sexta-feira, outubro 27, 2006

Capitulo 39 : Le parole del vino



LE PAROLE DEL VINO


ABBOCCATO - È il primo livello di dolcezza di un vino.
Esso contiene una percentuale di zucchero naturale modesta, ma avvertibile nel corso della degustazione.


ACERBO - Caratteristica sgradevole di un vino proveniente da uve non perfettamente mature, ricco quindi di acidi organici che conferiscono un sapore di mela acerba.

ACETO - L’ aceto di vino è molto usato come condimento.
Esso è prodotto dalla fermentazione dei batteri acetici presenti nelle bevande alcoliche di non eccessiva gradazione.
Nel corso di una degustazione quando il tasso di acidità volatile presente in ogni vino è molto evidente, si dice che sta prendendo di aceto.
Caratteristica questa, decisamente negativa.

ACIDITÀ - I vari acidi presenti nel vino costituiscono l’ acidità.
Se presenti in numero insufficiente il vino risulterà piatto e di scarso interesse nel corso della degustazione.

Presente in misura regolare, l’ acidità contribuisce all’ equilibrio di un vino, a un carattere fresco e a un tono nervoso.
Quando è troppo forte diventa uno sgradevole difetto.


AERAZIONE - L’ aerazione ha diversi scopi : - eliminare un odore sgradevole ( stantio, anidride solforosa, etc, ) presente nel vino ; - aumentare la superficie di evaporazione per liberare e moltiplicare gli aromi del vino ; - ossigenare il vino per favorirne l’ evoluzione aromatica.
Può essere compiuta in modi differenti a seconda delle caratteristiche del vino.
Per vini giovani è sufficiente stappare la bottiglia qualche ora prima di consumarla.
Per i vini rossi di medio invecchiamento è opportuno procedere alla decantazione, ossia al travaso del vino in una caraffa opportuna.
Per i vini di grande invecchiamento, essendo particolarmente fragili, sarà sufficiente appena lasciare aperta la bottiglie per qualche decina di minuti.

AFFINAMENTO - Insieme delle cure prestate al vino dalla fine della fermentazione fino alla commercializzazione.
Questo processo si svolge in due tempi : prima la maturazione in botte e poi in bottiglia.


AFFUMICATO - Sensazione olfattiva gradevole e ricercata dovuta alla presenza di etilfenolo.
È dolcemente avvertibile nei vini Picolit, Schiava dell’ Alto Adige e Torcolato di Breganze.


AGGRESSIVO - Vino che attacca decisamente le papille degustative con spiacevole sensazione.
Il difetto può derivare da eccessiva acidità, uve poco mature, eccesso di tannini oppure lunga permanenza del vino sulle vinacce.


ALCOLICO - Quando l’ alcool predomina nettamente sulle altre componenti, provoca una impressione di calore e di pesantezza, avvertibili prima nel retrobocca e nell’ esofago, successivamente nello stomaco.
Un vino troppo alcolico è un vino disarmonico e senza una corretta struttura.


ALLAPPANTE - Sensazione sgradevole di asprezza e ruvidità che si avverte sulla lingua e sul palato, tipico della frutta acerba.
È dovuta soprattutto a eccesso di tannino ed è tipica dei vini giovani ben strutturati ( Barolo, Gattinara, Ghemme etc. ) che con l’ invecchiamento diventano però più armonici.

AMABILE - È il secondo livello di dolcezza dopo l’ abboccato.
Il vino contiene una percentuale di zucchero naturale maggiore rispetto al primo livello.


AMARO - In misura contenuta, l’ amaro non costituisce un difetto e lo si ritrova in percentuali diverse in tutti i vini, conferendo in numerosi casi un piacevole gusto amarognolo.
La definizione “ in tutti i vini “ non è errata, in quanto l’ amaro è dovuto ad alcune sostanze presenti nell’ uva.

Anche nei vini dolci il gusto di amaro, pur non avvertibile, è presente.

AMPIO - È un termine che definisce un vino generoso, con aroma persistente e che riempie la bocca.
È proprio di vini molto ricchi e ben strutturati dotati di grande equilibrio e perfetta armonia.


APOGEO - Punto di maturità ottimale raggiunto da un vino lasciato invecchiare in bottiglia.
Superato il periodo di apogeo, che può durare anche per qualche anno ( nel caso di vini rossi robusti ), il vino entra in decadenza.


APPASSIMENTO - Essiccamento naturale degli acini d’ uva, lasciati sulla pianta o posti su paglia, per ottenere uve con un tasso di zuccheri più elevato.
Il modo più semplice e naturale per aumentare il grado zuccherino dell’ uva consiste nel sottrarle una parte dell’ acqua che contiene, facendola evaporare.

A questo scopo è necessario un parziale essiccamento dell’ uva : l’ appassimento.
Ciò può essere realizzato sulla pianta, sia al termine del ciclo vegetativo ( in autunno ), sia mediante torsione del peduncolo del grappolo.
Un’ altra soluzione consiste nell’ esporre i grappoli al sole su arelle, letti di paglia o lastre di pietra.


ARISTOCRATICO - È un vino dotato di eccezionali doti di finezza, conferitegli in genere dalla nobiltà del vitigno di provenienza.

ARMONICO - È un termine che indica il perfetto rapporto esistente tra l’ aroma e il sapore di un vino.
L’ armonia è caratteristica dei grandi vini equilibrati ed eleganti.


AROMA - Sensazione olfattiva, generalmente di carattere positiva.
Gli aromi di un vino sono suddivisi in tre categorie : - aromi primari che si trovano nelle uve e che si trasferiscono, in linea di massima per poco tempo, nel mosto e nel vino : - aromi secondari che nascono durante la fermentazione ; - aromi terziari che si sviluppano durante l’ affinamento e l’ invecchiamento in botte prima, e in bottiglia dopo.

AROMATICO - È un tipo di vino dal profumo molto evidente.
Questa sensazione gradevole è caratteristica di alcuni vitigni a bacca bianca come il Riesling, il Traminer, il Gewürztraminer, il Sylvaner, il Müller-Thurgau e il celebre Moscato.

L’ armonia è una caratteristica dei grandi vini, una condizione necessaria ma non sufficiente per la qualità del vino.

ASCIUTTO - È un termine che può apparire in contrasto con un elemento liquido.
In realtà per un vino è una caratteristica positiva che regala in bocca una gustosa sensazione di “ pulito “ e “ asciutto “.


ASPRO - Sgradevole sensazione di un vino in bocca, dovuta alla cattiva maturazione delle uve e all’ eccesso di tannini. In degustazione questo termine è normalmente riservato ai vini rossi ; nel caso dei bianchi, dove la tannicità è praticamente inesistente, si assegna il termine verde che sta a indicare vini troppo acidi ottenuti da uve non perfettamente mature.

AUSTERO - Caratteristica molto apprezzabile di alcuni grandi vini rossi italiani invecchiati.
È dovuta all’ elegante presenza di tannini residui che tendono a coprire gli altri componenti impedendo loro di emergere nel corso dell’ assaggio.
La sensazione varia in relazione alla temperatura a cui il vino viene degustato, sempre fondamentale per un corretto esame del liquido analizzato.
È importante però che, per non risultare un vino squilibrato, i tannini non coprano “ pesantemente “ tutte le altre qualità espresse dal vino, ma semplicemente dominarle.


BEVERINO - È un vino leggero che si beve fresco e giovane.
Quando si sente il gusto ancora di frutto, un vino beverino è particolarmente gradevole e scorrevole in bocca, ma non sarà mai né complesso e né grande.


BOUQUET - Espressione francese che racchiude l’ insieme degli aromi di un vino.
Questo termine è generalmente usato nella degustazione di un vino completo di aromi terziari, gli aromi cioè che si sviluppano dopo un giusto e corretto periodo d’ invecchiamento in botti e in bottiglie.


BRILLANTE - È il termine più elevato nella scala dei valori attribuiti alla limpidezza di un vino.
Un vino brillante riflette la luce che ne esalta la veste, e ha la luminosità di un diamante.


CALDO - Sensazione gradevole di calore che si rileva nei vini a elevata gradazione alcolica e ricchi di glicerina.
Un vino caldo non risulta essere sgraziato come uno esageratamente alcolico, quindi non rappresenta un difetto.


CALORE - Sensazione di caldo prodotta dall’ alcool del vino.
Un vino che sviluppa calore è un vino caldo.

Se in alcuni casi può anche rappresentare un difetto indicando un vino come troppo alcolico, in altri è una sensazione decisamente apprezzata : la valutazione dipenderà in pratica dal tipo di vino analizzato, cioè se risponde o no alle sue caratteristiche organolettiche esigite.

CARATTERE - Un vino che ha carattere afferma decisamente con le sue componenti, la sua tipicità.

CARATTERISTICO - È un vino facilmente riconoscibile per uno o più elementi specifici di particolare tipicità : colore, odore e sapore. Un vino per essere caratteristico, deve rispettare rigidamente tutte quelle qualità organolettiche che si desiderano incontrare in quella determinata tipologia.

CAREZZEVOLE - Gradevole sensazione che da un vino morbido, elegante ed equilibrato.
La sua fluidità in bocca lo rende un vino molto armonioso.
Un vino carezzevole non è necessariamente un grande vino.


CERASUOLO - Sono quei vini che hanno un colore interposto tra il rosso e il rosato, le sue caratteristiche lo indirizzano alle tonalità più scure.

CHIARETTO - È un termine indicato per quei vini con un colore intermediario tra il bianco e il rosso, non necessariamente rosati, appena un rosso molto chiaro.

CHIARO - È un vino limpido, il colore è poco intenso ma privo di impurità.

CHIUSO - Un vino poco espressivo, quando ancora non manifesta totalmente le sue caratteristiche organolettiche, è definito chiuso ; difetto solo parziale in quanto basta attendere alcuni mesi perché cominci ad aprirsi.

CLASSICO - Un vino classico è prodotto nella zona D.O.C. o D.O.C.G. originaria più antica.

CLASSICO SUPERIORE - Come sopra più un invecchiamento minimo obbligatorio presso le cantine del produttore che può variare tra un anno e due.

CLASSICO RISERVA - In questo caso l’ invecchiamento nelle cantine del produttore dovrà essere maggiore di due anni.

COMPLESSO - Un grande vino deve essere necessariamente complesso.
La complessità nella sua decifrazione durante la degustazione, normalmente l’ acquisisce con gli aromi terziari, ma deriva in molti casi anche dall’ eccezionalità del territorio e da una fortunata annata climatica.

