botte, che sale a 38 mesi nelle versioni Riserva.
La sua gradazione alcolica, maggiore rispetto alle altre varietà, va da 12,5 a 13 gradi.
Il Montepulciano d’ Abruzzo in generale ha un profumo vinoso, tenue, gradevole, il sapore è asciutto, morbido, sapido, leggermente tannico.
Il Cerasuolo ha aroma gradevole, fruttato, leggermente vinoso, fine, il sapore è secco, morbido, armonico, delicatamente mandorlato.
Il Montepulciano giovane accompagna primi piatti con ragù saporiti come quelli di agnello, di anatra o di selvaggina, secondi piatti strutturati come manzo bollito o stufato.
Ideale accompagnamento anche per formaggi a pasta dura o semi-dura e di media stagionatura, e con la scamorza affumicata.
Nella versione invecchiata che è quella più strutturata, il Montepulciano diventa ottimo completamento della grande cucina come pappardelle alla lepre, gnocchi al sugo di cinghiale, lepre in salmì, carbonata, brasati, stracotti, e formaggi a pasta dura lungamente stagionati.
Il Cerasuolo, con caratteristiche pressapoco simili a quelle di un rosato, accompagna preparazioni di struttura media a base di pesce o di carni delicate.
*
Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il Vino Nobile di Montepulciano, e l’ omonimia risulta quindi puramente casuale.
Mentre il vino toscano prende nome dalla città in cui viene prodotto, quello abruzzese trae origine dal nome del vitigno che ne caratterizza in maniera determinante l’ uvaggio, vitigno peraltro ben radicato in Abruzzo.
Lo storico Michele Troia scrisse nel XVIII º sec. che il vitigno Montepulciano è nativo della Valle Peligna in Abruzzo e questo rafforza ancor di più l’ assoluta neutralità del vino abruzzese con la famosa e quasi omonima D.O.C.G. toscana.
È un vitigno che nel corso di questi ultimi decenni ha praticamente conquistato l’ intera regione, salendo anche alle Marche, e si è sempre adattato bene alle differenti condizioni ambientali che l’ Abruzzo presenta nelle sue quattro province.
Il Montepulciano è composto dall’ uva omonima all’ 85 % e normalmente dal Sangiovese al 15 % .
Quando le uve vengono vinificate in presenza delle bucce per un limitato periodo di fermentazione, oppure con un periodo relativamente maggiore nelle annate di scarso colore, il vino presenta un colore rosso ciliegia e si affianca all’ altro nella produzione, con il nome di Cerasuolo d’ Abruzzo.
Non è assolutamente semplice però produrre questo vino perché è sufficiente un taglio anche con minime quantità di un altro vino o un piccolo errore di calcolo nella fermentazione per fargli perdere il suo originale colore e le caratteristiche organolettiche richieste dalla D.O.C. .
Il vino Montepulciano, al momento della commercializzazione, deve essere invecchiato per un minimo di quattro mesi e nelle versioni Riserva è previsto un invecchiamento di 26 mesi, dei quali almeno sei in botte.
Quando questa D.O.C. proviene dalla provincia di Teramo prende la denominazione Montepulciano d’ Abruzzo Colline Teramane.
In questo caso il vitigno entra fino al 90 % e il rimanente 10 % degli uvaggi è completato da altre uve a bacca nera non aromatiche e autorizzate dal Disciplinare.
L’ invecchiamento minimo di questo vino nelle cantine dei produttori è di 24 mesi, di cui almeno un anno in botte, che sale a 38 mesi nelle versioni Riserva.
La sua gradazione alcolica, maggiore rispetto alle altre varietà, va da 12,5 a 13 gradi.
Il Montepulciano d’ Abruzzo in generale ha un profumo vinoso, tenue, gradevole, il sapore è asciutto, morbido, sapido, leggermente tannico.
Il Cerasuolo ha aroma gradevole, fruttato, leggermente vinoso, fine, il sapore è secco, morbido, armonico, delicatamente mandorlato.
Il Montepulciano giovane accompagna primi piatti con ragù saporiti come quelli di agnello, di anatra o di selvaggina, secondi piatti strutturati come manzo bollito o stufato.
Ideale accompagnamento anche per formaggi a pasta dura o semi-dura e di media stagionatura, e con la scamorza affumicata.
Nella versione invecchiata che è quella più strutturata, il Montepulciano diventa ottimo completamento della grande cucina come pappardelle alla lepre, gnocchi al sugo di cinghiale, lepre in salmì, carbonata, brasati, stracotti, e formaggi a pasta dura lungamente stagionati.
Il Cerasuolo, con caratteristiche pressapoco simili a quelle di un rosato, accompagna preparazioni di struttura media a base di pesce o di carni delicate.
