
M O L I S E
POSIZIONE GEOGRAFICA
Il Molise è collocato nell’ Italia Centro-Meridionale : confina a Nord-Ovest e Nord con l’ Abruzzo, a Nord-Est con il Mar Adriatico per un litorale di circa 40 chilometri, a Est con la Puglia, a Sud con la Campania e a Ovest con il Lazio.
GEOGRAFIA FISICA
La regione è prevalentemente montuosa ( 53 % ) e collinare ( 42 % ) ; le poche aree pianeggianti ( 5 % ) si estendono lungo la costa adriatica e nella valle del fiume Volturno.La natura del terreno è per la maggior parte calcarea-argillosa.
Il versante collinare preappenninico che si estende dal centro della regione fin quasi il litorale, gode di una ottima esposizione solare, prestandosi così ad alcune coltivazioni.
Alle sue spalle l’ Appennino Campano funge da protezione con cime che superano anche i 2.200 metri come quello della Meta ( 2.241 m. ).
I fiumi più importanti, ma corti e irregolari come tutti quelli molisani, sono il Biferno che attraversa la regione da Sud-Ovest a Nord-Est, dividendola in due parti e sfociando nel Mar Adriatico, e il Volturno che nasce nel Molise, ma dopo pochi chilometri entra nella Campania e termina il suo percorso nel Mar Tirreno, a Nord del Golfo di Napoli.
Il piccolo lago di Guardialfiera, formato dal fiume Biferno, è il maggiore della regione.
GEOGRAFIA POLITICA
Il Molise ha una estensione territoriale di 4.437 chilometri quadrati ed è maggiore solamente nei confronti della Valle d’ Aosta, collocandosi pertanto alla 19 º posizione tra le regioni italiane per quello che riguarda le dimensioni.Il Molise, soggetto a forti emigrazioni e povero come risorse naturali, ha una popolazione contenuta di circa 330.000 abitanti.
È l’ ultima nata tra le venti regioni italiane, in quanto fino al 1963 costituiva con l’ Abruzzo una sola entità, denominata appunto Abruzzi e Molise.
Le due province che compongono la regione sono quelle di Campobasso ( 50.000 abitanti e capoluogo della regione ) e Isernia ( 21.000 abitanti ).
Termoli ( 27.000 ), situata sulle rive del Mar Adriatico in provincia di Campobasso, è la seconda maggiore città del Molise.
Altre località di buona importanza regionale, anche se tutti piccoli centri, sono Larino, Campomarino, Guglionesi, Guardialfiera, San Giacomo degli Schiavoni e Campitello Matese.
Le vie di comunicazione all’ interno della regione sono poche e scomode ; discorso che cambia nella fascia costiera, in quanto è nel litorale che il Molise vede il suo maggior sviluppo.
La Bologna – Taranto ( A – 14 ) attraversa il territorio molisano lungo tutto la sua costa, permettendo alla popolazione locale rapidi collegamenti con tutte le regioni bagnate dall’ Adriatico e il Nord Italia in generale.
Più complicato, a causa degli Appennini, i contatti commerciali con le regioni confinanti del Lazio e della Campania.
CLIMA
Lungo la costa il Molise gode di clima marittimo e ben temperato quasi tutto l’ anno.Discorso opposto nell’ entroterra e nei rilievi dove gli inverni sono caratterizzati da temperature molto fredde e abbondanti precipitazioni nevose, mentre i mesi più caldi sono definiti da temperature continentali e piogge frequenti.
STORIA DELLA REGIONE
Il Molise fu un antico insediamento preistorico.A prova di questo l’ importante ritrovamento nel 1974 di un nucleo abitativo, con resti fossili del cosiddetto “ Uomo di Isernia “, proprio nei dintorni della città molisana.
La prima colonizzazione importante della regione però, avvenne con i Sanniti nel V º secolo a. C. .
Questo antichissimo popolo italico, fiero e combattivo, lottò moltissimo contro Roma per ostacolare l’ espansione del futuro Impero.
Ma nel III º secolo a. C. e più esattamente nel 263, dovette soccombere allo strapotere dell’ organizzatissimo e potente esercito romano, cedendo quindi i propri territori alla città laziale.
Con la caduta di Roma il Molise, tra il V º e il VI º secolo d. C., fu occupato dai Longobardi e successivamente annesso al Ducato di Benevento.