COMPLETO - Vino di ottima costituzione che riunisce in sé tutte le qualità positive : profumo, eleganza, finezza, razza, armonia ed equilibrio.
Un vino completo, immune da difetti, lo si riscontra solo nelle grandi annate
.

CORPOSO - Un vino che ha “ corpo “ è denso, ben strutturato, completo e sostanzioso.
Gli elementi che contribuiscono alla corposità di un vino devono essere necessariamente tutti presenti e cioè : il tenore alcolico, gli estratti secchi e i polifenoli.

CORTO - La persistenza aromatica che resta in bocca dopo la degustazione di un vino è un fattore determinante per la qualità di un vino, quando questa dura pochi secondi, cioè il sapore svanisce molto rapidamente, il vino risulta essere corto in bocca, un vino quindi che lascia poche impressioni.

CRISTALLINO - Termine attribuito a un vino che presenta una limpidezza simile a quella di un cristallo.
Un vino cristallino può anche essere bianco, limpido, trasparente, brillante, luminoso e scintillante.

DEBOLE - È un vino scarsamente dotato per carenza qualitativa e quantitativa di componenti come colore, estratto secco e alcool in particolare.

DECISO - Si dice di un vino con sapore franco e marcato, che si rivela con immediatezza.

DECREPITO - È un vino sottoposto a un invecchiamento troppo prolungato, nel corso del quale i suoi componenti hanno subito un intenso processo di degenerazione che rende impossibile qualsiasi valutazione degustativa.

DELICATO - Quando un vino si distingue non per la corposità, la potenza o la robustezza, ma per l’ eleganza, la finezza e l’ armonia, trattasi di un vino delicato.
Questa “ delicatezza “ può essere sia visiva, olfattiva o anche tattile ( impressione in bocca ).

DENSO - Un vino denso può essere di colorazione intensa ( visiva ), con aromi potenti e complessi ( olfattiva ), o un vino concentrato in bocca ( tattile ).

DIRETTO - Come un vino deciso ; quando cioè si esprime senza ambiguità e immediatezza, può definirsi un vino diretto.

DOLCE - Termine che sta a indicare la presenza di zuccheri, in misura variabile ma rilevante, nettamente percepibile in fase di degustazione.

DURO - Si dice di un vino rosso giovane o disarmonico troppo ricco di acidità e di tannini in rapporto alla gradazione alcolica. Normalmente questo difetto si attenua nel corso dell’ invecchiamento.

ELEGANTE - Termine che si attribuisce a un vino in cui siano fuse armonicamente le caratteristiche più pregevoli come la finezza, l’ equilibrio e il carattere.

EQUILIBRATO - In un vino equilibrato gli elementi che lo costituiscono sono presenti in giuste proporzioni, in modo che nessuno prevalga sugli altri, creando un giusto rapporto tra sapore e aroma.
Se anche solo uno dei componenti eccede o difetta, si avrà allora un vino “ squilibrato “.

ERBACEO - Particolare sapore conferito a determinati vini dal vitigno di provenienza.
Quando la percezione del gusto erbaceo risulta essere bassa, il vino assume una caratteristica positiva.
Nel caso contrario ( scarsa maturazione delle uve o permanenza prolungata del mosto sui graspi nel corso della fermentazione ) questo aroma costituisce un difetto.

ESPRESSIVO - Si dice di un vino che esprime pienamente le qualità sia della sua denominazione, sia quelle della sua zona d’ origine.

ETEREO - Gli odori, generalmente sgradevoli, del burro rancido o dello smalto da unghie, fanno parte della famiglia degli aromi eterei. Nel vino la possibile relazione tra un acido organico e un alcool, da origine a un aroma etereo che normalmente segnala un difetto, dovuto probabilmente a una vinificazione condotta male.
Tuttavia alcuni aromi eterei costituiscono una delle caratteristiche principali di alcuni vini novelli, conferendogli una spiccata e decisa personalità.

FIACCO - È un vino che manca di struttura e acidità.
Normalmente un vino fiacco perde facilmente il proprio equilibrio dopo qualsiasi normale pratica di cantina : filtrazione, travaso, decantazione, etc. .

FINEZZA - Un vino fine ha un gusto delicato e profumo sottile.
La finezza è la caratteristica opposta alla potenza e ricchezza.
Generalmente entrambe queste caratteristiche appartengono a grandi vini.

FLOREALE - Vino che ricorda uno degli aromi appartenenti alla vastissima gamma dei fiori.
Questo gradevole aroma, insieme a quello fruttato, appare nella prima fase della evoluzione di moltissimi vini. Nel corso dell’ invecchiamento, quando compaiono gli aromi terziari che compongono il bouquet, i caratteri floreali si attenuano o svaniscono completamente.

FORTE - È un termine negativo assegnato a un vino che presenta eccesso di alcool, pertanto squilibrato e disarmonico.

FRAGRANTE - Sensazione olfattiva e gustativa che ricorda fiori o frutti maturi, pane o lieviti.
Questa positiva caratteristica dona al vino una profumata vivacità e freschezza.
Esistono vini con fragranza di rosa, di viola, di giacinto, oppure di pesca, di lampone o di mandorla.


FRANCO - Vino che da sensazioni nette e ben precise, senza rivelare nessun aroma o sapore estraneo, sia all’ olfatto che al gusto.

FRESCO - Caratteristica tipica di certi vini giovani nei quali si mescolano felicemente vivacità, fruttato e gradevole acidità.

FRIZZANTE - Caratteristico sviluppo di gas acido carbonico dovuto a naturali fermentazioni secondarie in bottiglia a spese dello zucchero residuo.
Questa piacevole sensazione gustativa varia di intensità a seconda del contenuto zuccherino.

FRUTTATO - Particolare fragranza di vini giovani che hanno netto sentore di frutti diversi, sia quelli tradizionali ( mela, pesca, pera, etc. ), come quelli di bosco ( mora, lampone, mirtillo, ribes, etc. ), come anche esotici ( ananas, banana, mango, etc. ).
Come l’ aroma floreale, anche quello fruttato, durante l’ invecchiamento si attenua e si trasforma in bouquet.

GENEROSO - È un vino caldo e vigoroso che da una gradevole sensazione di benessere, producendo un effetto tonico senza inebriare.
I vini generosi sono particolarmente estroversi, evidenziano nel loro gusto maggior ricchezza che finezza.

GIALLO - Colore classico dei vini ottenuto da uve bianche o da uve nere fermentate in bianco. Le tonalità di giallo in un vino sono diverse : - giallo ambrato che ricorda il colore dell’ ambra, tipico dei vini passiti e liquorosi ; - giallo dorato che ricorda il colore dell’ oro, tipico dei vini passiti ; - giallo paglierino che è il tono di giallo più leggero, tipico dei vini bianchi giovani ; - giallo rossastro tendente al rosato, tipico di vini bianchi collocati in fusti di vino rosso ; - giallo verdolino, tipico di vini bianchi pregiati animati da riflessi verdognoli.

GIOVANE - Termine che assume significati diversi a seconda dei vini cui si riferisce.
Si applica sia ai vini giovani di età ( qualità dei vini novelli e di tutti quelli che possono essere bevuti sul loro gusto di fruttato e floreale ), sia a vini che, pur invecchiati per qualche tempo, abbiano mantenuto caratteristiche giovanili.
In quest’ ultimo caso, il carattere “ giovane “ può risultare anche un difetto, in quanto esprime una mancanza di maturità degli aromi terziari.

GRADEVOLE - È un vino che all’ assaggio dimostra equilibrio, armonia e finisce bene in bocca.
Nella degustazione, il termine viene assegnato anche in fase visiva, quando cioè, il colore del vino esprime un gradevole “ calore “.

GRASSO - Termine che si attribuisce a un vino quando particolarmente ricco di glicerina, in genere ancora con residuo zuccherino. Questa sensazione si rivela all’ assaggio per la tipica untuosità nel palato ed è osservabile anche sulle pareti del bicchiere perché si formano le cosiddette “ lacrime “ dovute alla maggiore tensione superficiale della glicerina rispetto a quella delle altre componenti.
Un vino troppo grasso diventa pesante e spesso alcolico.
Al contrario il vino risulterà essere magro ed esile, cioè di debole costituzione. Nella forma corretta, la caratteristica “ grasso “ in alcuni vini può risultare anche come nota positiva.

GUSTO - Insieme delle operazioni olfattive ( retronasale ) e gustative dovute alle proprietà del prodotto in esame.
I quattro sapori elementari del gusto sono il dolce, il salato, l’ acido e l’ amaro.

IMMATURO - Un vino che non ha ancora raggiunto la pienezza e la completezza del sapore e del profumo, è un vino ancora immaturo.

INEBRIANTE - Questo termine lo si attribuisce a un vino ricco, di buon tenore alcolico, rotondo, pieno, potente e caloroso. Un vino inebriante si ossida molto rapidamente nell’ organismo umano, sottraendo ossigeno dal sangue e causando così uno stato di ebbrezza.

INTENSO - È il grado di forza con cui si manifestano, durante la degustazione, le caratteristiche organolettiche di un vino.
Un vino intenso trasmette generalmente una impressione di potenza e concentrazione.

LEGGERO - Vino dotato di modesta gradazione alcolica ma ben equilibrato e armonico.
È una caratteristica apprezzabile in certi vini, in quanto si possono bere in quantità senza conseguenze inebrianti.

LIMPIDO - Termine che si attribuisce a un vino trasparente, senza velature né particelle in sospensione. La scala di limpidezza dei vini va dal termine cristallino, per passare a brillante, limpido, velato, fino a torbido.

LIQUOROSO - È un termine indicato per un vino che per gradazione alcolica, dolcezza e struttura, ricorda le caratteristiche dei liquori.
Generalmente questi vini sono ottenuti da uve lasciate appassire in locali secchi e arieggiati o nelle piante stesse e presentano una gradazione alcolica che varia tra i 15 e i 22 gradi.

LONGEVO - È un vino che mantiene nel tempo le proprie caratteristiche qualitative e migliorando nello stesso tempo, in quanto sviluppa pienamente e in modo corretto gli aromi terziari.

LUNGO - Un vino con la positiva caratteristica di “ lungo in bocca “, è quello che in degustazione lascia sul palato una gradevole sensazione.
Un vino per essere definito lungo, dovrà avere una persistenza aromatica di circa una decina di secondi.