CARATTERISTICHE DEL MONTEPULCIANO D’ ABRUZZO
“ “ Riserva 12,5 gradi
Cerasuolo 11,0 gradi
COLORE : Montepulciano - rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, tendente all’ arancione quando invecchiato
Cerasuolo - rosso ciliegia più o meno carico
TEMPERATURA DI SERVIZIO : Montepulciano 16 – 18 gradi
“ “ Riserva 18 gradi
Cerasuolo 14 – 16 gradi
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Dopo il periodo militare non furono molte le occasioni per rivedermi con Lino, ma regolarmente anche una volta all’ anno ci sentivamo telefonicamente per scambiarci le ultime notizie.
Il suo lavoro come rappresentante di una famosa azienda di orologi lo portava molto sporadicamente nella mia regione, e sempre con brevissimi passaggi.
Se aggiungo il fatto che ogni volta che lui veniva a Perugia o dintorni io ero sobissato di impegni, i bei ricordi di Bologna con altrettanto di bicchieri di vino, erano sempre meno riproponibili e profondamente lontani.
Chi provvedette a rispolverarli e a riavvicinarli fu proprio Lino che nel settembre del 1995, al telefono, mi invitò gentilmente ma “ obbligatoriamente “ alla festa del suo compleanno che si sarebbe tenuta in Ortona, la sua città.
Erano quindici anni che ci conoscevamo e la sua insistenza nel ricordarmi anche questa coincidenza, mi convinse ad accettare.
La festa era organizzata per la sera di un sabato, esattamente un giorno prima di un altro anniversario : Massimiliano di Assisi, altro storico amico.
La mia preoccupazione era più che giustamente motivata : la festa di Lino era prevista per le 21,00 di sabato, probabilmente sarebbe terminata abbondantemente dopo la mezzanotte, il mio viaggio era di tre ore all’ andata e tre al ritorno, e la domenica alle 12,30 avevo come obiettivo Piazza del Duomo di Spoleto, distante un’ ora circa dalla mia città, per il compleanno di Massimiliano.
Se su uno dei piatti della bilancia stava appesa una mezza angoscia per come avrei organizzato tutto questo, sull’ altro era collocato il grado di amicizia elevato che ho con entrambi e l’ “ esca “ che i due “ furbastri “ di Ortona e di Assisi avevano preparato come esaudiente stimolo.
Naturalmente l’ esca ( e i due lo sapevano bene ) che mi avrebbe maggiormente attirato era la possibilità di degustare, degustare sottolineo e non abusare, vino di qualità e Lino se ne approfittò elegantemente, proponendomi una ricca cena a base di pesce di mare interamente bagnata con Trebbiano d’ Abruzzo.
Fino a quell’ epoca non lo avevo mai assaggiato anche se conoscevo vari Trebbiano d’ Italia, ma ne avevo sentito parlare molto bene in alcune occasioni.
Avevo ancora qualche giorno di tempo, meditai quindi una adeguata preparazione personale sopra quel nettare d’ Abruzzo, quasi come se fosse una specie di “ vendetta “ nei confronti di Lino quando, quindici anni prima, si presentò come maestro di vini della sua regione.
In considerazione del fatto che il mio amico abruzzese aveva fatto l’ errore di pronunciare il nome del vino della cena, corsi alla ricerca di una bottiglia di Trebbiano d’ Abruzzo, una impresa tra l’ altro che non risultò affatto semplice, in quanto ogni supermercato o enoteca contattati nei dintorni di Perugia ne erano sprovvisti in quel determinato momento, e i tempi di attesa necessari per la reperibilità andavano ben oltre la festa di Lino.
Chi mi aiutò a risolvere lo “ spinoso problema “ fu Marco di Monte San Savino, nei pressi del Lago Trasimeno.
Quasi conquistato dalla rassegnazione, pensai di chiamarlo per chiedergli se era a conoscenza di qualche punto vendita della zona del grande lago che vendeva bottiglie di quel vino, spiegandogli anche la curiosa occasione per la quale nasceva la mia esigenza.
Il mio ex-compagno di scuola mi rispose che tra due giorni sarebbe salito in Umbria, nella sua Cantina, il grossista campano che curava della vendita dei suoi Colli del Trasimeno nella regione di Napoli.
Carlo, che conobbi con Marco qualche anno prima in un fantastico fine settimana campano, distribuiva anche vini abruzzesi.
Questa fortunata coincidenza fece sì che in appena due giorni, due prima della festa, io avevo a mia disposizione una bella bottiglia di Trebbiano di una azienda della provincia di Teramo, corredata addirittura da un ricco e convincente depliant illustrativo.
Il buon Marco, in relazione al mio viaggio calabro che feci per lui due ani prima, non mi chiese neanche un soldo.
Bene, a quel punto avevo tutto disponibile per colmare quella lacuna : una bottiglia di Trebbiano da degustare e carpirne le caratteristiche, la storia narrata dal produttore e altre informazioni tratte dai miei libri personali.
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La zona di produzione del vino Trebbiano in Abruzzo è molto vasta e comprende ampie zone di tutte le province di questa regione.