Nel XII º sec. divenne colonia normanna e fece parte del Regno di Napoli.
Nel XIV º sec. appartenne alla Signoria dei Gonzaga di Mantova.
Nel 1811 il Molise era provincia autonoma, successivamente seguì le sorti politiche dei Borboni fino al 1860 quando entrò a far parte del nuovo “ Regno d’ Italia “.
Per vari decenni il territorio molisano appartenne all’ Abruzzo, costituendo una unica regione denominata “ Abruzzi e Molise “.
Nel 1963 divenne la 20 º regione italiana, distaccandosi dal capoluogo L’ Aquila e formando il nuovo Molise con l’ unica provincia di Campobasso.
Nel 1970 nacque la seconda provincia di Isernia.
L’ autonomia conquistata da parte delle amministrazioni locali ha dato nuovi impulsi economici e maggiore valorizzazione del patrimonio locale.
ATTIVITÀ ECONOMICHE
Ancora abbastanza isolata da vie di comunicazione e forti interessi commerciali, la regione ha nellaagricoltura la sua attività prevalente.
Il Molise, se proporzionato alle dimensioni, è un buon produttore di olive, tabacco, ortaggi, fumento, mais e uve da vino.
Il lavoro nei campi è affiancato da un intenso allevamento di bestiame bovino, caprino, ma ovino soprattutto.
Buona è la produzione casearia che vede nel formaggio Burrino una delle produzioni alimentari più tipiche e importanti della regione.
L’ attività industriale ha nello stabilimento automobilistico di Termoli il suo punto di forza.
A questo si affiancano piccole e medie realtà che operano nei settori alimentare, tessile, abbigliamento, arredamento di interni ed estrattivo con piccoli giacimenti di gas naturale.
Anche la pesca riveste una buona importanza nell’ economia molisana, con il porto e le industrie conserviere del pesce di Termoli.
Il turismo è in crescita con la stazione invernale di Campitello Matese e piccole, ma suggestive località balneari sparse nel breve litorale.
LA VOSTRA VACANZA
Per rendere più facile il vostro viaggio molisano cominciate da Isernia.Colonia romana con il nome di “ Aesernia “, ma di origine sannita, questa piccola cittadina è situata in una conca pianeggiante nel bel mezzo degli Appennini.
Soggetta a forti terremoti a causa della elevata sismicità delle zone, Isernia venne più volte ricostruita nel corso dei secoli.
La città odierna conserva la Chiesa di San Francesco con portale originale di stile romanico ma ricostruita nel 1700, la Cattedrale anch’ essa distrutta da un terremoto e ricostruita nella prima metà del XIX º secolo e la bella Fontana della Fraterna del 1600.
Isernia però deve la sua notorietà soprattutto al famoso Museo di Santa Maria delle Monache in cui si trova materiale archeologico databile dal VI º secolo a. C. al I º secolo d. C. e resti faunistici appartenenti a specie diverse, d’ epoca paleolitica, rinvenuti nel 1979.
In località “ La Pineta “ viveva il più antico ominide intelligente d’ Europa ( oggi denominato “ Uomo di Isernia “ ), in una grande savana di tipo africana, percorsa da un fiume e ricca di stagni e acquitrini.
L’ ambiente era caratterizzato da alcuni alberi di basso fusto e da una grande distesa erbosa, tipica del clima dalle lunghi stagioni aride e dalle brevissime piogge.
Uno scenario straordinario nel quale l’ uomo preistorico molisano ha lasciato un’ opera di difficile interpretazione : un pavimento formato con diversi crani di bisonte e da altre ossa di grandi mammiferi.
Enigma il cui significato preciso è ancora tutto da scoprire.
Da Isernia proseguite verso il capoluogo di regione Campobasso, distante circa 45 minuti di auto.
La città ha una forte impronta medioevale : vie molto strette e ripide scalinate che portano nel cuore della parte vecchia, denominata “ Campus de Prata “.
La parte nuova della città, che è situata più a valle, porta il nome di “ Campus Bassus “, nome dal quale deriva l’ attuale Campobasso.
I principali monumenti sono la Chiesa di San Giorgio del XII º sec. in stile romanico, la bella Cattedrale di stile neoclassico del XIX º sec., la Chiesa di San Leonardo del XII º sec. anch’ essa di stile romanico e il Castello di Cola di Monforte del 1459.