MAGRO - Attributo dato a vini deboli con carenza di sostanze estrattive.
Normalmente i vini magri rispondono con buon nerbo e sapidità dovuti a ricchezza di sali minerali.
In certi vini la caratteristica magro è molto apprezzata.

MATURO - Termine usato per un vino che, nel momento della degustazione, dimostra di aver raggiunto un’ armonica ed evidente compiutezza.

MORBIDO - Termine che si intende con lo stesso significato di “ carezzevole “, ma in senso nobile.

NERBO - Qualità positiva legata a una struttura acida ben equilibrata.
Conferisce sempre tono e mette in risalto tutte le buone caratteristiche di un vino che viene definito anche“ nervoso “.

NETTO - Un vino che “ chiude bene in bocca “ in cui il sapore fondamentale ( secco, dolce, etc. ) è particolarmente marcato, è definito vino franco o netto.

NEUTRO - Attributo dato a un vino correttamente impostato ma senza particolari sottolineature.
Generalmente questi vini usati nei tagli di altri più importanti.

NOBILE - In un vino nobile tutte le caratteristiche organolettiche si manifestano con compostezza ed eleganza.

NOVELLO - È un vino ottenuto in molti casi, con la tecnica della macerazione carbonica.
I vini novelli vengono imbottigliati due mesi dopo la vendemmia e vanno consumati entro i sei successivi.

ODORE - Sensazione percepita sia per via nasale che retronasale ( durante l’ assaggio in bocca ) nel momento dell’ aspirazione dei composti volatili.
Può designare sia i composti volatili in se stessi, sia le qualità delle sensazioni particolari che essi provocano.

OFFUSCATO - È un termine utilizzato nell’ analisi visiva che si attribuisce a un vino lievemente torbido, una caratteristica pertanto negativa.

OPACO - Altro termine utilizzato nell’ analisi visiva che si attribuisce a un vino privo di trasparenza e brillantezza. L’ opacità è un’ altra caratteristica negativa.

PAGLIERINO - Vino di colore dorato molto chiaro, caratteristico di numerosi vini bianchi.
Il colore paglierino, a seconda dell’ intensità, può essere definito più o meno carico.

PASSANTE - Caratteristica di vini leggeri con strutture e tenore alcolici modesti, tali da potersi bere con facilità. Questo termine può essere anche negativo qualora un vino non trasmetta sensazioni notevoli nella degustazione.

PASSITO - Vino ottenuto con la tecnica di disidratazione o appassimento delle uve lasciate sulle piante o raccolte e collocate in graticci o appese in appositi locali.
L’ alta gradazione alcolica che i vini passiti presentano è dovuta dall’ ampia percentuale di zuccheri che, nella fase della fermentazione, si trasformano in alcool.

PASTOSO - Termine utilizzato per indicare un vino con sostanze estrattive equilibrate e, durante la degustazione, appare gradevole, armonico e ben impostato.

PENETRANTE - Attributo dato all’ odore di un vino le cui componenti aromatiche e volatili risultano essere particolarmente intense e persistenti.

PERSISTENZA - Tempo durante il quale persiste, apparentemente sul palato, una sensazione di aroma dopo che il vino degustato è stato espulso dalla bocca, ed è dovuta in prevalenza non ai costituenti volatili del vino stesso, ma a quelli estrattivi. Si distingue dal retrogusto per il fatto che le sensazioni aromatiche che comporta sono identiche o molto vicine a quelle che erano state percepite mentre il vino era ancora nella cavità orale.

PERSONALITÀ - Un vino con questa caratteristica dimostra un carattere forte e deciso, che lo distingue dagli altri vini della sua categoria.

PIATTO - È un vino privo di espressioni sia all’ olfatto che al gusto, carente di acidità.

PIENO - Termine che si applica a un vino di buon tenore alcolico, corposo, equilibrato e che “ riempie la bocca “.

PROFUMO - È l’ insieme delle sensazioni olfattive di un vino.
Risulta dalla combinazione dell’ aroma dovuto al vitigno e dal profumo vero e proprio.
Quest’ ultimo è generato dall’ attività dei lieviti ( fermenti ) e dalla progressiva ossidazione che avviene nel corso dell’ invecchiamento.

PRONTA BEVA - Espressione che distingue quei vini che giungono molto presto a maturazione e che quindi vanno bevuti giovani.

RETROGUSTO - Sensazione gustativa e olfattiva che appare permanendo anche a lungo dopo che il vino è stato espulso dalla bocca.
In genere ha senso positivo e differisce dalle sensazioni percepite inizialmente in bocca.

RETRONASALE - Designa le sensazioni olfattive i cui stimoli vengono condotti sulle mucose olfattive mediante l’ inspirazione, partendo dal vino collocato in bocca per la degustazione.

RISERVA - Indicazione applicabile ad alcuni vini italiani a denominazione di origine, secondo precise norme stabilite dalla legge e dai disciplinari di produzione dei singoli vini.
In un vino Riserva è previsto un invecchiamento presso le cantine del produttore, prima dell’ immissione sul mercato, superiore ai due anni.

ROBUSTO - Qualità assegnata a un vino dotato di buona struttura, le cui componenti sono presenti in misura rilevante.

ROTONDO - Vino nel quale la glicerina ( alcool ), gli zuccheri residui e la moderata acidità totale danno piacevole morbidezza.

SAPIDO - La sapidità è una gradevole sensazione gustativa che si rileva in vini di buona razza, nati su terreni particolarmente ricchi di sali minerali.
Un vino sapido presenta una acidità notevole ma mai eccessiva.

SAPORE - Designa le quattro sensazioni fondamentali ( acido, amaro, salato e dolce ) e il loro insieme, derivate dallo stimolo dei recettori gustativi della lingua e dovute alla proprietà dei corpi che inducono questo stimolo.

SCORREVOLE - Designa un vino fresco e leggero che scivola facilmente e gradevolmente sia in bocca che in gola.

SECCO - Si dice di un vino in cui lo zucchero si sia trasformato completamente in alcoli primari nel corso della fermentazione, o sia presente in minime tracce non avvertibili nel corso della degustazione.
Se questo vino è ricco di glicerina può apparire morbido anche se non ha zucchero residuo.


SOTTILE - È un vino di buona composizione e armonia, con tutte le componenti in misura modesta, che danno sensazioni leggere, ma gradevoli ed eleganti.

SPEZIATO - Questo termine definisce un vino che presenta aromi o sapori di spezie. È una caratteristica nella grande maggioranza dei casi, di vini rossi pregiati, che hanno usufruito di un ottimo invecchiamento, nel corso della degustazione occorre precisare a quale spezia ci si riferisce ( pepe, noce moscata, cannella, etc. ).

SPOGLIO - Un vino privato delle sue qualità, cioè che ha perduto colore, corpo e carattere, viene definito spoglio. È una caratteristica negativa che appartiene normalmente a tutti quei vini che hanno superato la fase di apogeo, perdendo progressivamente tutte le loro qualità più importanti.

STABILE - Quando un vino, le cui caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche restano costanti anche quando le condizioni ambientali ( luce, temperature, conservazione, trasporto, etc. ) variano, lo si considererà stabile oltre che ben strutturato.

STANCO - Se un vino subisce una manipolazione tipo trasporto, sbalzi di temperatura, travaso da un contenitore a un altro, può succedere che si “ affatichi “ momentaneamente.
A questa stanchezza normalmente passeggera, il vino ha buona possibilità di risollevarsi in pochi giorni o al massimo in uno o due mesi.

STILE - Quando un vino possiede una forte personalità e fascino, oltre alle caratteristiche essenziali della sua categoria, è un vino che ha stile.

STOFFA - La stoffa è una qualità attribuita decisamente ai grandi vini.
Vini pregiati che al momento della degustazione oltre a possedere una buona struttura, riempiono la bocca. Questa caratteristica più che positiva si divide in distinta, consistente ed elegante.

STRUTTURA - Gli elementi essenziali che caratterizzano vini ben strutturati ( per lo più rossi ) sono l’ acidità e i tannini.
La struttura, se paragonata al corpo umano, si può tranquillamente definire lo scheletro di un vino.
Il suo ruolo ha un’ importanza più o meno maggiore a seconda del tipo di vino.
I vini poco strutturati ( o addirittura nulla ) sono gracili, leggeri e inconsistenti in bocca.

SUPERIORE - Indicazione applicabile ad alcuni vini italiani a denominazione di origine, secondo precise norme stabilite dalla legge e dai disciplinari di produzione dei singoli vini.
In un vino Superiore è previsto un invecchiamento presso le cantine del produttore, prima dell’ immissione sul mercato, che può variare a seconda del vino da un anno a due.

TANNICO - I tannini sono sostanze organiche complesse presenti nella buccia, nel graspo e nei semi dell’ uva. Nei vini rossi hanno un ruolo importante ( da 1 a 4 grammi per litro ) in quanto conferiscono colore, struttura e qualità.
La quantità dei tannini in un vino rosso dipende dalla maturazione delle uve, dalla fermentazione e dal tempo di macerazione sulle bucce e graspi.
Da giovani il loro sapore non è molto gradevole, ma durante l’ invecchiamento si affinano e si ammorbidiscono contribuendo alla formazione degli aromi terziari ( bouquet ). Nei vini bianchi la presenza dei tannini è molto più bassa ( da 0,1 a 0,3 grammi per litro ) in quanto le bucce non vengono fatte macerare.

TAPPO - Il famoso e tanto indesiderato “ sapore di tappo “ è conferito al vino da un sughero di dubbia qualità, non stagionato correttamente o attaccato dalle muffe annidate fra le cellule.
Quando si tratta di un sentore leggero può scomparire quasi totalmente lasciando la bottiglia aperta per alcune ore.
Nel caso contrario il vino è da considerare irrimediabilmente rovinato.

TERROSO - Si attribuisce a vini nati da uve poste su terreni di particolare composizione che conferiscono loro un sapore sgradevole e marcato, specifico della zona di provenienza.

TIPICO - Attributo dato a un vino che presenta i caratteri tipici della sua origine, conforme alla sua categoria oltreché alla sua provenienza.

TORBIDO - Un vino torbido è l’ esatto contrario di un vino cristallino.
Questa caratteristica negativa, generalmente causata da filtraggi malcondotti, presenta materie in sospensione che alterano la limpidezza di un vino.
Una successiva decantazione può risolvere il problema.
La torbidezza però può anche dipendere da malattie causate da microrganismi che portano alla totale distruzione del prodotto.