L’ origine del nome del vitigno non è molto certa : lo scrittore romano Plinio il Vecchio, famoso per la sua opera “ Storia Naturale “, parla di un “ Trebulanum “ che pare fosse originario della Campania e più esattamente della zona di Caserta.
Di qui sarebbe stato importato in Abruzzo dove trovò un habitat più affine alle sue esigenze territoriali.
Sin dai tempi antichi questa regione del Centro-Sud era rinomata per le sue uve e i suoi vini.
Il poeta latino Ovidio, di Sulmona, scrive nel secondo libro dei “ Giovani Amores “ : “ Sono a Sulmona, terzo dipartimento della campagna Peligna, piccola terra ma salubre per le acque che la irrigano ................ terra fertile di grano e molto più fertile di uve “.
Ovidio accennò a “ uve “ e non a “ uva “, alludendo molto probabilmente alle varie qualità che già da allora esistevano e che hanno reso famosa, sin dai tempi della Magna Grecia, la Valle Peligna.
Tra queste sicuramente anche le uve e il vino Trebbiano che, nonostante non suscitava grande interesse tra i nobili dell’ Antica Roma ( più dediti alle libagioni di Frascati e Falerno ), aveva invece grande successo presso l’ esercito, a tal punto da essere chiamato “ il vino dei soldati “.
Il vino Trebbiano d’ Abruzzo di oggi, legittimo erede del “ Trebulanum “ di oltre venti secoli fa, è prodotto dalla vinificazione delle uve del vitigno omonimo ( qui denominato anche “ Bombino bianco “ ) e/o Trebbiano toscano nella misura minima dell’ 85 %.
Il restante che non deve superare il 15 % degli uvaggi è suddiviso tra i vitigni Cococciola, Malvasia Toscana e Passerina.
Come già detto il Trebbiano è prodotto in tutte e quattro le province abruzzesi e i vigneti devono essere ubicati a una altezza non superiore ai 500 metri sul livello del mare, eccezionalmente ai 600 s.l.m. qualora siano esposti a Sud.
Il Trebbiano ha un profumo molto delicato, gradevole e vinoso, il sapore è asciutto, sapido, armonico e vellutato.
Questo vino si presta ad accompagnare tutte le portate di un pranzo leggero.
In particolare antipasti a base di affettati magri o crostacei, piatti di pasta con preparazioni delicate di pesce o di verdure, pesci bolliti o al forno, verdure gratinate, torte di zucchine, formaggi freschi come la provola e la crescenza.
CARATTERISTICHE DEL TREBBIANO D’ ABRUZZO
COLORE : giallo paglierino più o meno intenso
TEMPERATURA DI SERVIZIO : 8 - 10 gradi
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Quella cena di Lino fu un successo.
Ad anni di distanza ancora mi sto chiedendo quanto gli sarà costata.
Situato in una bella posizione ai piedi del gigantesco Castello di Ortona, il ristorante aveva meravigliosamente imbandito la tavola con carpaccio di salmone, cozze al limone e crostacei fritti ; a seguire fettuccine al tonno, penne con vongole e calamaretti, grigliata mista di pesce, orata al forno, filetti di sogliola con olive e zucchine fritte.
Il tutto deliziosamente completato da torta di limoni, dolce di ricotta, caffè e amaro di erbe.
Per il festeggiato il compito di concedere equa attenzione a tutte le ventiquattro persone invitate, non fu affatto semplice.
Quando venne il mio “ turno “ rievocammo instancabilmente le serate vinicole bolognesi e le divertenti “ discussioni “ intorno a vini di ogni tipo.
Lo invitai a farne ancora una sul Trebbiano d’ Abruzzo, come previsto regolarmente presente in tavola.
Cristo Santo, era terribilmente conoscitore anche di quel vino.
Mi difesi bene, lo ammetto ; con la preparazione accellerata e curata che feci su quel vino ero convinto di ultrapassarlo a più riprese.
In realtà mai riuscì a collocarmi in vantaggio nella discussione.
Una discussione però anche se animata ( come tutte le precedenti tra me e Lino ) abbastanza equilibrata.
Gli ospiti assistirono in doveroso silenzio e spiccato interesse, seguendo il più fedelmente possibile anche le nostre evoluzioni con il vino nel bicchiere.
In pochi minuti io e Lino spolverammo la storia abruzzese, la storia di quel vino e le sue caratteristiche.
Opinioni in serie, ora in conflitto, ora in armonia.
Alla fine gli invitati decretarono con un applauso un giusto pareggio.
Un “ umbro “ ben preparato su uno dei migliori vini abruzzesi, fu motivo di stupore tra loro, sicuramente, ma senz’ altro anche di grande orgoglio visto che, sempre secondo loro, l’ Abruzzo ha vissuto moltissimo e immeritato tempo all’ ombra della storia italiana.
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