Sempre nel capoluogo merita una visita anche l’ interessante Museo Sannita che conserva numerose testimonianze della prima colonizzazione della regione.
Uscendo da Campobasso prendete la strada provinciale che va in direzione di Termoli.
Qui, superato il lago di Guardialfiera, uscite nella direzione di Larino, distante circa 50 chilometri dal capoluogo regionale.
Questa piccola e ridente località conserva una bella Cattedrale del XIV º sec. costruita su una base preesistente risalente al periodo romano.
Da Larino riprendete la direzione del litorale e prima di arrivare a Termoli fermatevi a Guglionesi, piccola cittadina medioevale dove vale la pena visitare la Chiesa di Santa Maria Maggiore costruita nel XVIII º secolo e che contiene una cripta in stile romanico del XII º sec. .
Il vostro viaggio termina nella costa molisana e più esattamente a Termoli che è la località di maggiore importanza di tutto il litorale della regione.
Edificato su un piccolo promontorio roccioso, il cuore della città è circondato da mure erette in epoca medioevale ; all’ interno sono da visitare il Castello del XV º sec., costruito per difendere il porto vicino, e il Duomo del XII º secolo con bellissima facciata di stile romanico.
Termoli fu una importante roccaforte normanna e sveva.
LA STORIA VINICOLA
Se si esclude la costa dove la regione è delicatamente pianeggiante, il Molise è composto per la maggior parte da montagne e alte colline.Il paesaggio ostile ha sempre difficoltato la produzione del vino, rendendola complicata e soprattutto onerosa.
Ma negli ultimi decenni si sta sempre più diffondendo tra i piccoli produttori locali il continuo miglioramento delle tecniche di coltura e dei metodi di vinificazione, abbassando così l’ eccessivo costo dato dalla mano d’ opera.
Le vecchie piantagioni, non più adeguate alla produzione di vini richiesti dal mercato, sono state rinnovate con intelligenza e razionalità al punto che oggi nel Molise è facile incontrare del buon vino rosso nelle zone collinari e un bianco elegante ai piedi dei pendii montagnosi.
La sua annessione amministrativa alla regione Abruzzo fino al 1963, né ha limitato il suo sviluppo economico-culturale.
Fino al 1983 il Molise era l’ unica regione d’ Italia a non fregiarsi di un riconoscimento D.O.C. sopra i suoi vini.
Gli sforzi della nuova amministrazione regionale e di alcune aziende vinicole locali vennero premiati proprio in quell’ anno con il riconoscimento della denominazione di origine controllata al vino Biferno.
Grazie a questo risultato si è incamminata una qualificazione vinicola che assegna un giusto merito alle fatiche del popolo molisano, una qualificazione va aggiunto, in considerevole progresso nel corso di questi ultimi anni.
I vitigni principali a bacca bianca coltivati sono : il Trebbiano Toscano, il Bombino Bianco e la Malvasia.
Quelli a bacca nera che concorrono alle produzioni di rossi e rosati sono : il Montepulciano, il Sangiovese e l’ Aglianico.
Alla D.O.C. Biferno, prodotta nelle zone collinari che costeggiano il corso del fiume omonimo, si affianca quella del Pentro di Isernia che nasce in zone più montagnose.
Questi vini, che sono le due produzioni enologiche più importanti della regione, sono prodotti entrambi nelle tre versioni Bianco, Rosso e Rosato.
La produzione vinicola del Molise è di poco superiore ai 400.000 ettolitri annui ( 18 º posto nella classifica italiana ) della quale appena l’ 1,5 – 2 % è destinata ai vini a denominazione, collocando così, perlomeno fino a oggi, questa regione all’ ultimo posto in Italia nella produzione di vini D.O.C. .
APPUNTI DI VIAGGIO
Luglio del ’96, dopo oltre un mese di preparazione, tra penotazioni di alberghi e studio del percorso, io e un nutrito gruppo di amici partimmo nella “ spedizione pugliese “.Ho collocato la minacciosa parola tra virgolette perché naturalmente il nostro viaggio non celava nessuna idea bellica, ma si limitava essenzialmente a una conquista vinicola-culturale-turistica.
Calcolato nei minimi dettagli per una decina di giorni di vacanza, il preventivo di spesa fu relativamente basso ( al termine in verità risultò maggiore di circa il 25 %, ma fu solamente a causa della grande qualità dei vini incontrati ).