UNTUOSO - È un vino ricco di glicerolo, che manifesta grasso ed esagerata morbidezza.

VECCHIO - Vino che ha raggiunto o superato di poco l’ apogeo, assumendo caratteri ben affermati di colore, profumo e sapore.
Questo termine ha valore relativo in quanto varia secondo i vini cui viene applicato ; in genere si intende un periodo di tempo compreso tra i 5 e i 15 anni.

VELATO - Un vino velato è leggermente più chiaro di uno torbido.
Tipica dei vini giovani negli stadi immediatamente successivi alla fermentazione, questa negativa caratteristica normalmente scompare per sedimentazione dopo un certo periodo di tempo.

In qualche caso la velatura di un vino può essere dovuta a una malattia batterica.

VELLUTATO - Si attribuisce a carezzevoli impressioni gustative che ricordano quelle tattili del velluto.
Un vino vellutato è sempre un vino invecchiato di ottima armonia, con moderata acidità totale e ricco di glicerina.

VENA - Leggero sentore amabile che si avverte in vini contenenti residui zuccherini indecomposti.
Un vino con la presenza di questa caratteristica ( negativa nel caso che la sua tipologia non preveda sentori amabili o dolci ) devia dal sapore principale.


VERDE - Un vino dal gusto “ verde “ è ottenuto da uve non perfettamente mature che gli hanno trasmesso una acidità eccessiva, con forti caratteri erbacei.
In certi vini bianchi questo squilibrio organolettico può essere tollerabile quando serviti molto freschi, ma nei rossi e in quelli liquorosi il gusto di verde ( “ aspro “ il termine usato in questi tipi di vini in una degustazione ) rappresenta una grande caratteristica negativa.


VESTE - Nell’ esame visivo la “ veste “ rappresenta la chiave di lettura di un vino in quanto racchiude il colore, l’ intensità, la limpidezza e la brillantezza.
Analizzando la veste, un professionista può percepire lo stato di salute, l’ età, il tipo e addirittura il vitigno e territorio di origine di un vino.


VIGOROSO - Un vino ben costruito, strutturato, corposo e con buon tenore alcolico, lo si può anche definire un vino vigoroso.

VINOSO - È un attributo dato a un vino giovane dotato di buona struttura, equilibrato, corretta gradazione alcolica, con carattere ben affermato nelle impressioni sia olfattive che gustative.
Nella maggioranza dei casi un vino “ vinoso “ ha dei profumi che ricordano il mosto.


VIVACE - In un vino vivace l’ acidità è molto gradevole.
Alla vivacità generalmente accompagnano altre qualità come la freschezza e la briosità.


VUOTO - Un vino privo di consistenza è un vino vuoto.
Ha un significato analogo a quello di debole, ma in senso peggiorativo.

Capitulo 40 : Sardegna


S A R D E G N A


POSIZIONE GEOGRAFICA

L’ isola della Sardegna è situata a Ovest della penisola italiana e fa parte dell’ Italia Insulare.
La sua forma ricorda approssimativamente un rettangolo in posizione verticale.
La punta Nord, in linea d’ aria, è distante circa 350 chilometri dalla provincia di Latina nel Lazio, mentre l’ estremità Sud, sempre in linea d’ aria, ha una distanza di circa 650 chilometri dalla provincia di Cosenza, in Calabria.
Confina a Nord con le Bocche di Bonifacio, un breve tratto di mare che la divide dall’ isola francese della Corsica, a Est con il Mar Tirreno, a Sud e a Ovest con il Mar di Sardegna o Mar Mediterraneo.


GEOGRAFIA FISICA

La Sardegna ha un territorio composto da vari massicci disposti irregolarmente che coprono il 13 % della regione, è prevalentemente collinare ( 68 % ) e le aree pianeggianti, il restante 19 %, sono costituite nella maggior parte dalla pianura di Alghero e dall’ ampia fascia del Campidano, che da Cagliari sale fino a Oristano.
Il Monte La Marmora ( 1.834 metri ) appartenente al Massiccio del Gennargentu, è la vetta più alta dell’ isola.
La composizione del territorio, formatasi in ere geologiche antichissime, è di natura rocciosa – argillosa.
Nel sottosuolo la Sardegna possiede numerosi e piccoli giacimenti di carbone, piombo e zinco.
La costa, che ha un perimetro complessivo superiore ai 1.000 chilometri, è a tratti sabbiosa, ma soprattutto rocciosa e frastagliata. La povertà di acqua è un grave problema della regione.
I pochi fiumi hanno regime irregolare e torrentizio ; i più importanti sono il Flumendosa, il Mannu, il Tirso e il Coghinas. L’ assenza di importanti laghi naturali è stata sopperita, in parte, dalla creazione di bacini artificiali.
Il lago di Omodeo, sul fiume Tirso, è il più grande Italia ; di buona importanza anche quello del Coghinas, creato sempre con sbarramento artificiale del fiume omonimo.



GEOGRAFIA POLITICA

La Sardegna ha una estensione territoriale di 24.089 chilometri quadrati.
Queste notevoli dimensioni la collocano al secondo posto tra le isole di tutto il Mediterraneo, e al terzo tra le venti regioni italiane, preceduta appena da Sicilia e Piemonte.
Il lento sviluppo economico viaggia proporzionalmente alla bassa crescita demografica.
La regione ha ‘‘ appena ’’ 1.650.000 abitanti, con una media di 68 persone ogni chilometro quadrato ( la più bassa d’ Italia ). La Sardegna è una delle cinque regioni italiane a statuto speciale, ed è divisa nelle quattro province di Cagliari, Sassari, Nuoro e l’ ultima nata Oristano.
Cagliari, oltre a essere il capoluogo regionale, è la città con il maggior numero di abitanti ( 210.000 ), segue Sassari ( 120.000 ), Alghero ( 39.000 ), Nuoro ( 38.000 ) e Oristano con 31.000.
Oltre alle sopracitate, altre località di buon interesse demografico regionale sono Iglesias, Olbia, Carbonia, Quartu S. Elena, Ozieri, Porto Torres, Tempio Pausania e Santa Teresa di Gallura.
Alla regione appartengono le isole di Sant’ Antioco, San Pietro, l’ Asinara, e l’ Arcipelago della Maddalena composto da sette isole, tra le quali Caprera e La Maddalena.
Le vie di comunicazione sono ancora lente, scarse e insufficienti per il traffico commerciale, seppur di relative dimensioni, della regione.


CLIMA

L’ isola gode di clima mite praticamente tutto l’ anno. Immersa in pieno Mediterraneo, il clima della Sardegna ha maggiori analogie con quello dell’ Africa Settentrionale che con l’ Italia continentale.
Gli inverni sono corti, relativamente umidi e miti.
Al contrario le estati sono lunghe, calde e ben asciutte.
Le precipitazioni sono presenti per lo più nel periodo a cavallo tra l’ autunno e l’ inverno, mentre sono scarse in primavera e praticamente assenti in estate.

Questa carenza di piogge favorisce il propagarsi degli incendi da un lato e siccità dall’ altro.


STORIA DELLA REGIONE

La Sardegna ha una storia millenaria.
Nel XX º sec. a. C. giunsero i primi abitanti provenienti dalla terraferma, attraversando la mitologica striscia di terra ‘‘ Tirrenide ’’ che collegava l’ isola alla penisola italiana.
Tra il 1800 e il 500 a. C. si sviluppò la civiltà del popolo nuragico.
Fiere e combattive, queste genti avviarono intensi traffici commerciali con le varie civiltà che entrarono

nell’ isola : fenicia, etrusca, greca e punica.
Durante quest’ ultima, la Sardegna rappresentò per Cartagine il maggior punto commerciale e militare di tutto il Mediterraneo.
Le migliaia di nuraghi, case – fortezza in pietra ancora presenti e disseminate un pò in tutta l’ isola, testimoniano il buon livello di civiltà di quel popolo dedito esclusivamente alla pastorizia e che visse circa 40 secoli fa.
Nel III º sec. a. C. la Sardegna fu uno dei motivi di conflitto tra Roma e Cartagine.
Alla fine della Terza Guerra Punica ( 146 a. C. ) l’ isola fu definitivamente annessa all’ Impero Romano.
Nel X º secolo vennero instituiti nell’ isola dei ‘‘ Giudicato ’’, cioè delle province indipendenti dal governo bizantino, ognuno dei quali comandati da un Giudice ; i più importanti furono quelli di Cagliari, Gallura, Arborea, Torres e Logudoro.
Nel XII º secolo la Sardegna fu soggetta alle scorrerie delle Repubbliche Marinare di Genova e Pisa.
Nel XV º secolo venne conquistata dagli Aragonesi che se da un lato incentivarono l’ agricoltura con nuove tecniche produttive, dall’ altro condannarono l’ isola a un grave periodo di decadenza.
Successivamente con l’ annessione al Regno sardo – piemontese dei Savoia, l’ isola rifiorì.
Dal 1860 appartenne al nuovo Regno d’ Italia.

ATTIVITÀ ECONOMICHE

Per decenni fuori dallo sviluppo industriale e commerciale, la Sardegna ha visto negli ultimi tempi una crescita lenta ma costante.
Oggi l’ agricoltura riveste ancora primaria importanza nelle attività sarde.
Le colture più intense vedono olive e uve da vino innanzitutto, ma anche fiori e prodotti ortofrutticoli in generale.
Intenso è l’ allevamento del bestiame, specialmente ovino e caprino, con notevole produzione di latte, formaggi, carne e lana.
La pesca è molto praticata ( molto famosa è quella dell’ aragosta ), ma più sviluppata ancora è l’ allevamento ittico.
Tra le produzioni tipiche dell’ isola va ricordato il sughero, del quale la Sardegna è una delle zone produttrici più importanti nel mondo.
Nella parte Sud – occidentale, nei pressi di Iglesias, è attiva l’ estrazione di carbone, mentre intorno a Cagliari la presenza di grandi lagune salate favoriscono una cospicua estrazione e lavorazione di sale destinato all’ uso alimentare. Le industrie principali operano nei settori petrolchimico, tessile, metallurgico, metalmeccanico, cartiero e alimentare, con produzioni di latte, vino, formaggi, olio e farina.
Il turismo vede nel patrimonio naturalistico dell’ isola il suo punto di forza.
La Costa Smeralda, La Maddalena, Carloforte, il Golfo di Orosei, sono annualmente luoghi di riferimento per chi ama spiagge piccole e appartate e mare cristallino di colore verde smeraldo.
Alle località balneari si affianca il Parco del Gennargentu, molto caratteristico e di notevole bellezza, situato nel cuore dell’ isola.


LA VOSTRA VACANZA

Organizzare una rapida e dettagliata escursione turisitica nella bella Sardegna, non è cosa tra la più semplici.
L’ isola è molto grande e i luoghi suggestivi o d’ attrattiva sono molteplici, ma anche particolarmente distanti fra loro.
A questo se aggiungo la non brillante presenza di veloci vie di comunicazione, fa capire il perché la regione ‘‘chieda’’ ai suoi visitatori un periodo medio di permanenza che va dai dieci ai quindici giorni, necessari per una esaudiente ‘‘ gita ’’ sarda.
Andiamo a cominciare quindi.
Primo punto di riferimento il capoluogo regionale.

Cagliari situata nel Golfo degli Angeli, estremità Sud dell’ isola, è il principale porto commerciale della Sardegna, secondo dopo Olbia per traffico di passeggeri.
La città fu Municipio romano con il nome di ‘‘ Caralis ’’, mentre nel Medioevo, tra i vari ‘‘ Giudicato ’’ sardi, province indipendenti da Bisanzio e comandate da un Giudice, quello di Cagliari era il più potente.
Oggi la città conserva importanti resti della civiltà Imperiale come l’ Anfiteatro contenente ancora la fossa dove venivano custodite le belve, la Torre medioevale di San Pancrazio costruita nel 1305, la Cattedrale del XIII º sec., ristrutturata in stile barocco tra il XVII º e il XVIII º sec., l’ imponente Palazzo Comunale del XVII º sec., e la Cittadella dei Musei dove potrete ammirare il Museo Archeologico Nazionale con importanti reperti risalenti a varie civiltà, tra le quali quella nuragica e romana.
Oltre a tutto questo meritano una visita, sempre nella Cittadella, la Pinacoteca Nazionale, il Museo Cardu e la curiosa collezione delle Cere.
Uscendo da Cagliari dirigetevi verso Iglesias distante circa 60 chilometri e visitate il Castello del XIV º sec., e la Cattedrale sempre dello stesso periodo.
Lungamente disputata per la ricchezza mineraria delle zone circostanti, tra i Pisani e i Conti della Gherardesca prima, e tra i Spagnoli e la Casa d’ Arborea poi, Iglesias contiene anche varie chiese di grande importanza e interesse turistico.
Da Iglesias portatevi sulla strada che lega Cagliari a Oristano e dirigetevi verso quest’ ultima.
Non mancate di ammirare il Castello di Eleonora d’ Arborea del XIII º sec. in Sanluri, e poco distante, a Sardara, la chiesa romanico – gotica di San Gregorio del XIV º sec. .
Dopo quaranta chilometri arriverete a Oristano, passando per la piccola località di San Giusta con una imponente chiesa romanica del XII º sec. .
I principali monumenti del capoluogo di provincia sono il Duomo del 1200, ricostruito nel XVIII º sec. , la Chiesa di San Francesco del XIX º sec., e l’ affascinante Torre medioevale di San Cristoforo del XIII º secolo.
Ora il prossimo obiettivo è Sassari distante poco meno di 120 chilometri da Oristano.
Durante il percorso fermatevi a Bosa per ammirare la bella chiesa in stile romanico di San Pietro Extramúros e il Castello di Serravalle, e poco più avanti non mancate di deviare per Alghero.
La bella città in provincia di Sassari conserva un affascinante centro storico circondato da mura e torri di origine catalane, il Forte della Maddalena, importante piazzaforte che testimonia l’ importanza strategica della località, la Torre dello Sperone di origini trecentesche ma con aspetto che ricorda l’ architettura spagnola, e la Cattedrale divisa in stile gotico – catalano ( parte posteriore e campanile) e neoclassico ( parte anteriore ).
Da qui dirigetevi verso Sassari lontana una trentina di chilometri, sede di una antica Università fondata nel 1562.
Nel capoluogo visitate la SS. Trinità di Saccargia, bellissima chiesa in stile gotico – aragonese edificata tra la fine del XV º e l’ inizio del XVI º sec., e le due chiese romaniche di San Pietro in Silki e Santa Maria di Betlemme, entrambe costruite nel 1200.
Da Sassari spostatevi più a Nord nel Golfo dell’ Asinara e più esattamente a Castelsardo dove si trova la curiosa opera della natura ‘‘ Roccia dell’ elefante ’’, uno dei simboli della regione.
Salite ora verso l’ estremità Nord dell’ isola rappresentato dall’ Arcipelago della Maddalena, qui potrete visitare una serie di bellissime isole ; tra queste, per gli appassionati di storia, quella di Caprera che conserva la tomba di Giuseppe Garibaldi e la casa dove il celebre personaggio vi soggiornò dal 1856 al 1882.
Dall’ Arcipelago riportatevi sulla costa sarda entrando così nella zona turistica di maggior importanza di tutta l’ isola : la Costa Smeralda.
L’ originalità del litorale, il mare limpidissimo e famosissime località balneari, attraggono ogni anno di più turisti da tutta Europa, ma anche personalità dello sport, dello spettacolo e della politica di ogni angolo del mondo.
Da non perdere Santa Teresa di Gallura, Baia Sardinia e Olbia.
Quest’ ultima è il maggior porto della Sardegna per transito di passeggeri.
Attivissima nella produzione artigianale del legno e della ceramica, a Olbia non mancate di deliziare il vostro palato con ostriche e aragoste.
Nei pressi di questo antichissimo centro greco, cartaginese e romano, visitate le due suggestive spiagge della Tavolara e di Molara, nelle quali si aprono numerose grotte marine naturali di grande bellezza.
Da Olbia ora scendete verso Orosei sempre sul Mar Tirreno, dove oltre il bellissimo golfo potrete ammirare le colonie di foca monaca, che impreziosiscono la fauna dell’ isola.
Da Orosei dirigetevi nell’ entroterra verso Nuoro, distante 105 chilometri da Olbia.
Il piccolo capoluogo di provincia, di origine preromana con il nome di ‘‘ Nugorio ’’, conserva un nucleo storico molto suggestivo con vicoli stretti e contornati da archi in pietra.
Al centro di questo nucleo si trova la Chiesa di San Salvatore, che insieme al Duomo di stile neoclassico del XIX º sec. e la Chiesa di Nostra Signora della Solitudine, rappresentano i monumenti principali della città.
La provincia di Nuoro, la meno popolata della regione, comprende la caratteristica regione della Barbagia e il Gennargentu, la catena montuosa più alta della Sardegna.
Vale la pena entrare in entrambe perché va detto e ripetuto che l’ isola sarda non si limita appena alle coste ma riserva molte altre belle sorprese.
Pertanto da Nuoro dirigetevi a Gavoi, nella Barbagia, lontana 46 chilometri e situata nei pressi del lago di Gusana : qui visitate la chiesa gotica di San Savino del XVI º sec. .
Proseguite in pieno Gennargentu ad Aritzo, cittadina che conserva la Chiesa di San Michele Arcangelo del XIV º sec. . Da Aritzo spostatevi a Laconi, poco distante, da ammirare i resti di un Castello dell’ XI º sec. .
Le bellezze dei luoghi dell’ entroterra sardo, unite a località di villeggiatura ben organizzate con alberghi e ristoranti, daranno alla vostra gita contorni definiti di una vacanza unica e indimenticabile.
Il lungo viaggio in Sardegna potrebbe anche terminare qui.
Ma come escludere le suggestive ‘‘ Rocce rosse ’’ di Arbatax, collocate nel litorale tirrenico a Sud del
Golfo di Orosei, le caratteristiche località disseminate nella Piana di Alghero tra l’ isola dell’ Asinara e il Capo Caccia, l’ isola di Sant’ Antioco, la dolce Carloforte, nota località balneare della piccola isola di San Pietro, Capo Carbonara, Capo Spartivento, Capo Teulada ( tutte nella parte Meridionale dell’ isola ).
Come escludere le numerose chiesette in stile romanico, pisano e lombardo, come quelle di Sant’ Antioco di Bisarcio, Santa Maria di Monserrato a Tratalias, San Nicola a Ottana, San Gavino a Porto Torres, Santa Maria del Regno ad Ardara, San Pietro di Sorres e tante altre disseminate nell’ isola intera.
E come evitare i ‘‘ nuraghi ’’, le antiche abitazioni in pietra di una civiltà risalente a oltre 35 secoli fa, sparse in ogni angolo della bellissima Sardegna.
Tutto questo naturalmente da valutare nell’ ambito del vostro tempo a disposizione, evitando però il più possibile di catalogare alcune di queste attrattive tra le vostre occasioni perdute.



LA STORIA VINICOLA

La coltivazione della vite in Sardegna ha origini millenarie.
Già l’ antichissimo popolo nuragico ( 1800 – 500 a. C. ) conosceva la viticoltura, ampliata e migliorata negli anni 1000 – 300 a. C. dai Fenici, Etruschi, Greci e Cartaginesi.
A conferma di questo sono il ritrovamento di bellissime anfore per il vino nelle necropoli puniche della provincia cagliaritana.