Grazie a questa invitante previsione di spesa l’ adesione all’ iniziativa fu un vero e proprio successo.
Il progetto iniziale prevedeva di partire con le auto necessarie a contenere tutti i presenti, ma alla fine risultò più vantaggioso il noleggio di un furgone con una quindicina di posti.
I componenti del viaggio, oltre a me, erano quasi tutti di San Martino in Colle, piccolo borgo medioevale di circa 2.000 anime, situato alle porte di Perugia.
Stefano, Fabrizio, Roberto, Luigi, Michele, Gianfranco, Giuliano ( ora residente in Monaco di Baviera ), più Mirko ( mio nipote ), Giuseppe di Perugia e gli immancabili Dario e Massimo.
Totale 12 persone.
Ci radunammo alle otto nella piazza principale del piccolo paesino, in una nuvolosa mattina di mercoledì.
Cristo Santo ragazzi – commentò Luigi il playboy, nonché “ viveur “ del gruppo – non esiste una donna in questo pulmino ? .
La risata fu generale, Luigi non sapeva pensare ad altro, neanche in una occasione così divertente e fuori dal comune.
Forza Luigi, le pugliesi ti stanno aspettando ! – disse scherzosamente Fabrizio, altro mitico “ donnaiolo “ di San Martino in Colle.
“ Vedremo ma non ne sono molto convinto, al ritorno deciderò se sarà il caso di ringraziarvi o di denunciarvi per danni morali e materiali “.
Seguì un’ altra risata di gruppo, il clima tra di noi era propizio per una allegra e spensierata vacanza.
Caricammo tutte le nostre valige nel portacarichi del furgone e dopo una breve colazione nel bar principale della piccola località, ci incamminammo alla volta del litorale marchigiano dove avremmo preso successivamente la A – 14 in direzione Sud.
Il primo tratto del percorso Perugia – Civitanova Marche, chi condusse il furgone fu Giuseppe.
Scendeva una pioggia leggera ma non contribuì a disanimarci : storie di vita, barzellette a non finire, commenti calcistici, avventure sentimentali e tanta musica, di ogni tipo, rock e dance soprattutto, rigorosamente a buon volume.
Chi ben comincia e a metà dell’ opera ! – gridò Massimo.
Un gigantesco urlo di approvazione, stile Curva Nord, rimbombò all’ interno del nostro mezzo.
Superati gli Appennini il tempo migliorò decisamente e intorno alle 11,00 prendemmo la A – 14 in direzione Taranto.
Era previsto il cambio di autista ma Giuseppe volle restare alla guida fino all’ ora di pranzo.
Intorno alle 12,30 lo stomaco di qualcuno cominciò a reclamare, un fenomeno che contagiò in poco tempo quasi tutti i componenti del viaggio.
Ci fermammo quindi in una Area di Servizio nei pressi di San Benedetto del Tronto, ancora nelle Marche ma vicinissimi al confine abruzzese.
In quella Area nacque spontaneamente una vera e propria festa.
Tra le alte piante e vista panoramica sull’ Adriatico, il clima di allegria e serenità era di quello che ti spezza il cuore di nostalgia ogni volta che ho l’ occasione di ricordarlo.
Per il primo pranzo si era deciso che ognuno di noi si arrangiasse con l’ aiuto della rispettiva mamma a portare qualcosa, questo sia per abbassare un poco i costi iniziali e sia per fortificare il clima di amicizia tra di noi.
Imbandimmo il tavolino di legno dell’ Area di Servizio con una montagna di cose : torta al testo, torta di formaggio, panini, porchetta, ogni tipo di salume, prosciutto crudo e cotto, crostini di fegato, pollo arrosto, addirittura un dolce di cioccolato e varie bottiglie di acqua minerale.
Era un rifornimento di viveri che mangiando normalmente avrebbero potuto servirci per due giorni : in realtà spazzolammo il tutto nel giro di un’ ora o poco più.
Giovanni, mio Dio, onestamente mi stai deludendo, spero che sia uno scherzo ! – Esclamò Fabrizio con una buona dose di meraviglia.
“ Perché ? “.
“ Ma come perché ?! Perché non esiste una bottiglia di vino, solamente acqua, neanche una birra, ma non eri tu il responsabile delle bevande ? “.
''E lo sono, calma Fabrizio. – rispondendo tranquillamente di fronte a un inizio di “ rivolta “ – Ho ritenuto opportuno non collocare niente di alcolico perlomeno nelle prime ore del viaggio, in quanto siamo tutti riposati ed euforici e questo può portarci all’ abuso.
Prometto che provvederò oggi pomeriggio stesso'' .
A questa promessa il malcontento generale, manifestatosi nella bocca del grande “ Menca “ ( Fabrizio ), si trasformò nuovamente nel clima sereno di pochi minuti prima e attaccammo, quindi, barbaricamente e voracemente tutte le nostre provviste che portammo da casa.
Alle 14,00 riprendemmo il cammino con l’ instancabile Giuseppe sempre alla guida.
Poco più tardi, nei pressi di Termoli, nel Molise, chiesi al nostro autista del momento di sostare presso un “ Autogrill “.
Il nostro regolamento prevedeva che chi si responsabilizzava della guida avrebbe bevuto appena acqua.
Bene ragazzi – rivolgendomi a tutti – vado a comprare del vino per bagnare come si deve l’ inizio di questa vacanza, la spesa la dividiremo in undici, il dodicesimo sarà l’ autista che ci guiderà fino a Foggia.
Poco dopo tornai con sei bottiglie.
Tutti i nostri nomi, scritti in altrettanti piccoli foglietti, erano stati collocati da Fabrizio in un improvvisato recipiente.
Giuseppe fu il responsabile dell’ estrazione, preoccupandosi relativamente poco in quanto il suo nome, come giusto, non era presente.
“ Vediamo ora chi sarà il nuovo autista, assistendo impotente alla nostra bella bevuta.
Lo “ sficato “ è..... è..... è Giovanni “.
Risata e applauso generale.
Ma come – esclamai deluso e con le braccia aperte – proprio io, volevo raccontarvi qualche cosa di questi vini e invece me ne devo andare in “ clausuria ! “.
Presi quel bigliettino, me lo volevo mangiare, lo gettai in terra, ma non ero convinto, ne presi un altro.
C’ era scritto Giovanni, come anche nel terzo, nel quarto, come anche in tutti gli altri.
Le risate impazzarono per diversi minuti.
Rincuoratomi dallo “ scampato pericolo “, riorganizzai una nuova e regolare estrazione.
Di nuovo Giuseppe a effettuare il sorteggio e chi fu obbligato a sedersi al volante fu Gianfranco.
Mestamente accettò l’ incarico e promise di non partecipare alla degustazione, rubando appena qualche “ sniffatina “ dai futuri aromi che si sarebbero propagati nel pulmino.
“ Siamo nel Molise, ho pensato quindi di fare onore ai vini di questa regione “.
Le mie parole furono accolte con sorprendente attenzione.
Continuai.
“ Ho comprato due bottiglie di bianchi, Biferno e Pentro di Isernia, due rosati, Biferno e Pentro di Isernia, e due rossi, Biferno e Pentro di Isernia “.
Seguì un intenso brulicare di voci.
“ Silenzio per favore, calma, non criticate, sono i vini più rappresentativi di questa piccola regione, non potevo avventurarmi in altre produzioni che non conosco.
Ho preferito restare su queste due D.O.C. classiche delle quali posso raccontarvi qualche cosa .
Va bene ? “.
La risposta affermativa non tardò ad arrivare, forzata probabilmente anche dall’ acquolina in bocca di qualcuno, dovuta alla presenza delle bottiglie.
Mentre servivo nell’ ordine i bianchi, i rosati e i rossi, in piccoli bicchierini di plastica, non propriamente da degustazione ma pratici per l’ occasione, cominciai la mia “ relazione “ sui vini molisani.
Fu una avvincente discussione tra me e i miei compagni di viaggio, che durò oltre mezz’ ora ; al termine eravamo già entrati in Puglia, ma questa è un’ altra storia alla quale vi do appuntamento al Cap. 32.
*
L’ autonomia dall’ Abruzzo, che fino al 1963 ne faceva parte, ha avuto come effetto immediato il rilancio del patrimonio locale, anche se per i vini il Molise ha ancora un ruolo di secondo piano.
Infatti fino al 1983 era l’ unica regione d’ Italia a non fregiarsi di un vino D.O.C., denominazione che arrivò proprio in quell’ anno con il vino Biferno.