Si narra inoltre che Amilcare, figlio di Annibale, il terribile nemico di Roma, decise di stabilirsi in Sardegna proprio per dedicarsi alla coltivazione dei vigneti.
Quando arrivarono i Romani l’ isola divenne un importante centro vinicolo, continuando fino a tutto il periodo bizantino.
Tra il X º e il XIV º sec. i vini sardi conobbero un periodo di grande splendore con legislazioni perfette che davano garanzie sia sulla qualità che sulle tecniche di produzione.
Tutto questo grazie ai buoni governi dell’ epoca e alla forte convinzione degli abitanti dell’ isola che tutto il lavoro che realizzavano era ausiliato e protetto da ‘‘ Sardus Pater ’’, l’ antico Dio della Sardegna.
Alla fine del 1500 Andrea Bacci, noto enologo dell’ epoca, scrisse il primo libro italiano interamente dedicato ai vini prodotti in quel periodo.
In questa opera egli definì la grande isola come ‘‘ Sardinia insula vini ’’, perché considerava la sua posizione nel Mediterraneo privilegiata e i suoi terreni e clima favorevoli alla produzione di vino ( unico ostacolo la persistenza dei venti ).
Dopo la dominazione spagnola che vide l’ introduzione di nuovi vitigni, ma anche un forte periodo di recessione economica, l’ isola fu annessa al Regno di Piemonte dei Savoia.
In quel periodo l’ alta corposità e l’ elevato tenore alcolico di molti vini sardi contribuirono a rafforzare vari vini francesi, spagnoli e tedeschi, questo fino a tutta la prima metà del Novecento.
Se da un lato l’ isola esportava grandi quantità, dall’ altro tutti i suoi vini erano completamente mascherati da belle etichette di altri paesi.
Dagli anni Sessanta – Settanta però l’ enologia sarda mutò radicalmente le sue tecniche produttive in quanto obsolete per le nuove richieste di mercato.
Ai grandi vini liquorosi, caldi e corposi, nella Sardegna di oggi si affiancano produzioni più leggere, fresche e beverine.
Attualmente nell’ isola vengono prodotti 1.050.000 ettolitri all’ anno collocandosi così al 14 º posto tra le regioni italiane per la produzione di vino ; posizione che sale all’ 11 º nella quantità dei vini D.O.C. che rappresentano il ragguardevole 25 % di tutto il patrimonio enologico.
I vitigni a bacca bianca maggiormente coltivati sono il Nasco, il Torbato, il Vernaccia, il Vermentino, il Trebbiano, il Malvasia di Sardegna e il Moscato.
Quelli a bacca nera invece sono il Bovale sardo, il Bovale di Spagna, il Cannonau, il Monica, il Girò, il Carignano, il Sangiovese e il Pascale.
Numerosi sono i grandi vini della regione.
Tra questi il Cannonau di Sardegna, i vini di Arborea, quelli di Alghero, il Campidano di Terralba, il Carignano del Sulcis, il Girò di Cagliari, i Malvasia di Bosa e di Cagliari, il Mandrolisai, i Monica di Sardegna e di Cagliari, i Moscato di Cagliari, di Sorso-Sennori e di Sardegna, il Nasco di Cagliari, il Nuragus di Cagliari, il Vermentino di Gallura e di Sardegna, e il Vernaccia di Oristano.



APPUNTI DI VIAGGIO

Maggio 1982, dopo 10 giorni di permesso, Alfredo, un collega di Oliena nei pressi di Nuoro, rientrò all’ Ospedale Militare dove prestava servizio nel mio stesso reparto e di Lino l’ abruzzese.
Il simpatico sardo arrivò a Bologna in maggio di quell’ anno dopo aver prestato, a detta di lui, un pesante servizio di due mesi nel Friuli – Venezia Giulia.
Ottenne la licenza straordinaria ( troppo poco tempo passato dal primo giorno di servizio per guadagnare un riposo così prolungato ) purtroppo per motivi familiari.
Sua nonna, martoriata da gravi problemi di salute, si spense un giorno prima che Alfredo tornò in casa.
La burocrazia militare, normalmente lenta a quell’ epoca, non riuscì a velocizzarsi nemmeno in casi umani come questi.
Alfredo dopo aver ricevuto una telefonata sulle cattive condizioni della nonna, perse più di 48 ore tra visti, timbri, firme e attesa del biglietto che non arrivava mai.
Ma entriamo ora nella parte del racconto più rilassante.
Io e i miei amici, sette giovani militari appartenenti allo stesso settore, decidemmo di organizzare un piccolo comitato di ricevimento al rientro di Alfredo dalla Sardegna.
Era un ragazzo minuscolo, molto educato, sempre pronto nell’ aiutare il prossimo.
Per questo il disagio e tristezza con il quale se ne era andato volevamo compensarlo con un suo rientro più allegro, per quanto fosse possibile.
Comprammo con grande sforzo economico, torte, pasticcini e qualche bottiglia di Spumante.
Conservammo il tutto nel frigorifero privato del Capitano, scongiurandolo di non toccare nulla perché erano tutti prodotti destinati a una opera buona.
Sebbene grandissimo goloso, l’ ufficiale ravennate riuscì nell’ impresa.
Il rientro di Alfredo era previsto ( come effettivamente accadde ) nel tardo pomeriggio del giorno seguente ai nostri acquisti. Tutto perfetto ? Macché !
Al ritorno dalla pasticceria venni informato che ero stato estratto come uno dei componenti del gruppo di guardia a cominciare dalle otto della mattina successiva.
I miei turni di controllo, spezzati da quattro ore di riposo, erano così suddivisi : 12,00 / 14,00,18,00 / 20,00, 24,00 / 02.00, 06,00 / 08,00 .
Praticamente non avrei potuto partecipare né all’ organizzazione della piccola festa, né al rientro di Alfredo previsto per le sei del pomeriggio.
Alla fine del secondo turno di guardia mi diressi rapidamente al mio reparto e quello che trovai fu una autentica sorpresa.

Erano tutti intenti a spazzolare una ricca cena sarda.
Quello che avevamo organizzato per il buon amico di Oliena era nulla in proporzione a quello che lui aveva preparato per noi.
Un borsone pieno zeppo di prelibatezze isolane : il pane tipico della Sardegna, basso, bassissimo, come quello siriano, ma croccante tipo cracker, pecorino sardo, almeno tre forme, sufficienti per un mese a una famiglia di quattro persone, ma che sparirono tutte regolarmente dopo neanche un’ ora, deliziosamente piccante e con un profumo che veleggiò nell’ aria per due giorni, salame sempre piccante che invitava a bere ogni volta che si collocava una fettina in bocca.
Alfredo sapeva benissimo che quell’ invito era altamente possibile se non scontato per ognuno di noi.
Per ‘‘ precauzione ’’ quindi portò oltre a tutto quel ben di Dio, due bottiglie da due litri ognuna di Cannonau prodotto da suo padre, una bottiglia di Grappa sarda con un tenore alcolico che sfiorava gli ‘‘ 8.000 gradi ’’, sempre di produzione familiare, e una di Monica di Sardegna regolarmente etichettata, di una azienda vinicola del Nuorese.
Se aggiungo a tutto questo liquido anche le tre bottiglie di Spumante, in otto persone avevamo a disposizione quasi un litro a testa. Poco ?! Assolutamente no !
Quei vini attraversavano varie fasce di colori, dal bianco trasparente della Grappa, passando per il giallo dorato dello Spumante, fino al rosso rubino dei due vini, e la loro forza alcolica era notevole :
lo Spumante di 12, il Cannonau di 13, il Monica di 11 e la Grappa di 42 gradi, davano una media complessiva di 16 gradi in ogni bicchiere che ingurgitavamo avidamente.
Il risultato fu scontato : i nostri palati sempre brucianti precisavano sempre di essere bagnati, prima dal vino poi dalla Grappa, dalla Grappa di nuovo seguita dal vino, anche grappa e vino insieme.
A chiudere canzoni sarde a squarciagola che nessuno ( tranne Alfredo ) ne conosceva l’ esistenza, e allegra bevuta finale di Spumante.
Se però per tutti gli altri allegri partecipanti della festa la serata si concludeva in una bella dormita, io al contrario dovevo effettuare il mio terzo turno di guardia da mezzanotte alle due.
Tra il nascondere lo stato euforico – confusionale davanti i Sottoufficiali e cercare di fermare continuamente l’ intero Ospedale Militare che mi ruotava velocemente intorno, vi assicuro che furono tra le più lunghe due ore della mia vita. Per fortuna tutto terminò tranquillamente.
Negli anni successivi passare di fronte a una bottiglia di Cannonau in qualche punto vendita di vini fu relativamente semplice in quanto è abbastanza diffuso nella Penisola, più complicato invece è incontrare il Monica di Sardegna, limitato per lo più ai confini regionali.
Ma in ogni occasione che i miei occhi si fermarono di fronte a uno di quei vini, nella mente riapparivano immagini, un poco sbiadite dal tempo ma sempre piacevoli, di quella incredibile serata e di quelle due ore infinite, piene di severa responsabilità e di fumi dell’ alcool.
*
Il vitigno Cannonau è diffuso praticamente in ogni angolo dell’ isola della Sardegna, a tal punto che da solo copre circa il 20 % di tutta la superficie vitata del territorio.
Le origini e la provenienza di questo vitigno non sono conosciute con certezza assoluta, ma la maggior parte degli studiosi in merito sono concordi ad affermare che fu importato nell’ isola dagli Spagnoli e che il nome deriva dal ‘‘ Canonazo di Siviglia ’’, vitigno presente in Spagna anche con il nome di ‘‘ Granaxa Aragonese ’’, e nel Sud della Francia con ‘‘ Grenache ’’.
Gli impulsi maggiori dati alla viticoltura sarda, oltre che dai Romani che dominarono l’ isola per oltre cinque secoli, provenirono anche dal Governo del Regno di Piemonte e di Sardegna, dove in quel periodo i vini caldi e corposi prodotti in territorio sardo erano molto apprezzati dai consumatori del continente europeo.
Negli ultimi decenni una famosa azienda vinicola locale utilizzò nuovi sistemi di impanti e di vinificazione, trasformando così il Cannonau da imperioso e potente a un vino con tenore alcolico più contenuto e di più facile approccio al gusto dei consumatori attuali.
Il disciplinare prevede nella produzione di questo vino che i terreni coprino esclusivamente l’ ambito territoriale della Sardegna, che siano derivati da recenti alluvioni e non eccessivamente calcarei, e non particolarmente interessati da fenomeni di salinizzazione come nel caso di alcuni suoli costieri.
Nonostante la grande diffusione del vitigno, la quantità del Cannonau era abbastanza limitata fino a non molto tempo fa.
La produzione di uva infatti era di appena 30 – 40 quintali per ettaro contro i 110 previsti dal disciplinare : questo era dovuto a una antica usanza di effettuare potature cortissime su impianti ad alberello con tagli drastici alla produzione.
Oggi la tecnica di coltura della vite, come già detto, sta mutando nei sistemi più tradizionali e la reperibilità del vino Cannonau si va via via espandendo sempre di più anche in regioni lontane dalla Sardegna.
Il vitigno omonimo entra nel 90 % della vinificazione, mentre per il restante vengono utilizzati il Bovale grande, Bovale sardo, Carignano, Monica e Pascale di Cagliari, che sono i vitigni raccomandati o autorizzati dal disciplinare.
Il Cannonau può essere prodotto in molteplici versioni :
- Tranquillo con invecchiamento minimo di quattro mesi e contenuto massimo in zuccheri residui di 20 gr. / litro ;
- Superiore con invecchiamento obbligatorio di un anno, almeno sei mesi in botte, e che si divide in Superiore Naturalmente Secco ( 10 gr. / litro di zuccheri residui ), Superiore Naturalmente Amabile ( tra i 10 e i 25 gr. / litro ), e Superiore Naturalmente Dolce ( 40 gr. / litro ).
Queste varietà che seguono sono più rare e difficilmente reperibili :
- Riserva con invecchiamento minimo di due anni di cui almeno sei mesi in botte ;
- Rosato prodotto mediante fermentazione in bianco ;
- Liquoroso con aggiunta di alcool di origine viticola, al mosto o al vino naturale, e che si divide in Liquoroso Secco ( 10 gr. / litro di zuccheri residui ) e Liquoroso Dolce Naturale ( 50 gr. / litro ), entrambi con invecchiamento di un ano in botti di rovere o di castagno.
Queste ultime varietà sono vinificate con uve appassite naturalmente.
Il Cannonau in generale ha un profumo molto gradevole, leggermente vinoso, caratteristico, il sapore va dal secco al dolce, sapido, caldo, armonico, talvolta giustamente tannico.
La versione Tranquilla accompagna primi piatti ben strutturati come paste ripiene ( cannelloni, lasagne, tortellini, ravioli, etc…), carni in umido sia bianche che rosse, bolliti misti, grigliate di carne e arrosti di vitello o di maiale.
Le versioni invecchiate secche, dotate di maggiore struttura, oltre alle sopracitate preparazioni della varietà base, sono ottime da proporre al fianco di carni rosse lungamente cotte o selvaggina di pelo come il cinghiale, la lepre, il daino, il capriolo, etc… .
Eccellenti nell’ accompagnamento di formaggi saporiti e stagionati.
Il Rosato, bevuto tra il secondo e il terzo anno di età, accompagna carni bianche con salse ben saporite, carni rosse non molto elaborate, e pesci molto saporiti come il baccalà.
Le versioni Liquoroso si abbinano alla pasticceria secca ( Dolce Naturale ) o come vino da meditazione ( Secco ).