Il Biferno è il fiume principale del Molise, nasce in Campania, attraversa la regione completamente e la divide in due parti pressapoco uguali.
Alcuni storici sostengono che il nome derivi dal fatto che nasce da due “ bocche “ nel territorio di Boiano, dove i Sanniti, antichissimo popolo italico che si insediò in queste zone intorno al VI º - V º secolo a. C., arrivarono preceduti da un bue sacro, per cui Boiano deriverebbe il suo nome da quell’ animale venerato.
Il corso del fiume è circondato da vari paesaggi suggestivi tra i quali il Lago di Guardialfiera.
È proprio in queste zone collinari che vengono coltivati i vigneti del vino Biferno, zone contraddistinte da clima mite, terreni rocciosi e argillosi, e nelle piane alluvionali suoli sabbiosi.
L’ altra D.O.C. , il Pentro, nasce invece nelle zone montuose-collinari che circondano Isernia, dove il clima è più rigido.
Entrambi vengono prodotti in alcune varietà :
- il Biferno bianco, vinificato con uve Trebbiano Toscano ( 65 – 75 % ), Bombino Bianco ( 25 – 30 % ) e Malvasia Bianca ( tra il 5 e il 10 % ) ;
- Biferno rosso e rosato dove negli uvaggi partecipano i vitigni Montepulciano ( 60 – 70 % ), Trebbiano Toscano ( 15 – 20 % ), Aglianico ( 15 –20 % ) e altri raccomandati o autorizzati nella zona in un massimo del 5 % ;
- Pentro di Isernia bianco composto da uve Trebbiano Toscano ( 60 – 70 % ), Bombino Bianco ( tra il 30 e il 40 % ) e altre uve bianche raccomandate o autorizzate nella zona con un massimo del 10 % ;
- Pentro di Isernia rosso e rosato, vinificati con uve Montepulciano ( 45 – 55 % ), Sangiovese ( 45 – 55 % ) e altre uve a bacca nera raccomandate o autorizzate nella zona con un massimo del 10 % .
Tornando ai vini del Biferno, nel caso del rosso va aggiunto inoltre che è prodotto anche nella versione Riserva dove è previsto un invecchiamento minimo di almeno tre anni.
Il Biferno bianco ha un profumo molto gradevole, delicato, leggermente aromatico, il sapore è asciutto, armonico e fresco.
Il Pentro bianco ha invece un profumo più o meno intenso, delicato e caratteristico, il sapore è asciutto, fresco e intenso.
Le versioni rosate sono create da vinificazioni parzialmente in bianco di uve a bacca nera.
Il Biferno rosato ha un profumo spiccatamente fruttato e delicato, il sapore è asciutto, fresco, armonico e fruttato.
Il Pentro rosato ha un profumo molto gradevole e delicato, il sapore è asciutto, fresco e leggermente fruttato.
Il Biferno rosso ha aroma gradevole, caratteristico dei vitigni ed etereo nella versione Riserva, il sapore è asciutto, armonico, giustamente tannico e gradevolmente vellutato.
Il Pentro rosso rispecchia le caratteristiche del Biferno rosso giovane con tannicità un poco meno accentuata.
Le versioni “ Bianco “ accompagnano piatti delicati a base di verdure o di pesce come una insalata di mare ad esempio, ma anche formaggi freschi come la mozzarella, la crescenza e il burrino.
Quelle “ Rosato “ sono ideali per accompagnare portate di pesce di media struttura come tonno con le olive, risotti di mare, pesce spada al pomodoro, zuppe di pesci, carni leggere come il vitello tonnato e carni bianche come fesa di tacchino e petto di pollo.
Le varietà “ Rosso “ accompagnano egregiamente piatti di pasta con sughi saporiti, pollame arrosto, coscia d’ agnello al forno, spiedini misti di carne e formaggi saporiti di media stagionatura.
Il Biferno rosso Riserva infine, più corposo, accompagna secondi piatti di carni rosse molto saporite come stracotti e stufati, selvaggina sia di pelo che di piuma e formaggi saporiti di lunga stagionatura.
A questa promessa il malcontento generale, manifestatosi nella bocca del grande “ Menca “ ( Fabrizio ), si trasformò nuovamente nel clima sereno di pochi minuti prima e attaccammo, quindi, barbaricamente e voracemente tutte le nostre provviste che portammo da casa.
Alle 14,00 riprendemmo il cammino con l’ instancabile Giuseppe sempre alla guida.
Poco più tardi, nei pressi di Termoli, nel Molise, chiesi al nostro autista del momento di sostare presso un “ Autogrill “.
Il nostro regolamento prevedeva che chi si responsabilizzava della guida avrebbe bevuto appena acqua.
Bene ragazzi – rivolgendomi a tutti – vado a comprare del vino per bagnare come si deve l’ inizio di questa vacanza, la spesa la dividiremo in undici, il dodicesimo sarà l’ autista che ci guiderà fino a Foggia.
Poco dopo tornai con sei bottiglie.
Tutti i nostri nomi, scritti in altrettanti piccoli foglietti, erano stati collocati da Fabrizio in un improvvisato recipiente.
Giuseppe fu il responsabile dell’ estrazione, preoccupandosi relativamente poco in quanto il suo nome, come giusto, non era presente.
“ Vediamo ora chi sarà il nuovo autista, assistendo impotente alla nostra bella bevuta.
Lo “ sficato “ è..... è..... è Giovanni “.
Risata e applauso generale.
Ma come – esclamai deluso e con le braccia aperte – proprio io, volevo raccontarvi qualche cosa di questi vini e invece me ne devo andare in “ clausuria ! “.
Presi quel bigliettino, me lo volevo mangiare, lo gettai in terra, ma non ero convinto, ne presi un altro.
C’ era scritto Giovanni, come anche nel terzo, nel quarto, come anche in tutti gli altri.
Le risate impazzarono per diversi minuti.
Rincuoratomi dallo “ scampato pericolo “, riorganizzai una nuova e regolare estrazione.
Di nuovo Giuseppe a effettuare il sorteggio e chi fu obbligato a sedersi al volante fu Gianfranco.
Mestamente accettò l’ incarico e promise di non partecipare alla degustazione, rubando appena qualche “ sniffatina “ dai futuri aromi che si sarebbero propagati nel pulmino.
“ Siamo nel Molise, ho pensato quindi di fare onore ai vini di questa regione “.
Le mie parole furono accolte con sorprendente attenzione.
Continuai.
“ Ho comprato due bottiglie di bianchi, Biferno e Pentro di Isernia, due rosati, Biferno e Pentro di Isernia, e due rossi, Biferno e Pentro di Isernia “.
Seguì un intenso brulicare di voci.
“ Silenzio per favore, calma, non criticate, sono i vini più rappresentativi di questa piccola regione, non potevo avventurarmi in altre produzioni che non conosco.
Ho preferito restare su queste due D.O.C. classiche delle quali posso raccontarvi qualche cosa .
Va bene ? “.
La risposta affermativa non tardò ad arrivare, forzata probabilmente anche dall’ acquolina in bocca di qualcuno, dovuta alla presenza delle bottiglie.
Mentre servivo nell’ ordine i bianchi, i rosati e i rossi, in piccoli bicchierini di plastica, non propriamente da degustazione ma pratici per l’ occasione, cominciai la mia “ relazione “ sui vini molisani.
Fu una avvincente discussione tra me e i miei compagni di viaggio, che durò oltre mezz’ ora ; al termine eravamo già entrati in Puglia, ma questa è un’ altra storia alla quale vi do appuntamento al Cap. 32.
*
L’ autonomia dall’ Abruzzo, che fino al 1963 ne faceva parte, ha avuto come effetto immediato il rilancio del patrimonio locale, anche se per i vini il Molise ha ancora un ruolo di secondo piano.
Infatti fino al 1983 era l’ unica regione d’ Italia a non fregiarsi di un vino D.O.C., denominazione che arrivò proprio in quell’ anno con il vino Biferno.
Il Biferno è il fiume principale del Molise, nasce in Campania, attraversa la regione completamente e la divide in due parti pressapoco uguali.
Alcuni storici sostengono che il nome derivi dal fatto che nasce da due “ bocche “ nel territorio di Boiano, dove i Sanniti, antichissimo popolo italico che si insediò in queste zone intorno al VI º - V º secolo a. C., arrivarono preceduti da un bue sacro, per cui Boiano deriverebbe il suo nome da quell’ animale venerato.