CARATTERISTICHE DEL CANNONAU

GRADAZIONE ALCOLICA - Tranquillo 12,5 gradi Riserva 13,5 gradi Sup. Nat. Secco 15 Rosato 12,5
Sup. Nat. Amabile 15 Liq. Dolce 18 Sup. Nat. Dolce 14 Liq. secco 19

COLORE - Rosso rubino più o meno intenso con tendenza all’ arancione quando invecchiato

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 16 – 18 - Riserva 18 Sup. Nat. Secco 18 Rosato 12 – 14
Sup. Nat. Amabile 16 – 18 Liq. Dolce 14 – 16 Sup. Nat. Dolce 14 – 16 Liq. secco 16
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L’ uva Monica probabilmente fu importata in Sardegna dalla Spagna con il nome di ‘‘ Morillo ’’, successivamente ‘‘ Uva Mora ’’ per poi essere ‘‘ italianizzata ’’ nel nome attuale.
Altri attribuiscono la provenienza con l’ invasione dei Mori, basandosi sempre sul nome Morillo come ancora quest’ uva viene chiamata nell’ entroterra dell’ isola.
Questa seconda ipotesi però non è del tutto attendibile, in considerazione del fatto durante le invasioni dei Saraceni nell’ isola, la Sardegna passò il suo più brutto periodo di storia, dove era molto difficile sopravvivere tra guerre e la malaria.
Non è molto credibile pertanto che esistesse qualcuno in quegli anni che si dedicava alla coltura di nuove piante.
La produzione del Monica di Sardegna prevede un invecchiamento minimo obbligatorio di sei mesi ; gli uvaggi sono composti dall’ uva omonima per l’ 85 % con l’ aggiunta di altri vitigni a frutto rosso raccomandati o autorizzati per la regione con un massimo del 15 % ( in prevalenza Pascale di Cagliari e/o Carignano ).
Un poco differente la vinificazione dell’ altra D.O.C. Monica di Cagliari dove le uve Monica entrano nel 95 % degli uvaggi o addirittura in purezza.
Il vino Monica è prodotto nell’ intero territorio regionale, escludendo i terreni male esposti e quelli di debole spessore derivati da rocce compatte, le dune attuali, terreni salsi, terreni derivati da alluvioni recenti interessati dalla falda freatica, e i terreni situati a oltre 400 metri sul livello del mare.
Il profumo è molto intenso, etereo, gradevole, il sapore asciutto o amabile, sapido, media corposità, morbido, caldo, piacevolmente armonico.
È prodotto nelle versioni Tranquillo, Frizzante, Amabile e Superiore, quest’ ultimo dotato di maggiore struttura.
La versione Tranquillo accompagna primi piatti con sughi di carne saporiti, carni bianche arrostite, carni rosse alla griglia, mentre il Frizzante può anche accompagnare portate più grasse come fritti misti di carne.
La versione Amabile è ideale invece con formaggi piccanti o pasticceria secca.
Il Monica Superiore infine, stessi piatti della versione Tranquilla più carni rosse con preparazioni elaborate, selvaggina di piuma come germano reale, fagiano, starna, pernice, e formaggi a pasta dura lungamente stagionati.

CARATTERISTICHE DEL MONICA

GRADAZIONE ALCOLICA - Tranquillo 11 gradi Frizzante 11 Amabile 11 Superiore 12,5


COLORE - Rosso rubino chiaro e brillante, con riflessi porpora tendenti all’ amaranto quando invecchiato

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquillo 16 – 18 Frizzante 16 Amabile 14 – 16 Superiore 18
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Fino al momento in cui sto scrivendo questo libro non ho ancora avuto la fortuna di entrare in Sardegna.
È senza dubbio una fortunata occasione quella di entrare in terra sarda visto che a detta di tutti la regione è semplicemente ‘‘ linda ’’.
Insieme al Molise e alla Basilicata, l’ isola fa parte di quel trittico di regioni italiane dove le mie lacune vinicole – turistiche sono ancora in gran parte da colmare.
Ma se le due piccole regioni del Sud Italia ho avuto l’ opportunità di attraversarle, sia pur rapidamente, come già accennato nella grande isola purtroppo non ho mai collocato un piede.
Nonostante questo ho sempre rivolto un occhio di riguardo alla storia sarda, in particolare a quella vinicola, e in ogni occasione – praticamente tutte indirette – che ho avuto di degustare del buon vino di quella terra, ho cercato di carpirne i segreti e di immagazzinare più informazioni possibili.
In questo ringrazio Giuseppe e Stefania di Perugia per la magnifica cena di pesce di qualche anno fa, anticipata da cacio sardo e Vernaccia di Oristano, complementata da una bottiglia di Nuragus, e superbamente conclusa da una incredibile Vernaccia di Oristano Liquorosa.
Ringrazio ancora il mio grande amico ed ex compagno di scuola, frequentatore incallito della Costa Smeralda, per la squisita bottiglia regalatami di Vermentino di Sardegna, inusuale e sorprendente per la freschezza, in quanto vino prodotto in zone molto soleggiate e temperature medie piuttosto elevate.
Ho sempre quindi degustato vini sardi lontano dalla loro zona d’ origine, provando ogni volta ammirazione e stupore per la grande qualità raggiunta dai vini di quel’ isola.
Ma la mia ambizione a una maggiore scoperta dei vini sardi non voglio farla terminare qui.
Berli un giorno nella Gallura, nella Barbagia, ai piedi del Gennargentu, nel Campidano, o di fronte a quel tanto decantato mare di colore verde smeraldo, significherà ampliare ulteriormente le non facilmente descrivibili sensazioni che un qualsiasi vino sardo riesce a trasmettere.
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Il nome del vitigno Vernaccia deriverebbe da ‘‘ Vite Vernacula ’’ che significa vite del posto, nome attribuito alla pianta dall’ agronomo latino Marco Giulio Columella, quando venne scoperta nell’ entroterra della città di Tharros vicino a Oristano, dove reperti archeologici testimoniano la presenza della vite.
Una leggenda, per alcuni meno attendibile, narra che la provenienza del nome deriverebbe dalla storia che gira intorno alle lacrime di Santa Giusta patrona di Oristano.
La malaria allora imperversava nell’ isola e causava vittime giorno dopo giorno.
I sardi, impotenti a questo misterioso male, implorarono l’ aiuto di Dio, e fu così che Santa Giusta, scesa dal cielo, si trovò di fronte a una triste realtà e cominciò a piangere.
Dove caddero le lacrime nacquero delle pianticelle che successivamente dettero dei frutti ; nel timore che tutto ciò sparisse velocemente come altrettanto velocemente era apparso, gli uomini raccolsero i frutti, li pigiarono e il succo ottenuto lo posero in grandi anfore.
Appena i malati, arsi dalla febbre, bevevano un poco di quello strano liquore si sentivano immediatamente meglio.
Da allora i sardi hanno combattuto la malaria bevendo Vernaccia, il cui nome proviene ‘‘ Vernum ’’, primavera, la stessa sbocciata nell’ isola per l’ effetto benefico del nettare bevuto dai suoi abitanti.
Nel 1335 la ‘‘ Giudichessa ’’ Eleonora d’ Arborea emanò la carta rurale ‘‘ Corte de Logu ’’, dove venivano stabilite delle norme di disciplina per la coltura dei vigneti della Vernaccia e per la raccolta delle uve.
Fino alla metà del secolo passato la Vernaccia era un prodotto artigianale, le sue produzioni erano incostanti e l’ invecchiamento veniva effettuato molte volte in locali inadeguati.
Nel 1953 iniziò invece una vera e propria produzione aziendale che mutò sia le coltivazioni sia, soprattutto, le tecniche di vinificazione e i tempi e i luoghi per l’ invecchiamento.
È interessante notare che anche la Vernaccia nasce all’ interno di una fascia di territorio compresa tra il 35 º e il 42 º parallelo : è la fascia mitica dei vini liquorosi ; infatti qui nascono i vini dell’ isola di Madeira, il Porto, lo Sherry, il Marsala, e appunto la Vernaccia di Oristano.
La vendemmia è tardiva garantendo all’ uva un alto tasso zuccherino e il vino ottenuto viene collocato in botti senza riempirle completamente.
Nella superficie con il contatto tra il vino e l’ aria, si forma una pellicola di lieviti chiamata ‘‘ flor ’’ ( come nello Sherry ), che protegge il vino dall’ ossidazione e comunica allo stesso il particolare bouquet.
In questa singolare vinificazione, le uve del vitigno omonimo sono utilizzate in purezza, e il vino ottenuto è sottoposto a un invecchiamento minimo di 30 mesi.
La Vernaccia ha un profumo delicato, etereo, con un intenso bouquet dal caratteristico sentore di mandorlo in fiore, il sapore è asciutto, sapido, fine, sottile, caldo, su di un fondo leggermente amaro di mandorle.
D.O.C. dal 1971 la Vernaccia di Oristano è prodotta anche nelle seguenti versioni :
- Superiore con invecchiamento di 42 mesi ;
- Superiore Riserva con invecchiamento di 54 mesi ;
- Liquorosa con invecchiamento di 30 mesi e un contenuto in zuccheri tra i 50 e gli 80 gr. / litro ;
- Liquorosa Dry con invecchiamento di 30 mesi ma con un contenuto in zuccheri non superiore ai 40 gr. / litro ;
Essendo un vino di forte gradazione alcolica il suo abbinamento al cibo risulta essere una operazione piuttosto complicata, si può provarlo con pesci affumicati dal sapore abbastanza marcato, o con carni rosse lungamente cotte, magari in una salsa bagnata con la stessa Vernaccia.
Le varietà invecchiate o quelle liquorose possono essere proposte a 6 – 8 gradi di temperatura come aperitivo con formaggi saporiti e stagionati, oppure a temperature ambiente come vino da meditazione.