Il corso del fiume è circondato da vari paesaggi suggestivi tra i quali il Lago di Guardialfiera.
È proprio in queste zone collinari che vengono coltivati i vigneti del vino Biferno, zone contraddistinte da clima mite, terreni rocciosi e argillosi, e nelle piane alluvionali suoli sabbiosi.
L’ altra D.O.C. , il Pentro, nasce invece nelle zone montuose-collinari che circondano Isernia, dove il clima è più rigido.
Entrambi vengono prodotti in alcune varietà :
- il Biferno bianco, vinificato con uve Trebbiano Toscano ( 65 – 75 % ), Bombino Bianco ( 25 – 30 % ) e Malvasia Bianca ( tra il 5 e il 10 % ) ;
- Biferno rosso e rosato dove negli uvaggi partecipano i vitigni Montepulciano ( 60 – 70 % ), Trebbiano Toscano ( 15 – 20 % ), Aglianico ( 15 –20 % ) e altri raccomandati o autorizzati nella zona in un massimo del 5 % ;
- Pentro di Isernia bianco composto da uve Trebbiano Toscano ( 60 – 70 % ), Bombino Bianco ( tra il 30 e il 40 % ) e altre uve bianche raccomandate o autorizzate nella zona con un massimo del 10 % ;
- Pentro di Isernia rosso e rosato, vinificati con uve Montepulciano ( 45 – 55 % ), Sangiovese ( 45 – 55 % ) e altre uve a bacca nera raccomandate o autorizzate nella zona con un massimo del 10 % .
Tornando ai vini del Biferno, nel caso del rosso va aggiunto inoltre che è prodotto anche nella versione Riserva dove è previsto un invecchiamento minimo di almeno tre anni.
Il Biferno bianco ha un profumo molto gradevole, delicato, leggermente aromatico, il sapore è asciutto, armonico e fresco.
Il Pentro bianco ha invece un profumo più o meno intenso, delicato e caratteristico, il sapore è asciutto, fresco e intenso.
Le versioni rosate sono create da vinificazioni parzialmente in bianco di uve a bacca nera.
Il Biferno rosato ha un profumo spiccatamente fruttato e delicato, il sapore è asciutto, fresco, armonico e fruttato.
Il Pentro rosato ha un profumo molto gradevole e delicato, il sapore è asciutto, fresco e leggermente fruttato.
Il Biferno rosso ha aroma gradevole, caratteristico dei vitigni ed etereo nella versione Riserva, il sapore è asciutto, armonico, giustamente tannico e gradevolmente vellutato.
Il Pentro rosso rispecchia le caratteristiche del Biferno rosso giovane con tannicità un poco meno accentuata.
Le versioni “ Bianco “ accompagnano piatti delicati a base di verdure o di pesce come una insalata di mare ad esempio, ma anche formaggi freschi come la mozzarella, la crescenza e il burrino.
Quelle “ Rosato “ sono ideali per accompagnare portate di pesce di media struttura come tonno con le olive, risotti di mare, pesce spada al pomodoro, zuppe di pesci, carni leggere come il vitello tonnato e carni bianche come fesa di tacchino e petto di pollo.
Le varietà “ Rosso “ accompagnano egregiamente piatti di pasta con sughi saporiti, pollame arrosto, coscia d’ agnello al forno, spiedini misti di carne e formaggi saporiti di media stagionatura.
Il Biferno rosso Riserva infine, più corposo, accompagna secondi piatti di carni rosse molto saporite come stracotti e stufati, selvaggina sia di pelo che di piuma e formaggi saporiti di lunga stagionatura.
CARATTERISTICHE DEL BIFERNO
Rosso Riserva 13,0 gradi
COLORE - Bianco - giallo paglierino con riflessi verdi Rosato - rosa più o meno intenso
Rosso - rosso rubino più o meno intenso Rosso R. - rosso rubino tendente al granata
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Bianco 8 – 10 gradi Rosato 14 gradi Rosso 16 – 18 gradi
Rosso R. 18 gradi
CARATTERISTICHE DEL PENTRO DI ISERNIA
COLORE - Bianco - giallo paglierino tenue con riflessi verdognoli Rosato - rosa più o meno intenso
Rosso - rosso rubino più o meno intenso
TEMPERATURA DI SERVIZIO - Bianco 10 – 12 gradi Rosato 14 gradi Rosso 16 – 18 gradi
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