CARATTERISTICHE DELLA VERNACCIA DI ORISTANO

GRADAZIONE ALCOLICA - Tranquilla 15 gradi Superiore 15,5 Superiore Ris. 15,5
Liquorosa 16,5 Liquorosa Dry 18

COLORE - Giallo ambrato più o meno carico a seconda dell’ invecchiamento

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Tranquilla 6 – 8 gradi Superiore 8 – 18 Superiore Ris. 8 – 18
Liquorosa 8 – 18 Liquorosa Dry 8 – 18
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In Sardegna il Nuragus è senza dubbio il vino che gode della maggiore presenza quantitativa ; i suoi vigneti coprono circa il 33 % dei suoli vitati.
Intorno al 1800 a. C. il popolo dei Nuragi invase l’ isola e disseminò sul territorio i nuraghi, che sono abitazioni in pietra, molte delle quali sono sopravvissute ai millenni.
Queste antichissime genti, che già conoscevano la vite, svolgevano intensi traffici commerciali con i Fenici, i Greci, gli Etruschi, e i Cartaginesi.
Un loro eroe, Sardus, passò alla leggenda e i Romani in onore a questo personaggio chiamarono l’ isola ‘‘ Sardinia ’’, successivamente trasformatosi nel nome attuale.
L’ origine del vitigno Nuragus non è certa ; alcuni sostengono che fu importato dai Fenici, altri ritengono che sia invece un vitigno autoctono nato in prossimità dei nuraghi.
Nonostante l’ origine incerta, il Nuragus comunque è diventato il simbolo enologico dell’ intera isola.
Nel suo percorso attraverso i secoli il Nuragus, vitigno particolarmente resistente a adattabile a diversi terreni, uscì praticamente indenne dalle crisi causate da epidemie crittogamiche.
Queste malattie che devastarono molti vigneti, giovarono al Nuragus, permettendogli di conquistare i vuoti lasciati da altre varietà ed espandere ulteriormente il proprio vitigno.
Né gli sbalzi di temperatura che occorrono nei mesi di febbraio e marzo, quando le viti entrano nel risveglio vegetativo, intimoriscono il Nuragus.
Infatti la sua fioritura avviene tardivamente a primavera inoltrata, e la sua fruttificazione è talmente elevata che il Disciplinare prevede per queste uve la resa per ettaro di 200 quintali, quando invece la media degli altri vini D.O.C. italiani è intorno ai 100 – 120 quintali.
Questa elevata quantità però può anche incidere negativamente sul prodotto finale, cosicché nelle annate eccezionali i produttori più attenti riducono le rese per realizzare un vino qualitativamente migliore.
Nel 1975 venne riconosciuta la Denominazione di Origine Controllata al Nuragus di Cagliari.
Le zone di produzione comprendono tutta la provincia di Cagliari, numerosi comuni in provincia di Oristano e alcuni nella provincia di Nuoro.
Sono da considerarsi esclusi i terreni situati oltre i 500 metri sul livello del mare, quelli con microclima umido e ventoso, i suoli salsi, idromorfi, eccessivamente liscivati, poco profondi, rocciosi e quelli sabbiosi delle zone costiere.
Il vino Nuragus è ottenuto impiegando l’ omonimo vitigno minimo all’ 85 %, con eventuali aggiunte di altri vitigni a frutto bianco non aromatici, raccomandati o autorizzati per la zona.
Il Nuragus è prodotto in quattro versioni diverse : Secco, Tranquillo, Secco Frizzante, Amabile Tranquillo e Amabile Frizzante.
Generalmente presenta un aroma vinoso più o meno intenso, armonico, fruttato e floreale, il sapore è sottile, leggero, fresco, gradevolmente acidulo, piacevolmente secco o amabile a seconda delle produzioni.
La varietà Secco Tranquillo accompagna piatti delicati a base di pesce o verdure, e formaggi freschi.
La varietà Secco Frizzante si presta ad accompagnare preparazioni fritte di pesce o di verdure, portate più grasse in quanto la presenza di anidride carbonica effettua una azione ripulente della bocca.
Gli ‘‘ Amabile ’’ sono consigliati per accompagnare dessert : dolci lievitati e ripieni di creme, crostate di frutta, torte secche ( Tranquillo ), e pasticceria da forno e dolci al cucchiaio ( Frizzante ).

CARATTERISTICHE DEL NURAGUS

GRADAZIONE ALCOLICA - 10,5 gradi

COLORE - Giallo paglierino tenue talvolta con leggeri riflessi verdolini

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Secco Tranquillo 8 – 10 Secco Frizzante 6 – 8
Amabile Tranquillo 8 – 10 Amabile Frizzante 8
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Il vitigno Vermentino oggi è coltivato in una fascia che parte dall’ isola di Madeira, passando per i territori costieri della Spagna orientale, il Sud della Francia, la Liguria, fino a scendere alle isole della Corsica e della Sardegna.
Qui arrivò con gli Spagnoli e l’ area iniziale dove si radicò corrisponde alla Gallura, una regione nel Nord della Sardegna compresa tra le città di Olbia e Sassari.
Negli anni `30 del secolo scorso cominciò a diffondersi nel resto dell’ isola, principalmente nei dintorni di Alghero ( provincia di Sassari ) e nella provincia di Cagliari.
Negli anni `60 il Vermentino era ancora un vino corposo e alcolico e tali caratteristiche impedivano al prodotto di decollare nel mercato continentale.
Fu nel decennio successivo, quando vennero adottate nuove tecniche di vinificazione che il ‘‘ nuovo ’’ Vermentino, più leggero, fresco e aromatico, valicò i confini isolani ottenendo un veloce successo.
Un successo che portò alla D.O.C. nel 1989 per il Vermentino di Sardegna e addirittura la D.O.C.G. per quello di Gallura che l’ ha recentemente acquisita.
Benché oramai diffuso in tutta l’ isola, in Gallura, terra arsa e ostica alle più comuni coltivazioni agricole, incessamente battuta dai venti di Maestrale, il Vermentino riesce a esprimersi con caratteristiche di spiccata personalità.
Ciò è dovuto principalmente, oltre alle condizioni microclimatiche, alla particolare conformazione dei terreni caratterizzati da un substrato di natura granitica alquanto magro e povero.
Ne deriva un vino più profumato dove in perfetta armonia si fondono buona gradazione alcolica, fragranza e corposità.
Diversamente dalla Gallura, le altre zone della Sardegna in cui viene coltivato il Vermentino presentano terreni più ricchi e fertili che permettono produzioni per ettaro più elevate e un vino dal tenore alcolico più contenuto, gentile e beverino, con personalità meno prorompente ma ben delineata, differenziata da zona a zona.
Per la vinificazione del Vermentino di Sardegna viene utilizzato il vitigno omonimo minimo all’ 85 %, con aggiunte che non possono superare il 15 % di altri vitigni a bacca bianca.
Nella zona di Gallura le uve Vermentino raggiungono negli uvaggi la percentuale minima del 95 %.
Nei pressi di Alghero è ancora in atto la vinificazione in purezza, cioè uve Vermentino al 100 %.
Il Vermentino di Sardegna ha profumo caratteristico, delicato e gradevole, il sapore è secco, sapido, fresco, acidulo, con leggero retrogusto amarognolo.
Il Vermentino di Gallura ha un aroma intenso, sottile, con bouquet delicato, il sapore è secco, alcolico, morbido, bassa acidità, con un fondo amarognolo decisamente gradevole.
Alla D.O.C. Vermentino di Sardegna si affianca anche la varietà Spumante, con caratteristiche simili alla versione base, più una spuma intensa con perlage fine e persistente, e la varietà Amabile.
La D.O.C.G. Vermentino di Gallura è prodotta anche nella versione Superiore, con maggiore gradazione alcolica, ricca di calore e personalità.
Generalmente è un vino da antipasti leggeri a base di pesce o crostacei, primi piatti marinari, pesci al forno, verdure bollite, eccezionale con l’ aragosta, ma non sfigura al fianco di carni bianche grigliate come nel caso del Vermentino di Gallura.
La varietà Spumante è indicata ad accompagnare fritture di pesce e crostacei, ma anche zucchine e melanzane sempre in preparazioni fritte.
La varietà Amabile accompagna pasticceria da forno e torte con frutta.

CARATTERISTICHE DEL VERMENTINO

GRADAZIONE ALCOLICA - Vermentino di Sardegna 9,5 gradi Amabile 9,5 Spumante 10
Vermentino di Gallura 12 Vermentino di Gallura Superiore 13

COLORE - dal bianco carta al giallo paglierino tenue per il Vermentino di Sardegna ;
giallo paglierino con leggeri riflessi verdolini per il Vermentino di Gallura

TEMPERATURA DI SERVIZIO - Vermentino di Sardegna 8 gradi Spumante 6 – 8 Amabile 8
Vermentino di Gallura 10 Vermentino di Gallura Superiore 12

quinta-feira, outubro 26, 2006

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